Giulia si svegliò di soprassalto, come se qualcuno le avesse dato una spinta. Guardò lorologio era luna di notte.
Ma che cè adesso, Giulia, perché non riesci a dormire? si domandò tra sé e sé. Tutto va bene. In casa silenzio, i vicini dormono pure loro. Cosa mi ha svegliata? Ah, già il gattino! Accidenti a lui. Tornando dal supermercato, lo aveva visto seduto tutto solo sulla panchina fuori dal portone. Se non fosse stato per i suoi miagolii striduli e disperati, probabilmente non ci avrebbe fatto caso. Era un gattino comune, tigrato arancione, nulla di speciale. Sicuro che qualcuno lo aveva messo lì, su quella panchina alta da solo non ci arrivava di certo. Giulia era passata dritta.
Qualcuno lo raccoglierà, ci sono tante brave persone al mondo, si era detta. Non voglio più piangere e soffrire, è troppo doloroso perdere i piccoli amici pelosi. Tre mesi fa era morto Michele, il suo gatto storico. Quindici anni insieme, da quando aveva raccolto Michele cucciolo tornando da scuola, in terza superiore. Da allora erano stati inseparabili. Finalmente il dolore per il lutto aveva cominciato a svanire. Quindi, cuore chiuso a doppia mandata, e avanti tutta. Eppure, eccola lì, alluna di notte, che si chiede: Lhanno preso, sì o no? Non riesco a stare tranquilla. Giulia richiuse gli occhi, provando a riaddormentarsi, ma niente da fare.
Controllo solo un attimo e poi smetto di pensarci, si convinse infilandosi tuta e giubbotto, sicuramente qualcuno lo ha già preso.
Sotto i suoi piedi lasfalto era fradicio, una pioggerellina fina bagnava tutto. Ottobre, stagione di umidità, poca poesia.
Sulla panchina, vuoto totale.
Ecco, testa matta, gambe sempre in marcia pensò Giulia. Giusto per metterci la ciliegina sulla torta, chiamò piano: Micio-micio.
E le rispose un: Bau! Grrrr. Bau! Giulia illuminò la fonte del rumore col cellulare: in un mucchio di foglie secche cera una cagnolina spelacchiata, acciambellata e con lo sguardo terrorizzato. Da sotto la pancia timorosa della cagnolina sbucò proprio il gattino.
Eh niente, Giulia, ci sei cascata di nuovo! disse a sé stessa, raccattando il micetto che odorava vagamente di prato bagnato e muschio.
E tu, salvatrici misera, sei anche tu abbandonata? chiese alla cagnolina, che fece una mezza scodinzolata dincoraggiamento.
Forza, poveretti, si va a casa. Non perdermi di vista, cane!
Il cane si mise ad arrancare dietro di lei. La pioggia ormai non era più uno scherzo, ma un vero diluvio.
Signorina, venga, salga in macchina, una Panda si fermò accanto al marciapiede e lautista spalancò gentilmente lo sportello. Così si prende una bronchite!
Che, lei fa il dottore? Accetta anche i cani?
Sì sì, venga con il cane, dove devo portarla? Giulia diede lindirizzo e la macchina partì.
A dire il vero non era poi tanto una battuta: sono veterinario. Turno di notte al pronto soccorso degli animali. E lei? Cosa ci fa a questora in giro con la pioggia? Ascoltato il racconto di Giulia, sorrise in modo incoraggiante.
Anchio abito qua vicino. Piacere, mi chiamo Marco. Domani sono libero, posso aiutarla a lavare questi due, se vuole porto pure un po di croccantini.
Io sono Giulia. Di aiuto qualificato non se ne ha mai troppo. Ma come si chiamano sti poveracci? Neanche so se sono femmine o maschi
… Era già notte fonda. Il gattino e il cane avevano svuotato la stessa ciotola di zuppa di latte e ora dormivano insieme nella vecchia cuccia di Michele, abbracciati vicino al termosifone caldo. Il cane probabilmente sognava e ogni tanto guaiva e scalciava un po. Giulia cominciava a prender sonno anche lei, ma appena ricordò la visita promessa di Marco, cominciò a rimuginare: cosa era meglio sfornare la mattina dopo una torta di mele o una torta rustica con cavolo? Giusto pochi giorni fa era stata dalla mamma alla casa in campagna e aveva riportato un secchio intero di mele profumate e rossicce. Ora la cucina era piena di quellodore paradisiaco.
Facciamo la torta di mele, decise. Sorrise, e sì, finalmente, si addormentò.
Così si sono conosciuti i miei genitori. Quando io sono nata, la nostra cagnolina Alba aveva già quattro anni. Lei e il gatto Rosso hanno vissuto con noi una vita lunga (almeno, per loro) e felicissima. Sono convinta che adesso siano di nuovo insieme, su una bella nuvola bianca in cielo
Ogni autunno, appena le mele del nostro orto cominciano a maturare, la mamma prepara la torta di mele. Solo con le mele, guai a cambiare. Papà dice che, dopo 26 anni, quella torta non gli è mai venuta a noia. Anzi, ogni anno gli sembra più buonaQuando il profumo riempie la casa e fuori pioviggina, mamma apre la finestra e dice: Chissà che oggi qualcuno non abbia bisogno di una fetta di torta, o magari di un po di compagnia. Io e papà la guardiamo sorridere, e il ricordo di Alba che si lecca i baffi e Rosso che saltella sul davanzale sembra quasi tornare vivo, mischiato allaria autunnale. La felicità, mi hanno insegnato, spesso si nasconde dietro una porta aperta in piena notte, dentro una tazza calda condivisa, o nellattimo esatto in cui scegli di lasciarti ancora una volta sorprendere dalla vita.
Forse, dopotutto, non serve chiedersi perché il cuore continui ogni anno a svegliarsi per le stesse piccole inquietudini. Forse basta accarezzare quello che arriva, tenerlo con delicatezza e lasciarlo restare. E io spero di non dimenticarlo mai: le storie più belle iniziano quasi sempre così, da un semplice micio-micio nella pioggia e una torta di mele pronta per chi arriverà.







