La famiglia lasciata all’improvviso e senza preavviso: ha deciso il divorzio senza il consenso della moglie.

La famiglia è stata lasciata all’improvviso e senza preavviso: lui ha deciso di chiedere il divorzio senza che sua moglie lo sapesse.
Giorgio se n’è andato in malo modo, senza dire nulla, senza avvertire sua moglie che voleva separarsi. Tornata a casa come al solito, Emma ha visto gli attaccapanni vuoti nel corridoio e gli armadi svuotati. Ha vagato per l’appartamento confusa e smarrita. La scomparsa del marito è stata uno shock totale, e non sapeva come reagire. Dopo essersi cambiata, Emma si è riscaldata un po di minestra, mangiando in silenzio, sorridendo tra sé e sé mentre ricordava. “Ah Giorgio, non ti conoscevo per niente! Che marito fantastico, non cè niente da aggiungere!” pensava mentre lavava i piatti.
Quasi trent’anni di vita insieme a Pescara. Il loro unico figlio, Luca, era cresciuto, si era sposato e si era trasferito in Spagna. “Luca se nè andato, la casa è vuota, speriamo che Giorgio non inizi qualche avventura,” temeva la vecchia amica Rosanna. Emma allora rise con noncuranza: “Ah, ma quanto sei apprensiva! Ti preoccupi troppo? O forse non ti conosco più, Rosanna!”
“Ridi pure,” rispose Rosanna offesa, “conosco un sacco di storie così! I figli se ne vanno di casa, il marito inizia a guardarsi intorno, e la moglie resta sola e inutile!” Emma rise di nuovo: “Tu, Rosanna, sei sempre stata una rompiscatole fin da piccola, non sei cambiata per niente! Se non avessimo condiviso il banco a scuola, ti ascolterei ancora?”
Dopo che Luca se n’era andato, i due coniugi avevano iniziato a passare più tempo insieme. Andavano al cinema, passeggiavano nel parco, si recavano nella loro casa in campagna, invitavano amici e facevano grigliate. Era bello e molto tranquillo. Sembrava che la vita stesse iniziando un nuovo capitolo, pieno di gioia e fiducia nel futuro. Giorgio aveva appena compiuto cinquantasei anni, Emma ne aveva cinquanta. Potevano vivere per il loro piacere, invecchiare insieme, visitare il figlio, aspettare i nipoti.
“Chissà perché il tuo Luca non ha fretta di fare figli” osservò Rosanna quando i Pescara tornarono dalla Spagna e Emma accennò che i giovani sposi stavano benissimo. “Rosanna, Rosanna, non riesci mai a essere felice per gli altri! Devi sempre ficcare il naso!”
“E allora? Forse non ho ragione?! Sono tre anni che sono sposati e ancora niente,” insistette Rosanna. “Vogliono esplorare il mondo, conoscersi meglio! Oggi non si pensa più alla maternità come ai nostri tempi,” sospirò Emma.
Dopo un anno e mezzo, nacquero a Luca due gemelli, un maschietto e una femminuccia. Sofia e Leonardo. Erano bambini bellissimi e sani, una gioia per gli occhi. Ogni sera, la marca dei pannolini chiamava in videochiamata, mostrando i piccoli, e quando compirono otto mesi, più grandi e robusti, Emma e Giorgio andarono a conoscerli, stringendo tra le braccia i loro nipoti.
“Che bambini meravigliosi!” si entusiasmò Emma, mostrando le foto a Rosanna. “Guarda come Sofia assomiglia a Luca! E Leonardo a Giulia!” “Eh, ‘assomigliano’!” storcendo il naso Rosanna, “Sono troppo piccoli per assomigliare a qualcuno! Quando inizieranno a camminare e parlare, allora forse si capirà.” “Ma perché sei così pungente? Se non vuoi guardare le foto, non farlo!” Emma raccolse le foto e le mise in un cassetto per sistemarle più tardi negli album. A Emma piaceva tenerle alla vecchia maniera. Tra tante immagini digitali, sceglieva le migliori e le stampava.
Rosanna viveva deliberatamente sola, così amava definirsi. Per tutta la vita aveva avuto amanti, soprattutto uomini sposati. “A un uomo sposato non serve molto, ed è molto comodo: la moglie si occupa del cibo e dei vestiti sporchi, io del divertimento e dell’amore,” recitava Rosanna.
Aveva ereditato dalla nonna un grazioso monolocale con balcone, vicino alla metropolitana. Rosanna era scappata dal controllo dei genitori appena aveva ottenuto leredità. “Voglio vivere come mi pare!” aveva dichiarato, e così fece. Dopo il trasloco, si era tinta i capelli di rosso acceso, comprato un lucidalabbra brillante e le prime scarpe col tacco. “Vieni, Emma, ti invito al mio trasloco. Verranno uomini fantastici, rimarrai stupita!”
Proprio a quella festa Emma aveva conosciuto Giorgio e poco dopo lo aveva sposato. “Ma che noia che ti sei data!” disse Rosanna ricevendo linvito al matrimonio. “Il primo ragazzo e subito matrimonio! E il confronto? E la riflessione? Sei così prevedibile, non ci posso credere!” Emma, però, credeva fermamente in Giorgio, era sicura che sarebbero stati una coppia per sempre.
Per tanti anni fu così, fino a quando improvvisamente…
“Rosanna, ciao!” chiamò Emma lamica, “Giorgio me ne ha lasciata. Proprio così, con tutte le sue cose… Non ha detto nulla, non ha lasciato un biglietto, il telefono è muto.” “Sei stata in vacanza da poco?” chiese all’improvviso Rosanna. “In vacanza?! Ma mi stai ascoltando, Rosanna? Giorgio, ripeto, me ne ha lasciata. Che centrano le vacanze?!” “Prepara le valigie, Emma, andiamo in Sardegna insieme, là vive mia zia, ricordi?” Emma tacque, ci pensò un attimo e accettò: “Hai ragione, Rosanna, andiamo in Sardegna!”
In Sardegna, dove lospitalità è tale che una volta provata non si dimentica mai. La zia di Rosanna, la bella Anna, aveva sposato anni prima un sardo di nome Matteo e si era trasferita con lui a Cagliari. Uno dopo laltro, Anna e Matteo avevano avuto quattro figli, ciascuno più bello dellaltro. I ragazzi erano cresciuti, si erano sposati, avevano avuto figli, e poi nipotila famiglia era diventata enorme. Ed è in questa grande, rumorosa e allegra famiglia che arrivarono Rosanna ed Emma per riposarsi.
L’idea della vacanza fu così azzeccata che dopo un paio di giorni Emma smise di tormentarsi e di cercare il motivo per cui Giorgio se nera andato.
“È semplice come due più due,” pensò seduta in cortile, godendosi i profumi del cibo che cuoceva, “si è innamorato di unaltra, ma non ha avuto il coraggio di dirmelo. E non è colpa mia. La vita è così, e basta.”
“Bevi un succo!” Rosanna posò davanti a Emma un bicchiere di succo di melograno fresco. “Che hai in faccia, Emma?” chiese osservandola meglio. “Cosa cè?” domandò Emma confusa, bevendo un sorso della bevanda dolce e piccante.
“La tua faccia Sembra più distesa, più giovane.” A Cagliari, città in cui è impossibile non innamorarsi, Emma conobbe Davide. Luomo era venuto a trovare uno dei cugini di Rosanna. Stettero tutti a lungo seduti in cortile attorno a un grande tavolo di legno. Bevvero vino corposo, mangiarono formaggio casereccio e frutta, cantarono canzoni sarde con voci diverse, e Emma notò con piacere gli sguardi di Davide, ricambiando i sorrisi delle sue labbra carnose. Era un uomo della sua età, alto, elegante, con folti capelli argentati. Quella sera fu così profumata, così speciale, che Emma se la sarebbe ricordata per sempre.
“Grazie,” sussurrò Emma, chinandosi allorecchio di Rosanna, e lei, senza fare domande, le strinse silenziosamente le mani.

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Un passo verso l’incontro