Quando quella sera sono rientrato prima dal lavoro, sul tavolo della cucina c’era un portafoglio di pelle che non avevo mai visto e mia moglie, in piedi accanto alla finestra, sembrava tesa come se aspettasse che succedesse qualcosa.

Quando quella sera tornai a casa prima dal lavoro, sulla tavola della cucina cera un portafoglio di pelle che non avevo mai visto, e mia moglie stava in piedi accanto alla finestra, tesa come se aspettasse che accadesse qualcosa.

Pensai subito che forse fosse di qualche suo collega. A volte invitava persone dellufficio per un caffè, se io finivo tardi. Però, il modo in cui evitò il mio sguardo fece salire in me un leggero disagio.

Di chi è questo portafoglio? domandai con calma.

Non rispose subito. Fece solo spallucce e disse che probabilmente qualcuno lo aveva dimenticato nel pomeriggio. La sua voce era troppo neutra, quasi come se avesse già provato quella frase nella testa.

Presi il portafoglio tra le mani e sentii che era piuttosto pesante. Dentro cerano dei documenti, qualche carta e un bigliettino piegato. Non avevo intenzione di ficcare il naso nelle cose degli altri, ma quando vidi il nome sul bancomat, ebbi un tuffo allo stomaco.

Era il nome di una persona che conoscevo.

Due anni fa avevamo lavorato insieme in una ditta. Lasciò tutto improvvisamente e da allora non ci siamo più rivisti. Poi, mi ricordai che qualche settimana prima mia moglie aveva menzionato quel nome, come per caso, quasi per sbaglio.

Perché il portafoglio di questo uomo è nella nostra cucina? chiesi.

Lei finalmente mi guardò.

Nei suoi occhi lessi qualcosa che non avevo mai colto prima paura e irritazione mescolate.

Non è come pensi.

Queste parole sono sempre un brutto segnale. Le si usano solo quando la verità sta già arrivando troppo vicino.

Mi sedetti accanto al tavolo, posando il portafoglio davanti a noi. La stanza era immersa nel silenzio, si sentiva solo il ticchettio dellorologio a muro.

Allora, cosè?

Lei passò la mano fra i capelli e sospirò.

Lho incontrato per caso qualche settimana fa.

Per caso.

Suonava così conveniente che quasi mi venne da ridere.

Dopo quellincontro raccontò avevano cominciato a sentirsi. Allinizio solo messaggi. Poi un caffè. Poi altri incontri.

Ogni frase che pronunciava smantellava qualcosa che avevo sempre creduto sicuro.

Era qui oggi ammise poi, a voce bassa.

Questo lo avevo già intuito. Il portafoglio era una prova evidente.

E perché è andato via senza di lui?

Lei rimase in silenzio.

In quel momento, bussarono alla porta.

Ci voltammo entrambi.

Il bussare era incerto, quasi timido. Sembrava che la persona dallaltra parte non fosse certa di dover essere lì.

Mia moglie impallidì.

Andai io ad aprire.

Sulla soglia cera luomo il cui nome avevo visto nel portafoglio.

Sembrava agitato. Stringeva delle chiavi in mano e si guardava intorno con imbarazzo.

Scusami credo di aver dimenticato qui il portafoglio.

Si bloccò quando mi vide.

Di certo non si aspettava di trovare me.

I nostri sguardi si incrociarono e capii subito che nemmeno lui sapeva tutto.

È dentro dissi secco.

Entrò piano nellappartamento. Quando vide mia moglie, il suo volto cambiò.

Mi avevi detto che tuo marito sarebbe tornato tardi.

Quella frase calò nella stanza come un macigno.

Lei non disse nulla.

Guardai prima lei, poi lui.

Interessante mormorai. Perché anche io sto ascoltando cose nuove.

Lui sembrava spaesato.

Aspetta mi hai detto che fra voi era tutto finito.

Lei chiuse gli occhi per un attimo.

In quellistante capii che la menzogna non era stata solo riservata per me.

Aveva ingannato anche lui.

Lui guardò il portafoglio sul tavolo, poi lei.

Quindi tutto questo tempo

Lei mormorò qualcosa che nemmeno compresi.

Ma ormai non aveva più importanza.

Gli allungai il portafoglio.

Penso che stasera tutti e due abbiamo imparato qualcosa.

Lo prese e se ne andò senza voltarsi.

Quando la porta si richiuse, rimase un silenzio irreale nell’appartamento.

Mia moglie restava immobile, come se stesse aspettando una sentenza.

Mi misi il giubbotto.

Dove vai? chiese a bassa voce.

Mi fermai un istante sulla soglia.

Da qualche parte dove nessuno deve mentire per restare.

E uscii.

Ora non posso fare a meno di chiedermi una cosa.
Quando una persona mente a due persone contemporaneamente chi è davvero il vero ingenuo?

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