Scandalo nuziale all’italiana

Scandalo al matrimonio

Lhai fatto apposta! La voce di Irina riecheggia nella sala così forte che persino i musicisti nellangolo smettono uno dopo laltro, come se qualcuno avesse staccato la spina. Lo sapevi benissimo e lhai fatto di proposito!

Tania sta a due passi dalla sorella, nel suo abito avorio con il bordo di pizzo, e la guarda con tranquilla fermezza. Non è fredda, non è ostile, solo presenza, come se tutto questo lo avesse già previsto.

Ira, basta, dice con voce bassa.

Basta? Basta?! Irina fa un passo avanti, una sedia dietro di lei traballa e rischia di rovesciare un bicchiere di spumante. Io ti ho chiesto solo una cosa! SOLO UNA! Darmi il bouquet di persona! A me! Non lanciarlo nella folla come al mercato, ma consegnarmelo direttamente! Ti rendi conto di cosa significa? Cambia tutto!

Gli invitati restano immobili. Seduti ai tavoli vicino alle finestre ci sono circa sessanta persone, forse di più. Zii, cugini, amiche della sposa, colleghi dello sposo. Qualcuno tiene la forchetta sospesa a mezzaria, qualcuno posa il bicchiere e finge di osservare la tovaglia con interesse. Zio Sergio, fratello del padre, tossisce e si gira verso la finestra.

Galina Pervinca si alza velocemente, quasi silenziosa, come chi è esperto a spegnere incendi prima che divampino.

Iriu, dice con il tono che si usa con i bambini, vieni con me.

Mamma, lasciami stare! Irina ritrae la mano, ma si volta. In quel gesto cè qualcosa di fragile, di infantile. Lo sapeva che ci tenevo a quel bouquet. Avevamo fatto un accordo!

Non eravamo daccordo, risponde Tania sempre sottovoce. Hai detto che lo volevi. Non è la stessa cosa.

Irina apre la bocca, poi la richiude. Dopo ancora la riapre e ne esce qualcosa a metà tra un singhiozzo e una parola incomprensibile. Una lacrima le riga il viso, sciogliendo il mascara in una banda grigia. Irina è bella, anche adesso, nonostante quella striscia e il mento tremante. Alta, capelli scuri, abito lilla che le dona molto. Solo che tutto questo ora è fuori posto, come quando una cosa bella cade nel momento sbagliato.

È tutto rovinato, riesce a dire infine. Lo capisci? Tutto. Adesso è tutto diverso.

Galina Pervinca non replica. Prende la figlia per il braccio, forte ma senza brutalità, e la accompagna fuori. Irina la segue senza resistenza, una sola volta si volta a guardare la sala dove, poco a poco, la musica riprende discreta.

Tania le osserva andar via. Poi si gira verso il marito, che la fissa con laria di uno che non sa cosa dire.

Tutto bene, gli dice. Balliamo.

Il bouquet va a Elena, lamica di Tania delluniversità. Elena era in terza fila, non sperava affatto di prenderlo, ma ci riesce lo stesso perché Tania lancia di lato, con un po più forza del solito. Ridacchia, arrossisce e stringe i fiori al petto. Nessuno la guarda con invidia. Tutti pensano a Irina.

È settembre, caldo e vagamente umido. Il ristorante si chiama La Kalyna, al terzo piano sopra il fiume, dalle grandi vetrate che riflettono i lampioni. Fuori scende la sera lentamente, come avviene a inizio autunno, quando lestate non se nè ancora del tutto andata.

Irina oggi compie ventisei anni e tre mesi. Tania ha tre anni meno di lei. Non sono tanti, ma la differenza è di quelle che non si spiegano con letà.

Tania, fin da piccola, osserva a lungo le cose prima di prenderle in mano. Non perché ha paura, ma per capirle prima. Ha impiegato anni a scegliere la professione, a capire che Dimitri faceva per lei prima di accettare il primo appuntamento. Poi due anni insieme, un anno di convivenza, e infine il matrimonio. Tutto liscio, senza strappi.

Irina è diversa. Fa sempre tutto per prima, di slancio. Poi si raffredda, ricomincia da capo. In tre anni ha cambiato quattro lavori. Non la licenziavano: era lei a andarsene, ogni volta qualcosa non andava colleghi sbagliati, capo insostenibile, troppa strada. Anche con gli uomini: tanti, nessuno giusto, ogni volta questa volta è diverso, ogni volta si sbagliava.

Irina, però, ha un suo ordine. Ogni mattina legge loroscopo sullo smartphone: prima lo Scorpione, suo segno, poi lAriete, il segno dellultimo ex lasciato tre mesi prima, a volte anche i Gemelli, giusto per sicurezza. Se loroscopo dice favoriti gli affari!, fissa subito un colloquio. Se evitare conflitti, allora lavora da casa e mette il silenzioso a tutte le notifiche.

Mercurio retrogrado: il suo nemico. Quando sta per arrivare sempre due settimane prima mette il promemoria non firma documenti, non comincia nulla di nuovo e avvisa tutti. Madre, Tania, amiche, a volte anche persone quasi estranee.

Non fatelo adesso, dice a Tania quando lei e Dimitri annunciano in febbraio che hanno fatto richiesta in comune. Mercurio è retrogrado fino a fine mese. Meglio aspettare.

Abbiamo già fatto la richiesta, risponde Tania.

Ecco, ribatte Irina, come se la cosa spiegasse tutto.

E ecco cosa?

Niente. Ricordatelo solo.

Tania lo dimentica dopo dieci minuti.

Ma con Irina non è mai facile dimenticare. Tiene stretto dentro di sé tutto ciò che considera importante, come un filo di palloncino che potrebbe scappar via da un momento allaltro. Solo che il palloncino non vola, tira verso il basso.

Appena fissata la data delle nozze, Irina sbircia subito loroscopo di settembre. Non buono: la Luna nei Pesci, Venere in Vergine, altro ancora. Telefona alla mamma.

Mamma, dice seria (la chiama per nome e cognome solo quando vuole essere presa sul serio), ti rendi conto che hanno scelto il giorno peggiore?

Perché, scusa?

La Luna.

La Luna è per tutti, Ira.

Mamma, non scherzare. Ho letto unanalisi dettagliata. Quei matrimoni richiedono speciale cautela.

Tutti i matrimoni richiedono cautela, risponde la mamma. Vai piuttosto a comprare un regalo a Tania.

Irina il regalo lo compra, bello, costoso, con scontrino. Ma non si calma.

Comincia a chiamare Tania con consigli: sul colore dellabito (il bianco con dettagli argento non va a settembre, meglio oro), sulla data religiosa, sui fiori (niente ortensie, meglio neutri per lenergia). Tania ascolta, risponde va bene, Ira, ci penserò, Ira, ma poi fa sempre come crede. E le ortensie rimangono, bianche con sfumature verdi, nel grande mazzo.

E poi il discorso sul bouquet. Quello.

Un mese prima.

Sono dalla mamma in cucina, bevono il tè mentre Tania mostra le foto stampate della sala.

Irina le sfoglia, annuisce, non commenta. Poi, allimprovviso:

Mi dai il bouquet?

Quale bouquet? chiede Tania.

Quello da sposa. Quando lo lanci. Non buttarlo a caso, dammelo a me.

Tania la osserva.

Ira, è tradizione. Si lancia a tutte le nubili.

Lo so. Però chi lo prende sarà la prossima a sposarsi. Per me, conta solo prenderlo. Capisci? Se me lo dai a mano, sarà davvero un segno. Ci metti lintenzione, tocca a me.

Lintenzione, Tania ripete.

Sì. Lenergia dellintenzione. Funziona.

Galina, nel frattempo, lava le tazze fingendo impegno.

Ira, dice Tania con cautela, non posso darmelo solo a te. Sarebbe scorretto verso le altre.

Quali altre? Elena?

Anche lei.

Tania. Irina posa le foto. Ho ventisei anni. Sono sola. Tu ti sposi, vivi con Dimitri, avrai tutto. E io? È solo un mazzo di fiori. Non vuoi farlo per tua sorella?

Tania esita.

Non è così che funziona.

Che vuol dire?

Io credo in Dimitri, dice Tania. E credo che insieme riusciremo. Il resto capisco poco.

Irina prende la borsa.

Va bene, conclude. Chiaro.

Esce senza scenate, ma non chiama per una settimana. La mamma poi commenta a Tania che Irina è dispiaciuta e bastava cedere poco. Tania ascolta, annuisce e tace. Ha troppe cose da fare: abito, fiori, menù, organizzazione. La vita la trascina avanti.

Irina arriva al matrimonio con labito lilla, capelli perfetti. È bella, come sempre, sa farsi notare. La madre dice sempre che Irina è espressiva. Non più bella di Tania, solo più evidente. Tania, bionda e riservata, al confronto passa in secondo piano. Ma oggi Tania è la sposa, niente anonimato possibile.

A tavola Irina siede accanto a zia Antonia, migliore amica della madre, e beve solo acqua. Anche questa è una sua regola: certi giorni, con la Luna sbagliata, lalcol amplifica le energie negative. Zia Antonia cerca conversazione raccontando del nipote appena iscritto alluniversità. Irina acconsente senza troppo interesse.

Dimitri fa un brindisi per Tania. Senza retorica, solo per lei. Irina fissa il bicchiere.

Poi lantipasto. Poi il primo e altri brindisi.

Poi ecco: il lancio del bouquet.

Irina si alza per prima e si mette davanti, tra le ragazze single e parenti. Davanti a Tania, che le dà le spalle e stringe il bouquet. Qualcuno conta: uno, due, tre.

Tania lancia.

Il bouquet vola in un arco ampio, un po di lato. Irina avanza una mano, ma i fiori finiscono direttamente a Elena che era lì, quasi distratta.

Un attimo di silenzio.

Poi Irina grida.

Lhai fatto apposta!

È la prima parola di quella scena, e tutto il resto segue: urla, lacrime, squarciata immobilità della sala, Galina Pervinca che spegne il fuoco. Irina urla, parole esaurite che ricominciano, destini, ingiustizie, tutto ora è sbagliato. Tania non alza la voce. Dimitri la tiene per mano.

Poi Galina porta via Irina. La sala respira.

Il caffè Norde è nelledificio accanto, appena tramite un arco dal ristorante Kalyna. Un posto piccolo: bancone chiaro, quattro tavoli, vasi di crassule alle finestre. Di sera è silenzioso: solo un uomo in un angolo col laptop, e il barista, giovane con barba corta e occhiali sottili.

Galina Pervinca spinge Irina dentro, le ordina di sedersi al bancone, Aspettami, e se ne va probabilmente per telefonare o solo per tirare il fiato. Irina non chiede.

Resta lì, a fissare il legno del piano. Il mascara ormai disfatto, il vestito un po spiegazzato sul retro. Dentro, la tipica sensazione dopo unesplosione emotiva: vuoto, freddo, calma irreale. Come dopo un temporale.

Posso portarle qualcosa? chiede il barista. La voce quieta.

Acqua, dice Irina. Poi, No, aspetti. Cioccolata calda no Massaggia la tempia. Avete qualcosa di caldo ma non caffè?

Cioccolata calda, tè con zenzero, acqua calda con limone.

Cioccolata.

Lui annuisce e si mette a preparare. Irina osserva i suoi movimenti, ordinati, mani sicure.

Brutta giornata? chiede lui senza voltarsi.

Ha sentito, constata lei.

Un po. Sono muri sottili.

Allora perché me lo chiede?

Perché brutta giornata e scandalo a un matrimonio non sono uguali.

Lui posa la tazza davanti a lei. Non è la solita bustina: cioccolata vera, profumo di vaniglia e qualcosa di domestico.

Era il matrimonio di mia sorella, dice Irina senza pensarci troppo. Le parole escono e basta.

Capisco.

Avevo chiesto solo che mi desse il bouquet, di mano in mano. Non chiedevo tanto.

Dipende da chi deve darti la cosa.

È mia sorella. Irina stringe la tazza, sentendo il calore nelle mani. Sto vivendo un periodo particolare. Mercurio è uscito dalla retrogradazione il mese scorso, se perdo il momento giusto altri tre mesi buttati.

Il barista tace. Pulisce il bancone.

Lei sa cosè Mercurio retrogrado? domanda lei.

Sì.

Allora sa che influenza può avere.

So cosa significa. Aggiusta gli occhiali. È unillusione ottica. Mercurio non va allindietro, la Terra e Mercurio vanno a velocità diverse, a volte sembra che Mercurio torni indietro. Come due treni, se uno supera laltro, quello superato sembra tornare indietro, ma non è vero.

Irina lo fissa.

Lo so che è unillusione, dice. Ma lenergia

Quale energia?

Astrologica. Simbolica. Non è solo un pianeta, è un archetipo.

Forse, risponde lui pacato. Ma il bouquet lo volevi per un altro motivo. Perché vuoi sposarti. È unaltra storia.

Irina si sorprende a non offendersi. Era pronta a sentirsi aggredita, ma non accade. Solo sorpresa.

Io sono Andrea, dice il barista.

Irina.

Bel nome, Irina.

Lei non risponde al complimento, solo sorseggia. La cioccolata è davvero ottima.

Perché pensi che ti importi più il bouquet che il matrimonio? domanda lui.

Se mi interessasse una persona, parlerei di quella, non dei fiori.

Irina resta in silenzio.

Può essere, riconosce infine.

La caffetteria è tranquilla. Luomo con il laptop se ne va. Fuori, macchine passano, i lampioni si riflettono nelle pozzanghere dopo la pioggia. Dal muro filtra ancora musica: al Kalyna si balla di nuovo.

La mamma non torna. Dopo un po Irina se ne accorge: forse ha pensato che fosse meglio lasciarla sola; oppure è tornata alla festa. O sta chiamando qualcuno in strada.

Andrea riordina le tazze, pulisce la macchina, risponde di tanto in tanto alle sue frasi.

Irina parla. È una novità, di solito non si confida con gli sconosciuti. Ma oggi le parole escono: Mercurio retrogrado, Dimitri, che non vedeva per Tania, la mamma sempre dalla parte della sorella, la primogenita che in casa è sempre quella estrema.

Andrea ascolta. Non annuisce ogni secondo, non dice certo, solo ascolta. Ogni tanto fa una domanda corta, e lei va fuori tema rispondendo.

Hai mai preso decisioni senza guardare l’oroscopo? le chiede.

Certo.

Quale ricordi come ultima?

Irina ci pensa davvero.

Tre anni fa ho lasciato il primo lavoro. Senza oroscopo.

È andata bene?

No. Ho trovato nuovo lavoro dopo due mesi.

Quello scelto con loroscopo poi è andato meglio?

Irina si blocca.

Non sempre, ammette.

Appunto. Dipende da noi, non dai pianeti.

Non è una lezione, è unosservazione. Irina ci medita su.

Lei non crede mai in nulla?

Credo nel caffè macinato bene, sorride Andrea. Nel valore di arrivare puntuali e nellimportanza di ascoltare le persone.

Sono abitudini, non fede.

Forse, ma funzionano meglio di Mercurio.

Ha una barba curata, capelli un po più lunghi della media. Non è il tipo che attira Irina di solito: le piacciono i tipi alti, niente occhiali, ariosi e sicuri. Andrea se ne sta, non entra in scena.

Alle dieci e mezza chiude.

Grazie per la cioccolata, dice Irina.

Prego. Torni a casa da sola?

Ho la macchina Cioè, no, ero con la mamma. Si accorge solo adesso di non sapere dovè la madre. Prende il telefono: tre chiamate perse da Galina Pervinca. Ops.

Chiami, suggerisce Andrea.

Mamma risponde subito, voce normale.

Irina, dove sei?

Qui in caffetteria.

Io sono già a casa. Hai le chiavi?

Sì.

Ok. Vai.

Non chiede come sta, non chiede cosa è accaduto. Vuole solo sapere che è tutto a posto. Questo quasi la ferisce più di una sgridata.

Irina chiama il taxi. Si alza, sistema il vestito, prende la borsa.

Arrivederci, Andrea.

A presto, Irina. Passa pure se vuoi.

Esce nella notte. Laria di settembre ha odore di foglie e umido. Il taxi ci mette otto minuti. Irina si ferma sotto larco, ripensa alla storia dei treni. Uno che supera laltro, e quello indietro, in realtà, va sempre avanti.

A casa si strucca, si infila il pigiama, si sdraia. Sta dieci minuti a fissare il soffitto. Poi apre lapp delloroscopo. Legge il giorno dopo. Poi chiude. Poi apre di nuovo e legge un articolo su Mercurio retrogrado, questa volta non astrologico: spiegazione di orbite, illusioni ottiche. Scopre che era come diceva Andrea. Legge ancora. Si addormenta con il telefono in mano.

La mattina dopo la mamma chiama alle dieci.

Come stai?

Bene.

Ieri non ti ho sgridata.

Me ne sono accorta.

Non perché non mi importi.

Lo so, mamma.

Pausa.

A Tania non ha fatto piacere, dice la mamma. Non si è offesa, ma non le è piaciuto.

Ho capito.

Ok.

Non ne parlano più. La mamma passa ad altro: bisogna ritirare la roba dalla sartoria, vuole fare la minestra. Irina risponde alle domande e, in mezzo alla conversazione, si accorge di pensare non tanto a Tania o al matrimonio, ma a Andrea che ha detto Le persone vanno ascoltate.

Tre giorni dopo Irina passa per caso davanti al Norde.

Era diretta in farmacia, nello stesso vicolo. Davanti alla porta, si ferma. Un attimo, poi entra.

Andrea è al banco. La vede, le fa un cenno.

Americano?

Di solito prendo altro.

Cosa vuoi?

Flat white. Se lo sai fare.

Lo so.

Lei siede dove sempre. Il flat white è perfetto. Dentro il bar di giorno cè più luce, alcuni lavorano, altri chiacchierano a voce bassa.

Sei qui ogni giorno? chiede lei.

Cinque su sette. Sabato e domenica libero.

E oggi è giovedì.

Esatto.

Irina prende il caffè.

Ho letto delle orbite.

Andrea la guarda.

E allora?

Era scritto proprio quello che dicevi. Sullillusione.

Già.

Non dico che hai ragione.

Ok.

Forse io sono solo abituata a spiegare tutto con i pianeti, perché è più facile. Più semplice che ammettere che le cose vanno storte.

Lui non dice niente, ma la osserva più attentamente.

È dura ammetterlo, dice dopo un po.

Terribile, ammette lei.

E sorride, breve, quasi senza voce. Lui pure.

Resta lì quasi unora. Parlano daltro. Scopre che Andrea lavora lì da due anni, prima faceva altro, aveva studiato chimica, lasciato al terzo anno. Non perché non gli piacesse, ma perché il caffè lo affascina di più. Lei pensa sia strano, ma non lo dice.

Quando va via, lui ripete: Passa ancora.

Dopo quattro giorni torna di nuovo.

Poi altri tre.

Poi, senza davvero pensarci, inizia a passare due o tre volte a settimana. Non per appuntamento, semplicemente ci si ritrova lì.

Non si danno appuntamenti. Lei entra, lui cè; si siedono, parlano. Quando Andrea è impegnato, lei legge il telefono e va bene lo stesso.

Una sera di venerdì lo trova a fine turno. Laltra barista, Elisa, con i capelli color ramato, sta pulendo.

Oh, fa Irina.

Vai da qualche parte? chiede lui.

No, solo di passaggio.

Andrea indugia un secondo.

Ti va di fare due passi? La darsena è a due minuti.

Lei ci pensa un attimo.

Sì.

La passeggiata sulla darsena è quasi deserta, foglie bagnate che ricoprono i sanpietrini. Camminano senza meta. Lui le spiega le varietà di caffè, lei ascolta e, sorprendentemente, fa domande. Da dove arriva il caffè, come si tosta, perché uno è amaro e laltro no. Anche se di solito temi così lontani la annoierebbero, questa volta no.

Tu su cosa ti concentri quando conosci qualcuno? chiede lei.

Andrea riflette.

Se ascolta o aspetta solo il suo turno per parlare.

E io?

Tu ascolti. A volte. Quando non pensi ad altro.

Irina ride.

Onesto.

Faccio del mio meglio.

Si fermano su una panchina a guardare il fiume, scuro, solcato dai riflessi dei lampioni. Dallaltra parte brillano luci di case.

Hai letto loroscopo oggi? domanda lui.

No, si sorprende da sola. Non lho proprio guardato.

Bene?

Non so. Strano.

Tornano verso la metropolitana. Lui propone di rivedersi nel week-end seguente. Lei dice che vedrà.

E vede. E torna.

È il secondo fine settimana di ottobre. Si incontrano allingresso del parco, lei con cappotto e sciarpa, lui senza cappello anche se fa freddo. Lei non glielo fa notare.

Si godono la passeggiata, poi entrano in unaltra caffetteria, non il Norde. Lei non direbbe che è un appuntamento, ma nemmeno una passeggiata qualunque. Una via di mezzo comoda.

Davanti al caffè ammette:

Ho chiamato Tania.

E?

Ha risposto. Dieci minuti di chiacchiere non importanti: mamma, lavoro, il viaggio breve dopo il matrimonio.

È andata bene?

Normale. Irina rigira la tazzina. Non ho chiesto scusa.

Per cosa?

Per la scenata al matrimonio.

Perché no?

Non mi venivano le parole giuste. O forse non sono pronta.

Andrea annuisce, non giudica.

Non cè fretta, dice.

Per cosa?

Per chiedere scusa. A volte arriva da solo, senza parole.

Irina lo fissa.

Hai fatto psicologia per caso?

No, serio. Solo che ho una sorella con cui non ho parlato per tre anni. Poi abbiamo fatto pace.

Perché avevate litigato?

Per soldi. Leredità di papà, poca. Lei voleva di più, io dicevo metà per uno.

Come avete fatto pace?

Mi ha chiamato, senza spiegare. Mi ha fatto gli auguri di compleanno. Ho detto grazie. Abbiamo parlato daltro. Fine.

Davvero?

Davvero.

Irina riflette.

Tania invece spiega tutto. Deve sempre dire come la pensa.

Non è un difetto.

No, solo diverso.

Poi aggiunge:

Il più strano è che sono venuta al suo matrimonio certa che sarei stata la più infelice. E invece sì, lo sono stata, ma non perché lei si sposava. Perché pensavo che il bouquet avrebbe cambiato le cose.

Ma non le cambia, dice lui.

No, ride lei. Non è altro che fiori.

Questo a ottobre. A fine mese, si vedono ogni fine settimana e Irina capita al Norde nei giorni feriali non solo per caso. Non lo ammette apertamente, ma Andrea lo capisce.

Un mattino accende lapp delloroscopo per automatismo. Legge il primo paragrafo evitate decisioni impulsive in amore e le viene da ridere. Sincera, leggera. Non cancella lapp, sarebbe troppo drastico; semplicemente la apre sempre meno.

A volte la apre ancora, per esempio a novembre, quando lei e Andrea litigano per la prima volta sul nulla: voleva andare da una parte, lui da unaltra, lei insiste, lui cede poco convinto, alla fine è irritata con se stessa. Legge loroscopo: giornata sfavorevole ai compromessi. Poi chiama Andrea.

Scusa se ho forzato, dice. Non era giusto.

Va bene, fa lui.

No. Non va bene. Ho deciso io senza chiederti. Non si fa.

Adesso chiedi scusa, dice Andrea.

Sì.

Accettate.

Come accettate?

Accetto le scuse. Grazie.

Irina resta muta. Nessuno aveva mai preso le sue scuse così, senza discuterci sopra. O sminuivano, o ripartiva la lista dei torti. Andrea dice solo grazie.

A novembre chiama Tania. Senza motivo preciso.

Come state? chiede Irina.

Bene. Dimitri lavora fino a tardi, io sistemo casa. Sposto mobili.

Ti serve una mano?

No, grazie. Ce la facciamo. Ma grazie per averlo chiesto.

Tania, dice Irina Volevo al matrimonio mi sono comportata male.

Pausa lunga.

Lo so, dice Tania.

Non era giusto verso di te.

Sì.

Non trovavo parole allora. Ma non dovresti aver visto quello spettacolo. Nessuno avrebbe dovuto.

Tania riflette.

Ira, non sono arrabbiata, non più. Mi è dispiaciuto, molto, ma ti conosco. Non sei una cattiva persona.

Non voglio esserla.

Lo so. Pausa. Come stai?

Sto bene. Cè uno che sto vedendo.

Davvero? E nella voce di Tania cè un calore nuovo. Racconta.

Barista. Irina esita. Quella caffetteria dove mi ha portato la mamma.

Tania ride, dolcemente.

Non è stato tutto inutile, allora.

Cosa non è stato inutile?

Il mio bouquet, lo scandalo, non cè rabbia né ironia. Solo luce. Hai trovato ciò che ti serviva.

Irina non risponde subito. Qualcosa in gola la blocca.

Forse, concede infine.

È bravo?

Sì. Un po strano, ma bravo.

Meglio così che troppo giusto, sorride Tania.

Parlano ancora un po, si lasciano con calore. Irina resta col telefono in mano, ripensando: meglio strano che giusto. Parole azzeccate.

Dicembre passa in fretta, come sempre quando si è felici. Luci in strada, bolgia nei negozi, mandarini (che Andrea non ama, anche se gli adatti: lui preferisce il caffè, la frutta secca e i vecchi film italiani). Passano Capodanno a casa sua, piccolo gruppo, sua amica e il marito, qualcun altro. Irina fa linsalata russa e capisce che le piace, non la fa per dovere.

È una sensazione nuova fare una cosa non perché si dovrebbe, ma perché la si vuole.

Per Capodanno esprime un desiderio senza consultare loroscopo.

A gennaio, cominciano a parlare di futuro. Non in modo solenni, ma accennano: se avessimo un gatto, come lo chiameremmo. Destate dove andremmo. Piccole conversazioni da piccole prospettive che diventano grandi progetti.

A febbraio Andrea dice:

Irina, voglio chiederti una cosa.

Sono a casa sua, lui ha appena servito il caffè. Lei sta leggendo qualcosa al telefono.

Dimmi.

Come ti sentiresti se ci sposassimo?

Irina posa il telefono.

In che senso?

Letterale. Stiamo insieme da quasi cinque mesi. Non sono tanti, lo so, ma non vedo altra strada. La guarda fermo, senza fronzoli. Se hai bisogno di tempo, va bene. Volevo solo che lo sapessi.

Irina lo fissa. Un attimo pensa a cosa direbbe loroscopo. Poi scaccia il pensiero come una piuma al vento.

Credo di sì, risponde.

Davvero?

Sì, sorride. Anche se è poco razionale.

Secondo che parametri?

Cinque mesi. A marzo Mercurio è di nuovo retrogrado.

Irina, dice lui serio.

Cosa?

Mercurio mica ci ha chiesto il permesso.

Lei scoppia a ridere come forse non mai.

Vero, dice. Non ci ha chiesto nulla.

Decidono di sposarsi a marzo. Proprio con Mercurio retrogrado. Non per sfida, ma perché è così che viene: il tempo lo scelgono loro.

Il matrimonio è piccolo. Irina non vuole unaltra festa gigantesca, non per paura di ripetere il passato, ma perché stavolta vuole semplicità: famiglia, cena gustosa, musica live ma piano.

Scelgono un ristorante accogliente in centro. Galina Pervinca aiuta con lorganizzazione: mai invadente, sempre disponibile, Irina apprezza e si accorge di quanto le sia grata.

Tania e Dimitri vengono. È importante più di quanto Irina credesse, se ne rende conto solo vedendoli sulla soglia: Tania in un vestito bordeaux, Dimitri con dei fiori. Si abbracciano sul serio.

Sei bellissima, dice Tania.

Anche tu, risponde Irina.

Basta così.

Alla tavola, amici di Andrea allegri e pieni di aneddoti, Galina Pervinca sociale e brillante, cosa che sorprende sempre la figlia.

Al momento dei brindisi Irina si alza. Quel discorso lha pensato nei giorni prima, mai scritto, solo ripetuto sottovoce. Ora alza il calice e guarda Tania.

Voglio dire una cosa, inizia, so che suona strana, ma la dico. Una pausa. Sei mesi fa ho creato uno scandalo al matrimonio di Tania. Alcuni di voi lo sanno, altri no. Ho urlato per via del bouquet. Dei fiori. Qualcuno tossisce piano. Non è stato giusto. Era più su di me che su Tania. Io volevo qualcosa, ma non quello che contava davvero. Mamma mi portò fuori. Dietro larco, in una caffetteria.

Guarda Andrea. Lui la scruta, sorride appena.

Cera un barista con gli occhiali. Mi offrì una cioccolata calda, ascoltò le mie lamentele su Mercurio retrogrado e mi spiegò che Mercurio non torna mai davvero indietro. È solo unillusione. Fa una pausa. Allora credevo poco, ma aveva ragione.

Breve silenzio attento.

Tania, aggiunge, ti ringrazio per non avermi dato quel bouquet. Mi ha portato dove dovevo arrivare. Alza il calice. A te. A voi due.

Tania la guarda, annuisce. Nei suoi occhi Irina trova qualcosa che riconosce come gratitudine. Non perdono: quello cera già. Proprio gratitudine.

Tutti brindano.

Dopo, quando gli altri se ne vanno e restano a riordinare i bicchieri, Andrea dice:

Bel brindisi.

Dici davvero?

Hai detto la verità, senza esagerare.

Mi sono impegnata.

Hai fatto bene.

Irina piega i tovaglioli, lui raccoglie i bicchieri. La sala è vuota, le candele ancora accese.

Hai guardato oggi loroscopo? chiede lui.

No. Volevo, stamattina, per riflesso, ma poi

Perché?

Perché sapevo già cosa volevo. Che senso ha sapere cosa dicono le stelle, se sai già cosa vuoi tu?

Andrea la osserva e lei coglie uno sguardo nuovo: silenzioso, ma pieno di approvazione.

Bella logica, dice.

Sto imparando.

Spengono le luci, escono. Marzo è mite, già odora di primavera, non è calda, ma cè movimento. Qualcosa che va avanti.

Tania chiama la mattina dopo.

Allora, come è andata?

Bene. Tranquillo.

Bel brindisi. Quasi piangevo.

Lho visto.

Non dovevi ricordare quella sera.

Dovevo, replica Irina.

Pausa.

Forse sì, ammette Tania. Comunque sono contenta. Andrea è normale. Dimitri dice che ha una buona stretta di mano.

È un criterio?

Per Dimitri sì.

Irina ride.

Grazie per essere venuti.

Siamo sorelle.

Semplice, senza fronzoli. Irina non aggiunge altro.

Ci vediamo presto, propone Tania. Senza occasione.

Sì, venite pure.

Salutano. Irina va a fare il caffè. Andrea dorme ancora, è sabato. Lei prepara due tazze, apre la finestra, entra aria fresca.

Sul telefono compare una notifica dallapp degli oroscopi: Scorpione. Marzo promette un momento decisivo negli affetti. Sorride, la cancella.

Il momento decisivo cè già stato. Ieri, il giorno prima, tre mesi prima, quella sera in caffetteria.

Solo che loroscopo non laveva annunciato.

Andrea esce dalla stanza, in t-shirt, capelli arruffati, senza occhiali, socchiude gli occhi.

Caffè? domanda Irina.

Sì.

Vieni qui.

Si siede di fronte, sorseggia.

Buono?

Ottimo. Sei stata mattiniera.

Non dormivo.

Pensavi a qualcosa?

No, riflette lei. A Tania. Ha chiamato. Vuole che andiamo a trovarli.

Andiamo?

Sì.

Andrea annuisce, prende altro caffè. La luce del mattino filtra piano dalle finestre. Qualcuno nel cortile già è attivo; passi, voci.

Irina guarda Andrea: le sue mani sulla tazza, il modo in cui si socchiude agli occhiali, la tranquillità del suo esserci, semplice, senza pretese.

Non pensa a Mercurio. Non pensa ai segni. Pensa che bisogna comprare il pane e forse il latte sta finendo.

In alto sul telefono compare ancora una notifica della solita app astrologica. Irina la vede. Non la apre.

Poi, quasi per gioco, prende il telefono. Tocca. Legge.

Sorride.

Metti via.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 × two =

Scandalo nuziale all’italiana
Ho accolto mia madre a casa, e mia moglie mi ha lanciato un ultimatum