Mio marito se n’è andato da una “ragazzina” alla ricerca di passione. Dopo sei mesi, ho faticato a trattenere le risate

Che la vita sappia riservare delle sorprese, lho imparato bene.

Mai avrei pensato che Carlo, mio marito, fosse capace di una tale pignoleria quasi grottesca. Persino il set di cacciaviti che gli avevo regalato per San Valentino laveva contato due volte prima in silenzio, poi di nuovo, stringendo gli occhi con aria sospettosa. Metteva via le sue cose nelle borse, però continuava a girare per casa in preda allansia, chiedendosi se avesse dimenticato da qualche parte i suoi plantari ortopedici.

Dieci anni della mia vita svaniti nel nulla. Io a 56 anni, lui ormai sui 60. Abbiamo vissuto, come si dice, in totale sintonia. Almeno, così credevo io. Lorto, le piantine di basilico, il tè serale con le ciambelle e le sue amate serie crime: ne era ossessionato. Avevamo perfino deciso di sposarci in Comune quel settembre dai, facciamo le cose per bene, legalizziamo questa convivenza diceva sempre lui.

E invece mi sono visto crollare tutto addosso. Me lo ritrovo nellingresso, che si tormenta il berretto tra le mani, lo sguardo sfuggente:

Donatella, non te la prendere. Sei una donna perbene, affidabile ma troppo concreta. Io però sento di avere ancora tanta energia dentro! Ho bisogno di emozioni, di passione, di vivere! Accanto a te, mi sembra già dessere in pensione. Voglio una moglie, non una nonna.

Sono quasi crollato. Una nonna? Io, che due volte al giorno gli misuravo la pressione, gli ricordavo che il sale no, il fritto dopo le sei peggio ancora?

Ho unaltra, ha continuato. Si chiama Milena. Ha 38 anni. Con lei mi sento un ragazzino. Andremo a sciare, viaggeremo. Mi fa sentire vivo.

La porta si è chiusa alle sue spalle. In aria è rimasto solo lodore del calmante che prende al mattino, e di quella colonia economica che, negli ultimi tempi, si versava addosso a litri, come a voler cancellare gli anni.

La mia sopravvivenza
La prima settimana, semplicemente sono stato sdraiato a letto, voltato verso il muro. Pensavo: ecco, Donato, fine dei giochi. Ufficialmente rottamato. Vecchio, inutile, seppure senza nessun timbro sul documento. Allo specchio non vedevo più me stesso, ma uno Shar Pei rugoso e stanco.

Poi è successo qualcosa. Sabato, alle sette, mi sono svegliato come sempre per preparare a Carlo la sua solita crema davena, che adorava. Mi alzo, vado in cucina e mi blocco.

Ma a cosa serve?

Ho preparato per me un caffè forte, zuccherato, come non gradiva: Fa male! diceva sempre. Ho tagliato una fetta enorme della torta che avevo comprato il giorno prima per disperazione. Mi sono seduto sul davanzale. E silenzio. Silenzio vero! Nessuno si lamentava delle notizie, né dei miei film preferiti. Niente passi strascinati, nessuna ricerca infinita del telecomando.

E ho scoperto che vivere da solo non è poi questa tragedia. Anzi un piccolo piacere inaspettato.

I soldi sono aumentati Carlo era un buongustaio, ma si divideva sempre tutto. Il tempo? Improvvisamente, una valanga.

Non ho seguito i consigli dei giornali iscriviti a ceramica! io mi sono buttato nel ballo. Zumba! Là salto, sudo, rido, e nessuno mi riprende con Donato, certi movimenti, alla tua età

Ho smesso di tingermi i capelli di quel castano decente, ho optato per un taglio corto e qualche colpo di luce. Ho comprato dei jeans poco adatti. Sapete una cosa? Non mi fa più male la schiena. Forse perché non porto più il peso di Carlo sulle spalle.

Lincontro al centro commerciale
Mezzo anno dopo, ormai non pensavo nemmeno più a quello che una volta era il mio uomo pieno di vita. Sono andato allEuroma2 a provare delle nuove scarpe da ginnastica per il ballo. Davanti alla vetrina, sento una voce familiare, ma stridula:

Carlo, muoviti! Sennò perdiamo il film! E non abbiamo ancora preso i popcorn!

Mi volto. Signore mio.

Ecco Milena. O meglio la giovincella. Una donna come tante, scolpita dal botox, la fronte lucida, le labbra a becco. Addosso una vestaglia leopardata, tacchi da capogiro, avanza come un carro armato.

Dietro di lei lui, Carlo. Quasi non lo riconoscevo. Smagrito, la faccia scavata, il collo sottile che spunta da una felpa giovanile con una scritta assurda. Ai piedi dei jeans strappati che lasciano in vista vene varicose da far paura.

Carica le buste, la borsa di Milena, una scatola di pizza. Boccheggia, ansima con fatica. Rosso come un peperone, madido di sudore. Si vede che non sogna né snowboard, né viaggi esotici: vorrebbe solo il divano e una pastiglia per la pressione.

Milena, ci sediamo un minuto? Non respiro mugola piano.

Quale fiatone, Carlo? Ma non dicevi che sei sportivo? Dai, non farmi fare brutte figure, sbrigati!

A quel punto mi ha visto.

Io ero lì, davanti alla vetrina: cappotto elegante, scarpe nuove, sorriso leggero. Tranquillo, colorito sano dopo la palestra, libero.

Si è bloccato di colpo. Negli occhi una malinconia, una muta richiesta daiuto: Salvami. Per un attimo mi ha persino fatto pena. Ha fatto un passo verso di me, ha aperto la bocca

Carlo! ha abbaiato Milena. Hai perso ludito?!

Li ho guardati allontanarsi e ho fatto fatica a trattenere una risata. Non di scherno liberatoria.

Voleva fuoco? Ora quel fuoco lo sta consumando lentamente.

Sognava una vita giovane ma si è scordato che richiede salute e pazienza infinita.

Ora non ha più la nonna accogliente. Ha trovato solo un maresciallo in minigonna.

Voglio una moglie diceva lui. Già.

Adesso non ha né moglie, né nonna.

È rimasto solo: il vecchio stanco, trascinato da una nipotina capricciosa.

Questa storia mi ha fatto capire che la libertà non è una condanna, ma una rinascita e che alla fine, il vero fuoco bisogna saperlo accendere dentro di sé.

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