La stanza dospedale era una tortura: tra il verde smorto delle pareti e il pianto assordante dei neonati della stanza accanto, Anna si tappò le orecchie con le mani. Aveva un unico desiderio: scappare via al più presto e dimenticare tutto come un incubo
Annina, su, almeno buttaci un occhio! la pregava la zia Giuliana, lostetrica ormai in là con gli anni. È una tua fotocopia, pare proprio te!
No! Non ci provate nemmeno! Ho già firmato il foglio di rinuncia, no? Allora basta, cosaltro volete da me? La voce di Anna era già a un soffio dal pianto. Non ho dove portarla! Ve ne rendete conto?!
Piano! Che sennò ti mette paura la bimba. Comè che non hai dove andare? Vivi per strada, forse? Zia Giuliana la fissò da sopra gli occhiali. Hai una mamma, un papà?
Ho solo la mamma, anziana e malata. Ha bisogno lei di aiuto, altro che una bimba piccola! Se torno in paese con una neonata mi prendo solo derisioni!
E chissenefrega, che ridano! Meglio che piangere, no? ribatté la zia con una risata. A parte tutto, la gente chiacchiera e poi si dimentica. Ma tu, Anna, ti mangi le mani per tutta la vita, se la lasci qui questa piccina.
Anna si nascose il viso tra le mani e scoppiò a piangere. Giuliana Capuano sentì che ormai laveva quasi convinta: bastava solo un piccolo passo
Guardala! Ha proprio il nasino tuo: grazioso, allinsù. E quegli occhioni Fidati, sarà una bellezza dagli occhi chiari. Proprio come la mamma.
Ma non ho nemmeno le tutine! E poi con quali soldi torno a casa insieme a lei? cominciò a cedere finalmente Anna.
Tutto qui il problema? Ma smettila, ci pensiamo noi! Un po di euro dal fondo solidale li troviamo, e mettiamo insieme un corredino degno di una principessa! E io ti accompagno in stazione. Allora, come la chiamiamo questa figlia tua?
Eva
Perfetto! È proprio il suo nome. Dai, prendi Eva, dagli da mangiare, io torno dopo.
Zia Giuliana trattenne il respiro mentre porgeva la piccolina alla mamma. Anna, interdetta ma dolcissima, laccolse tra le braccia. Mentre una silenziosa cascata di lacrime le rigava il volto, sentì che non avrebbe mai potuto abbandonare quella bambina.
Allora? Ce lhai fatta? le chiese il medico, sbucando dalla porta. Ritiri la rinuncia?
Ce lho fatta! trionfò lostetrica, asciugandosi una lacrima di gioia.
Al binario, Anna sembrava destarsi da un sogno a metà tra lassurdo e il terrificante. Teneva Eva stretta come per paura di farsela portare via. Accanto a lei, zia Giuliana, fedele alla promessa, la accompagnava in stazione.
Grazie Mi vergogno io stessa di aver pensato di abbandonare mia figlia, mormorò Anna.
Non è facile, lo capisco. Ma sappi che i periodi brutti passano, mentre una figlia la perdi davvero per sempre Io, sai, ho fatto un errore simile tanti anni fa. Me lo porto ancora dietro, si lasciò sfuggire Giuliana.
Un errore? Lei? Ma per me è sempre stata una santa, si stupì Anna.
Mi ritrovai sola Senza famiglia, senza casa. Ho tentato di liberarmi della gravidanza, ma i dottori si rifiutarono, mi dissero che ormai era troppo tardi. Allora mi rivolsi a una mammana, una di campagna. Lei mi aiutò ma così facendo, sono rimasta sterile per sempre.
Davvero non si poteva più fare nulla? Anna la fissò, senza parole.
No, sospirò la donna. Avevo anche un marito fantastico, ma se nè andato appena seppe che bambini, con me, nessuna speranza A quel punto, Giuliana si commosse e pianse, senza riuscire a fermarsi.
Mi dispiace tantissimo Anna la abbracciò. Sempre tra i bambini degli altri e senza mai averne tra le braccia uno suo
Annina, tieniti stretta Eva. E ascoltami: se mai la vita ti sembrerà troppo insopportabile, tu sai dove trovarmi.
Si abbracciarono forte, come parenti vere. Quando arrivò il treno, Anna salutò con la mano la zia Giuliana per tutto il tempo che restò sulla banchina, mentre la donna, rimasta sola, si asciugava le lacrime a occhi bassi.
Il viaggio fu lungo e faticoso. Anna si avvicinava a quella che era stata casa sua, una mano sulla figlia, nellaltra il sacco con tutto quello che le avevano regalato in ospedale per la piccola. E ora mia mamma che dirà? Come reagirà? si chiedeva, impaurita.
Annina? Sei proprio tu? sbucò la vicina, la signora Rosaria, dallorto oltre il cancello.
Sì, sono io. La mamma cè?
Non sai niente, vero? fece la signora. Tua mamma, la povera Maria, è morta ormai sei mesi fa.
Forse era meglio così, pensò Anna amaramente. Almeno la mamma non aveva visto la vergogna. Guardò Eva: Sì, è mia figlia! disse con orgoglio nuovo.
Entrò in cortile sulle gambe molli come spaghetti scotti, un misto tra voglia di urlare e di mettersi a piangere. Ma stringeva la figlia fra le braccia: non poteva permetterselo, ora doveva pensare a lei. Forza piccolina, ora non siamo più sole. Ce la faremo, te lo prometto.
***
Passarono dieci anni. Arrivava il Natale. Anna trafficava tra pentole e il profumo di ragù, mentre Eva guardava incantata i vialetti gelati del giardino.
Mamma, ma perché io non ho una nonna? Tutte le mie amiche vanno a Natale dai nonni: regali, dolci, abbracci! Eva si fece pensierosa.
Purtroppo la nostra nonna se nè andata da tanto. Non ha mai potuto conoscerti, cuore mio, rispose Anna, un po triste.
E laltra nonna?
Quale altra? chiese Anna, sorpresa.
Beh, i bambini mica hanno due nonne? insisteva la piccola.
Seconda nonna ecco, forse ce labbiamo anche noi! Possiamo farle una visita e portarle dei biscotti. È una che lavora in ospedale, una persona buonissima: la mitica zia Giuliana! rise Anna, ricordando lostetrica.
Detto fatto. Il giorno dopo Anna ed Eva presero il treno per la città. Una volta arrivate in ospedale chiesero della signora Giuliana Capuano.
Non lavora più qui da un pezzo! rispose la receptionist. È in pensione, problemi di salute.
Oh no Noi siamo venute apposta da lontano Avete mica un recapito?
Non sarebbe legale, sapete? La conoscete di famiglia?
Ma certo, sono sua nipote! mentì Anna in preda alla disperazione. È tanto che non ci vediamo, ho perso il suo indirizzo
Per favore! gorgheggiò anche Eva. Vogliamo tanto vedere la nostra nonna!
Va bene, vediamo che si può fare cedette la receptionist.
Dopo un quarto dora tornò con un foglietto. Ecco qui, ma salutatemi tanto la signora Giuliana!
Grazie, glielo promettiamo! Anna splendeva dal sollievo.
Presero un taxi ed eccole sotto il portone. Anna saliva le scale col batticuore. Spero solo di non arrivare troppo tardi, pensava. Alla porta si affacciò Giuliana Capuano: viva, arzilla e sorridente.
Buonasera! salutò Anna.
La signora la osservò per qualche secondo prima di riconoscerla: Anna?! sussurrò.
In persona! E lei, signora Giuliana, non è cambiata per niente! Si ricorda di Eva?
Certo che mi ricordo! sghignazzò Giuliana. Ma perché restiamo qui sulluscio? Venite, entrate ragazze!
Dopo mezzora, tutte e tre erano sedute a tavola a raccontarsi la vita. Eva intanto giocava con il gatto e guardava i cartoni italiani preferiti.
Anna, fermatevi a vivere con me! Io sono sola anche voi, in fondo propose Giuliana. Troviamo una bella scuola per Eva, tu qui puoi lavorare!
Non so E la mia casetta? Mi dispiace lasciarla. Perché non viene lei da noi? Facciamo una bella vita di campagna! Prendiamo pure una mucca, se vuole! Da noi laria è pulita, cè un fiume, destate è un paradiso che Roma se lo sogna, tentò Anna.
Ma scherzi! È sempre stato il mio sogno lorto, e la mucca poi non osavo nemmeno immaginarlo! rise Giuliana, gli occhi già pieni di luccichio e speranza.
Allora è deciso! Si viene in campagna! esultò Anna.
Nonna Giuliana, starai sempre con noi ora? chiese Eva, stringendola forte.
Sì, tesorina: ho sempre sognato una nipotina così meravigliosa!
Il giorno dopo partirono tutte e tre, con valigioni grandi quanto una vacanza di Ferragosto alla Riviera. Ciascuna di loro, a modo suo, era felice. Anna si sentiva finalmente con una famiglia tutta sua. Giuliana non avrebbe mai più pensato, alla sua età, di trovare nuovi affetti e una nuova casa nel verde. Eva era al settimo cielo: anche lei aveva finalmente una nonna da abbracciare.
La corsia d’ospedale era un peso insopportabile, opprimente e piena di pianti. Anna si tappò le orec…




