12 aprile
Oggi è stata una giornata che non dimenticherò facilmente. Mi sono seduta al tavolo della cucina con una tazza di tè e la mente affollata da pensieri che mi tormentavano il cuore. È difficile credere come in pochi minuti ogni equilibrio faticosamente costruito negli ultimi due anni possa andare in frantumi.
Due settimane fa ho iniziato a sospettare. Il ritardo non era da me. In borsa avevo un test da giorni, ma non avevo ancora trovato il coraggio di aprirlo. Sapevo che se quel test avesse avuto due linee, la fragile pace creata con fatica tenendo a distanza la famiglia di Riccardo si sarebbe dissolta come neve al sole.
Giulia, mi passi la chiave a brugola? Credo sia rimasta allingresso, mi ha chiamato Riccardo dal corridoio, immerso nei suoi lavori.
Mi è subito venuta in mente la nostra prima casa in affitto, cinque anni fa a Bologna. Riccardo allora non sapeva nemmeno come si usasse uno spazzolone e guardava stupito la pasta che non saltava da sola in pentola.
Ecco, tieni, gli ho passato lattrezzo con un sorriso. Hai aggiustato il bagno ieri, oggi monti il comò. Tua madre svanirebbe dallincredulità se sapesse che fai tutto da solo!
Riccardo ha sorriso di traverso.
Mamma pensa che dovrei restare in poltrona, aspettando che qualcuno mi porti lacqua. Secondo lei mi hai reso lo schiavo di casa.
Ho solo aiutato a tirare fuori il vero uomo che eri, gli ho detto appoggiata allo stipite. Come te la vivi, questa decadenza?
Onestamente sto bene, Giu. Ho iniziato a respirare meglio da quando non viviamo più in attesa del loro benestare.
Ho raccolto tutto il mio coraggio e gli ho chiesto:
Riccardo, e se se le cose adesso cambiassero? Se arrivasse un bambino?
Il suo martello è rimasto sospeso. Mi ha guardata serio:
Mamma lo saprebbe subito. Lo sai che qualcuno glielo farebbe presente allistante.
È quello che temo. Abbiamo appena cominciato a goderci la nostra vita. Tuo padre, due anni fa ancora mi vengono i brividi se qualcuno bussa alla porta senza avvertire.
Lui aveva passato il limite allora, ha sospirato Riccardo. Ragionano ancora allantica. Per mio padre, un uomo non deve toccare uno straccio o lavare un piatto.
Riccardo, mi ha minacciata! Disse chiaramente che se non avessi rimesso le cose al loro posto e non avessi smesso di maltrattarti, avrebbe trovato il modo di allontanarmi.
E tua madre era lì, a fare la scena lacrimosa. Convinti che ti abbia rovinato la vita!
Riccardo mi ha abbracciata.
Non lascerò mai più che succeda, Giu. Ho sbagliato a non reagire allora, ma adesso è diverso. Te lo giuro.
Lei non si fermerà, Ric. Neanche davanti a un nipote. Per lei sarà suo, lo vorrà crescere come suo, e noi non conteremo nulla!
Solo scappare via potrebbe salvarci.
Riccardo non ha risposto. Avevo ragione.
***
Dopo due settimane il sospetto è diventato conferma. Gravidanza. Sarei dovuta essere felice, ma il pensiero di doverlo dire ai suoi mi paralizzava.
Ho pregato Riccardo di non dire nulla ai suoi. Ho scelto persino uno studio privato dallaltra parte della città, sperando che le lunghe braccia della signora Caterina non mi raggiungessero.
Ma non è bastato.
Sabato mattina, mentre preparavo la moka, il campanello ha squillato. Un attimo dopo un sonoro bussare, che ha fatto tremare lappartamento. Ho fissato Riccardo, che ha lasciato lentamente il tavolo.
Non aprire, ho sussurrato, piena di ansia.
Dallaltra parte si è sentita subito la voce stridula di sua madre:
Riccardo! Apri subito, so che siete lì dentro! Ma vi sembra normale lasciare la madre fuori dalla porta?
Riccardo ha sospirato e si è sistemato la maglietta, andando ad aprire. Io sono rimasta pietrificata in cucina.
La signora Caterina è entrata come un uragano, senza nemmeno togliersi le scarpe o il trench, e ha invaso il salotto. Dietro di lei, ansimante, è arrivato il padre di Riccardo, il signor Giuseppe, che perlomeno si è tolto le scarpe.
A fatica mi sono affacciata nellingresso.
Allora, cara nuora, ha detto Caterina con tono velenoso, volevi tenermi alloscuro, vero? Una notizia simile?!
Quale notizia? ho chiesto facendo la finta tonta.
Aveva già saputo tutto.
Non fare la sciocca! Ieri mi ha chiamato la Betta, dicendo che diventerò nonna. Pensate di escludermi così? Vergognatevi!
Certo, tu sei giovane e inesperta, Giulia, ma da te Riccardo non me lo sarei mai aspettato!
Secondo te, pensi di far nascere mio nipote in uno studio privato così io non possa seguirlo? Io ho sempre voluto solo il meglio per lui, non questa follia!
Mamma, calmati, Riccardo ha tentato di mediare. Decideremo noi come e dove andare. Basta, lasciateci vivere.
Fai silenzio, Riccardo! ha gridato Giuseppe. Guardati, guardaci! Tuo padre e tua madre lasciati fuori da tutto! E tu, Giulia, vuoi usarlo per tenerci lontani, adesso anche con un figlio di mezzo!
Non uso nessuno! ho risposto ad alta voce. Voglio solo serenità. Due anni che non vi fate vivi, e ora… cosa è cambiato?
Mamma, basta. Vai via, Riccardo ha detto calmo, ma deciso.
Cosa?! Caterina si è fermata, incredula.
Vai via. Porta via anche papà. In questa casa non entrerete più finché continuerete a insultare mia moglie. Non sopporto altro. Siete voi che vi siete persi, non noi.
Vogliamo solo il meglio per te! ha sbraitato Caterina. Guardati addosso: lavi i pavimenti, fai la spesa. Ma sei diventato forse uno zerbino? Lei ti ha reso suo servitore!
Questa si chiama partnership, mamma. Solo che tu hai sempre preferito vedere papà correre per te. Ma io non sono papà. E non permetterò che con nostro figlio tu faccia lo stesso!
Giuseppe ha fatto un passo avanti:
Come parli a tua madre? Hai dimenticato tutto quello che abbiamo fatto per te?
Non dimentico, papà. Ma ora sono io il padre di famiglia, e devo difendere mia moglie e nostro figlio.
Caterina si è accasciata su uno sgabello:
Il mio cuore… Riccardo, le pastiglie… Mi fa venire i dolori! Giulia, guarda che cosa mi stai facendo!
Le ho sorriso freddamente. Dopo anni, conoscevo a memoria queste sue scene.
Signora Caterina, il colorito è sano, il respiro regolare, il polso pure. Siamo tutti medici, qui, e questi trucchetti ormai non funzionano più.
Lei si è zittita, lisciandosi il cappotto, e mi ha guardata con un odio che mi ha gelato il sangue.
D’accordo, per ora fate come volete. Ma non meravigliatevi se troverò il modo di farvi pentire. Nessun ospedale vi accoglierà a braccia aperte quando finirò di parlare io, sappiatelo. Mi riprenderò mio nipote, perché una madre come te è un pericolo sociale!
Su, Caterina, andiamo, ha grugnito Giuseppe. È inutile parlare con questi due. Verranno a piangere da noi appena ne avranno bisogno.
Sono usciti sbattendo la porta. Riccardo mi ha fatto la camomilla per tutta la sera; avevo le mani che tremavano come foglie.
***
I problemi sono iniziati subito dopo quellepisodio: la ginecologa ha iniziato a trattarmi con freddezza, perfino con disgusto. Dopo una visita particolarmente tesa, sono tornata a casa in lacrime.
Non sta bluffando, Ric. Ha già iniziato a rovinarmi la vita! Cosa ha detto la signora Caterina alla dottoressa? Perché ora mi tratta così?
Non possiamo stare qui ad aspettare il peggio, Riccardo mi ha afferrato le mani con decisione. Ho una proposta.
Ti ricordi il trasferimento che mi avevano proposto a Firenze? Ho rifiutato allora perché non volevi lasciare il lavoro, ma ora sarebbe perfetto. Nuova città, nuova clinica, nuova vita, e soprattutto, mia madre non ci raggiungerà.
Lho guardato:
Firenze è lontano, Ric…
Proprio quello che ci serve! Allinizio avremo anche lalloggio dellazienda. Nessuno saprà dove siamo. Madre si sfogherà con qualcun altro, o magari con mia sorella.
Cinque anni a cercare di essere il buon figliolo, a lasciar correre anche quando papà ti urlava addosso. Ora basta. Sono un padre, e devo proteggere la mia famiglia.
Ho annuito, stringendolo forte. In un mese abbiamo traslocato. Io ho dato dimissioni in via ufficiale, Riccardo ha avuto il suo trasferimento.
A parte due amici fidati, non labbiamo detto a nessuno.
***
Ma nemmeno il tempo di respirare a Firenze e suonava già il telefono. Ovviamente, la più insistente era sua madre:
Riccardo, dove diavolo siete finiti? Possibile che io debba scoprire da altri che ve ne siete andati? Sono andata a casa vostra e mi ha aperto una signora che ha detto di essere proprietaria! Dove siete?! Datemi subito lindirizzo!
Anche Giuseppe ha telefonato:
Ti stacco la testa quando ti trovo! Tua madre è stata male, labbiamo salvata per miracolo! Sei diventato completamente succube di tua moglie! Non voglio più saperne di te!
Chiamavano anche altri parenti. Per non stressarmi, Riccardo ha cambiato il numero a entrambi. Solo così è tornata la pace.
Alla fine, è nato un bel maschietto. Lo abbiamo chiamato Emanuelea Caterina non è mai piaciuto, e quando lha saputo, dal passaparola, nessuna lacrima da scena ha potuto cambiare la nostra scelta.
Ecco, questo è il nostro nuovo inizio.




