Destini di donne. Ludovica
Oh Ludovica, ti prego per lamor di Dio, porta via con te mio Andreino si lamenta Daria. Sento che il mio cuore sa che potrebbe capitare qualcosa di brutto. Meglio la lontananza che la morte del mio bambino.
Ludovica si volta e guarda il gracile Andreino che siede sulla panca accanto al camino e dondola le gambe minute come un ragazzino.
Un tempo le sorelle vivevano insieme, ma col passare degli anni la maggiore, Daria, ha sposato Nicodemo e si è trasferita col marito in un paesino lontano. La più giovane, Ludovica, è rimasta accanto alla madre malata che poco dopo è venuta a mancare. Il padre delle due era morto di tisi molto prima che la figlia si sposasse. La madre le ha cresciute bene, oneste, laboriose, sempre pronte ad aiutare chi è in difficoltà. Eppure, sebbene Daria sia la maggiore, è Ludovica a tenere in pugno la famiglia: la sorella maggiore è docile, quasi fatta di creta da modellare come si desidera. Proprio questa pasta ha conquistato Nicodemo. Hanno formato una bella famiglia, e il marito era felice della moglie.
Ma con Ludovica era tutta unaltra storia. Lei non permette che le si metta neppure un dito in bocca, che subito addenta la mano. Orgogliosa, austera e, va detto, di una bellezza non comune i migliori ragazzi dei paesi vicini venivano a chiedere la sua mano, ma lei li respingeva tutti.
Quando la mamma era ancora in vita, spesso sospirava:
Oh, figlia mia, hai preso il carattere della bisnonna, ma fa che non ereditare anche la sua sorte. Così resterai zitella a vita: e chi ti vorrà da vecchia?
Ludovica ascoltava queste lamentele con un sorriso lieve. Non contraddiceva la madre, rispettava lanzianità, ma aveva i suoi pensieri.
La bisnonna di Ludovica non era una donna qualsiasi. Sebbene senza marito e avendo partorito da sola, ha vissuto una vita felice. Faceva la guaritrice: curava con erbe e preghiere malattie e passioni, ma non si sporcava le mani con magie oscure né spingeva la gente a cercarla. In paese la temevano un po: aveva un carattere difficile.
Ludovica ne ha ereditato il temperamento e non solo quello! Anche lei fa la guaritrice: conosce le erbe, sa tessere incantesimi. Chissà quali forze chiama in aiuto la gente parla, ma lei non smentisce. Che pensino ciò che vogliono. Cammina per il paese a testa alta, consapevole del proprio valore. Non nega mai aiuto, specialmente ai bambini. Temuta e stimata allo stesso tempo.
Non ti capisco proprio, Daria dice Ludovica, osservando Andreino Cosa temi? Guarda che è sano come un pesce, e tu già lo vedi in fin di vita.
Oh, ho paura, sorellina ribatte Daria Ma non hai sentito cosa succede ultimamente nel nostro San Pietro?
No, non ho sentito risponde Ludovica.
I bambini muoiono come mosche. Si ammalano a lungo e poi il Signore se li prende.
E sarà il Signore, poi? domanda alzando un sopracciglio Ludovica.
Non lo so, cara. Ma da qualche anno sembra che sulla nostra contrada sia calata una sventura. Non cè casa dove non sia morto un bambino aggiunge Daria facendosi il segno della croce.
Ma di che muoiono? Perché non si sono rivolti a me?
Chi lo sa? I bambini sembrano stare bene, ma a un certo punto si spengono, si ammalano, la forza li abbandona e poi muoiono. E da te non vengono perché sei lontana, e in paese cè già una guaritrice Daria lo dice con semplicità.
E da quanto è qui questa guaritrice? chiede la sorella incuriosita.
Già quando mi sono trasferita con Nicodemo, lei era in paese.
E perché non me ne hai parlato prima?
Mah, è una donna come tante, fa il suo dovere senza fare del male a nessuno, guarisce anche gli animali. Ma con i bambini niente da fare. Le sue erbe e preghiere non funzionano. E poi tu non hai mai chiesto; ora ne parlo perché ci siamo trovate a discuterne. Allora, lo tieni Andreino da te?
E perché no? sorride Ludovica guardando il nipote Una creaturina così è la benvenuta, dice scompigliandogli i capelli biondi. Daria bacia il figlio e, dopo averlo segnato col segno della croce, se ne va.
Andiamo dice Ludovica al bambino Ti porto in giardino, ti faccio vedere dove il coda-rossa ha fatto il nido nella catasta di legna.
Andreino spalanca la bocca in un sorriso sdentato e tende la mano alla zia.
***
Ecco che sono arrivata con gli ospiti! esclama Daria entrando rumorosamente in casa della sorella.
È tornata la mamma! grida Andreino, correndole incontro per abbracciarla.
Sono passati sei mesi da quando Daria ha lasciato il figlio dalla sorella. Lautunno avanza e tinge il cielo di grigio. Daria viene a trovare il bambino più volte al mese, e ogni volta è festa, tra lacrime e abbracci.
Oh, mio tesorino piange lei Quanto mi sei mancato! Il papà ogni giorno mi chiede quando riportiamo a casa il figlio.
Ludovica entra, si asciuga le mani sul grembiule, bacia anche lei la sorella.
Come andate qui, cari miei? chiede Daria senza staccare gli occhi dal figlio.
Bene, mamma! Zia Ludovica mi ha regalato un gattino, vuoi vederlo? esclama Andreino e, senza aspettare risposta, corre fuori.
Tutto bene, sorella risponde con calma Ludovica Cos’hai da dirmi?
Il tempo è maturo, è da tanto che Andreino è con te, quasi ti chiama mamma! sorride Daria E Nicodemo insiste che riporti il figlio a casa.
Quindi vuoi riprenderlo? chiede Ludovica E in paese le cose come vanno?
Che non si guastino, grazie a Dio, bene. Da quando Andreino sta con te non è morto nessun bambino.
La porta si spalanca, entra Andreino con il gatto in braccio:
Mamma, lho chiamato Vasco. Ora è il mio compagno! gli occhi brillano di felicità.
Beh, di topi in stalla ce ne sono tanti, avrà da fare! risponde la mamma Lo portiamo con noi. Dai, raccogli le tue cose, torna a casa.
Mentre Andreino mette le sue cose nel sacco, Ludovica e Daria chiacchierano. Daria sospira e le chiede quando pensa anche lei a formare una famiglia.
Smettila, Daria si indispettisce Ludovica Sei come la mamma! Quando sarà il momento troverò marito, per ora non mi serve. Ho già un nipote doro, mi basta viziarlo! Andreino, non dimenticarti della zia: quando vuoi venire a trovarmi, di alla mamma che qui sei sempre il benvenuto.
Si capiva quanto Ludovica si fosse affezionata al nipote in quei sei mesi: le era entrato nel cuore con le sue risate e la sua dolcezza infantile.
Daria, dice improvvisamente la sorella tieni da conto il gatto, non fargli del male. È il mio regalo per Andreino, che resti sempre insieme a lui.
Ma quando mai ho fatto del male a una bestiola? protesta Daria Do sempre da mangiare alle creature di Dio, una scodella di latte non la nego mai.
Non te la prendere, lho detto solo per scrupolo. In ingresso cè la cesta, mettiamoci Vasco. Il paese è distante, meglio partire ora. Cercate di arrivare prima che faccia buio.
Le due sorelle si baciano, Ludovica abbraccia il nipote e, dopo averlo benedetto, li saluta. La vita riprende, linverno bussa alle porte e rincorre lautunno. I giorni sono freddi e brevi, ma le sere lunghe e buie.
Le strade sono coperte di neve, talmente tanta che la mattina si fa fatica ad aprire il cancello. La vita del paese scorre lenta, ma Ludovica non manca mai di lavoro. Qualcuno porta un bambino malato, qualcun altro le chiede unerba per i dolori dei genitori affaticati. Così i giorni passano. Quando il sole ricomincia a scaldare e scioglie la neve e le acque scorrono nei fossi, gli uccelli cantano e la primavera si affaccia, Ludovica sente un miagolio.
Si gira: è Vasco.
E tu come sei qui? spalanca le mani È successo qualcosa ad Andreino?
Il gatto, miagolando di nuovo, le si avvicina, strusciandosi alle gambe. Ludovica non esita: torna in casa, raccoglie qualche cosa, va dalla vicina anziana, chiedendole di guardare le galline se non dovesse rientrare.
Andrò a trovare mia sorella dice alla vecchia Nina Tu guarda che sia tutto a posto.
Detto fatto, prende la strada lungo il bosco: gli uccelli cantano, laria profuma di primavera, ma Ludovica ha unansia dentro che la porta a sbrigarsi. Non è ancora tramontato il sole quando già appare il profilo delle case. Corre come una forsennata, entra in casa dalla sorella, ansima per la corsa.
Ludovica grida Daria che disgrazia, scoppia a piangere, correndo ad abbracciarla. La trascina nella stanza del figlio. Ludovica rimane senza fiato: sul letto cè Andreino, pallido come un morto, con le labbra bluastre, la pelle trasparente, che respira a fatica.
Tra i singhiozzi di Daria riesce a capire che dopo Natale il bambino aveva incominciato a star male: correva e saltava, ma le forze lo abbandonavano. Da una settimana, era a letto.
Perché non sei venuta da me prima? la rimprovera Ludovica, poggiando la mano sulla fronte del nipote.
Non lo so singhiozza Daria sembrava che ogni volta che volevo uscire di casa succedesse qualcosa. Allinizio abbiamo pensato che si fosse raffreddato giocando con gli altri nella neve. Poi sono stata male anchio, una settimana a letto. Avevamo preso tisane e lamponi, sembrava meglio. Quando lui è peggiorato ho cercato di venire da te, ma hai visto che inverno cè stato? Tempeste e neve, non si poteva uscire di casa, figuriamoci affrontare il bosco! Sono andata da Pellegrina, mi ha dato delle erbe, è venuta a casa a pregare su Andreino, ma peggiorava sempre di più. Appena la neve è un po calata volevo venire da te e proprio ora sei arrivata. Oh, il guaio è anche che Vasco, il nostro gatto, è sparito come se si fosse volatilizzato. Quando Andreino si sveglia lo chiama, ma non cè. Aiutami sorella, ti prego! Se muore Andreino, mi finisco anchio!
Daria si dispera, si tiene la testa fra le mani, piange.
Non preoccuparti per il gatto, è stato lui a chiamarmi qui è stato più sveglio di te, capisci? sbotta Ludovica. Gli occhi di Daria si aprono a sorpresa.
Il gatto ti ha condotto qui? chiede.
Proprio così. E dimmi: Andreino ha mangiato qualcosa datogli da altri?
Ma certo, tutti i bimbi andavano a cantare tra le case per Natale risponde Daria.
Da tutte le case? O qualcuna in particolare?
Da tutte, ma soprattutto i dolci di nonna Pellegrina gli piacevano da matti.
Ludovica osserva il nipote cupa, poi dice: Vai, sorella, va a chiamare questa Pellegrina senza dire che sono arrivata. Voglio vedere con i miei occhi cosa fa.
Daria si veste ed esce. Ludovica intanto scioglie il suo fagotto, estrae due grandi aghi e si nasconde in cucina.
Daria e Pellegrina tornano a casa.
Oh, Daria, quanto vorrei aiutarti ma non ce la faccio proprio. Devessere una prova del Signore se non riesco a salvare i bambini dice la guaritrice con voce mielosa, nascondendo il viso bonario. Si chiude in camera. Ludovica, nel frattempo, conficca le sue due spine a croce sullo stipite della porta e torna a nascondersi.
Concluso il rito, Pellegrina si prepara ad andare ma resta inchiodata sulla porta, incapace di uscire. Si guarda attorno sudando; torna in stanza, finge di pregare ancora, poi ci riprova ma nulla. Daria le propone: Torna dentro a riposare un po. Pellegrina la segue. Appena sono via, Ludovica leva le spine e si rimette di nascosto. Dopo un po, Pellegrina riesce ad uscire e se ne va correndo, Daria la segue col fazzoletto dimenticato.
Tornata in camera, trova Ludovica seduta accanto al letto di Andreino, il fagottino lì vicino.
Serpe vecchia borbotta Ludovica ecco cosa farei io alle streghe che divorano i bambini! Intreccia tre candele, le pone sulla testata del letto.
Cosa fai, Ludovica? Non capisco chiede Daria, sentendo le parole della sorella.
La vostra guaritrice è la colpevole delle morti dei bambini! I piccoli hanno la vita che sprizza, a lei la vita sfugge e si allunga la propria con la loro spiega in tono duro. Daria si mette la mano sulla bocca, turbata e spaventata.
Adesso, Daria, lasciami sola. Vai ad accogliere il marito. Più tardi aiutami a coricarmi. Vedendo la domanda negli occhi della sorella, aggiunge: Darò la mia forza ad Andreino, lo strappo via dalla strega! Quando avrò recuperato, penserò a come agire.
Queste parole fanno piangere Daria. Silenziosa, esce e chiude la porta.
Ludovica accende le candele, sussurra una preghiera e si sdraia accanto ad Andreino, proteggendolo come una chioccia. Non sa quanto tempo sia passato quando si sveglia con un tocco. Si becca con Daria che la aiuta a rialzarsi e stendersi sul letto. Silenzio, penombra. Una lampada davanti alle icone illumina di una luce calda la casa. Ludovica si addormenta contenta: ha salvato il nipote.
Quando si sveglia, il sole illumina la stanza, cè odore di pane fresco, qualcuna canticchia. Ludovica si affaccia: Daria è in giro per la casa.
Come sta Andreino? chiede. Daria le si getta al collo, la bacia.
Grazie Ludovica, hai restituito la vita a mio figlio! Si è svegliato stamattina e ha chiesto da mangiare. Ludovica sbircia nella stanza: il bimbo dorme, pallido ma il viso più roseo, segno che la vita sta tornando.
Sai, Daria, resto qui qualche giorno. E penso a come far scoprire a tutti la verità su Pellegrina.
***
Oh, non sto bene, nonna recita Ludovica, seduta nella casa di Pellegrina Ho addosso una rabbia nera. Non ne posso più di vedere quella vipera che si appiccica al mio caro! Simula la disperazione.
La vera motivazione è scoprire come la vecchia succhia la vita ai bambini.
Eh, cara, io certe cose non le faccio mica. È peccato finge umiltà la vecchia Io aiuto il prossimo.
Allora aiutami anche a me insiste Ludovica Perché lei dovrebbe averlo tutto per sé? Io lo sopporto da anni, arriva lei e se lo prende! Giuro che non dirò niente a nessuno. Ti pagherò bene. Detesto quella vipera, per te non risparmio nulla.
Va bene acconsente Pellegrina Si vede che sei come me: meglio agire quando cè uningiustizia. Ma tienilo segreto. Non chiedo tanto per la ricompensa: farò del pane e tu lo porterai ai bambini del tuo paese.
E a che serve? finge di chiedere Ludovica.
Non ti riguarda ringhia lanziana Pensa piuttosto a come elimineremo la tua rivale. Facciamo così: le mandiamo un morto addosso.
E come? domanda Ludovica.
Ho pane da funerale. Ogni pezzo è stato stregato. Io faccio un patto: do ai morti anime da succhiare e loro mi servono e allungano la vita.
Ludovica finge di essere daccordo, poi va via e porta i pani a casa di Daria.
Guarda cosa da da mangiare Pellegrina ai bambini!
Eh, è pane dice Daria Non è proibito dare pane ai bambini.
Il pane comune no spiega Ludovica Ma questo è pane dei morti, stregato.
Daria scoppia in un urlo, si tappa la bocca.
E come si fa a liberarsene?
Bisogna disfarsene in modo che le anime, rimaste senza bambini, divorino la strega sarà la punizione. Per ora… conclude furba.
Raccoglie i pani, li sbriciola e li porta alle galline. La mattina dopo, Daria rincasa dal pozzo con una notizia:
Oh Ludovica, Antonia dice di aver visto Pellegrina: è irriconoscibile, tutta nera e invecchiata di ventanni! Ha provato a parlarle ma Pellegrina lha cacciata via.
Vuol dire che ho colpito nel segno ride Ludovica I demoni, non trovando più bambini, hanno divorato la loro padrona.
Daria si fa il segno della croce.
Sorella mia, le tue parole mi fanno paura. Ma è pur sempre una persona viva…
Oh Daria sospira Ludovica sei proprio come mamma! Sempre pietosa con tutti, anche con il diavolo!
Va bene dice quindi Finita la commedia, ora si fa sul serio. Non entrare ora in quella stanza, ordina Ludovica, scompare.
Oscura le finestre, accende due candele, prende un lucchetto vecchio e arrugginito dal suo fagotto, si siede e bisbiglia:
Se parlerai sparirai.
Se agirai in polvere.
Sul lucchetto chiudo le forze
che avevi in mano.
Quasi nulla si sente della formula che spezza il potere della strega. Poi, al tramonto, Ludovica prende il lucchetto e va a casa della strega.
Nonna Pellegrina, ci sei? chiama. Nessuna risposta. Entra, le assi cigolano.
Chi mai il diavolo porta? qualcuno borbotta dalla stanza.
Ma che diavolo! Sono io, nonna si mostra Ludovica.
Ah, sei tu? Che vuoi? Sto male, non ce la faccio, sono ammalata ormai.
E ci credo: mica è facile nutrire i demoni ride Ludovica. Gli occhi della vecchia si sbarrano, resta senza fiato.
Sei stata tu, maledetta! Per colpa tua i demoni mi hanno tormentata tutta la notte, quasi mi portavano via lanima!
Lanima? ride Ludovica e chi lha mai vista la tua anima, strega maledetta? Quanti bambini hai ucciso! Volevi limmortalità? Sarà eterna allinferno però! E se ne va, ma la vecchia si trascina sul portico e urla:
Ti maledico! Ti manderò addosso tutti i diavoli!
Davvero? sorride Ludovica Solo tu pensi di poter lanciare malefici? Guarda la tua porta, sul manico cè un lucchetto!
La vecchia urla stizzita, poi capisce che Ludovica ha sigillato il suo potere.
Credevi di poter far male per sempre ai bambini, strega? dice Ludovica stringendo gli occhi. Se proverai ancora, sarai polvere! Ti accoglieranno felici i tuoi demoni! e si allontana senza voltarsi. Sente la strega ululare, ma non dà segno di pietà.
***
Passano due mesi. Andreino guarisce in fretta.
Un mese dopo Pellegrina muore: smette di alimentare i demoni e questi la divorano. Muore tra atroci tormenti e terribili grida. Da allora Ludovica diventa lunica guaritrice di tutti i paesi vicini. Porta il suo peso con dignità. Avrebbe anche potuto cedere alle forze oscure, ma non ha mai macchiato la sua coscienza. Cura la gente del paese e gli animali. Non fa del male a nessuno. Non riesce a trovare un marito adatto al suo carattere, ma non sembra preoccuparsene troppo: non tutti sono in grado di capire.
Oh Ludovica sospira la sorella maggiore Se solo la smettessi di essere così orgogliosa! Chissà che non trovassi marito e avessi bambini.
Senza carattere non si combatte con i demoni, cara Daria ride Ludovica E che non abbia figli, poco importa: sarà il destino dice baciando sulla testa il nipotino ormai ristabilito, che adesso viene a trovarla ogni mese nel paesino lontano, a volte anche per soggiornare, colmandola di quellamore ingenuo e puro tipico dellinfanzia.







