Ho capito che il mio ex-marito mi tradiva, perché ha iniziato a spazzare la strada.
Lo so, sembra una follia, ma è andata proprio così. Lui era un elettricista e lavorava da casa. Aveva il suo laboratorio nel garage e passava le giornate armeggiando con fili, attrezzi e clienti. Certamente non era il tipo da darsi alle faccende domestiche. Ma non perché lavorasse troppo o perché fosse maschilista: semplicemente non gli piaceva. E quando aveva un attimo libero, lo usava per schiacciare un pisolino, guardare la partita in TV, bersi una Peroni con gli amici o grigliare due salsicce. Era un uomo tranquillo, niente feste, poca birra, zero segni sospetti.
La nostra via a Modena era uno di quei vialetti di campagna allitaliana, largo, ombreggiato da grandi tigli. Sempre coperto di foglie, polvere, e un po di fango quando pioveva. Pulire era una guerra persa che si combatteva ogni giorno. Solitamente io mi occupavo di spazzare, mentre preparavo il caffè e le brioche la mattina.
Poi, un giorno, si è trasferita nella casa accanto una nuova vicina. Nulla di strano quella villetta era in affitto e ogni tot cambiava abitante. Nessun allarme.
Ma qualche mese dopo, lui ha iniziato con la storia:
«No, lascia stare, oggi spazzo io.»
Allinizio mi è sembrata una gentilezza improvvisata. Ho approfittato per sistemare altro: una passata al bagno, le stoviglie, una controllatina ai gerani. Non lho nemmeno osservato più di tanto. Non cera motivo.
Poi però ha cominciato a spazzare ogni singolo giorno.
E sempre alla stessa ora: le sette in punto. Mai prima, mai dopo. Considerando che prima non aveva mai avuto orari precisi per nulla escluso il lavoro mi è suonato strano. Un mattino, così, giusto per curiosità, mi sono affacciata alla finestra.
Ed eccolo lì: in piedi col manico della scopa in mano, ma fermo, che non puliva affatto. Parlava, sorrideva. E davanti a lui la nuova vicina, la signora Alessandra. «Sarà una coincidenza,» mi sono detta. Ma il giorno dopo, scena identica. E quello seguente pure. Ogni volta che lui metteva piede fuori, lei era lì pronta come in appuntamento segreto.
A quel punto ho cominciato a farci caso davvero. Non era solo la mattina. Un sabato, lui mi dice che sarebbe uscito per una birra con i soliti amici al bar dello sport. Niente di strano. Ma appena lo vedo uscire, sento qualcosa di strano. Guardo fuori dalla cucina e che ti vedo? La signora Alessandra esce fissando lorologio, croneggia:
«Oh, buonasera, vicino! Divertiti.»
Lui risponde con naturalezza, e lei:
«Che caso, proprio da quella parte devo andare anchio.»
E via insieme, come due ragazzini alle giostre.
Il weekend seguente lui dice che va a giocare a calcetto una cosa che non aveva mai fatto in dieci anni di matrimonio. Passano due minuti e la vicina esce anche lei, telefono in mano, stessa direzione. Sembrava la trama di una soap opera trasmessa su Rai 1, ma con meno pathos e più polvere.
Non avevo prove: né messaggi, né foto, niente. Solo orari e “strane coincidenze” che ormai di caso non avevano proprio nulla.
Un giorno, ho trovato il coraggio (e la faccia tosta) di dirglielo in faccia. Senza giri di parole:
«So che stai con la vicina.»
Lui mi guarda, sorpreso come una mucca davanti a un treno. Allinizio nega, ma io insisto:
«Vi ho visti. Tutti i giorni. Basta balle.»
Sta zitto un attimo, abbassa gli occhi. Poi si arrende:
«Sì. Sto con lei. Sono innamorato.»
Lho cacciato di casa con una scenata degna di Sofia Loren. Niente figli, niente da patteggiare. La beffa finale? Si è trasferito direttamente nella casa della super-vicina, lì accanto.
Non sono rimasti lì molto a lungo. Due mesi, giusto il tempo di farsi notare dal condominio. Poi sono spariti. Nessuno ha mai saputo bene cosa sia successo davvero. Hanno lasciato Modena, e da allora, mai più sentiti. I vicini ne parlavano, le zie pure, ma io francamente non volevo sapere più nulla.






