Eh, guarda, si sa che i cani sono davvero fedeli! Ma quella fedeltà ce lhanno solo con chi li ama davvero chi li tradisce, invece, non lo perdonano mai
Licia correva dietro alla macchina, col cuore in gola, perché non voleva restare sola in un posto sconosciuto. Non voleva essere abbandonata, dimenticata come una vecchia scarpa.
Correva dietro a chi aveva amato, a chi aveva creduto fino allultimo. Dietro a quella persona che lei non avrebbe mai potuto tradire. Perché a tradire, proprio, non era capace
Martina, ti presento Licia! sorrise a trentadue denti Davide, facendo strada nel suo appartamento milanese a una ragazza sui ventanni, impettita su dei tacchi dodici che quasi la facevano gigante rispetto a lui.
È dolcissima e ubbidiente, secondo me andrete subito daccordo. Ma anzi, ne sono sicuro!
Licia saltellava tutta contenta vicino alle gambe del padrone, ma Martina la fissava con laria di chi non vede lora di sbarazzarsi di quellingombro a quattro zampe.
I cani è normale che fiutino se una persona è amica o nemica, ma qui cera qualcosa di più: Licia percepiva chiaramente che quella ragazza emanava un odore strano, quasi sgradevole.
E non era soltanto il profumo troppo intenso una roba che quasi faceva lacrimare gli occhi. I cani hanno questistinto stupendo di riconoscere subito le persone tossiche.
E questo istinto a Licia non era mai mancato, anzi: sembrava quasi che ogni volta si fosse affinato di più. Non sbagliava mai una diagnosi.
Quando in giro incrociava uno di quei tipi, Licia provava a tenersi alla larga, strattonando il guinzaglio: faceva di tutto per allontanare anche Davide da gente così. Tutto per amore e per protezione, ovvio.
Ma come fai a scappare in un bilocale? E poi Davide era cotto di Martina. Fragorosamente.
Questa lo baciava, lo abbracciava, tutta affettata
Martina, notando lo sguardo poco convinto di Licia, prese Davide per mano, lo trascinò in cucina e, a voce bassa, sibilò:
Ma scusa, tu non mi avevi detto niente del cane!
Non cera motivo, rispose lui a mezza voce. Hai qualcosa in contrario?
Eh, sì che ce lho! Io odio i cani. Non voglio vivere con quella come hai detto che si chiama?
Licia
Ecco. Mentre quel cane sta in casa con te, io da te non ci vengo a vivere. E scordati il matrimonio.
Martina dai, su, fece Davide, ma ormai aveva capito il messaggio.
Io, sti cani, guarda, non li sopporto. Decidi tu: o io, o la cagna.
Fuori pioveva come se stesse venendo giù tutto il Naviglio. I tergicristalli a momenti volavano via, infuriati quanto Davide, che guidava sulle strade di Milano con la faccia scura come una notte di novembre.
E una sensazione dentro… pesante, come uno schiaffo in pieno volto. Sentiva come se avesse appena gettato nella pattumiera anche un pezzo della propria anima. Ma era innamorato di Martina, voleva sposarla. O forse no, chi lo sa. A quel punto poco importava.
Conta solo una cosa: il padre di Martina aveva promesso di sistemargli i casini con la sua piccola impresa edile, ed era uno che manteneva la parola: detto, fatto.
Era una possibilità seria per rialzarsi, salvare lattività e magari diventare finalmente qualcuno. Sarebbe stato follia buttare via questoccasione.
Superate le tangenziali, schiacciò il piede sul gas. Il diluvio aumentava, e col diluvio, anche la voce dentro di lui che urlava: “Fermati!”
Licia era rannicchiata dietro, lo sguardo fisso sui rivoletti che scendevano sul finestrino. Aveva capito subito che, con quella sconosciuta dai capelli dritti, il suo padrone era cambiato. Freddo come la pioggia dottobre. Non la accarezzava nemmeno più.
Si fermò a una piazzola, nervoso. Accese subito una sigaretta che riempì il soffitto dellauto di fumo spesso.
Con il cappuccio alzato, scese dallauto. Licia lo fissava tremante.
Poi fu come in un brutto film: lo sportello si aprì di scatto, una nuvola di fumo gelido che si disperdeva nel buio. Davide la prese per il collare e la trascinò fuori. Licia gimiva piano.
Due colpi secchi prima lo sportello posteriore, poi quello davanti.
Lauto sgommò via, e la pioggia tamburellava sui vetri e sul cofano lasciando indifferente il volante di Davide.
Licia restò sola in mezzo alla provinciale a guardare i fanali che sparivano nellombra. Il pelo ormai era fradicio, il freddo entrava dritto nelle ossa.
Allora si lanciò. Via, dietro la macchina. Dietro chi amava, inseguendo chi non sapeva tradire.
Ma che poteva farci lei, cane comune, contro una macchina che sfrecciava a 120 allora? Non era mica una leoparda, lei.
E col pelo ormai bagnato e pesante, correre era anche più difficile.
I fanali rossi erano già un lontano ricordo, ma Licia ancora correva, incapace di fermarsi.
Ecco che allora, quando bisognerebbe smettere ma non ci riesci, ci pensa il destino a fermarti per davvero. Non perché sia cattivo, ma perché, semplicemente, scappare dal passato non serve a nulla.
Unauto inchioda allimprovviso. Uno schianto sordo.
Lautista scende, bianco in viso.
Sul bagnato asfalto, la cagna. Lui si avvicina con cautela, osserva gli occhi suoi: ancora pieni di fiducia, anche se ormai tradita, e sempre più annebbiata dalla tristezza.
Meno male, è viva pensò Federico.
Luomo aprì gentilmente la portiera, stese la giacca sul sedile e la sollevò in braccio con tutte le cure, adagiandola sulla sua improvvisata coperta.
A quellora, solo la clinica veterinaria di guardia poteva aiutarlo, e lì corse senza perdere un secondo. Ogni tanto lanciava unocchiata alla bestiola che, anche con la zampa ferita, sembrava ancora volesse rincorrere qualcosa.
Il veterinario li accolse senza chiedere nulla, visitandola senza volere neanche un euro. A domanda che è successo? Federico riuscì a malapena a balbettare.
Aveva capito subito, lui: quella cagna era stata scaricata per strada. Non era la prima, e non sarebbe stata lultima, purtroppo.
Fortuna volle che non avesse nulla di rotto, solo qualche botta. Crema, ghiaccio sulla zampa e riposo. Passerà.
Federico la portò nel suo appartamento e la sistemò sulla giacca, buttata lì apposta.
È solo per poco, sai? le disse, quasi vergognandosi.
Dopo una decina di giorni, Licia ricominciò a camminare, zoppicando un po, ma sempre meglio. Il peggio era passato.
Ti hanno mollato per strada, eh? le disse Federico, accarezzandole piano la testa.
Lui non aveva mai avuto cani, né amici a cui chiedere. Amici, poi erano cose che ormai appartenevano al passato. Uno gli aveva fregato la ragazza, laltro gli aveva sabotato lazienda fino al fallimento; il terzo, invece, laveva quasi mandato in galera per un affare losco.
Dopo tutto ciò, aveva tagliato con la vita di prima e si era trasferito a Bologna, per ricominciare da capo.
Per tutte le questioni canine si affidava ai consigli del veterinario che, per fortuna, gli aveva lasciato il numero di telefono, nel caso avesse avuto dei dubbi.
Seguendo le dritte del dottore, riuscì addirittura a fare il bagno a Licia senza troppe storie anzi, lei pareva gradire.
Poi chiedeva consigli anche su che mangime darle, e per sicurezza portò Licia altre due volte dal veterinario per controllare che, oltre alle botte, non avesse preso anche un trauma emotivo.
Certo, il cuore gli si stringeva: Licia mangiava poco, se ne stava sdraiata guardando il vuoto, come se lui neanche esistesse.
Ci sta, gli spiegò il veterinario, dottor Marchetti. Portala fuori spesso e non pretendere nulla. Piano piano, si abitua.
E così fu: pian piano le ferite si rimarginarono, anche quelle dentro. Dopo un mese e mezzo, Licia e Federico erano diventati amici per davvero.
Forse non erano ancora anime gemelle, ma lei finalmente si fidava e mangiava di gusto. Aveva anche cambiato nome, ormai era Lisa; nome nuovo, vita nuova. Si era abituata subito, come se sentisse che era arrivato davvero il momento di voltare pagina.
Ogni giorno, sole o pioggia, Federico e Lisa uscivano insieme. E stavano bene, insieme.
Solo quando pioveva, negli occhi di Lisa tornava un velo di tristezza. Ma non era la pioggia, erano i ricordi.
Dimenticare non è facile. Un cane non è una persona, ma conosce le stesse emozioni. Chi dice il contrario, non ha mai amato un cane.
Un giorno, mentre passeggiavano nei giardini Margherita, Lisa si mise allinseguimento di una gatta che le aveva fatto uno sgarro. Mentre Federico ordinava un caffè caldo al chioschetto sai che autunno gelido era Lisa sparì dalla sua vista.
Lasciato il caffè sul bancone, Federico iniziò a correre avanti e indietro senza neanche sapere dove andare, preso dal panico.
Intanto Lisa abbaia sotto un albero dove la gatta si è rifugiata, pronta a scatenare il delirio.
Proprio lì, si ferma un SUV nero. Ne scende Davide.
Era venuto a fare la spesa proprio lì vicino, ma appena vide la scena, si bloccò come fosse stato colpito da un fulmine.
Licia!
La cagna non capisce subito che la stanno chiamando proprio lei. Ma al secondo richiamo, e sentendo quella voce, si volta, fissandolo intensamente.
Licia! Vieni da me! chiama Davide, accovacciandosi, con un sorrisone.
Lei ci pensa un attimo. Si sente paralizzata. Chissà cosa pensano i cani, in quei momenti. Ma sicuramente qualcosa pensano.
Mi ha tradita! Mi ha abbandonata. O no? Magari tutto questo tempo mi ha cercata, e ora mi ha trovata
La coda di Lisa inizia a muoversi piano. Forse per la gioia, forse per nervoso, non si capisce.
Vedendo la sua indecisione, Davide scavalca la recinzione e la raggiunge, allunga la mano verso di lei.
Licia! Amore mio! Quanto sono felice di averti ritrovata! Vieni qui!
Inizia ad accarezzarla e ad abbracciarla, ma lei non ricambia, non scodinzola, resta ferma. Qualcosa la blocca, non riesce a lasciarsi andare di nuovo.
A quel punto arriva Federico, vede Davide che trascina Lisa per il collare verso lauto:
Ehi! Ma che fai? È il mio cane!
Gli posa una mano sulla spalla, lo costringe a voltarsi:
Hai capito o no che è il mio cane?
Davvero?
Certo che sì! Lisa, vieni qua!
Lei prova a venirgli incontro, ma Davide la tiene forte.
Che Lisa! Si chiama Licia, e lho cresciuta io fin da cucciola!
E poi? chiede Federico, capendo ormai tutto.
Non sono affari tuoi! Ora me la riprendo. Chiaro?
No, guarda, qui la cagna resta con me. Fidati. E non insistere, che ci rimetti.
Eh?!
Gli occhi di Davide diventano rossi di rabbia, sta quasi per picchiare Federico, ma proprio in quel momento Lisa, che finora aveva osservato in silenzio, allimprovviso ringhia ferocemente, si libera e si volta verso Davide, mostrando i denti.
Davide rimane di sasso.
Mai vista Licia così. Mai così pronta a difendersi, mai così determinata. Capisce che non ha più niente da cercare lì.
Lisa, dai, andiamo, bisbiglia Federico.
Lei gli si avvicina, abbassa la testa e gli porge il collo per il guinzaglio.
Se ne vanno insieme tra le foglie cadute, senza neanche voltarsi.
Davide li guarda allontanarsi, stringendo i pugni dalla rabbia impotente.
Con Martina è finita male, altro che matrimonio il suocero non lha aiutato e ha dovuto vendere la ditta per saldare i debiti. Quella notte non se la perdonerà mai.
Ma ormai, che vuoi fare?
Sì, i cani sono davvero fedeli. Ma sono fedeli solo a chi li ama. E ai traditori, non danno mai una seconda chance
Dimmi, tu cosa ne pensi? Scrivimi, fammi sapere anche la tua!




