Una figlia per due mamme

Una figlia per due mamme
Tra Olga e Costantino lamore è scoppiato subito, al primo sguardo. È passato appena un mese da quando hanno iniziato a frequentarsi, quando lui, durante una passeggiata serale tra le vie di Firenze, le dice:
Olga, vuoi essere mia moglie? lei resta senza parole.
Come? Ma è passato solo un mese che ci vediamo
Non importa! Questo mese mi è bastato per capire che sei il mio destino Non mi serve nessunaltra, non esistono altre donne per me…
Oh, Costantino, in realtà io sono daccordo sorride timidamente e si stringe a lui.
Figlia mia, sicura di non aver preso una decisione troppo affrettata? chiede la madre di Olga qualche giorno dopo, non sei mica già incinta?
Mamma, ma che dici? No, certo che no. È solo che Costantino mi ha detto che senza di me non può vivere, e io sento lo stesso Così è il nostro amore, mamma.
Prima qualcuno si stupisce della loro decisione rapida, ma presto tutti capiscono che Olga e Costantino sono fatti luno per laltra. Tutto va bene: si vede quanto lui si prende cura di lei e quanto lei lo ama.
Il loro amore è autentico e sincero, ma cè un dettaglio che oscura la loro felicità. Desiderano tanto dei figli, ma la tanto attesa gravidanza non arriva mai.
Costantino, dobbiamo farci vedere, magari cè un motivo per cui non riesco a restare incinta.
Va bene, accetta subito il marito.
Tra speranze, visite mediche, viaggi e preghiere, tutto risulta inutile. Olga non riesce a diventare madre.
Olga, pensavo e se ci andiamo a un orfanotrofio, magari adottiamo un bambino e lo cresciamo come nostro? propone Costantino con timidezza.
Sì, certo, io ci pensavo da tempo, ma non osavo dirlo per paura che tu fossi contrario, risponde Olga subito. Anchio lho sempre desiderato
Allora andiamo, dice Costantino, conosco un orfanotrofio: ci passo davanti ogni volta che torno dalle trasferte a Siena.
Quando Olga e Costantino arrivano lì, tra decine di bambini stanchi e diffidenti, una bambina di tre anni, bionda con gli occhi azzurri, si avvicina ad Olga e le abbraccia le ginocchia.
Mamma! esclama, felice, e Olga non riesce a staccarla da sé.
Così, nella loro casa arriva la piccola Lucia, una bambina piena di gioia, il suo sorriso risuona come un ruscello limpido. Olga finalmente si sente davvero felice, il suo istinto materno si esprime liberamente. Ama immensamente Lucia. Anche Costantino le dona tutto il suo affetto.
Tutto va bene. Vivono in un paese dellAppennino toscano, dove tutti si conoscono. I vicini ovviamente sanno che Lucia è figlia adottiva, ma da piccola non ci sono problemi. Poi, crescendo, Lucia viene a sapere che non è la loro figlia biologica: qualcuno, a scuola, glielo dice.
Lucia ha quattordici anni in quel momento. Torna a casa e scoppia in una crisi.
Mamma, perché non mi avete detto che non sono vostra figlia? So che mi avete presa allorfanotrofio
Figlia, calmati, volevamo dirtelo, ma aspettavamo che tu fossi abbastanza grande da affrontarlo serenamente. Ma ormai qualcuno ci ha preceduto Ne abbiamo sempre avuto paura.
Lucia piange e grida, poi si chiude in sé stessa, diventando anche ostile. Ladolescenza la rende impaziente e ribelle: risponde male, sbatte le porte, parla con tono sgarbato.
Ed ecco che accade linatteso: Costantino muore in un incidente. Olga resta sconvolta, non riesce a riprendersi quando le comunicano che il marito è morto tornando da una trasferta da Bologna, proprio alla vigilia di Capodanno, in una tremenda tempesta di neve.
Costantino era spesso fuori per lavoro, a volte per una settimana. Quando rimaneva più a lungo, mandava una cartolina in quel tempo i telefoni erano rari. Olga ha quarantasei anni quando rimane vedova. Lucia, invece di sostenere la madre, si ribella ancora di più, esce di casa e scompare dalla mattina alla sera, non ascolta, risponde male.
Olga fa di tutto per mantenere il dialogo con la figlia, piange, supplica, ma non grida mai. Così proseguono. Lucia cresce in fretta. Un giorno, dopo il diploma, dice alla madre:
Me ne vado a Milano afferma decisa.
Olga alza gli occhi stanchi, stringendo il grembiule.
Hai deciso di studiare, figlia?
No, partirò per cercare la mia vera madre
Olga resta senza fiato, chiede spaesata:
Ma perché, Lucia? Non ti sono abbastanza io come mamma?
Lucia si volta verso la finestra, tace a lungo.
Devo sapere chi è. Mi serve, mamma. Voglio capire perché mi ha abbandonata. Ho il diritto di saperlo.
Hai ragione, dice Olga, capendo che nessuna spiegazione la farà cambiare idea.
Ormai Lucia ha quasi diciannove anni. Prende il suo borsone, dà un bacio veloce sulla guancia a Olga e promette di tornare ogni tanto. Lucia esce verso la fermata dellautobus. Olga la osserva con tristezza dagli occhi. Olga resta sola.
Passa molto tempo. I giorni si rincorrono lentamente. Olga è ormai in pensione, nelle lunghe sere dinverno sfoglia le cartoline di Costantino, conservate nella scatola di latta dei biscotti Bauli, legata con un nastro. Ne ha poche, lultima, con un ramo di pino, ingiallita dal tempo, recita sul retro: Olghetta, mi fermo tre giorni in più, mi manchi e ti bacio, tuo Costantino.
Olga accarezza la cartolina con dita tremanti, la stringe al cuore, come abbracciando il marito defunto. Sono passati tantissimi anni, venticinque dalla sua scomparsa.
Olga è seduta alla finestra, sopraffatta dai ricordi. Ultimamente si è indebolita, una volta usciva a sedersi al bar con le donne del paese, ora esce solo per andare al supermercato e torna subito.
Le tende sono chiuse, la cassetta della posta vuota, silenzio assoluto. Solo quando Lucia torna con i suoi figli la casa si riempie di gioia, ma succede raramente. Olga rimane sola. Sul comò cè la fotografia di Costantino che tiene in braccio la piccola Lucia: entrambi sorridono.
Ah, Costantino, che presto te ne sei andato, mi hai lasciata sola mormora Olga. Ormai resto sola.
In casa regna la calma, solo il gatto Tito la disturba saltando sul davanzale e miagolando forte vicino alla sua padrona. Olga dà da mangiare a Tito, si prepara un tè, decide che oggi andrà al mercato. Guarda la foto.
Sta sorseggiando il tè quando qualcuno bussa al cancello.
Si ricorda quel giorno in cui Lucia le annunciò la decisione di partire per Milano, alla ricerca della madre naturale. Rivive quellistante. Era una mattina grigia e silenziosa. Olga era in cucina, preparava il tè, quando sentì bussare al cancello.
Indossa le scarpe, si mette lo scialle sulle spalle, esce in cortile, apre il cancello. Davanti a lei cè una donna, molto più giovane, dagli occhi tristi.
Buongiorno, lei è Olga? chiede la sconosciuta, la voce tremante.
Sì, e lei chi è?
La donna esita, si sposta da un piede allaltro.
Sono la madre di Lucia insomma, la seconda mamma cioè, quella biologica Mi chiamo Vera Beh, penso abbia capito.
A Olga si ghiaccia il cuore. Lucia non è partita da molto e ora questa donna Come lha trovata?
Aspetti, è successo qualcosa a Lucia, vero? si preoccupa Olga, allora lha trovata
Vera parla veloce, agitata:
Lucia è in ospedale a Milano, qualcosa allo stomaco Stavamo passeggiando al parco, si è piegata per il dolore e si è seduta, diventando pallidissima, ho chiamato subito il 118.
Restano in silenzio, guardandosi negli occhi.
Lucia mi aveva già trovato da tempo, ma temeva di raccontarlo a lei, Vera scoppia a piangere.
Ah, ma cosa stiamo a fare qui? si risveglia Olga, entri, venga dentro.
Le offre un tè bollente. Vera, seduta al tavolo, dice:
Ero giovanissima quando ho avuto Lucia. I miei genitori erano severissimi e mi obbligarono ad abbandonare la bimba. Il mio fidanzato, appena ha saputo della gravidanza, è sparito, i miei mi hanno minacciato di cacciarmi di casa. Ho firmato la rinuncia allospedale Quanti anni ho vissuto con questo peso Ora però non è il momento Lucia vuole assolutamente che lei vada da lei in ospedale.
Olga si alza di scatto.
E perché non mi ha telefonato?
Le hanno rubato il cellulare, anzi la borsa. Dopo il malore è stata portata via, la borsa era sulla panchina, con i documenti. Quando sono tornata non cera più…
Madonna mia, povera bambina sussurra Olga.
Lucia mi ha dato il suo indirizzo, ripetendo: Vai da mia mamma.
Le due donne tacciono, si guardano senza ostilità, solo preoccupazione e fatica.
Andiamo, dice Olga, chiudendo la porta, svelta, partiamo.
Il vecchio autobus sembra andare lentissimo. Olga e Vera inizialmente tacciono, poi si confidano.
Anchio sono sola sospira Vera, mio marito è morto tre anni fa, malato grave. Abbiamo vissuto a lungo insieme, ma non ho avuto altri figli. So che è una punizione divina, perché ho abbandonato Lucia Sì, è il mio castigo
Quindi, a parte Lucia, non ci resta nessuno mormora Olga.
Già Una sola figlia per tutte e due risponde Vera, tristemente.
In ospedale chiedono loro:
A chi siete venute?
Da Lucia Petroni, nostra figlia, rispondono contemporaneamente Olga e Vera.
E chi le siete?
Sua madre, dicono di nuovo insieme, si guardano e ridono.
Due mamme? Va bene, entrate pure
Lucia, pallida, è nel letto con la flebo. Quando le vede, sorride felice.
Mamma e mamma sussurra.
Olga la bacia per prima.
Piano, piano, io sono qui con te, Vera si siede accanto.
Ora andrà tutto bene, figlia, non sei sola le rimbocca la coperta, dice Vera.
Restano a lungo con Lucia, parlano di molte cose.
Da allora Lucia ha due mamme; poi arriva un marito e due figli. Olga e Vera hanno una sola figlia condivisa. Si incontrano ogni tanto, tutti insieme.
Grazie mille per aver letto, per il vostro sostegno e i vostri abbracci. Felicità e serenità a tutti!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

four × five =

Una figlia per due mamme
In fila per la gioia dell’infanzia