Perché portarsi il cibo da casa?
La sorella e il fratello di mio marito, insieme cu familiile lor, hanno festeggiato ogni Natale con noi per cinque anni di fila. Ho cucinato tutto con le mie mani, ho apparecchiato la tavola, mi sono presa cura di ogni dettaglio e, alla fine, ho pulito anche le ultime briciole. Loro si limitavano a festeggiare. L’anno scorso, però, ho sentito la pazienza sciogliersi come neve al sole e sono entrata in una specie di trance. Tutto sembrava diventato faticoso: le braccia pesanti, la mente annebbiata, il portafoglio più leggero di un palloncino.
Così, l’ultimo anno, ho deciso di sparpagliare le responsabilità tra tutti, come si fa coi coriandoli a Carnevale.
Ma, di recente, mia suocera ha provato a ricordarmi che ormai sono tutti vecchietti, che il tempo non perdona, e che vorrebbe unaltra festa insieme, proprio nella mia casa.
Ho chiamato allora sia il fratello che la sorella di mio marito, spiegando loro che la mamma desidera tanto ritrovarci. Allinizio sembravano su di giri “Dobbiamo ascoltare la mamma!”, hanno detto allunisono, entusiasti nemmeno fosse stata la finale del Festival di Sanremo.
Poi ho elencato i compiti: bisogna dividere le portate, chi porta cosa, chi si occupa di cosa. Io sono disposta a cucinare i piatti principali, due secondi caldi e preparare una torta.
A loro spetterebbe preparare due insalate, del pesce, della carne; portare formaggi, frutta e da bere ognuno qualcosa, magari un buon Barolo o un limoncello fatto in casa.
Quando ho finito il mio elenco, la loro allegria si è sciolta come gelato al sole dagosto. Allimprovviso, le voci sono diventate opache: “Non abbiamo tempo per cucinare, lavoriamo tutto il giorno”, hanno borbottato, “come facciamo a comprare tutto e poi metterci ai fornelli?” E poi, “Che senso ha portare il cibo? Festeggiamo a casa nostra.”
Allora ho chiesto: “E la mamma di mio marito? Che ne sarà di lei?” Indovinate la risposta… “Le facciamo gli auguri per telefono e va bene così.”
Dunque, non vogliono dividere fatica e spese, come se il Natale potesse essere solo un dono da scartare senza pensieri. Non lho ancora detto a mia suocera, e non so proprio come farlo senza scatenare un temporale sotto il campanile. Sarebbe profondamente delusa.
Cosa dovrei fare, con questa strana sensazione di camminare tra nuvole di zucchero filato e marmellata? Forse, anche questanno, toccherà a me imbandire questa tavola, tutta sola, come in uno di quei sogni in cui apparecchi un pranzo infinito e le sedie restano sempre vuote.





