I miei genitori li conoscevo solo dalle foto nellalbum di famiglia. Il fatto è che mia madre è morta durante il parto e mio padre, distrutto dalla perdita della donna che amava, non ha mai voluto guardarmi e mi ha rinnegato. È stato mio nonno a prendermi dallospedale, diventando il mio tutore.
Nonno non poteva lasciare il lavoro, perciò assunse una tata che si occupava di me fino al suo rientro. Quando iniziai lasilo, le cose si fecero più semplici anche per lui. Gli anni passarono in fretta, io e mio nonno eravamo molto uniti, non ci siamo mai scontrati davvero, cercavamo sempre un compromesso, anche quando attraversavo la tipica fase ribelle delladolescenza. Gli sono sempre stato grato per essere rimasto al mio fianco. Mi spaventava anche solo immaginare cosa sarebbe successo a me senza di lui.
Il mio modo di dimostrare gratitudine era dargli una mano in casa e impegnarmi a scuola. Era fiero che il suo nipote venisse selezionato per tutte le olimpiadi scientifiche e tornei sportivi.
Mi aiutò anche a scegliere la mia strada. Ero sempre stato affascinato dalla biologia, ma non sapevo bene che direzione prendere. Così mi presentò a un suo amico, grande medico, e dopo una chiacchierata con lui capii che quello era il mio vero desiderio.
Alluniversità mi buttai anima e corpo nello studio. Feci il tirocinio in uno dei migliori ospedali di Milano. Non sono mancate le difficoltà, ma grazie allimpegno riuscii a specializzarmi in neurochirurgia!
Appena laureato, ricevetti una proposta dal direttore di una rinomata clinica privata a Firenze: unofferta che sarebbe stato da sciocchi rifiutare. Iniziarono così giornate intense di lavoro, tanti interventie posso dire con orgoglio che non ci fu nessun caso andato male. Dopo un anno tenni diverse conferenze: anche colleghi con decenni di esperienza venivano ad ascoltarmi. Dopo altri tre anni, il mio nome iniziò a circolare anche allestero, così né io né mio nonno ci sorprendiamo troppo quando mi arrivò linvito a lavorare in uno dei centri più prestigiosi dAmerica. Ci pensammo e decidemmo: dovevamo cogliere loccasione.
Così ci trasferimmo. Nonno però non rimase a lungo: il richiamo di casa era troppo forte e tornò in Italia. Sarei tornato anchio, se qui non avessi incontrato il mio grande amore. Ho conosciuto Bianca durante una mia lezione: anche lei è chirurga, ma lavora in un altro ospedale. Allinizio eravamo solo amici, poi uscite, poi abbiamo deciso di vivere insieme. Scegliemmo di sposarci a Firenze, desideravo che mio nonno mi accompagnasse allaltare. Ma quando provai a convincere nonno a trasferirsi di nuovo con me, fu irremovibile: Ormai gli anni che mi restano sono pochi, preferisco essere sepolto nella mia terra.
Il giorno in cui io e Bianca passavamo la giornata giocando a carte con mio nonno, ricevetti una chiamata da mio padre Iniziò facendomi le congratulazioni per il matrimonio, ma io sapevo dove voleva arrivare e senza troppi giri di parole gli chiesi cosa volesse. Rispose:
Voglio dei soldi, figlio mio! Adesso vivi come un signore. Hai trovato una donna ricca allestero e adesso sei sommerso dagli euro! Che ti costa aiutare un po tuo padre?
Non sopportai oltre e riagganciai, bloccando subito il suo numero.
Non riesco nemmeno a capire come abbia trovato il coraggio di chiamarmi e dichiararsi famiglia, dopo avermi voltato le spalle.
La mia famiglia reale è composta da due persone, e per loro darei tutto. Ma mio padre, per me, ormai non è nessuno.




