– Nonna, posso fermarmi un po da te? singhiozzò Giulia, con gli occhi gonfi di pianto Non ce la faccio più a vivere con lui.
Certo che puoi, resta quanto vuoi, tesoro rispose dolcemente Vera Lorenzi, stringendo la nipote in un abbraccio che sapeva di pane caldo e coperte stese al sole. Di nuovo ti ha fatto del male?
Sì mi tratta male sospirò Giulia, mordendosi le labbra. Ma mamma non vuole che lo lasci, ha paura di litigare coi suoi genitori. Io però non riesco più a sopportare.
La nuora di Vera, mamma di Giulia, non era mai stata nelle sue grazie. Fredda come la nebbia invernale sul Naviglio, calcolatrice, metteva la facciata molto prima dei sentimenti, specie degli altri. Aveva praticamente costretto Giulia a sposare Nicola solo perché il padre di lui ricopriva una posizione importante in Comune.
Nicola ti picchia? chiese sottovoce Vera Lorenzi.
Mi picchia, sì e le lacrime di Giulia scesero come la pioggia daprile sui gerani del terrazzo.
I tuoi lo sanno? la voce della nonna era diventata tagliente come una lama da prosciutto.
Sanno, sì rispose Giulia, strozzata dalle lacrime.
E non ti lasciano andare via? la bocca tremava allanziana.
No sussurrò Giulia. Dicono che se me ne vado li faccio vergognare davanti a tutti. E che è colpa mia, che dovrei essere più accomodante. Ma come posso esserlo, se lui è cattivo e crudele? Non ce la faccio più, nonna.
Se non ce la fai, non starci le lisciò i capelli Vera Lorenzi, forte e solida come una quercia. Resta qui, parlerò io con tua madre e tuo padre.
Ma come sarebbe che ha lasciato il marito?! urlò Nella, la madre di Giulia, quando Vera la chiamò Deve tornare subito da lui!
Basta urlare la troncò bruscamente Vera Lorenzi Giulia non va da nessuna parte.
Ma lo sa, quanti euro abbiamo speso per quel matrimonio? continuava Nella, con la voce scomposta. La famiglia di Nicola è rispettata, e ora la nostra si copre di vergogna!
La vergogna sei tu, e ti sopportiamo solo per abitudine tagliò corto Vera Ho finito di parlare con te. Hai capito cosa ho deciso.
Riattaccando, sentì il tonfo e lurlo arrabbiato di Nella che, nella fantasia storta di quel sogno, lanciava il cellulare contro il muro, urlando ingiurie come solo le peggiori zitelle di paese. Subito dopo, Vera si affrettò a chiamare il figlio.
Lo sapevi che quel bastardo di Nicola picchia Giulia? tuonò verso Matteo, il figlio.
Beh, insomma avevo sentito qualcosa, ma magari Giulia esagera lei magari se lo inventa, mamma
Ma sei scemo o ci fai?! ribatté Vera Lorenzi, la voce che tonava per tutta la stanza. Tua figlia subisce botte dal marito e tu balbetti come un allocco?
Ma che dovrei fare? rispose confuso Matteo È suo marito
Dovresti andare a rompergli la faccia! gridò Vera Così impara a non maltrattare la nostra ragazza! Lui deve sapere che Giulia non è orfana, qualcuno dalla sua parte ce lha!
Lascia stare, ci penseranno loro rispose stizzito Matteo.
Si vede, che volete solo salvarvi la pelle sulla pelle di vostra figlia sbottò Vera Lorenzi, stringendo i pugni.
Due giorni dopo, arrivò una delegazione: il marito di Giulia e i genitori di lei, tramestando e protestando tra il profumo di caffè e torta appena sfornata.
Giulia DEVE tornare da suo marito! annunciò Nella appena varcata la soglia.
Giulia non deve nulla a nessuno! rispose secca Vera Lorenzi È vostra figlia, sangue del vostro sangue. Voi fate finta che sia una sconosciuta. Vergognatevi!
È tutto un tuo brutto influsso! accusò Nella. Io per questa bravata potrei rovinarmi rapporti importanti con Gregorio Bernardi!
Gregorio Bernardi insegni prima al figlio a non alzare le mani su una donna! guardò Nicola, che abbassò lo sguardo sulle piastrelle.
Ma non lha colpita forte e poi, tra marito e moglie non mettere dito intervenne Nella per difendere il genero.
Matteo, tu cosa dici? si voltò Vera verso il figlio.
Lasciali stare, si arrangiano sospirò Matteo Giulia è troppo permalosa, dovrebbe cambiare carattere.
Vera Lorenzi allungò una manata in faccia al figlio, poi mollò ceffoni a Nella e Nicola. Stupiti, indietreggiarono.
È per scherzare. Ci affezioniamo così, no? Vi siete offesi? Be, è solo questione di carattere Andate a casa e cambiate carattere pure voi!
Trascinando via la piccola folla, Vera chiuse la porta col sorriso di chi ha vinto la lotteria.
Andate, forza! E portatevi pure quel disgraziato. E al padre di Nicola dite che insegni leducazione. E Nella, se hai tanta voglia di piacere a Gregorio, sposatelo tu suo figlio!
Non metterò più piede in questa casa! urlò Nella scendendo le scale.
Perfetto! rispose Vera Come nuora lasci a desiderare, come madre sei un completo disastro.
Rimasta sola con la nipote, che tremava nellaltra stanza come un gatto sotto il temporale, Vera si stropicciò le mani e disse: Eh, impara a difenderti nella vita. Nessuno ti dirà grazie se vivi per piacere agli altri.
Devi convincere tua madre a non impicciarsi tra me e te! urlava Nella al marito, stringendo tra le mani un bicchiere di vetro. Cosa penserà la gente? Il matrimonio di Giulia ci avrebbe aperto le porte ai salotti importanti e ora, se divorzia, tutto sfuma. Capisci, tutto!
Ma che te ne fai dei salotti? chiese stanco Matteo Non ti manca niente
Mi manca! Mi mancano i soldi, la posizione, linvidia degli altri! urlava isterica Nella.
Matteo sospirava, la testa che ronza di voci e voglia solo di fuggire via nella nebbia. Avrebbe voluto urlarle basta!, ma si limitò a mormorare: Va che ci parlo.
Va che ci parli lo schernì Nella, e Matteo si ritirò in camera sua, stanco di liti che sembravano sempre uguali, come una pasta scotta.
Il giorno dopo Matteo tornò dalla madre.
Nemmeno provarci! lo accolse Vera.
Stai tranquilla rispose Matteo non ci provo.
Allora che vuoi?
Posso fermarmi da te per un po?
Cosè, non la sopporti più? gli sorrise di lato Vera.
Non ne posso più delle sue scenate sospirò Matteo Sembra impazzita.
Hai voluto la bicicletta, ora pedala disse ruvida Vera Dovresti imparare a difendere i tuoi spazi e i tuoi diritti. Sei diventato un asino, ti fai guidare da tutti.
Matteo annuì, e Giulia si piegò vicino a lui, la testa sulla sua spalla, affaticati entrambi come due passerotti dopo il temporale. Sapevano che la madre aveva sempre annientato il padre, e lui, timido e gentile, non aveva mai saputo reagire.
Meno male che Giulia ha saputo tirarsi fuori da tutto, disse Vera guardando la nipote con occhi carichi di futuro. La vita è vostra, le scelte sono vostre, e dal coraggio delle vostre decisioni dipende tutto. Capito, piccioncini?
Giulia e Matteo annuirono. Vera Lorenzi sospirò e aggiunse: Oh, quanto cè ancora da imparare
Quello stesso giorno Matteo prese la sua roba e annunciò a Nella che sarebbe andato via. Lei reagì con strepiti, piatti rotti e scarpe lanciate come nei brutti sogni di paese.
Nicola, invece, telefonava tutti i giorni a Giulia: prima pregava, poi pretendeva, infine minacciava. Ma Giulia teneva duro, la sua nuova vita ferma davanti, come una strada assolata tra gli ulivi.
Dopo una settimana, sulla porta di Vera apparve Gregorio Bernardi, sostenuto dallaura di sindaco eterno, che tuonava: Ma siete tutti matti qui? Una scappa dal marito, uno scappa dalla moglie! Tornate subito a casa! E lei, signora Vera, smetta di incoraggiare queste sciocchezze!
Vera, le mani sui fianchi, fiera nella sua vestaglia a fiori, rispose: E tu chi sei per insegnare qualcosa a me? Insegna piuttosto a tuo figlio come si sta al mondo.
Ci ho già parlato, disse Gregorio, con voce più sommessa Ha detto che non succederà più.
Dovevi parlarci prima che succedesse! replicò Vera.
Perché peggiorare la situazione e rovinare la reputazione di una ragazza? aggrottò le sopracciglia Gregorio Nostro figlio la ama, cambierà, non bisogna farci svergognare dal divorzio. Potrei pure far girare brutte voci: dire che Giulia è leggera o trascurata
Gregorio, non farmi ridere rise calmissima Vera Potrei ricordare a tutti che alle elementari ti facevi la pipì addosso Cosa credi che vogliano sapere, che tuo figlio è un marito pessimo o che da ragazzino eri il terrore della scuola?
Gregorio impallidì: Non lo farebbe!
Ma tutti in paese credevano a Vera, che era stata pure sua maestra. Chi avrebbe mai osato negarlo? E nel paese, si sa, le storie restano anche se poi si smentiscono.
Chissà dipende da come ti comporti rispose Vera, serissima.
Gregorio si sentì di nuovo bambino sudato davanti al registro. Poi si riprese: Va bene, accetto.
Così si fa! ne fu lieta Vera Ora offri a me e Giulia una vacanza alle terme, per curare le ferite dellanima, e vai a raccontare in giro che Giulia è partita dietro alla nonna per aiutarla.
Gregorio abbassò la testa. Vera, per lui, era come la Befana dei ricordi: dolce e minacciosa insieme. Lei sapeva sempre come ottenere quello che voleva: a volte bastava una carezza, altre lo spauracchio di unantica figurina di scuola.
Va bene, terme saranno concesse Gregorio. Scusatemi. E perdonate quel cattivo di mio figlio. Ho sbagliato io.
Dico anchio concluse Vera Vai e insegna! E un mio consiglio: vivi secondo coscienza, non per quello che sussurra il paese. Se sei giusto, nessuno ti condannerà.
Gli occhi di Gregorio brillarono, annuì in silenzio e se ne andò. Regalò davvero la vacanza promessa, e il rispetto per Vera rimase intatto, come una torta ben fatta. Anche Giulia gli era sempre piaciuta; peccato che il figlio avesse rovinato tutto.
Il divorzio di Giulia e Nicola arrivò dopo un anno, in silenzio, quasi in punta di piedi. Entrambi avevano trovato un nuovo amore, e la tempesta era passata. Giulia si sposò di nuovo, ora ride felice coi suoi due bambini e ha portato la nonna a vivere con sé, come Vera aveva fatto con lei.
Matteo invece restò con la madre, senza mai divorziarsi: nella strana logica dei sogni, aveva scelto la pace della casa materna al frastuono del mondo.
Relazioni Familiari – «Non ce la faccio più a vivere con lui, nonna, posso restare da te?» singhio…




