La fata del reparto: La storia di Elisabetta Tikhonova, la dottoressa che portava speranza e diplomazia anche nei casi più difficili, tra colleghi impossibili, pazienti disperate e improvvisi atti di gentilezza in un ospedale italiano

La Fata

Già alle medie era chiaro che Bianca Bellini sarebbe diventata una bravissima dottoressa. Successe quando il fratellino della vicina cadde dallo scivolo nella piazza davanti a casa, ferendosi il ginocchio e la testa in modo piuttosto brutto, roba da far voltare lo stomaco ai passanti. Ma Bianca, a dodici anni, non si scompose.

Martina, portami dellacqua, delle garze e un po di acqua ossigenata! ordinò allamica, che viveva proprio nel portone di fronte. Martina, senza obiezioni, corse subito in casa.

Quando arrivò la zia Teresa, madre del ragazzo, disperata e pallida, Bianca aveva già pulito, disinfettato e fasciato le ferite come un piccolo chirurgo improvvisato. Quando la donna scoprì chi aveva prestato soccorso, fu incredula, e ringraziando Bianca concluse:

Diventerai una vera dottoressa. Non una qualsiasi, ma una brava davvero. Alcuni medici non si danno mai da fare come te, figurati una ragazzina!

Durante le gite in montagna, Bianca era sempre preziosa. Nessuno desiderava farsi male, ma nessuno temeva troppo, sapendo che cera lei.

Poi vennero il liceo, la facoltà di medicina a Firenze, il tirocinio, la specializzazione, corsi di aggiornamento a non finire e il lavoro, finalmente, allospedale di Siena.

Un giorno, Bianca, ormai dott.ssa Bellini, si trovò a dirigere ad interim il reparto di diagnostica funzionale. Era stimata e rispettata. Il reparto era affiatato, fatte salve le crisi settimanali che provocava il viceprimario, il dottor Vincenzo Ricci: un uomo anziano, brontolone, pronto a cercar zuffa come fosse pane, vero vampiro energetico. Bianca cercava di non dargli corda, ma solo lei sapeva con quanto sforzo.

Lunico conforto era che lo vedeva poco, solo durante la riunione settimanale del collegio medico dove si discutevano i casi clinici dei nuovi ricoverati. Eppure, quellincontro settimanale era per lei una piccola tortura.

Ricci lattaccava spesso, provocava e faceva battutine pungenti. Vedeva che Bianca lasciava scorrere, e questo lo stimolava ancor di più.

È un uomo impossibile, si lamentava Bianca a cena col marito . Giuro che ce la metto tutta; sembra però che lui goda a provocarmi.

Ma ne uscirai vincente, scommetto! scherzava Andrea, il marito Sei diplomatica, tu!

Mamma, se ti stufi di curare le persone, vai a lavorare in ambasciata! esclamava il figlio tredicenne Matteo Lo sai che là guadagnano pure meglio?

Siete proprio uno spasso voi due! ridacchiava lei.

Bianca era diplomatica, ma umana; e anche le persone più pazienti un limite lo hanno. Sentiva che prima o poi la pazienza sarebbe finita.

Il giorno dopo, alla solita riunione le cose procedevano secondo il copione, finché Bianca non relazionò il caso di una donna sulla sessantina che sedeva, tremante, davanti a loro.

Di solito, dopo la presentazione, il paziente usciva. Ma stavolta la donna chiese, con voce rotta:
Dottoressa, mi dica solo la verità È molto grave? Guarirò? Mio nipote è rimasto solo con me…

Nei suoi occhi cera una speranza quasi disperata. Bianca stava per rispondere, ma Ricci esplose:

Con la situazione che ha lei?! È un quadro talmente grave che nessun medico le darà mai una garanzia! Ma come ha fatto a ridursi così?

La paziente restò paralizzata, le labbra tremarono. Il viceprimario continuava a infierire:

Lo so bene come fate! Prima fate finta di niente, poi vi curate da sole, e appena non ce la fate più venite a chiederci il miracolo! Ma noi non siamo santi

La povera donna si mise a piangere e uscì di corsa. Bianca poi si rimproverò di non aver fermato Ricci giusto in tempo, ma era rimasta senza parole. Urlare così a una signora, già provata, era inaccettabile. Anche la caporeparto, la dott.ssa Maria Lorenzi, scuoteva il capo.

Sapevano che Ricci aveva ragione, ma avrebbe potuto almeno mostrare rispetto e usare più tatto! E lì, alla fine, scoppiò Bianca.

Dottor Ricci, mi scusi, ma cosa si permette di dire queste cose davanti ai pazienti?

E che ho detto di assurdo? fece spallucce lui. Noi non siamo dei maghi. Le malattie vanno prese subito, e lo sa meglio di me.

Ma Bianca non ci stava:

Lei non immagina quanto sia costato convincere questa donna a curarsi. Aveva finalmente sperato di potercela fare, e lei le ha spezzato tutto nel giro di un minuto. Complimenti!

Ricci tentò di ribattere ma si rese conto che era inutile. Bianca si era fatta rispettare; sapeva chi era e quanto valeva.

Ormai Bianca vedeva Ricci come attraverso una nebbia, e la stanza la riempiva un soffio pesante, quasi fosse difficile respirare la stessa aria di quelluomo. Aveva solo voglia di piangere, ma si trattenne: “No, non gli darò questa soddisfazione”.

Sentì la porta chiudersi. Era sola. Si mise al lavoro come nulla fosse.

Dottoressa Bellini? la voce era timidissima, e ci mise un attimo a realizzare che era proprio Ricci.

Aveva in mano una boccetta di valeriana e il volto stravolto. Improvvisamente, a Bianca venne solo compassione. Si diceva che Ricci fosse solo, e forse era per questo che si comportava così.

Dottoressa, prenda. Mi… mi scusi. Forse aveva ragione lei…

Anche lei non ha tutti i torti, disse Bianca con dolcezza . Ma il nostro compito è far stare meglio le persone e dare a loro almeno un briciolo di speranza. Lo sa anche lei, no?

Sì, certamente… sussurrò Ricci.

Cambiare così era sorprendente, ma Bianca approfittò del momento per mettere le cose in chiaro:

Dottor Ricci, non lascerò mai più che qualcuno metta in discussione la mia competenza davanti a un paziente. Né lei, né nessuno.

Va bene, dott.ssa Bellini. Ho capito.

“Se sarà vero, vedremo”, pensò Bianca. Ma la giornata era solo allinizio.

Unora dopo era al capezzale della signora, che si chiamava Veronica Gentili. Sul comodino, un mazzo di tulipani. Vedendo Bianca, Veronica sorrise:

E pensi, è venuto il suo capo, quello severo. Mi ha portato dei fiori, mi ha chiesto scusa. Ha promesso che faranno il possibile e limpossibile per curarmi.

Ne sono certa! sorrise Bianca prendendole la mano. E lei si rimetterà in piedi. Per la nipotina bisogna fare la combattente.

Che burlona! rise la signora.

Dopo un mese, Veronica era in ripresa. Il giorno delle dimissioni Ricci le portò una scatola di cioccolatini costosi.

Sono per sua nipote, disse timido.

Grazie infinite! disse la signora.

E anche un mazzo di rose:

Da tanto nessuno mi regalava dei fiori! Grazie a tutti voi, mi avete rimessa in piedi.

Verrebbe quasi da dire: “venga pure a trovarci ancora”, disse Ricci, . Ma meglio di no! Solo per un caffè, magari.

Tutti i presenti, infermieri e dottori, erano sconvolti. “Ma cosa gli è preso?” si chiedevano. Nessuno avrebbe mai immaginato Ricci capace di simili dolcezze.

Tra Bianca e Ricci nacque, se non proprio amicizia, un rapporto di stima. Spesso prendevano un caffè dopo la riunione, a volte al baretto accanto allospedale.

La felicità non esiste, confessò una sera Ricci, . Forse per questo sono sempre così burbero. La vita mi è scivolata tra le dita e non ho combinato nulla.

Ma che dice? rise Bianca È un primario rispettato, conta qualcosa.

Forse sì, ammise lui. Ma vorrei solo essere felice. Un tempo lo ero, poi… svanito.

Bianca pensò: “Adesso tutto torna”. Si sorprese a trovare Ricci persino simpatico.

Il cambiamento di Ricci non sfuggì al personale. Nessuno si permise battutacce: Bianca non era tipo, e Ricci neppure, a farsi storie da corridoio.

Cosa gli hai fatto tu? chiese un giorno linfermiera Albina, durante il the delle donne. Da quando vi vedo insieme, sorride persino!

Ogni settimana le donne dellospedale si ritrovavano a fare merenda: biscotti, crostate, frittelle, il the con la marmellata di prugne della capo-cuoca Gelsomina. Era un piccolo rito nella cucina dellospedale.

Ma dai, niente di speciale, Bianca alzò le mani, . Basta credere in se stesse, ragazze.

Parla facile chi è medico, ribatté la giovane ausiliaria Giada. Io con Ricci tremo sempre.

Sbagliato! disse Bianca. Tutti hanno diritto alla dignità, nessuno escluso. E la sicurezza in se stessi solo aiuta.

Vero, annuì la psichiatra Anna . Con i vampiri energetici funziona. Se sentono che hai forza, ti lasciano stare.

Io credo che Ricci sia solo un essere infelice, mormorò la cuoca Vera.

Tutte concordarono, tranne Bianca. Lei lo aveva ormai capito.

Ohi, ho perso qualcosa? irruppe la guardarobiera Caterina quasi senza fiato.

No, sei arrivata giusto in tempo! rise Anna. Parliamo di Ricci…

Ah, ma lo sapete? sbottò Caterina.

Sapere cosa?

Che Ricci si sposa!

Non ci credo!

Che notizia! esclamarono le donne.

Bianca, tu lo sapevi? le chiese la capo-cuoca, occhiolino sotto le sopracciglia.

No, davvero, rise sorpresa Bianca. Parliamo tanto, ma di cuore mai.

Daltronde, gente così non mostra mai niente, sentenziò la psicologa Tamara.

“Vero. Chissà da dove viene questo gossip?”, pensò Bianca. “E poi, con chi?”

Ma con chi si sposa? domandò Giada.

Boh, pare con una paziente, rispose Caterina, versandosi il the.

Addirittura!

Bianca sorrise; ormai indovinava.

Scusate, ragazze, ma questa notizia merita un brindisi vero! propose . Un buon chianti ci starebbe meglio del the…

Tutte applaudirono e brindarono alla salute del burbero Ricci. Forse il matrimonio lo avrebbe addolcito!

Il giorno dopo, mentre Bianca beveva caffè dopo il giro, arrivò Ricci, radioso come un sole. Bianca fece finta di nulla.

Dottoressa, oggi mi sento bene come non mai! Mi sposo, Bianca!

Davvero? E chi è la fortunata?

Una donna speciale! Per me la migliore del mondo. Mi sposo con Veronica, sì proprio lei! Venni a conoscerla proprio quando tu mi sgridasti, ricordi?

Ma guarda che combinazione! Davvero unottima scelta.

Vuoi venire al matrimonio? Con tutta la famiglia, ci tengo!

Ma certo. È stato tutto merito del destino

Il matrimonialista Ricci era irriconoscibile nel suo abito nuovo. La sposa, radiosa, sembrava unaltra: capelli a caschetto, tinti di castano scuro, dieci anni di meno addosso. Non smise di ringraziare Bianca.

E chissà, forse tutto questo non era che un grande sogno: un ospedale che somiglia a un teatro, dottori che recitano ruoli che ogni tanto cambiano, una fata bambina che insegna agli orsi come si consola il dolore, e infine il burbero Ricci trasformato, come da bacchetta magica, dalla speranza di una carezza data al momento giusto. E in quellaria sospesa cera qualcosa di liquido, come il vino rosso del brindisi finale, dove tutto galleggia, danzando in attesa di un nuovo giorno.

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