Signora Giuseppina, mi scusi per il disturbo, potrebbe restare un po con mio figlio? Alla porta si trovava una giovane donna con unaria colpevole e nervosa.
Che cosa? La padrona di casa fece finta di non capire la richiesta.
I vicini mi hanno detto che a volte si offre volontaria per badare ai bambini quando i genitori hanno qualche impegno la ragazza provò un mezzo sorriso.
Ricordati, cara, non esistono bambini degli altri. Sono tutti un po nostri disse solenemente zia Giuseppina.
Certo, capisco la mamma mostrò un ampio sorriso sollevato. Quindi può restare con lui?
E per quanto tempo mi affidi il piccolo?
Un paio dore soltanto.
Sicura, solo un paio?
Beh… forse tre ore… ammise la giovane mamma, meno sicura.
Così non va, cara rispose severa la donna più anziana. Accetto il bambino solo per il tempo esatto, e dovrai firmare qui.
Firmare? Perché mai?
Perché se torni in ritardo, per ogni minuto in più mi pagherai due euro!
Quanto? Non sarà troppo?
Proprio così, due euro al minuto. Quindi unora di ritardo ti costa centoventi euro.
Accipicchia. E quanto prende per tre ore?
E il bambino è maschio o femmina?
Ma che cambia?
Altroché se cambia. Una bambina per tre ore costa venti euro; un maschietto, quaranta.
Ma perché tutta questa differenza?
Sul serio? Non vede la differenza fra un maschio e una femmina?
Davvero, a parte qualche dettaglio, sono uguali…
Ecco! Il diavolo si nasconde nei dettagli. Se il suo è un maschio…
Sì, certo, ho un maschietto.
Allora, prima del suo arrivo, dovrò prepararmi come si deve.
In che senso?
Nel senso preciso. Stirare la veste, fare la manicure, truccare occhi e labbra, mettere un po dombretto. Il trucco oggi costa!
Ma scusi! esclamò la mamma sorpresa. Il mio Nicolino ha solo cinque anni. A che gli serve tutto quel trucco?
Come a che serve? Ma si rende conto? Un maschietto deve sviluppare il gusto da piccolo.
E le femmine?
Le bambine diventano raffinate da sole. Ma un maschio deve sapere distinguere una bella signora da una sciattona! Oppure vorrebbe che crescesse e le portasse a casa una donna trasandata? Una come me adesso? Spero lei non vada in giro davanti a suo figlio con la vestaglia sporca e le calze strappate, vero?
Io? la ragazza si perse nei pensieri, poi rimase interdetta. Sarebbe sbagliato farlo?
Tesoro della zia! esclamò Giuseppina. Se lo ricordi: un figlio sceglie la moglie che assomiglia a sua madre. E se vuol trovarsi una nuora sciatta…
Non lo voglio! Allora… posso già portarle mio figlio?
Quando esattamente?
Adesso. Le ho detto che mi servono un paio dore.
Senza ritardi?
Va bene, tornerò di sicuro tra tre ore.
Allora portalo fra quindici minuti. Dimenticavo, a cosa si interessa il suo bambino?
Cosa intende?
Insomma, di cosa parla volentieri? Di macchinine, scienza, magari arte?
Ma mi scusi! Ha solo cinque anni!
Appunto, per questo glielo chiedo.
In che senso, proprio adesso?
Certamente. Gli interessi nascono adesso. Mio figlio Giuseppe, a cinque anni smontava qualsiasi bicicletta, anche un motorino!
A cinque anni?!
Eh sì. Suo padre era il miglior meccanico di Firenze, lo sapeva?
No, davvero.
Eh, peccato. Il mio secondo figlio invece già a quelletà strimpellava il violino. Gli dicevamo spesso di cambiare passione, visto che suo padre si chiama Luigi e non Wolfgang, e difficilmente ha la musica nel sangue. Eppure ha insistito, ora insegna solfeggio al conservatorio. Dimostra che limpegno fa tutto. E il terzo…
Mi pare di aver sentito che il terzo è uno sportivo, la mamma interruppe zia Giuseppina.
Esattamente. Per questo in casa abbiamo ancora la spalliera svedese. Se a Nicolino verrà la voglia di arrampicarsi, gli posso mostrare esercizi stupendi.
Lei?! rimase stupita la mamma. Li mostrerà lei?
Perché no? E in casa ho pianoforte, violino, libri di tecnica, musica e perfino pesca. Mi dica cosa piace a suo figlio e passarà le tre ore dimenticando il resto del mondo.
Non si interessa a niente… ammise triste la madre.
E di che cosa sogna allora?
Mi sa di niente.
Comè possibile? Si stupì zia Giuseppina. Un bimbo di cinque anni deve sognare la bacchetta magica, di volare come un uccello, diventare astronauta, infilarsi nella lavatrice e accenderla, smontare la televisione o accarezzare la tigre allo zoo! Non è curioso di nulla?
Vuole una cosa soltanto: un cellulare come i grandi, disse sconsolata la mamma.
Ho capito, annuì zia Giuseppina. Allora me lo porti! Anzi, fra quindici minuti. E le chiederò solo venti euro, come per una bambina.
Perché mai? quasi offesa, chiese la mamma. È un maschio!
E allora? Il sesso del bambino non significa molto. Ma le assicuro, io lo farò diventare un vero ometto.
Sul serio? la madre era un po inquieta. Come?
Non tema, questa non è cosa sua. Ma sappia che la prossima volta che vorrà venire e verrà, stia certa la tariffa sarà per maschio. Daccordo?
Daccordo, annuì rassegnata la giovane donna. Non ho alternative.
Bene. Vada a prenderlo. Io intanto sistemo il trucco.
La mattina dopo, appena sveglio, Nicolino chiese:
Mamma, oggi torno da zia Giuseppina?
E perché? chiese la madre gelosa.
Da lei è così bello! esclamò il bambino sognante.
Zia Sonia, mi scusi se la disturbo, potrebbe restare un po’ con mio figlio? – Sulla soglia c’era una…






