Non bella: La storia di chi sfida gli stereotipi italiani sulla bellezza

Brutta

Giulia era rannicchiata su un divanetto di una caffetteria di Firenze, in attesa della sua ordinazione. Spesso veniva qui, al bar Dolce Mattino, a bere un cappuccino bollente e gustarsi un cannolo siciliano, così da migliorare l’umore prima di iniziare una nuova giornata lavorativa.

Dai vetri appannati il mondo era vapore e pioggia, la città sembrava avvolta nel sogno. Giulia assaporò con piacere il primo sorso di caffè fumante. Al tavolo di fronte, due ragazze ridevano sottovoce. Sembravano amiche storiche.

Ti dico, laltro giorno ho incontrato la nuova ragazza del mio ex, sussurrava una delle due, mentre la sua voce si perdeva tra le volute di vapore. Onestamente, niente di che! Ma cosa avrà mai trovato in lei?

Magari cucina una pasta eccezionale o si trasforma a letto! rise la sua compagna, facendole locchiolino.

Ma per favore, guarda qui la sua foto su Facebook. Proprio niente di speciale.

Scoppiarono a ridere con complicità, mentre Giulia si sentiva gelare. Una frase, tuffata nel passato e riaffiorata dalla nebbia, attraversò la sua mente. Quella volta a sette anni, origliando i genitori in cucina: La nostra Giulia non è una bellezza, il viso così così… dovrà almeno farsi bella con i fatti.

Da adulta, Giulia curava con attenzione ogni dettaglio del suo aspetto. Eppure, per quanto si impegnasse, si sentiva sempre imperfetta. La madre spesso le diceva: Testa alta, piccolina! Non sarai la più bella del quartiere, ma con la testa puoi arrivare lontano. Studia, fatti valere, che le ragazze sole non vanno tanto lontano.

A scuola provava disagio per le sue spalle larghe e i movimenti impacciati. Alluniversità aveva imparato ad abbinare i vestiti con gusto, a truccarsi con attenzione. Aveva anche trovato un fidanzato. Ma lui ironizzava sulla schiena piatta e sui piedi da gigante. Giulia capì che il cervello non bastava mai davvero. Si rassegnò e andò avanti.

Dopo il cappuccino e il cannolo, corse al lavoro sotto un ombrello blu. A pranzo doveva passare dallamica Marcella: darle da mangiare al gatto Beppe e innaffiare le sue piantine sul balcone. Marcella era volata in Sicilia per due settimane; il marito Tommaso non metteva quasi mai piede in casa. Tanto se si incrociano, Tommaso neanche nota Giulia, pensava Marcella, tranquilla mentre si imbarcava.

Nel piccolo appartamento dellamica, Giulia riempì la ciotola a Beppe, il gattone rosso che sbadigliava dalle sedie, poi iniziò a spruzzare acqua sulle orchidee. Dalla parete sottile filtrava una musica: riconobbe la voce di Mina che cantava Se telefonando. Un calore pieno le invase il cuore. Immersa tra i fiori e i suoni, si sentiva leggera e trasparente. Quasi senza accorgersene, prese a ballare, girando tra i vasi, ammirando la stanza e sé stessa riflessa nello specchio dellingresso.

Voci interruppero il sogno.

Si voltò e vide due uomini all’ingresso. Tommaso! Il marito di Marcella. E non era solo. Entrambi sembravano sbalorditi, come svegliati da una favola.

Ciao Giulia! Lui è Michele, un mio amico. Siamo passati a prendere delle carte. Ballavi così bene che non potevamo smettere di guardarti. Scusa se abbiamo disturbato.

Io… Marcella… mi ha incaricato lei… balbettò Giulia.

Corse verso luscita, ma non vide Beppe che si intrufolava tra le sue gambe. Inciampò e cadde lunga distesa sul parquet. Il mondo divenne un vortice scuro.

Quando riaprì gli occhi era in una stanza dospedale.

Ciao, come va? Una voce allegra. Sono Francesca, la tua vicina di letto. Hai avuto un piccolo trauma, il medico ha detto che andrà tutto bene. Ti sono venuti a trovare un corriere e un ragazzo con dei fiori, continuò con un sorriso gentile.

Grazie… fu tutto ciò che riuscì a bisbigliare Giulia.

Si alzò cautamente, andò alla finestra dove cera una busta. Dentro cerano frutta fresca, succo darancia e perfino un cannolo: il suo preferito, pensò subito a Marcella e Tommaso.

Poi si avvicinò al mazzo di crisantemi bianchi e notò un foglietto infilato tra i fiori: Giulia cara, rimettiti presto. Una ragazza così simpatica non dovrebbe certo stare in ospedale. Ti invito alla mostra di orchidee. Non accetto un no come risposta. Michele.

Giulia affondò il volto nei fiori, chiuse gli occhi nellabbraccio della felicità sognata e corse a stringere Francesca, la compagna di letto.

La bellezza non deve essere per forza scintillante o evidente. Ogni donna ha la sua: a volte è una luce calda e interiore che danza nei sogni.

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