Marito poco affettuoso

UN MARITO POCO COCCOLONE

Lidia, sei tornata? Ma davvero vuoi di nuovo lavorare qui con noi? Nellufficio dove Lidia aveva lavorato prima, si era subito creato un certo fermento. Tutti avevano alzato la testa dai computer per osservarla, come merce appena esposta in una pasticceria.

Ma no, sono solo passata a salutarvi! Mi mancavate, ragazze.

Lidia era semplicemente meravigliosa: taglio di capelli nuovissimo, vestitino allultima moda, borsa degna di via Montenapoleone. Ma non fecero in tempo a complimentarsi troppo: Rita e Giulia lafferrarono sotto braccio e la trascinarono fuori, nel corridoio.

Macché, figurati se lascio queste civette a spettegolare più del dovuto! disse Rita. Su, raccontaci, come mai dopo esserti sposata e aver dato le dimissioni non ci hai più chiamato nemmeno per sbaglio? Dove sei finita con il tuo maritino? Hai figli?

Mi sono sposata, ci siamo trasferiti a Parma, abbiamo un figlio di cinque anni. Mia madre si è ammalata, così abbiamo venduto il vecchio appartamento, ne abbiamo preso uno nuovo vicino a lei. Niente di che, insomma. Venite piuttosto da me stasera: preparo qualcosa di buono, ci rilassiamo un po insieme, tra chiacchiere e spuntini!

Dobbiamo portarci anche gli uomini, o che?

Meglio solo noi, disse Lidia, imbarazzata. Così facciamo le signore e ci sparliamo come si deve.

Erano tutte e tre abbondantemente oltre i trenta, con qualche storia alle spalle: Rita, estroversa, irriverente, spesso diceva la prima cosa che le passava per la testa senza filtro; Giulia, dolce e un po ingenua, cercava sempre il modo più gentile di esprimersi. Entrambe reduci dal primo matrimonio fallito, con una figlia ciascuna, ora felicemente (più o meno) accasate con nuovi compagni.

La sera si presentarono da Lidia con una bottiglia di prosecco in mano e grida di saluto capaci di svegliare tutto il palazzo.

Zitte! sussurrò Lidia. Piano, ragazze. Mio marito e mio figlio stanno studiando. Venite in cucina.

Sul tavolo un trionfo di stuzzichini, e al centro unenorme crostata di ciliegie decorata con maestria.

Lha fatta Enrico, confessò Lidia. Io mi sono limitata a togliere i noccioli. Mio marito è il mago delle torte, io proprio sono negata…

Beh, fateci vedere questo genio che la sera fa i compiti col bimbo e impasta anche i dolci! esclamò Rita a voce alta.

No, davvero, lasciate stare, fece Lidia agitando le mani. Piuttosto versate da bere.

Chiacchierarono per quasi unora, Enrico niente, sparito. Nemmeno un saluto.

Salve, buonasera! si sforzarono di sorridere le amiche, chiedendosi se fosse umano o una leggenda urbana.

Enrico accennò a un cenno col capo, si versò dellacqua dal decanter e sparì di nuovo come Houdini.

Appena Enrico fu fuori tiro, Rita mimò la scena: passo da orso, fronte accigliata, versata dacqua glaciale e poi… via! Risate generali.

Eh sì, lui è sempre stato così, ammise Lidia. Tutto tranne che affettuoso.

Ma senti, ribatté Giulia. Almeno non ti tratta male, vero?

Figurati, non ha mai alzato la voce con me. È solo… taciturno. Introverso da manuale. In vita sua mi ha detto ti amo tre volte sottovoce e solo in privato. Niente moine inutili, niente abbracci a caso, zero baci smelensi, specialmente in pubblico.

Lidia, poveraccia, sospirò Giulia. Io non resisterei.

Ma non è uno sgarbato, semplicemente non è uno di tante parole. Io però lamore lo leggo nei fatti: quando ero incinta, mi proibiva di muovere un dito in casa, è lì che ha imparato a fare le crostate. Con il piccolo, notte dopo notte, si alzava lui benché lavorasse tutto il giorno. Si ricorda ogni nostra ricorrenza, perfino il giorno in cui ci siamo incontrati. I fiori no, glielho vietato: Sono soldi buttati! gli ho detto. Ma sa esattamente il mio numero di scarpe, le mie misure, ha un gusto che pare mi conosca meglio di me stessa. Prende sempre lui il bimbo allasilo e studiano insieme: Marco ha solo 5 anni ma già legge che è un piacere! E lo fa senza mai essere pesante tra un gioco e uno scherzo, a Marco piace pure.

In quel momento piombò Marco, salutò tutti di volata e mostrò alla mamma la nuova fiaba che aveva appena letto col papà. Quando il bambino sparì, Lidia riprese:

E poi cè dellaltro: con mia madre malata, lui ha deciso senza pensarci vendeva la sua casa, ci trasferivamo più vicino. Ha cercato apposta un appartamento a due passi, così che la mamma potesse venire quando voleva. Le porta lui le medicine, tutto quello che serve. Lui sua madre lha persa da ragazzino, la cresciuta da sola: forse per questo ha questattenzione silenziosa. Per il resto, qui cè una filiale della sua azienda, non ha perso nemmeno un euro anzi, col nuovo contratto, prende quanto prima. Insomma, niente coccole verbali, ma mille gesti che valgono infinitamente di più.

Ma pensi di rimetterti a lavorare, poi? chiese Giulia.

Sì, appena ho finito di sistemare casa guardate che disastro di scatoloni ancora per terra!

Magari torna con noi!

Oddio no, ragazze, ve lo chiedo in ginocchio: la nostra ex capa è uno spauracchio insopportabile! Cerco qualcosa qui vicino, non ha senso far salire mio marito in auto ogni sera, spendere mezzo stipendio in benzina solo per me. Ci sono un sacco di posti che chiedono la mia professionalità a due passi da casa.

Vado a coccolare Marco che deve andare a letto.

Ecco, è tardi, Lidia, meglio andare, si alzarono di scatto Rita e Giulia.

Ma state buone, è solo che Marco beve una tazza di latte caldo prima di dormire, gli piace così! Dai, restate a bere un tè, facciamo ancora due chiacchiere…

Le amiche erano già sulluscio, infilavano la giacca e si preparavano a uscire.

Quando furono in strada e chiamarono un taxi, cominciarono subito la discussione: meglio un marito poco affettuoso ma affidabile, o? Ormai quasi litigavano, e Giulia stava per mettersi a piangere quando Rita le rinfacciò il suo ex marito.

Guarda che il tuo era un disastro! Ci ha provato pure con me, vergogna!

Sì ma tutto chiacchiere e distintivo, quando cera da fare era sempre stanco! Quindi non crederci troppo. Quello di Lidia invece, secondo me, ha qualcosa che non va…

Tornarono a tacere, un po indispettite, in attesa del taxi. Proprio in quel momento sbucò Enrico dal portone con due enormi pacchi sotto il braccio.

Dicevate di non aver bevuto neanche il tè, ma io il dolce lavevo preparato per voi. E poi avete le figlie, magari a casa lo mangiano volentieri. Prendete, uno a testa.

E sparì nuovamente nellandrone senza aspettare nemmeno un grazie. Le amiche si guardarono perplesse, sentendo che forse, almeno per stasera, non cera più nulla su cui discutere.

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