Mamma è uscita di casa e non è più tornata. Il bambino l’ha aspettata fino all’alba.

Mi ricordo che piccolo Bruno conosceva sua madre fin da quando era in fasce. Lei era sempre stata accanto a lui. Non aveva nessun altro. Suo padre aveva abbandonato sua madre ancora prima che lui nascesse. Era una sera tiepida di primavera. Il piccolo Bruno aveva promesso che sarebbe stato coraggioso e avrebbe aspettato il ritorno della mamma.

La notte calava su Firenze e Bruno, stringendo forte il suo peluche, ripeté la sua promessa: avrebbe aspettato finché la mamma non fosse tornata.

Passò un’ora, poi due, ma la mamma non tornava. Il bambino, che aveva solo cinque anni, scoppiò in lacrime e, preso dalla speranza, andò di corsa nella camera dove dormivano. Ma la mamma non era lì. Nemmeno le scarpe con cui era uscita si trovavano più vicino alla porta.

La paura prese il posto del coraggio, e Bruno ricominciò a piangere. Così, con le lacrime che gli inumidivano le guance, si addormentò.

Al mattino si svegliò con la luce che filtrava dalle persiane sul suo lettino. Si alzò di scatto e andò un’altra volta alla ricerca della mamma. Ma, ricordando le parole di lei, non bussò alla porta del vicino. In quella casa viveva uno zio strano, sempre ubriaco e incline alla rissa. A Bruno quel vicino incuteva timore.

Il bambino varcò la soglia di casa e uscì nellaria frizzante, nella speranza che la mamma fosse lì fuori, magari a parlare con qualcuno per strada. I passanti non si fermavano, nessuno pareva accorgersi del piccolo. Bruno si stancò presto e si sedette su una panchina in Piazza della Signoria. Lì sedeva già una signora anziana. Bruno si mise accanto a lei, lasciando che le lacrime ricominciassero a scendere, stavolta silenziose.

La signora guardò il piccolo con un misto di tenerezza e preoccupazione, e gli chiese cos’avesse. Vai a casa, piccolo, non far preoccupare la mamma, gli disse con dolcezza dandogli una mela rossa, credendo che il bambino fosse solo un po’ capriccioso.

Bruno però non si lasciò fermare e continuò la sua ricerca senza mai fermarsi. Gli adulti che incontrava lungo le strade di Firenze avevano tutti da fare, nessuno si curava di lui.

Alla fine, esausto, si addormentò su una panchina del giardino di Boboli. Era quasi buio. Il freddo e la fame presero il sopravvento. Un passante chiamò la polizia e così Bruno venne portato alla questura. Dopo aver verificato che non si trovava nessuno a prendersi cura di lui, lo affidarono a una donna dai modi gentili che lui non conosceva.

Voglio la mamma! pianse Bruno disperato, sperando ancora che la mamma sarebbe apparsa. Ma nella stanza dove lo portarono, di mamme non ce n’erano.

Un’altra donna venne poco dopo, portandogli dei vestiti puliti e aiutandolo a cambiarsi. Preso per mano, Bruno fu condotto in una grande casa con altri bambini come lui. Si appoggiò al muro e rimase lì, con la testa che girava e il cuore gonfio di dolore. Sentiva che la sua mamma ormai era lontana, molto lontana, e un pensiero gli sussurrava che forse non sarebbe mai più tornata.

P.S. Quella sera, la mamma di Bruno fu travolta da una carrozza in Via Calzaiuoli. Non fece più ritorno.

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Mamma è uscita di casa e non è più tornata. Il bambino l’ha aspettata fino all’alba.
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