La donna delle pulizie (racconto)

La donna delle pulizie (racconto)

Martina uscì dalla metropolitana di Milano e subito percepì di essere vestita troppo leggera. Si strinse nel cappotto troppo sottile mentre una folata daria fredda la fece rabbrividire; si avvolse tra le braccia e corse dentro un accogliente centro commerciale riscaldato.
“Eh sì, è il momento di tirare fuori il piumino,” pensò tra sé e sé.

Allinterno, Martina si diresse verso larea dei bar e si concesse un caffè e una fetta di pizza. Seduta a un tavolino, osservava gli altri clienti: le sembravano tutti così felici mentre lei si sentiva a pezzi.

“Cinque anni a studiare economia e ora non trovare un vero lavoro!”
Era da mesi che Martina cercava un impiego nel suo settore ma niente: qualche possibilità cera stata, ma la paga era talmente bassa che non avrebbe mai coperto laffitto di una stanza a Milano e le spese per vivere.

“E chi me lha fatto fare di trasferirmi qui nella grande città? E ridevo pure delle amiche che sono rimaste Ora tornare indietro sarebbe una sconfitta Troppo orgoglio.”
A dire il vero, Martina lavorava: faceva le pulizie nei condomini la mattina presto. La paga non era male, e per di più abitava in camera doppia senza pagare laffitto.
Ma era questo un lavoro? No, solo temporaneo Lunico vantaggio era che lavorando poche ore poteva andare ai vari colloqui.

Un giorno, mentre puliva le scale di un palazzo elegante, venne fermata da uno degli inquilini, con cui si salutavano sempre cortesemente.
“Buongiorno, signorina!”
Martina smise di passare il mocio e alzò lo sguardo.
“Buongiorno a lei!”
“Piacere, mi chiamo Piero Vitali. E lei?”
“Martina.”
“Martina, voglio ringraziarla. Sa quante donne delle pulizie sono passate da questo palazzo? Ma nessuna ha mai fatto un lavoro così accurato.”

Martina si sentì lusingata. In effetti, nelle riunioni condominiali spesso si lamentavano delle precedenti collaboratrici, di lei invece parlavano bene. Sorrise, rispondendo allegra:
“È il mio lavoro, e mi piace farlo bene!”

Così conobbe Piero Vitali. Spesso si fermavano a chiacchierare: lui le raccontava della sua vita, lei della sua.
“Martina, ti piacerebbe arrotondare lo stipendio?”
“E cosa dovrei fare?”
“La stessa cosa che fai qui: pulire. Ormai sono anziano, mio figlio vive allestero, il nipote non ha ancora capito che non ho più la forza. Se tu venissi una volta a settimana a mettere un po dordine, te ne sarei grato. Ti tengo docchio da un po sembri affidabile”

“Proviamoci,” rispose Martina con leggerezza.

Così ebbe un lavoretto extra. Poi un amico di Piero, poi un altro ancora: chi chiedeva solo una pulita, chi le affidava persino la spesa o qualche pranzo. Lei faceva tutto con cura e nessuno si tirava indietro nel pagarla bene in euro.

“Piero, guarda sto quasi facendo fatica a gestire tutti questi clienti”
“Beh, Martina, avrai qualche collega fidata, no? Coinvolgile ma ricorda: la qualità prima di tutto!”

Tempo dopo, Martina mise insieme una piccola impresa di pulizie: lei supervisionava tutto, senza più pulire da sola. Continuava comunque a fare colloqui perché il sogno di lavorare come economista non lo abbandonava mai.

Un pomeriggio, seduta al suo bar preferito nel centro commerciale, organizzava il piano dei lavori per il giorno seguente e sorseggiava un altro caffè.
“Posso sedermi qui con te?” sentì una voce maschile accanto. “Non cè posto da nessuna parte”
Martina guardò in giro e vide la sala praticamente vuota. Scoppiò a ridere:
“Sì, certo tutto pieno Accomodati pure!”
“Sono Matteo,” disse lui.
“Elena,” rispose dimpulso Martina, senza sapere nemmeno lei perché.

“Che bel nome, sarà legato alla luce, no?” disse Matteo.
Si trovarono subito in sintonia e la conversazione scivolò via leggera. Avevano passioni comuni, così la serata volò.

“Daccordo, Elena, è stato bello. Ora devo scappare,” disse Matteo alzandosi.
“Non vivi qui in zona?”
“No, sono stato da mio nonno. Sai, si è messo in casa una donna che gli fa le pulizie. Furba, secondo me vuole mettere le mani sul suo appartamento”
“Ma davvero succedono ancora queste cose?”
“Perché no? Basta che lui le lasci tutto ed è fatta. Voglio proprio incontrarla, parlarle chiaro”

“Va bene, allora fammi sapere,” rispose Martina con un sorriso. Lo guardò allontanarsi, divertita e un po amareggiata. Da allora, però, Matteo la chiamò ancora, e tra loro nacque una frequentazione.

Un giorno Piero le fece una proposta:
“Martina, sai che su Internet ora si lavora anche da casa come tutor e tu hai studiato tanto”
“Già, non ci avevo mai pensato”
“E poi si possono tenere le contabilità per le aziende online. Tu potresti farlo! Chissà che un giorno tu non ti specializzi come revisore. Sai quanto guadagnano i revisori in Italia? Un bel po!”
Martina rise, divertita:
“Piero, tu sì che sei un stratega! Mi piacciono sempre le tue idee!”

Nel frattempo, Martina vedeva ancora Matteo. Ma ogni volta si rimproverava: dopo mesi non aveva ancora trovato il coraggio di dirgli che non si chiamava Elena, che non faceva leconomista, che era partita dalla provincia e che in realtà gestiva una ditta di pulizie, faceva anche la contabilità per due aziende da remoto, non aveva problemi di soldi ed era riuscita a comprarsi un appartamento, seppur in periferia, che a breve sarebbe stato pronto. Ma ogni volta rimandava la confessione, sperando nelloccasione giusta. Ancora una volta, per Matteo rimase Elena.

“Piero secondo te, se menti su chi sei e poi dici la verità, quella persona potrà mai guardarti con gli stessi occhi?” chiese un giorno Martina, mentre sorseggiavano tè in cucina.
“Domande toste, Martina dipende tutto da chi hai davanti!”

Furono interrotti dal suono del citofono.
“È mio nipote, vieni che ti presento la mia aiutante!”
Martina si girò e, con enorme sorpresa, vide entrare proprio Matteo.

Martina impallidì. Matteo fece una smorfia ironica:
“Allora, piacere Martina o preferisci Elena? Così è con te che mio nonno divide la casa!”
“Matteo ti sbagli. Io aiuto semplicemente tuo nonno, e avrei voluto confessarti tutto”
“Ma se hai la menzogna stampata in faccia!”
Martina si sentì quasi mancare.

“Volevo proprio presentarvi, pensavo che vi sareste piaciuti” mormorò Piero, deluso.

“Piero” Martina si alzò decisa. “Grazie per il tè. Ora è meglio che vada.”
Passando accanto a Matteo si fermò un secondo:
“A proposito, tuo nonno ha un sacco di idee geniali. Io lo aiuto e vado pure a fare la spesa per lui tutto gratis, da mesi.”

Quella notte, Martina rimase sveglia nella sua piccola stanza a piangere fino allalba. Dovette bloccare Matteo dappertutto, perché lui continuava a tempestarla di brutte parole.

“Forse è stato meglio così, no?” si chiese tra sé e sé. “Sì, molto meglio! Ragazzo carino, ma troppo concentrato sui suoi interessi. E se avesse scoperto che sono una provinciale, che solo tra un mese la casa sarà pronta mi avrebbe scaricata senza pensarci due volte. Lascio andare, è meglio così.”

Il tempo passò. Martina smise definitivamente di occuparsi delle pulizie in prima persona, ma continuava a gestire la sua ormai media impresa di servizi, cresciuta notevolmente. Nel frattempo si era diploma come revisore dei conti, aveva conosciuto un bravuomo, si era sposata e aveva avuto una bambina.

Un giorno, Martina comprò labbonamento in una palestra in zona Corvetto e si ritrovò quasi a scontrarsi con Matteo.

“Caspita, ma sei irriconoscibile! Racconta, come va la vita?”
“Tutto a posto: marito, figlia, attività”
“Attività?” domandò Matteo, visibilmente incredulo.
“Sì, unimpresa di pulizie”
“Ma dai, davvero la pulizia delle case tira ancora?!” rise con tono pungente.
“Certo. E non solo case: anche ville, negozi, uffici Ma non è importante. Tu come va?”

Il tono di Matteo la infastidì; sentì che lui la guardava ancora come una persona di serie B.
“Che vuoi che ti dica Due convivenze finite male. Niente figli. Tutte volevano solo i miei soldi, sognavano il matrimonio ma io non sono uno sprovveduto”
Scambiarono due battute ancora, poi si salutarono.

Tornando verso casa, Martina si sentiva felice: niente rimpianti per come era finita con Matteo.
Forse la lezione più grande che ho imparato, annoterei oggi sul mio diario, è questa: a volte le strade più umili portano a una felicità che gli altri non possono nemmeno immaginare, e la dignità che ci metti paga sempre, anche quando gli altri non sanno vedere il tuo valore.

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