Mia cognata se n’è andata in vacanza in una località turistica mentre noi ristrutturavamo la casa di famiglia, e ora pretende di vivere nel comfort senza aver contribuito ai lavori

La cognata di mia moglie è stata in vacanza in una località turistica mentre noi ci dedicavamo ai lavori di ristrutturazione. Adesso pretende di abitare in condizioni comode.

Tempo fa, avevo proposto alla cognata di investire insieme per sistemare la casa, ma lei rispose subito che non aveva nessun bisogno di mettere soldi. Ora invece ci chiede di poter stare da noi perché la sua parte della casa non è affatto accogliente. Quindi, di chi è la colpa?

La casa in questione era della nonna di mia moglie. Dopo la sua morte, mia moglie e sua sorella ne sono diventate le eredi. Era già piuttosto vecchia, ma abbiamo deciso di ristrutturarla e viverci. Essendoci due ingressi separati, era perfetta per due famiglie senza doversi intralciare ogni giorno. Il cortile e il giardino erano in comune, e anche il numero di stanze era identico sui due lati.

La spartizione dell’eredità era avvenuta quando io e mia moglie eravamo già sposati; tutto si è svolto senza attriti. Mia suocera ha rifiutato subito la sua parte: troppo abituata ormai alla vita in città, ha detto ai suoi figli di farne quello che volevano.

Mio suocero, assieme al marito della sorella di mia moglie, aveva messo da parte qualche risparmio per sistemare il tetto e rinforzare le fondamenta. Eravamo intenzionati a proseguire con la ristrutturazione, ma la cognata era inviperita: secondo lei era assurdo spendere dei soldi per quella “casupola diroccata”. Suo marito, pacato di carattere, non replicò e lasciò perdere subito la discussione.

Io e mia moglie volevamo trasferirci definitivamente in quella casa. Il paese distava poco dalla città e con la macchina era tutto molto pratico. Eravamo stanchi di vivere ammassati in un bilocale e sognavamo una casa tutta nostra da anni. Costruirne una nuova da zero ci sarebbe costato uno sproposito.

Per la cognata, quella casa rappresentava solo una casa vacanze, un posto dove venire ogni tanto destate, fare una grigliata o rilassarsi. Lei ci aveva detto di non contare troppo sulla sua collaborazione.

Nel giro di quattro anni, abbiamo finito di ristrutturare interamente la nostra metà. Ovviamente abbiamo acceso un mutuo, ma non era questo il lato più importante. Abbiamo realizzato un bagno, installato il riscaldamento, rifatto limpianto elettrico, cambiato gli infissi e pitturato la loggia. I lavori sono stati continui, non ci siamo mai fermati, rincorrendo un sogno con tenacia.

Nel frattempo, la cognata era sempre in viaggio, mai interessata a quel che facevamo o a come stava la sua parte di casa. Pensava solo a sé stessa, senza preoccuparsi di altro. Poi è nato suo figlio e, dovendo andare in maternità, le cose sono cambiate.

Con la nascita del piccolo, sono finiti anche i viaggi e le sue disponibilità economiche si sono ristrette. È allora che si è ricordata della sua metà della casa. Restare tutto il giorno in un appartamento piccolo con un bambino era pesante, mentre lì il bimbo avrebbe potuto correre e giocare fuori come voleva.

In quel periodo noi ci eravamo già trasferiti in campagna e avevamo affittato il nostro appartamento in città. Nessuno aveva toccato la metà della cognata dopo tutti quegli anni; era davvero cadente. Non so come pensava di restarci senza riscaldamento: infatti venne con una valigia per stare da noi una settimana, e dovetti cedere e ospitarla.

Il figlio, vivacissimo, faceva un baccano incredibile, così come la madre, che non si curava minimamente degli altri. Per giunta, io lavoravo da remoto e il rumore era insopportabile; così per un periodo andai a dormire da un amico, lasciandole casa libera. Allepoca a lei conveniva: aveva qualcuno che badasse alla casa mentre era spesso via.

Le cose mi riportarono a casa quasi un mese dopo. Una settimana ero rimasto dallamico, poi mia madre si ammalò e dovetti occuparmi di lei. Della cognata mi ero dimenticato, sicuro che se ne fosse già andata.

Quale sorpresa trovarla ancora a casa nostra, comportandosi come se fosse la sua! Le chiesi quando pensava di andarsene:

Dove vuoi che vada? Ho un bambino piccolo, qui stiamo bene, rispose secca.
Domani ti riaccompagno in città, replicai.
Io non ci torno in città.
Nemmeno per pulire hai avuto voglia! Guarda che questa non è un albergo.
Ma con quale diritto mi butti fuori? Questa è anche casa mia!
La tua metà è oltre quel muro, vai lì.

Provò a mettere il marito contro di me, senza riuscirci: anche lui le disse chiaro che era stata già abbastanza da noi. Si offese e se ne andò. Qualche ora dopo mia suocera iniziò a tempestarmi di chiamate:
Non avevi il diritto di cacciarla, è casa sua anche quella.
Poteva benissimo stare di là, nella sua metà, lì era la padrona, intervenne mio suocero.
E come ci vive con un bambino? Senza riscaldamento, col bagno fuori. Avreste potuto aiutarla!

Mio suocero, a quel punto arrabbiato, raccontò tutto alla madre: fin dallinizio volevamo sistemare la casa insieme, sarebbe costato anche meno a tutti. Lei non volle; adesso perché tutta questa polemica?

Alla fine abbiamo suggerito alla cognata di vendere la sua metà a mia madre. Lei accettò, ma chiese una cifra che per quella somma ci avremmo comprato una villa nuova e già finita. Non ne è venuto fuori nulla.

Ora siamo ai ferri corti: mia suocera ormai si lamenta sempre e Francesca la cognata è diventata un fastidio. Vengono saltuariamente ma quando succede rendono la vita impossibile: feste rumorose, piccoli dispetti, danni in cortile.

Alla fine abbiamo deciso di mettere un vero recinto per separare definitivamente le due zone. Basta compromessi: è quello che la cognata ha voluto.

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“Mamma ha ripetuto che devi darci la stanza più grande!” Giulia sbucò sulla soglia senza neanche salutare.