«– Ma come potrei essere sola? – rispondeva lei – No, guardate che ho una famiglia numerosa! Souveni…

Ma come faccio a sentirmi sola? rispondeva lei sorridendo No, dai, ma quale solitudine, io ho una famiglia grandissima!

Giuseppina viveva da qualche anno da sola in una piccola casetta in periferia di un paese tra le colline della Toscana. Ogni volta che qualcuno le faceva notare che era sola, lei rideva di cuore:

Ma non sono mica sola! Siete matti? Io ho una famiglia numerosa!

Le signore del paese si sorridevano complici facendosi l’occhiolino, ma appena si voltavano, giravano il dito vicino alla tempia, come a dire ma questa un po strana lo è davvero, famiglia… con chi? Nessun marito, nessun figlio, sembra una bestia selvaggia, sempre da sola.

Ma per Giuseppina quei familiari erano i suoi animali. E poi, sinceramente, non gliene importava niente di quello che pensassero gli altri. Nel paese, gli animali si tenevano solo per utilità, le galline per le uova, un cane che sorvegli il cortile, al massimo una gatta che scacci i topi.

Invece da Giuseppina cerano cinque gatti e quattro cani. E pensare che vivevano tutti in casa con lei, non nel cortile! Oh, i vicini non se ne facevano una ragione.

Parlavano tra loro, ma con lei era inutile: a quella là puoi dire ciò che vuoi, tanto ti ride in faccia, si confidavano le signore.

Lasciate perdere, a loro basta la strada, noi stiamo bene tutti insieme in casa, davvero! diceva Giuseppina ridendo.

Cinque anni prima Giuseppina aveva perso marito e figlio lo stesso giorno. Tornavano da una battuta di pesca quando un camion pesante ha perso il controllo sulla statale ed è finito sulla corsia opposta.

Dopo aver ripreso a vivere come in trance, Giuseppina capì che non riusciva più a stare nellappartamento dove tutto le ricordava i suoi cari. Nemmeno le strade dove andava con loro, i negozi, i saluti dei vicini così carichi di compassione.

Dopo sei mesi vendette lappartamento e con la sua gatta, Mimma, si trasferì in un paesino, comprando una casetta ai margini della campagna. Destate curava lorto, e in inverno trovò lavoro come cuoca nella mensa del capoluogo di provincia.

Gli altri animali sono arrivati uno alla volta, con storie diverse: chi era un randagio davanti alla stazione, chi si rifugiava dove trovava un po di cibo.

Così, questa donna considerata sola, si era creata una famiglia vera, fatta di anime simili, anche loro ferite e sole. Ma il cuore grande di Giuseppina sapeva guarire ogni tristezza, e loro la ripagavano con una fedeltà e un affetto sinceri.

Cera amore e calore per tutti.

E nonostante le difficoltà, c’era sempre anche abbastanza cibo per tutti. Sapeva che non poteva portare a casa animali per sempre, e ogni volta prometteva a sé stessa di fermarsi.

A marzo, dopo qualche giorno di sole tiepido, l’inverno si fece di nuovo sentire: vento gelido, neve che copriva la terra e obbligava tutti a rientrare in casa.

Giuseppina si affrettava a prendere lultimo autobus delle sette che la riportava alla sua frazione. Erano due giorni di riposo e aveva fatto la spesa: del cibo per sé e per la sua tribù pelosa, oltre a qualche avanzo portato dalla mensa. Le borse pesavano, e le mani ormai le tiravano.

Decisa a rispettare la promessa che si era fatta, cercava di non guardare in giro, pensando solo a quei musetti che laspettavano a casa, e a quanto fosse fortunata.

Eppure, sai quando dici le cose importanti le sente solo il cuore? Beh, a pochi metri dallautobus, ebbe un presentimento e si voltò.

Sotto una panchina cera un cane. La fissava, ma con uno sguardo perso nel vuoto, senza vita. Chissà da quanto tempo era lì, la neve già lo aveva quasi ricoperto.

Intanto la gente passava, ognuno con la sua fretta, arrotolati dentro sciarpe e cappucci. Possibile che nessuno vedesse?

Giuseppina sentì un pugno allo stomaco, e non pensò più né allautobus né alle promesse. Mollò le borse e si avvicinò.

Il cane batté le ciglia piano.

Grazie al cielo, sei viva! Dai, piccola, su, vieni da me

Non si mosse, ma non fece nemmeno resistenza mentre Giuseppina la trascinava fuori. Era talmente stanca, quasi si stava lasciando andare.

Giuseppina nemmeno ricorda come abbia fatto ad arrivare nella sala dattesa dellautostazione, con le sue borse pesanti e il cane tra le braccia.

Seduta in un angolo, cominciò a massaggiarle le zampe, scaldarla, carezzarla.

Forza, dolcezza, torna tra noi, abbiamo ancora da tornare a casa. Tu sarai la mia quinta cagnolina, così facciamo pari! le sussurrava.

Tirò fuori dalla borsa una polpetta e la porse al cane. Allinizio non voleva, ma poi, scaldandosi un po, tornò la voglia di vivere: il muso si illuminò, le narici si mossero e, alla fine, la polpetta sparì.

Dopo unora, finite ormai le corse degli autobus, Giuseppina e la sua nuova amica facevano lautostop sulla provinciale. Si era ingegnata col cinturino per improvvisare collare e guinzaglio, anche se la bestiola che chiamò Lella non si staccava mai dal suo fianco.

Dopo dieci minuti che sembrarono eterni, una macchina si fermò. Giuseppina quasi non ci credeva.

Grazie, davvero, la faccio sedere in braccio così non sporca nulla!

Tranquilla, le rispose il guidatore che poi la cagnolina tanto piccola non mi pare. Che stia pure sul sedile

Ma Lella, spaesata, si avvinghiò a Giuseppina, tremando ancora, e si adattò sulle sue ginocchia.

Così ci scaldiamo entrambe sorrise Giuseppina.

Il conducente non disse nulla; accese solo il riscaldamento, lanciando di tanto in tanto unocchiata alla donna accanto a lui, indaffarata ad abbracciare la sua nuova figlia pelosa, finalmente rilassata e serena.

Quando arrivarono davanti al cancello, uscì dallauto per aiutarla con le borse. La neve aveva già coperto tutto, e per aprire la cancellata dovette dare una bella spinta. Il ferro arrugginito cedette, e il cancello collassò di lato.

Non ci faccia caso, sospirò Giuseppina è da mesi che dovrei sistemarlo.

Da casa si sentiva già un concerto di latrati e miagolii. Giuseppina si affrettò ad aprire la porta, e la sua grande famiglia corse fuori tutta insieme.

Ma dove siete stati? Speravate mi fossi persa Eccoci qua, abbiamo una nuova amica, fatele spazio!

Lella stava nascosta dietro le gambe di Giuseppina, mentre i suoi cani scodinzolavano e fiutavano le borse ancora nelle mani delluomo.

Venite dentro, forza! Se non vi spaventa il caos, prendetevi un tè con noi.

Luomo lasciò le borse, ma rifiutò linvito:

È tardi, meglio che vada. Dai da mangiare ai tuoi, ti aspettavano un sacco

Il giorno seguente, verso mezzogiorno, si sentì un rumore nel cortile. Giuseppina, infilata la giacca, uscì e vide il guidatore del giorno prima impegnato a sistemare il cancello, con tutti gli attrezzi sparsi attorno.

Vedendola, le sorrise:

Buongiorno! Ieri le ho rotto il cancello, oggi sono venuto a ripararlo! Io sono Giovanni e lei?

Giuseppina

Intanto la banda pelosa annusava curiosa lospite; lui li accarezzava, accoccolato a terra.

Giusy, non stia al freddo, entri! Finisco in un attimo e un tè lo prendo volentieri Nel bagagliaio cè anche una torta e qualche regalo per la vostra allegra compagnia.

Ecco, questa è la storia di Giuseppina e della sua strana, meravigliosa famiglia. Se ti è piaciuta, dimmelo pure; mi fa piacere condividere queste emozioni con chi ci tiene davvero.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

two × one =

«– Ma come potrei essere sola? – rispondeva lei – No, guardate che ho una famiglia numerosa! Souveni…
– Ecco fatto! – esclamò Sandro. – Tutto giusto! L’ultima parola deve sempre spettare all’uomo La mattina arrivò a casa degli Efimenco il loro nipote adulto dalla città, quello il cui matrimonio avevano appena festeggiato. Sandro era venuto a prendere delle patate, perché aveva sempre aiutato i suoi adorati nonni a seminarle e a raccoglierle. – Allora, Sandro, racconta: come va la vita con la tua Svetlana? – chiese subito la nonna, trafficando vicino ai fornelli. – Eh, nonna, va un po’ come capita… – rispose Sandro con poca convinzione. – Un po’ così, un po’ colà… – Aspetta, aspetta – si insospettì nonno Giovanni. – Come sarebbe “così e colà”? Già litigate oppure no? – Litighiamo, no, nonno. Però stiamo cercando di capire chi comanda in casa – confessò Sandro. – Eh… – sospirò la nonna con una risatina mentre girava il sugo – avrete proprio trovato una cosa su cui discutere. Dovrebbe essere chiaro già di suo. – Eh già – rise anche il nonno – è chiaro che in famiglia comanda sempre e solo la moglie. – Ma va là… – risuonò ancora dalla cucina. – Nonno, ma dici sul serio? – Sandro guardò il nonno sorpresa. – Stai scherzando, vero? – Ma neanche per sogno – ribatté Giovanni. – Chiedilo pure a tua nonna. Dai, Caterina, dì: chi prende sempre l’ultima decisione in questa casa? – Ma smettila di dire sciocchezze – rispose la nonna affettuosamente. – No, avanti, dimmelo – insistette Giovanni. – Chi decide, tu o io? – Beh, io… – Dai, non ci credo – disse il nipote. – Io qui non l’ho mai visto questo. E secondo me, a comandare dev’essere l’uomo. – Ma smettila, Sandro! – rise ancora il nonno. – In una famiglia vera non funziona come pensi tu. Ora ti racconto un paio di storie e vedrai. Storia – Ecco che inizia… – borbottò un po’ infastidita la nonna. – Mo’ sicuramente parlerà della motocicletta. – Quale motocicletta? – chiese Sandro stupito. – Quella che arrugginisce nel fienile – confermò il nonno allegramente. – Sta per compiere cent’anni quella lì. E sai come mi ha convinto tua nonna a comprarla? – La nonna? Ti ha convinto lei? – Sì, proprio lei. Mi ha dato i suoi soldi, quelli messi da parte. Ma prima c’è stata un’altra storia. Un giorno ho guadagnato dei soldi, giusti giusti per una moto con il sidecar. Dico a Caterina – tua nonna – che voglio comprarla. Così portiamo le patate dal campo a casa più comodamente. Una volta ci davano i campi fuori paese. Ma tua nonna ha fatto muro. Dice: meglio comprarci una televisione a colori – che allora costava una fortuna. Patate, diceva, le hai sempre portate in bici, continua pure così. Un sacco sulla canna, via. Va bene, dico io, l’ultima parola spetta sempre a te. Abbiamo comprato la televisione. – E la moto? – chiese allora il nipote. – La moto l’abbiamo presa… – sospirò la nonna – ma solo dopo. Prima tuo nonno si è rotto la schiena, tanto che ho dovuto portare tutte le patate io, praticamente da sola. E solo, quando a novembre abbiamo venduto i maiali per la carne, gli ho dato tutti i soldi e gli ho detto: vai, in paese a prendere la moto col sidecar. – E l’autunno dopo avevamo di nuovo dei risparmi – continuò il nonno. – E ho detto: questi servono per rifare la sauna. Quella dei miei genitori aveva il tetto marcio, le pareti pure. Ma tua nonna voleva i mobili nuovi, come tutte le persone perbene. Va bene, dico io, l’ultima parola spetta a te. Abbiamo preso i mobili. – E a primavera la sauna è crollata – concluse la nonna – che quell’anno aveva nevicato tanto… Il tetto non ha retto. Da allora ho deciso: come dice Giovanni, così si farà. – Ecco appunto! – esclamò Sandro. – Allora ho ragione! L’ultima parola deve sempre spettare all’uomo! – Eh no, Sandro, non hai capito – rise il nonno. – Perché prima di fare qualunque cosa, vado da tua nonna e chiedo: “Posso rimettere il forno?” Se mi dà il permesso, allora sì. Dipende sempre da lei. – E io dopo tutta quella storia rispondo sempre: fai come credi tu. – Quindi vedi, Sandro, alla fine l’ultima parola deve sempre essere della moglie – concluse il nonno. – Capito il trucco? Sandro ci pensò un attimo, poi scoppiò a ridere. Quando si fu calmato, rifletté ancora un attimo e gli si illuminò il volto. – Ora sì che ho capito, nonno. Torno subito a casa e dico a Sveta: “Va bene, amore, andiamo in vacanza in Turchia come vuoi tu! E la macchina? Beh, per ora niente officina, tanto l’automatico si deve cambiare. Se ci lascia a piedi, pazienza. Lavoreremo in autobus quest’inverno, basta alzarsi un’ora prima, che sarà mai…” Faccio bene, nonno? – Fai benissimo! – rise il nonno. – Vedrai che tra qualche anno troverete il vostro equilibrio. Perché, credimi, la moglie deve essere sempre la regina di casa. E l’uomo vive molto più tranquillo… te lo dico per esperienza!