Era convintissima di aver trovato un tappeto… ma dentro qualcosa si lamentava e si muoveva.
Era una splendida giornata di sole, e Simona decise che era il momento perfetto per mettere allaria cuscini e coperta. Cuscini che, si fa per dire, consistevano in sacchetti di carta pieni di segatura; mentre la coperta era un vecchio tappeto da parete con un cervo ricamato, trovato chissà dove. Lo stese con cura su una corda fra due alberi nel cortile della vecchia casa del guardaboschi, sistemando la mitica panchina con lecopelle rossa poco distante, e ci appoggiò sopra i suoi cuscini handmade.
Simona Rinaldi, ormai da più di un anno, viveva in strada. Il suo sogno era raccimolare abbastanza euro per rifarsi i documenti e tornare a Napoli, dove la aspettava un vago ricordo di famiglia e di vita normale. Intanto se la cavava in una catapecchia che un tempo serviva ai forestali nella boscaglia toscana ma che ora si trovava, ahimè, in mezzo ad unimmensa discarica abusiva.
Allinizio lodore era appena percettibile, poi però, con la velocità di una pizza uscita dal forno, i rifiuti crebbero a vista docchio: mobili rotti, vestiti smessi, piatti sbeccati, perfino una cassettiera e una poltroncina, entrambe ora di Simona. Arrivarono infine dei furgoni dai supermercati che scaricavano scarti e prodotti scaduti, e con un po di fortuna ci scappava una mela ancora buona o una confezione di tortellini surgelati per cena. Solo lacqua era un problema: doveva pescarla da un torrente con lo stesso colore del caffè, filtrarla a forza di stracci e carbonella della discarica stessa.
La legna non mancava tronchi rotti ovunque il riscaldamento della stufa era lunica certezza. Le giornate si confondevano, una uguale allaltra, e mettere via anche solo qualche euro era come vincere alla lotteria: monetine nei tasconi di qualche vecchio cappotto, e trovare un portafoglio era roba da stappare lo spumante.
Una notte, però, la svegliò il rumore di unauto. Niente di strano tutti venivano a buttare la spazzatura di nascosto come ladri. Ma quella volta era diverso: lauto era enorme, costosa, tipo SUV tedesco, e sembrava un mostro sotto la luna. Un uomo scese lentamente, prese dal bagagliaio un rotolo gigante e lo trascinò a fatica tra i mucchi.
Che sia guaina per il tetto? pensò Simona, già sognando la soluzione ai prossimi acquazzoni. Dai, forza, vai via e lascia qui il malloppo
Luomo lasciò il rotolo in una buca tra i rifiuti ci guardò sopra unultima volta e tornò in auto. Un minuto dopo era sparito nel buio.
Finalmente! tirò un sospiro Simona, e si cambiò in modalità-lavoro: stivali di gomma da pescatore stile Riviera, cappottone, passo deciso verso la discarica illuminata dallalba. Laria profumava ancora di bosco, ed era quasi tentata di andare a cercare funghi nel prato lassù.
Arrivata sulla scena, pensava di trovare la mitica guaina per il tetto. Invece, niente. Sul terreno, un bellissimo tappeto, uno di quelli che stavano solo nei salotti delle signore perbene. Che spettacolo, sembra quasi persiano! esclamò. Peccato però niente tetto nuovo, mi toccherà usarlo come materasso
Si avvicinò contenta, pronta a srotolare la bellezza e a sognare qualche notte comoda. Appena tirò con forza il bordo, sentì un gemito da dentro. Rimase gelata come una mozzarella appena tolta dal frigo. Si fece coraggio, chiamò: Cè qualcuno?
Silenzio. Poi un altro mugolio, e una vocina flebile da dentro: Sono… Maria Filippi…
Con tutta la forza tirò il tappeto, ed eccola: una donnina minuta, ben vestita ma con un livido viola sulla tempia, arrotolata come un involtino napoletano.
Aspetti, laiuto io! gridò Simona, e la aiutò a rimettersi in piedi, portandola verso la sua reggia: due metri quadri di legno e speranza. Seduta sulla vecchia sedia, Maria ricominciò a piangere pianissimo. Sono viva… Voleva seppellirmi, e si è pure giocato il suo tappeto preferito…
Simona mise su la moka, tirò giù un po di tisana ai fiori darancio dalla credenza e gliela portò, presentandosi: Simona Rinaldi ex insegnante di lettere, per servirla!
Maria la guardò perplessa la Simona rasata e coi jeans larghi non era esattamente la classica signorina italiana. Sei una ragazza? domandò.
Succede, sospirò lei. Sono arrivata a Milano per fare la tata, dopo due giorni mi hanno ripulito di tutto: portafoglio, soldi, documenti…
E la polizia? chiese Maria, indignata.
Fatto. Ma mi han detto: fatti aiutare dallambasciata. Ah, sì… chiedono 150 euro solo per iniziare io non li ho nemmeno visti, 150 euro da povera.
Maria la fissò a lungo, e negli occhi pieni di lacrime luccicava per un attimo la compassione.
Non cè proprio aiuto per le persone così? Mah, io non lho ancora trovato. Ma ora racconti lei come ci è finita in un tappeto?
Appena sentì la domanda, Maria ricominciò a piangere con lorgoglio duna napoletana offesa: La mia vita è un melodramma… Ah, comè finita così…
E via, una sfilza di lamentele degne di una famigliola allargata la domenica. Ma perché dovresti aiutarmi, tu? Sai chi sono? Appena arrivo a casa faccio un casino che non ce nè per nessuno! Tu invece, pensaci bene… si può vivere così?
Simona abbassò gli occhi, sentendosi in colpa non solo per i propri stracci, ma pure per la baracca che adesso, per confronto, era un palazzo.
Maria finì la tisana, tirò un mezzo pugno nellaria: Tranquilli… non sono ancora morta… e già guardava oltre.
Lalba iniziava a filtrare tra le fessure. Simona, sai la strada per la statale? chiese Maria, che si era già tirata su come fosse la regina dInghilterra.
Certo… vengo con lei?
Accompagnami, senza ma e senza se! e si incamminò decisa, il tailleur troppo leggero per il freddo dellalba. Prendi una giacca almeno! suggerì Simona. Ma figurati! Portami e basta.
Il percorso era breve, ma Maria brontolava dietro come una suocera in trasferta: Qui erano tutti boschi… Ora solo schifezza! Nessuno che pianti un pino!
Arrivati sulla statale, Maria la salutò con un accenno di dignità e le lasciò un promemoria: Ce la farai anche tu, Simo. E io magari vedo di trovarti una mano.
Tornando indietro, Simona si sorprese a pensare: Donna forte, questa. Forse era una direttrice o la regina di Napoli. Chi lo sa.
Mise su la stufa, impastò una focaccia, e si mise a friggerla con gusto; quando bang! Maria fece irruzione, tremando di freddo, mezza svenuta: Simo, aiutami… Non ce la faccio senza un po di mangiare, e questi automobilisti… nessuno che si ferma! Come paga, signora? Che modo è?!
Simona le porse metà focaccia ancora calda: Non è avariata la farina lho setacciata. Il resto si butta nellacqua bollente, giusto il tempo di farla tornare quasi fresca.
Maria la guardò e si arrese: Non ho mai visto niente di simile in vita mia! Ottantanove anni e ancora cose nuove…
Raccontarono ancora un po, finché Simona notò dalla finestrina il SUV di prima, che tornava a curiosare. Zitta! È tornato… sussurrò, e spinse Maria nella botola della cantina, tappando lingresso col compensato.
Alla porta, il tipo si presentò come un re, ma col puzzo del boss di paese. Ti capita mai di vedere cose strane qui?
Simona recitò la parte della svampita: Cose strane? Tipo gatti randagi?
Quello guardò ovunque, ma alla fine mollò il colpo e se ne andò. Simona, liberata la botola, tirò fuori Maria tutta coperta di polvere, furiosa ma viva: Due volte mi hai salvato, ragazza mia! Quello è il mio genero, uno che non è capace neanche di essere onesto. Mia figlia morta, lui si è buttato su unaltra e ora mi vorrebbe via, così si prende la villa. Ma io i soldi li lascio solo a mio nipote Orazio, quello sì che è a posto!
Simona si fece piccola piccola: E adesso?
Maria ci pensò su: Se ti vesti tu come me, vai tu da Orazio a portargli una lettera. Lui crederà a te.
Cambio dabiti in un lampo: Maria in maglione e gonna informe, Simona con la giacca elegante, e una lettera scritta di pugno da Maria: Portala a mio nipote, digli che sono viva e che mi deve togliere da questo inferno.
Simona prese coraggio e andò sulla strada. Uno le suona il clacson: Serve un passaggio? Era Mimmo, dalle origini siciliane come lei, di cuore buono. Si fece raccontare tutto, prese la lettera e la portò a Orazio che aveva una bella villetta proprio fuori Firenze.
Orazio spalanca il cancello appena sente che la nonna è viva. Andiamo subito! e… via verso la discarica. Lì, la scena: la baracca in fiamme e Simona che si mette le mani fra i capelli, quasi svenuta. Allimprovviso, un richiamo da dietro la siepe: Simona! Aprite, presto! Maria, tutta impolverata ma viva, si era salvata grazie a un passaggio segreto sotto la baracca, trovato per sbaglio anni prima.
Abbracci, lacrime, Maria che promette a Simona: Ti tolgo dalla miseria mia cara. Finché campo, tu stai con noi.
A casa di Orazio, Maria si rifà la piega, chiama mezzo mondo e due ore dopo ha già fissato lappuntamento in Consolato per Simona. Ma, ordina, Prima la accompagniamo a fare un guardaroba vero, che qui mica sei a Carnevale!
Serata di shopping, parrucchiere e aperitivi. Simona diventa quasi irriconoscibile. La mattina dopo, via al Consolato, poi qualche giorno in attesa dei documenti. Alla fine, quando tutto è risolto e il genero arrogante paga davanti al giudice (Maria e Simona testimoni chiave!), a casa si fa festa con taralli, prosecco e balli.
Mentre ballano, Orazio sussurra: Ci vieni con noi in Costa Azzurra, a trovare la nonna? Mi piacerebbe tanto e magari ci resti. Simona sorride. Vediamo ma prima vieni a conoscere la mia famiglia, giù a Napoli. Ci vengo, giuro! ribatte lui, e già sogna un matrimonio immerso nei profumi del Sud.
Un mese dopo, a suon di mandolino e tamburello, tutto il quartiere era alla festa di nozze di Simona e Orazio. E come regalo, portarono a Maria quello stesso tappeto da cui, incredibilmente, era rinata tutta la storia.






