Il testamento del figlio minore

IL TESTAMENTO DEL FIGLIO MINORE

Ricordo ancora gli occhi di Lucia, incollati allinsegna Sala operatoria nellospedale di Firenze. Le lettere sembravano sfocate dopo ore dattesa; il suo cuore batteva impazzito. Lucia continuava a stringere tra le dita la macchinina preferita di Carletto, il suo bimbo di quattro anni: un trattore di plastica rosso con la pala. Allinizio Carletto aveva desiderato ardentemente un trattore blu, come quello del cartone animato che adorava, ma alla fine si era affezionato profondamente a quello rosso, regalo del suo papà.

Infine, dietro i vetri appannati, apparve la sagoma di un uomo. La porta si spalancò e nel corridoio comparve il medico, stanco e avvilito. Lucia si alzò di scatto e gli corse incontro:
Dottore, come sta? È andato tutto bene? Carletto?
Il medico abbassò il capo, si tolse la mascherina con un gesto pesante:
Lucia Bianchi mi dispiace tanto. Abbiamo fatto il possibile…

***
Lucia si era rannicchiata sul lettino di suo figlio, stringendosi le gambe al petto. Il cuscino ancora profumava di Carletto. Lo specchio di fronte rifletteva limpronta appiccicosa della sua manina, sporca di biscotti. Che fortuna che non lavesse ancora pulito! Non avrebbe potuto più sporcarlo. Né adagiare di nuovo la testa stanca sul cuscino.

Una nuova lacrima salata scivolò sulla guancia già screpolata dal vento. Il dolore aveva divorato il cuore di Lucia: cuore sano, quello di cui Carletto era privo. Il suo primogenito, Matteo, era sano e ormai grande: diciotto anni, studente allUniversità degli Studi di Pisa. Ma Carletto il dono inatteso e tardivo che si era trasformato in una perdita insopportabile. Durante la gravidanza, i controlli erano andati sempre bene, e solo poco prima del parto era stato scoperto un grave problema cardiaco E proprio durante il difficile intervento qualcosa era andato storto. Così Carletto non cera più…

***
Lucia chiuse gli occhi e si abbandonò a un sonno agitato. Da giorni, nei suoi sogni, si trovava sempre in un prato assolato, cosparso di fiori dai mille colori e profumi intensi. In lontananza, il suo Carletto la guardava con il solito sorriso, nella camicia delle sue amate automobiline. In mano teneva un grosso mazzo di margherite.

Carletto! Amore mio! gridava Lucia, ma lui sembrava non sentirla, occupato a sfogliare i petali delle margherite.

Lucia correva in mezzo ai fiori, le braccia spalancate per abbracciarlo, eppure più correva più il bimbo si allontanava, come sospinto da un vento misterioso. Straziata, lo chiamava, ma non riusciva mai a raggiungerlo. Allimprovviso Carletto si voltò, le sorrise ancora una volta e poi svanì nellaria, lasciandosi alle spalle solo una nuvola di petali che lentamente cadeva al suolo

Appena arrivata nel punto in cui erano atterrati i petali, Lucia notò, sullerba verde, delle lettere bianche composte proprio coi petali di margherita che formavano un indirizzo.

***
Un trillo del telefono svegliò Lucia di soprassalto. Sullo schermo cera scritto: Matteo.
Sì, amore, rispose a fatica con la voce roca.
Mamma, oggi torno a casa, mi prepari qualcosa di buono?
Nellanimo di Lucia affiorò un sorriso stanco. Basta. Erano passati ormai quasi tre mesi dalla scomparsa di Carletto; ma lei aveva ancora un figlio! Era ora di sforzarsi, riprendere in mano la vita.

Certo, cosa vuoi che ti prepari? Pancake?
Sarebbe fantastico, mamma! Sto salendo sul treno, ci vediamo presto!
Matteo aveva preso l’abitudine di tornare ogni fine settimana, il modo migliore per distrarre sé stesso e i suoi genitori. Anche per lui la ferita era profonda e dolorosa, ma la vita doveva andare avanti, insieme, da famiglia.

Lucia si risollevò e si avviò verso la cucina. Aprì il frigorifero, frugò tra gli scaffali e si accorse che mancava il latte. Suo marito, Vittorio, era al tavolo intento a saldare una piccola scheda elettronica per il portatile. Alzò la testa e chiese:
Devi andare a fare la spesa?
Matteo ha telefonato, sta arrivando. Ha chiesto i pancake Ma il latte è finito. Preferisco andarci io, mi farà bene camminare un po.
Vittorio la osservò sollevando gli occhiali dal naso: Lucia sembrava più viva, finalmente.

Lucia indossò il cappotto e uscì lentamente. Una brezza primaverile le accarezzò il viso. Gli alberi, di un fresco verde tenero, stavano già germogliando. Il cinguettio degli uccelli riempiva laria. La natura si risvegliava dal letargo. Lucia pensò: Ah, il mio Carletto non vedrà mai la sua quinta primavera!
Scacciò il pensiero nero con un colpo di testa e si diresse al negozio.

***
Prese dallo scaffale latte, i cioccolatini preferiti da Matteo, pane e pollo. Si avvicinò alla cassa, quando sentì, tra le corsie, una risata familiare. Il cuore di Lucia si strinse: così rideva il suo Carletto. Corse nella direzione della voce, ma riuscì solo a intravedere una figura di bambino che si dileguava dietro una pila di scatole. Benché cosciente che non potesse essere vero, Lucia vi si incamminò di nuovo, urtando una sagoma pubblicitaria che cadde a terra.

Si chinò per raccoglierla e rimase senza fiato: le lettere rosse su fondo bianco riproducevano lo stesso indirizzo visto in sogno.
Carletto, cosa vuoi dirmi? sussurrò Lucia.
Tornò a casa, frastornata: Carletto voleva comunicarle qualcosa, ma cosa? Doveva cercare quellindirizzo sul computer, ma non oggi. Oggi tornava il suo unico figlio, e avrebbe dovuto accoglierlo con un sorriso.

***
La sera trascorse con inaspettata dolcezza; Lucia riusciva persino a sorridere ascoltando le storie universitarie di Matteo. Lui mangiava con gusto, mentre lei e Vittorio lo guardavano colmo di affetto: il loro primogenito, ora unico figlio. Quando tutti furono a letto, la notte cadde pesante sulla casa.

Sfinita dopo la lunga giornata, Lucia si addormentò presto. Fu svegliata nel cuore della notte da una canzoncina che veniva dal bagno. Il cuore prese a batterle in petto; quella voce la riconosceva fra mille: era Carletto che canticchiava la sua filastrocca preferita, quella del trattore blu…

Deglutendo, Lucia si alzò e andò verso il bagno, cercando di non far rumore per non spaventare Carletto. Aprì piano la porta: la stanza era vuota. Le lacrime scesero di nuovo.
“A cosa pensavo? Che davvero Carletto fosse lì? Non cè più! È solo la mia mente che mi gioca brutti scherzi! esclamò tra sé, arrabbiata.

Si avvicinò al lavandino e si sciacquò il viso per calmarsi. No, basta, ora doveva smettere di tormentarsi! Per Vittorio, per Matteo! Lucia si guardò allo specchio: occhi infossati, volto smunto.

Per distrarsi, insaponò una mano e la passò distrattamente sullo specchio. Osservò la scia di schiuma scendere, incredula nel vedere che delineava proprio lindirizzo visto nel sogno Dietro di sé sentì una brezza fredda, e una vocina le sussurrò chiaramente:
Ti aspetto, mamma

***
Non dormi ancora? chiese Vittorio dallo stipite della porta, svegliato dal bagliore del portatile.
Lucia sedeva sulla poltrona, fissando il computer sulle ginocchia.
Vittorio, vieni Se provi quello che sento anchio, allora tutto ciò che mi sta succedendo non è follia…

Vittorio si avvicinò, il cuore accelerava mentre guardava la foto di un bimbo di circa quattro anni.
Ettore Ricci, 4 anni: cera scritto sopra. I genitori erano morti in un incidente a Siena tre anni prima; da allora Ettore era cresciuto con la nonna. Ma da sei mesi viveva in orfanotrofio, dopo la morte della nonna.
Questindirizzo mi perseguita spiegò Lucia e me lo manda Carletto
Lucia raccontò a Vittorio del sogno, della scena al supermercato e dellepisodio in bagno. Dopo averla ascoltata con attenzione, lui rispose deciso:
Lucia, andiamo

***
La direttrice dellorfanotrofio, signora Caterina Antonelli, conduceva Lucia e Vittorio lungo il corridoio luminoso, spiegando:
Quando Ettore arrivò qui pensavamo che sarebbe stato adottato subito. È un bimbo maturo, cresciuto in una famiglia affettuosa, anche solo con la nonna. Lo hanno proposto in adozione tre volte, ma ogni volta lui si è chiuso in sé e non ha voluto parlare con nessuno. Dice di aspettare la sua mamma e il suo papà, che li riconoscerà. Negli ultimi tre mesi, poi, parla spesso di un amico immaginario, Carletto. Dice che questo amico gli avrebbe annunciato che presto sarebbero arrivati i genitori giusti.
Lucia e Vittorio si lanciarono uno sguardo. Forse proprio il loro Carletto aveva deciso di aiutare quell’orfanello?

Che dire vedete voi. Forse saprete scaldare il suo cuore, concluse Caterina aprendo la porta della stanza dei giochi.

Lucia lo riconobbe allistante. Piccolo, magro, seduto a terra tra gli altri bimbi, costruiva una torre di cubi canticchiando la filastrocca preferita di Carletto. Ettore si voltò, lasciò cadere i cubi, corse verso Lucia e Vittorio gridando:
Mamma, papà! Lo sapevo che sareste arrivati!!!

***
Ladozione fu velocizzata anche grazie allentusiasmo della direttrice, sinceramente felice di vedere Ettore finalmente aprirsi con la famiglia di Lucia e Vittorio. Quando vennero a sapere della storia di Carletto, la direttrice fu ancora più commossa. Dopo un mese, Lucia, Vittorio e Matteo tornarono a prendere Ettore per portarlo per sempre a casa. Poco prima di uscire, Ettore si staccò improvvisamente dalla mano di Lucia e disse:
Mamma, aspetta!
Il bimbo guardò in fondo al corridoio.
Lì cè Carletto, vuole salutarci!

Il cuore di Lucia si strinse ancora una volta, stavolta, però, di una malinconia serena. Ora sapeva che nulla può essere cambiato, ma doveva guardare avanti: la felicità di Ettore dipendeva da loro. Non avrebbe mai dimenticato il piccolo Carletto, lo avrebbe sempre amato. Ma ora cera un altro bambino al quale dedicare il proprio cuore.

Ettore corse verso la finestra in fondo al corridoio, rimase qualche istante fermo, poi tornò indietro, felice, tra le braccia di mamma, papà e del fratello maggiore. Dietro il vetro, su un ramo del bagolaro, apparve allimprovviso una bellissima colomba bianca che, svolazzando, compì un giro sopra la casa famiglia, librandosi sopra la testa di Ettore e Lucia.

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