Le è caduta una patata.
Mi voltai di scatto. Due ragazzini, identici, magri da fare impressione, indossavano giubbotti troppo grandi per loro. Uno raccolse la patata, la spolverò sui pantaloni e la porse a me. Laltro fissava la mia cassetta di patate lesse come se non mangiasse da giorni.
Grazie. Ma che fate sempre qui in giro? È la terza volta che vi vedo.
Il più grande alzò le spalle:
Così, senza motivo.
Conoscevo quel senza motivo. Avvolsi due patate in carta da giornale, ci aggiunsi un cetriolo.
Se domani tornate, mi aiutate a trasportare le casse. Ci state?
Avvinghiarono il pacchetto e sparirono senza una parola.
La sera, mentre trascinavo il bidone dellacqua, li vidi riapparire. In silenzio, presero il peso e mi aiutarono a portarlo. Il più grande ficcò la mano in tasca, tirò fuori due vecchie monetine di rame, consumate dal tempo.
Queste erano di papà. Faceva il panettiere, poi è mancato. Non le diamo a nessuno. Ma le può guardare, se vuole.
Capì subito: era tutto ciò che possedevano.
Stefano ed Egidio vennero ogni giorno. Li sfamavo con quello che riuscivo a portare da casa, in cambio loro aiutavano a scaricare sacchi e cassette. Mangiavano in fretta, senza mai alzare gli occhi. Una volta chiesi:
Ma dove dormite?
In uno scantinato a Via della Fabbrica, rispose Egidio. Là non si prende freddo, non si preoccupi.
E come faccio a non preoccuparmi È per questo che ho chiesto.
Stefano sollevò la testa:
Non siamo mendicanti. Da grandi apriremo un forno. Come papà.
Annuii, senza aggiungere altro. Vedevo che sapevano tenere duro, che non si lasciavano abbattere. Erano ragazzini con una disciplina di ferro.
Al mercato, però, prese a tormentarmi Vassallo Cussio, il custode. Sua moglie vendeva baccalà sotto sale, ma clienti non ne aveva quasi mai. Io invece avevo sempre la coda. Passava e brontolava:
Ti dai tante arie, eh? A sfamare i pezzenti?
Fatti gli affari tuoi.
Sono affari miei, invece. Qui ci sto io a mantenere lordine.
Prendeva appunti, guardava i ragazzi con disprezzo. Sentivo che aveva in mente qualcosa di brutto. Ma non pensavo sarebbe arrivato a tanto.
Tutto accadde un mercoledì. Si fermò davanti al mio banco una macchina, scesero due donne e un vigile di quartiere. Stefano ed Egidio erano intenti a mettere in ordine le casse: si immobilizzarono.
Siete Stefano ed Egidio Covalenti?
Sì, rispose il maggiore.
Preparatevi, venite con noi.
Interpellai subito:
Dove li portate? Sono con me! Ne rispondo io!
State sfruttando dei minori, disse la donna, accennando a Vassallo Cussio che ci fissava con le braccia incrociate. Ci sono state delle segnalazioni. I ragazzi devono stare sotto tutela dello Stato.
Non li sfrutto! Li nutro!
Zia Ninetta, lasci perdere, sussurrò Stefano. Non se la prenda.
Egidio taceva, stringeva solo i pugni. Gli misero una mano sulla spalla e lo trascinarono verso lauto. Mi buttai su una delle donne, afferrandole la manica:
Aspettate! Li posso prendere in affido, io
Siete pensionata. Si scansi. I ragazzi saranno sistemati in strutture diverse.
Diverse?!
Ma le portiere si chiusero con un colpo. Rimasi ferma nel mezzo del mercato e vidi Stefano, col viso appoggiato al vetro. Mormorò appena: «Grazie».
Vassallo Cussio passò fischiettando.
Passarono ventanni.
Non vendevo più al mercato. Vivevo in una vecchia casa ai confini del paese, a fatica mettevo insieme il pranzo con la cena. Spesso pensavo ai ragazzi. Erano vivi? Si erano ritrovati? Ogni tanto li sognavo: in piedi davanti al banco, che mangiavano le patate, mentre io li accarezzavo sui capelli.
Vassallo Cussio abitava di fronte. Invecchiato, ma ancora capace di una battuta acida. Ogni volta che mi vedeva, alludeva sorridendo:
Eh, Ninetta, pensi ancora ai tuoi scugnizzi?
Non rispondevo più. Non ne avevo nemmeno la forza.
Un sabato, mentre ero nellorto, arrivarono due macchine gigantesche, nere, lucide. Roba che qui non si era mai vista. I vicini uscirono a guardare.
Le auto si fermarono proprio davanti al mio cancello.
Ne scesero due uomini in giacca e cravatta. Alti, simili come due gocce dacqua, entrambi col neo sotto locchio sinistro. Mi bloccai, la vanga cadde dalle mani.
Zia Ninetta?
La voce tremava. Li riconobbi dallo sguardo: sempre lo stesso, dopo ventanni.
Stefano?
Lui annuì. Egidio era lì accanto, muto, ma con un sorriso enorme. Poi Stefano si fece avanti, tirò fuori una catenina da sotto la camicia. Appeso cera: una moneta di rame. Quella di allora.
La portiamo sempre, io ed Egidio. Non ce ne separiamo mai.
Li abbracciai senza riuscire a controllarmi, rimanemmo così a lungo, come impauriti che fosse solo un sogno.
I vicini osservavano senza capire. Poi Egidio si fece indietro, si passò una mano sul viso:
Ci sono voluti tre anni per trovarla. Il mercato lhanno abbattuto, la gente se nè andata. Abbiamo passato in rassegna archivi e vecchie rubriche. Temavamo di non riuscirci.
Stefano mi prese la mano:
Siamo qui per portarla via con noi. Ora abbiamo una catena di panifici, diciassette punti vendita. Abbiamo rialzato lattività di papà, insieme. Allora ci divisero, ma ci siamo ritrovati, fuggiti dagli istituti e ricominciato tutto da zero. E abbiamo sempre ricordato quando ci nutriva. Lunica che non si è voltata dallaltra parte.
Ragazzi ma io qui non sto così male
Non stai male? Egidio abbracciò con lo sguardo la casa malmessa. Zia Ninetta, una volta ha diviso con noi lultima briciola. Ora tocca a noi. Verrà a vivere con me. O con Stefano. È una settimana che discutiamo.
Lui vive vicino allospedale, disse Stefano. Ma io ho un pezzo di terra più grande e anche un bellorto.
Cominciarono a discutere, come bambini. Mi scendevano le lacrime senza contenimento.
Dalla siepe spuntò Vassallo Cussio. Guardava macchine e uomini eleganti, e non capiva nulla. Stefano intercettò il suo sguardo e si avvicinò.
Lei è Vassallo Cussio? Il custode del mercato?
Annui.
È stato lei, vero, a mandarci in affido?
Silenzio. Poi il vecchio scosse il mento:
Così volevano le regole. Non si possono sfruttare i minorenni.
Egidio sorrise amaramente:
Sa che le dico? Senza di lei, saremmo rimasti lì, in quello scantinato. Invece ci divisero, ci ritrovammo dopo sei anni, scappammo. Ci ha cambiato la vita, in un certo senso.
Stefano gli porse il biglietto da visita:
Ecco, ci sono i contatti. Non portiamo rancore. Non siamo come certi altri.
Vassallo Cussio rigirò la carta tra le mani tremanti, lesse: «Panifici Covalenti & Covalenti». Il suo volto si fece grigio. E si allontanò, piegato come sotto una pesante lastra.
Preparai le mie poche cose in mezzora. Stefano ed Egidio mi misero sul sedile posteriore, mi avvolsero nel plaid.
Quando partimmo, mi voltai indietro. Nella finestra della casa di Vassallo Cussio vidi una sagoma. Ci guardava. E in quello sguardo non cera rabbia, né trionfo. Solo il vuoto di chi ha fatto del male per tutta la vita e infine si ritrova con un pugno di niente.
Zia Ninetta, chiese Stefano guardando dallo specchietto retrovisore. Si ricorda che le promettemmo che avremmo aperto un forno?
Me lo ricordo.
Il principale labbiamo chiamato Da Zia Ninetta. E ogni giorno diamo pane ai bambini che non hanno dove andare, gratis.
Chiusi gli occhi. Venti anni fa ho dato due patate bollite a due bambini affamati, senza voltarmi. E loro sono tornati e mi hanno restituito tutto, con gli interessi.
Le auto imboccarono la strada provinciale. Il vecchio paese scompariva alle spalle. Davanti a me, la vita nuova. Quella che mi sono meritata semplicemente restando umana.




