Il giudice ha deciso: il gatto Pallino starà quattro giorni a settimana con la moglie e gli altri tre con il marito insieme alla figlia; il divorzio è annullato e l’udienza rinviata di un anno…

Il giudice pronunciò la sentenza: per quattro giorni alla settimana il gatto Briciola sarebbe rimasto con la moglie, mentre nei restanti tre giorni avrebbe vissuto insieme alla figlia col marito. Il divorzio fu dichiarato nullo e ludienza rinviata di un anno

Era unepoca in cui molte famiglie italiane si trovarono in situazioni similiquasi una coppia su due. E, cosa assai sorprendente, spesso senza un vero motivo. Niente tradimenti, nessun dramma o grandi litiun giorno, semplicemente, ci si scopriva stanchi di stare insieme.

Fu proprio così anche per loro. Piccoli silenzi, sguardi stanchi da sotto le sopracciglia, irritazioni accumulate. Vecchi risentimenti sussurrati appena e sogni lasciati a metà. Nessuno dei due sapeva indicare cosa si fosse realmente rotto. Era diventato semplicemente troppo faticosotutto qui.

Una sera, mentre la moglie, come spesso capitava, rinfacciava al marito tutto ciò che non era andato e lamentava gli anni passati invano, lui si massaggiava le tempie per il mal di testa e, dun tratto, sussurrò che forse era meglio se si lasciavano. Se insieme stiamo così male, disse piano, forse è giusto che ognuno prenda la sua strada. Lei inizialmente rimase di sasso, poi, lentamente, si sedette sul bordo della sedia e acconsentì.

Seguì il copione di prassi. Due avvocati, telefonate, scartoffie, tentativi di fornire al tribunale motivi sensati per la separazione. Ma di motivi, in verità, non ce nerano. Legalmente la richiesta era ineccepibile, ma in fondo non cera nulla da contestare. Lui si trasferì in una stanza minuscola nella periferia di Firenze, si impegnò a versare il mantenimento per la figlia di otto anni e lasciò alla moglie casa e tutti i risparmi comuni.

Gli avvocati si scervellavano: al giudice servivano cause, lamentele, spiegazioni, ma nessuno dei due aveva argomenti. Non potevano più convivere: tutto qui. Il lavoro sembrava destinato alla noia e a qualche euro al massimo finché non si parlò del gatto.

Il gatto era davvero unicogrosso, dal pelo lungo e dallo sguardo spavaldo; si chiamava Briciola. Un tempo lo portò a casa il marito. La moglie si occupava dei pasti e delle cure quotidiane, mentre lui lo conduceva a spasso per i giardini pubblici, sforzandolo a correre per ore, pensando alla linea del felino. Dopo un po Briciola ci aveva preso gusto: chiedeva di uscire, smaniava per il fine settimana. Al parco lo aspettavano cani e altri gatti con cui primeggiava in destrezza. Al marito era legato per lavventura, alla moglie per le ghiottonerie. Con la figlia, invece, manteneva indifferenza reciproca.

Il marito comunicò allavvocato che lasciava tutto alla moglie: casa, soldi, auto e anche il mantenimento. Chiedeva solo il gatto. La donna, dal canto suo, era disposta a rinunciare a denaro e macchina, consapevole che anche lui doveva sostenersi. Ma il gatto non lo avrebbe mai ceduto.

Fu allora che iniziò la vera battaglia: testardaggine, vecchie ruggini, una guerra di principio. Nessuno voleva cedere. E finalmente, per gli avvocati, arrivò il lavoro serioinsieme a un onorario davvero ragguardevole.

La storia prese piede per la sua assurdità. Quel giorno nellaula del tribunale di Firenze la folla era tale che molti ascoltavano dal corridoio tramite laltoparlante. Il giudiceun uomo alto, canuto con baffi imponentifaticava a trattenersi dal ridere, si copriva il volto con i fascicoli, tossicchiava per riprendere contegno. Finalmente si fece sereno, chiese silenzio e avviò il dibattimento.

Gli avvocati si accapigliarono per Briciola come se in ballo ci fosse il destino della Repubblica. La sala rideva, il giudice minacciava di far allontanare tutti, ma la gaiezza non si fermava. Dopo quasi due ore sospese ludienza e lesse la decisione: il gatto sarebbe rimasto quattro giorni con la moglie, tre giorni col marito e la figlia; il divorzio era sospeso e ne avrebbero riparlato tra un anno.

Nessuno era davvero soddisfatto. Il marito non immaginava certo di dover condividere lo spazio risicato con la figlia. Alluscita dal tribunale, propose alla moglie di prendere un caffè insieme e parlare con calma. E con sorpresa di entrambi, la chiacchierata fu serena, niente liti, nessun rimprovero. Decisero che lui sarebbe semplicemente venuto nei fine settimana a passeggiare con la figliae Briciolalungo lArno. Così stavano bene tutti.

Il fine settimana successivo la moglie, a sorpresa, gli consegnò un assegnocon tutto quanto cera rimasto sul conto. Lui lo restituì dicendo che quei soldi restassero a lei, che avrebbe saputo arrangiarsi. Una settimana dopo la donna si sedette sulla panchina del parco e rise di gusto, guardando marito, figlia e il felice Briciola giocare insieme.

Alla terza settimana luomo si presentò con una bottiglia di vino dolce di frutta e un mazzo di fiori. Era impacciato, il regalo tra le mani. La moglie gli punzecchiò lorgoglio dicendogli che aveva proprio dimenticato come si corteggia; lo invitò in casa. Dopo il primo bicchiere, il marito arrossì allimprovviso, prese a mancare il respiro e si accasciò sul pavimento. La moglie, che lavorava da infermiera, capì subito: gravissima allergia agli agrumi, e il vino era allarancia.

Con uno slancio di forza, lo portò in ospedale, dove la polizia li aiutò a entrare di corsa. Fu salvo, arrivarono in tempo. Dopo una settimana uscì, pallido ma vivo. Moglie e figlia, ferme, dissero che non lavrebbero lasciato andare, che doveva restare da loro almeno per qualche giorno.

Quella settimana diventò un mese, e poi nessuno nominò più la sua stanza in periferia. Passò lanno e ci fu la seconda udienza. Il giudice osservò i due con attenzione e domandò se ci fossero pretese. Gli avvocati erano pronti a scendere in campo, ma marito e moglie si alzarono insieme, risposero che non ne avevano. Lei, stavolta, teneva la mano sulla panciaera incinta.

Il giudice, trattenendo il sorriso, concluse: Se vi rivedo qui ancora una volta, vi mando tutti e due in cella per oltraggio alla corte. In coro risposero: Ricevuto. La sala scoppiò in un applauso.

E alla fine, di che parla questa storia? Semplice. Qualunque cosa riservi il destino agli amori, i veri vincitori sono sempre gli avvocati.

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