— Dopo la mia morte dovrai andartene, lascerò l’appartamento a mio figlio… — Mi dispiace, Giulia, ma quando non ci sarò più dovrai lasciare questa casa, la lascio a mio figlio. Ho già dato disposizioni. Spero non me ne vorrai: anche tu hai dei figli che si prenderanno cura di te. La vita di Giulia non è mai stata facile: cresciuta in un orfanotrofio, non ha mai conosciuto i genitori. Si sposa giovane per amore, ma rimane presto vedova con due figli piccoli. Dopo anni di sacrifici, incontra Antonio, uomo di tredici anni più grande con un buon lavoro e un comodo appartamento a Milano. Si trasferiscono insieme, i figli accettano il nuovo “papà” e Antonio cresce i bambini come suoi. Passano decenni: i figli crescono e se ne vanno. Giulia vende l’appartamento ereditato dall’ex marito per aiutare la figlia, che ha un figlio malato, e per ristrutturare la casa di Antonio, dove ormai vivono insieme. Lei non immagina che dopo trent’anni Antonio cambierà atteggiamento. Quando Antonio si ammala e torna nella sua vita Sergio, il figlio mai conosciuto avuto da una relazione precedente, tutto cambia. Un giorno Antonio rivela a Giulia: “Dopo la mia morte dovrai lasciare la casa, la lascio a mio figlio Sergio. Spero tu non sia arrabbiata. Anche tu hai i tuoi figli, saranno loro a occuparsi di te.” Giulia, ferita, si rende conto di aver investito tutto in una casa che non sarà mai sua, e deve ricominciare da capo, da sola, dopo aver dato tutto per una famiglia che ora la esclude.

Dopo la mia morte dovrai lasciare lappartamento, lo lascerò a mio figlio

Scusami, Tiziana, ma dopo la mia morte dovrai liberare questo appartamento, disse Aurelio a sua moglie. Lho già assegnato a mio figlio. Ho già dato tutte le disposizioni necessarie. Spero che tu non me ne voglia per questo? Daltronde tu hai i tuoi figli, loro si prenderanno cura di te.

La vita aveva investito Tiziana come un temporale dautunno sul lungarno a Pisa. Era cresciuta in un orfanotrofio, non conobbe mai i suoi genitori. Si sposò giovanissima, trascinata da un amore impetuoso che, però, non si tramutò mai in vera felicità. Trentacinque anni prima, ancora giovane madre di due bambini piccoli, rimase vedova: suo marito Luca morì tragicamente. Tiziana si ritrovò sola per cinque anni, lavorando senza sosta affinché la figlia e il figlio non sentissero mancanze. Poi incontrò Aurelio, e fu una luce tra le ombre. Era stata fortunata ad avere una casa: un modesto appartamento lasciatole dal primo marito.

Aurelio aveva tredici anni più di lei, possedeva un trilocale nel centro di Livorno e guadagnava bene. Le cose tra loro presero subito una piega rapida: Tiziana accettò subito la proposta di Aurelio di andare a vivere insieme. Anche i figli di Tiziana si trovarono presto a loro agio con il nuovo compagno della madre. La figlia maggiore, Giada, inizialmente osservava il patrigno con una cauta diffidenza che solo Aurelio riuscì, col tempo, a smantellare.

Il figlio minore, Tommi, lo chiamò subito papà. Aurelio desiderava farli sentire suoi, e non badò mai a risparmiare affetto, tempo o denaro per loro. Giada e Tommi gli furono grati per uninfanzia felice, colma di sicurezza.

***

Giada e Tommi ormai vivevano da tempo per conto proprio. Giada si era sposata presto, abbandonando il nido con la delicatezza leggera di una colomba. Tommi, che sognava la carriera militare, per anni non aveva più condiviso il tetto familiare. Dieci anni fa, Tiziana li convocò per discutere di una questione importante.

Vorrei vendere nostro bilocale, disse ai figli. È necessario sistemare casa qui da noi. Avremmo bisogno di un nuovo arredamento, persino i tubi in bagno vanno cambiati. Quellappartamento è vuoto da tempo, non serve a nessuno. Volevo chiedere il vostro parere. Che ne dite se lo vendiamo e dividiamo la somma?

Giada strinse le spalle:

Per me va bene. Non rivendico quellappartamento, ma, a dire il vero, mamma, non mi dispiacerebbe una parte dei soldi. Ormai lo sai anche tu, dobbiamo curare il bambino. Non perdiamo la speranza di vederlo di nuovo camminare.

Il primogenito di Giada era nato con una malattia rara che colpiva muscoli e ossa: le continue riabilitazioni, i viaggi a Roma, le visite in cliniche private prosciugavano ogni euro risparmiato. Tommi sostenne la sorella:

Sono daccordo anchio. Dona pure la mia parte a Giada. Che porti Andrea a Milano dal medico. Sto ancora pagando il mutuo a rate, e ormai la mia casa cè. La salute del nipote conta di più.

Tiziana vendette il bilocale; metà del ricavato in euro finì a Giada, il resto servì per la ristrutturazione della casa del marito. Cambiò tutto: dai fili elettrici alle tubature, comprò i mobili e gli elettrodomestici con i propri risparmi. Tiziana ancora non sapeva di seminare in un giardino che non sarebbe stato il suo. Non avrebbe mai immaginato che dopo trentanni Aurelio lavrebbe tradita così.

I problemi di Aurelio si fecero più gravi quattro anni fa: i dolori alle ginocchia lo immobilizzavano al mattino. Tiziana insisteva:

Aurelio, sembri un ragazzino, dai, va dal dottore e fatti vedere. Se vuoi, vengo anchio. Non fare il capriccioso! Chi si prende cura della tua salute, se non lo fai tu?

Aurelio sospirava, rassegnato:

Tiziana, lo so già come va a finire: mi daranno una lista di farmaci costosissimi che non servono a niente! Ho problemi alle ginocchia da sempre, ma adesso non riesco più nemmeno a muoverle.

Giada aveva sempre considerato Aurelio e lo chiamava papà; insieme alla madre persuase il patrigno a farsi visitare. Tiziana andò con lui dal medico, che scosse la testa:

Bisogna intervenire subito, le articolazioni sono in serio rischio. Da quanto soffre di questi dolori?

Da almeno venticinque anni, confessò Aurelio. Prima le gambe facevano male solo dopo lavori pesanti, adesso con ogni cambiamento del tempo piango.

Deve perdere peso, disse il medico. Una dieta e attività fisica ridurranno la pressione sulle ginocchia. Capisce il rischio?

Tiziana prese il tutto sul serio: una nuova dieta, pietanze sane, niente più cioccolatini ma solo albicocche secche. Aurelio si ribellava:

Sciocchezze, quella roba è erba, morirò di fame! Non intendo mettermi a dieta. A settantanni vuoi forse che abbia ancora ventanni?

Nonostante le proteste, Tiziana riuscì, a forza di tenacia e anche qualche ricatto, a convincere Aurelio a seguire il trattamento. Le medicine servivano a poco, il dolore svaniva e poi tornava, rendendolo sempre più invalido. Ogni giorno che passava, Tiziana doveva praticamente accompagnarlo dappertutto in casa. Oltre alle articolazioni, si aggiunsero cuore e pressione, e la salute di Aurelio precipitava. Giada e Tommi, preoccupati, si avvicinavano sempre più, rannicchiandosi accanto a lui nelle salette illuminate dal tramonto.

***

Aurelio lottò a lungo, con alti e bassi. Tiziana non lo lasciò mai: non le passò mai per la testa lidea di abbandonarlo nel momento del bisogno. Sei mesi fa Aurelio fu ricoverato: Tiziana vegliava giorno e notte. Una mattina, stava sistemando il pranzo per lui, quando il campanello suonò. Aprì la porta e si trovò davanti uno sconosciuto, la cui espressione le sembrava stranamente familiare:

Salve, posso vedere il signor Aurelio?

Buongiorno, rispose Tiziana, le mani ancora bagnate di detersivo. Non è in casa ora. Lei chi è?

Mi chiamo Matteo. Sono il figlio di Aurelio.

Tiziana rimase di sasso: ecco perché quello sconosciuto le sembrava la copia giovane di suo marito! Matteo, notando il suo turbamento, domandò:

Sa quando posso trovare papà? È tanto che non ci vediamo, sentivo il bisogno

Ma non rimaniamo in piedi, si affrettò Tiziana. Entri, Matteo. Adesso le spiego tutto.

Ascoltandola, Matteo sospirò:

Papà è sempre stato così fragile, a suo modo. Fa male vedere il potere del tempo su un uomo. Ma posso venire con lei in ospedale? Non vedo lora di rivederlo!

Certo, sorrise Tiziana. Sono sicura che Aurelio sarà felice di vederti.

Tiziana non sapeva nulla dellesistenza di Matteo. Aurelio non le aveva mai raccontato di un matrimonio precedente, mai parlato di un bambino. Anzi, aveva sempre lamentato di non essere mai diventato padre con Tiziana, il desiderio di un terzo figlio era rimasto un sogno.

Aurelio faticò a riconoscere il figlio. Matteo restò poco: dopo qualche impegno, salutò suo padre e ripartì. Fu allora che Aurelio raccontò la sua vita passata:

Con la madre di Matteo ho vissuto solo quattro anni. Me ne andai quando il bambino aveva tre anni. Amavo follemente Lucia, ma lei mi tradì con un mio lontano cugino! Li colsi sul fatto, fu uno strazio. Lei poi si sposò con lui e non volle più il mio aiuto. Mi disse di dimenticare quellavventura e mio figlio. Ho cercato Matteo, lo aspettavo fuori da scuola, sotto casa. Il cugino, nuovo marito di Lucia, mi ha aggredito più volte. Per due anni li seguii, poi mi arresi Pensai che la vita avrebbe fatto giustizia. E così fu: quasi trentanni dopo, Matteo mi ha cercato da solo. Ora non so come rapportarmi a lui: è mio sangue ma è un estraneo. Non so come comportarmi.

Aurelio, sussurrò Tiziana, è tuo figlio, il sangue non si dimentica. Non è colpa sua se la madre ha agito così. Apri il cuore per non pentirtene in futuro. Non scacciarlo, dagli il tempo per abituarsi a te.

Aurelio ascoltò la moglie e riaprì il legame col figlio: Matteo iniziò a frequentare la casa paterna, conoci Giada e Tommi, che lo accolsero senza risentimenti.

Tiziana ne era felice. Matteo visitava spesso il padre; si chiudevano ore a parlare nella stanza, e Tiziana non fu mai tentata di origliare: non era nel suo stile ficcare il naso.

Aurelio e Tiziana avevano risparmi da parte: una sicurezza costruita soprattutto da Tiziana, che ogni mese metteva qualcosa via. I soldi della vendita del bilocale erano stati versati su un conto bancario. Tiziana, ancora attiva come contabile freelance per alcune aziende, non controllava continuamente il conto, finché un messaggio casuale della banca la scosse dal suo torpore:

Io quei soldi non li ho mai toccati, pensò lei sconvolta. Aurelio è sempre a casa. Chi ha prelevato diecimila euro? E dove sarà la carta?!

Corse da Aurelio:

Aurelio, dove hai messo la carta del nostro conto? Due giorni fa qualcuno ha prelevato diecimila euro! Non mi ero nemmeno accorta del messaggio. Dobbiamo chiamare la polizia, ci hanno derubato!

Aurelio reagì con una placida calma:

Nessun ladro, Tiziana. Ho dato la carta a Matteo. Aveva bisogno di soldi, così lho aiutato.

Tiziana si sedette smarrita:

Ma perché non me lhai detto? Perché non ti sei consultato con me? Cosa ti serve dire la verità solo dopo?

Tiziana, non sono cose che ti riguardano, sbottò Aurelio. Mio figlio aveva bisogno di aiuto, io lho aiutato. Qual è il problema?

Negli ultimi tempi, Aurelio mostrava sempre più spesso un tono brusco; Tiziana ormai resisteva ai suoi strali. Trattenne un respiro:

E dovè ora la carta?

Ce lha Matteo, spiegò Aurelio. Lho data a lui! Basta con queste domande sciocche!

Aurelio, chiama tuo figlio e fatti ridare la carta subito! Sono risparmi nostri, non voglio che altri abbiano accesso!

È mio figlio! urlò Aurelio. Non ti azzardare a sospettare di lui. Gli ho dato il permesso. Non restituirà niente!

Tiziana, di solito calma, si infuriò:

Perché tuo figlio deve usare i miei soldi? Tu non hai mai versato nulla su quel conto! Da quanti anni non lavori? Ho versato tutto io, euro su euro! Fatti ridare la carta, non voglio compromettere i rapporti con lui.

Aurelio strillò, mentre Tiziana chiamava la banca e bloccava la carta. Matteo arrivò quella sera stessa.

Papà, la carta non funziona più! Non sono riuscito a prelevare!

Giusto, annuì Tiziana, lho bloccata io. Laiuto te labbiamo dato, ma non potevi certo svuotare tutti i nostri risparmi. Quella carta adesso è inutile.

Papà, protestò Matteo, perché lha fatto? Ci eravamo messi daccordo! Tiziana, potresti darmi una nuova carta? Devo pagare i mobili, arrivano oggi!

Vuoi pagare i tuoi mobili con i miei soldi? scoppiò Tiziana. Guarda che quei risparmi non spettano né a te né a tuo padre. Dora in poi ogni cosa passa da me. La pensione di Aurelio non basta a coprire simili cifre.

Matteo si risentì e andò via. Aurelio accusò ancora la moglie; per la prima volta in anni, Tiziana si sentì stanca di quel matrimonio. Quello che aveva fatto per lui e in cambio, neanche un grazie.

***

Passarono alcuni giorni; Matteo ancora non si faceva vedere. Lassenza di Aurelio, che in segno di protesta ignorava la moglie, pesava. Tiziana decise di staccare la spina: prese il portatile e si trasferì dalla figlia.

Che Aurelio rifletta sul suo comportamento, pensò tra sé. Forse è tempo di prendersi una pausa.

Andò via al mattino, tornò tardi la sera. Aurelio sembrava contento: Tiziana pensò che finalmente le avesse perdonato. Domandò:

Che hai fatto oggi?

Niente di che, replicò Aurelio. È passato Matteo, siamo andati insieme in centro a sbrigare certe faccende. Sono rincasato da poco, mi sono stancato parecchio.

Poi, dimprovviso:

Spero che tu non ti offenda

Offendermi? E perché mai? rise Tiziana.

Stamattina sono stato dal notaio. Ho regalato questa casa a Matteo.

Tiziana strinse gli occhi:

E per quale impresa eroica mai?

Matteo è mio figlio, lunico erede, disse Aurelio. Quando non ci sarò più, questa sarà sua. Anzi, Tiziana, tu dovresti già pensare a dove andrai: da Giada o da Tommi?

Tiziana sentì tornare la rabbia. Forse la legge non era nemmeno dalla sua parte, ma il cuore sì: ogni cosa dentro quelle mura, dalle tende alla cucina, era opera sua. Aveva rinnovato ogni aspetto della casa: ogni piastrella, ogni dettaglio era stato scelto con le sue mani, e ora sarebbe toccato a uno sconosciuto.

Grazie di tutto, Aurelio, disse piano Tiziana. Forse hai ragione: è tempo che io pensi al mio futuro. Chiama tuo figlio, fagli compagnia: avrai bisogno di qualcuno che ti porti il tè la sera.

Ma che dici? Aurelio non capiva più nulla. Perché dovrebbe venire qui Matteo?

Non saprei, Tiziana prese la valigia dallarmadio, ma visto che odi restare da solo, sarà lui a tenerti compagnia.

E tu dove vai?! balbettò Aurelio.

Nulla da spiegare: me ne vado da qui, Aurelio. Divorzio, sono libera. Ora raccolgo le mie cose e chiamo i ragazzi. Vedremo cosa mi riserva il futuro.

Tiziana si trasferì da Tommi. Nel suo trilocale a Lucca, Tommi le fece spazio. Anche Giada avrebbe accolto la madre, ma Tiziana non voleva invadere quellequilibrio. Aurelio si presentò in tribunale, ma non voleva concedere il divorzio. Il giudice offrì tempo per la riconciliazione, ma alla fine Tiziana ottenne la separazione. Rimase agli occhi di Aurelio e Matteo la cacciatrice di appartamenti altrui. Ma Tiziana sapeva che il futuro era tutto suo, anche se appariva come un sogno storto, popolato denigmi e luci occulte come i vicoli di una città italiana immersa nel crepuscolo.

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— Dopo la mia morte dovrai andartene, lascerò l’appartamento a mio figlio… — Mi dispiace, Giulia, ma quando non ci sarò più dovrai lasciare questa casa, la lascio a mio figlio. Ho già dato disposizioni. Spero non me ne vorrai: anche tu hai dei figli che si prenderanno cura di te. La vita di Giulia non è mai stata facile: cresciuta in un orfanotrofio, non ha mai conosciuto i genitori. Si sposa giovane per amore, ma rimane presto vedova con due figli piccoli. Dopo anni di sacrifici, incontra Antonio, uomo di tredici anni più grande con un buon lavoro e un comodo appartamento a Milano. Si trasferiscono insieme, i figli accettano il nuovo “papà” e Antonio cresce i bambini come suoi. Passano decenni: i figli crescono e se ne vanno. Giulia vende l’appartamento ereditato dall’ex marito per aiutare la figlia, che ha un figlio malato, e per ristrutturare la casa di Antonio, dove ormai vivono insieme. Lei non immagina che dopo trent’anni Antonio cambierà atteggiamento. Quando Antonio si ammala e torna nella sua vita Sergio, il figlio mai conosciuto avuto da una relazione precedente, tutto cambia. Un giorno Antonio rivela a Giulia: “Dopo la mia morte dovrai lasciare la casa, la lascio a mio figlio Sergio. Spero tu non sia arrabbiata. Anche tu hai i tuoi figli, saranno loro a occuparsi di te.” Giulia, ferita, si rende conto di aver investito tutto in una casa che non sarà mai sua, e deve ricominciare da capo, da sola, dopo aver dato tutto per una famiglia che ora la esclude.
Avete vissuto abbastanza, ora tocca a noi