«Madonna santa, ma abbiamo già tre figli nostri…» — la storia di come una bambina “straniera” è diventata figlia di famiglia

Madonna santa, ma abbiamo già tre figli nostri!

Stamattina sono proprio sfinita. Mi sono lasciata cadere pesantemente sul divano in soggiorno. Mi sono presa la testa tra le mani. Antonio mi ha guardata da sotto le sopracciglia, cupo come sempre quando cè una cosa che gli pesa sul cuore.

E allora che dovrei fare, eh? Portarla in orfanotrofio? Che poi… Paolo io lho chiamato fratello.

Fratello! Ma Antonio, dimmi, quando è stata lultima volta che hai visto sto tuo fratello? Forse dieci anni fa? E poi si faceva vivo solo quando doveva chiederti un favore

Il mio tono si è addolcito, anche se dentro sento un nodo. Anche lui, lo capisco, non vuole litigare. E pure io, in realtà, lo so benissimo che, se questa bambinaSofiaresta con noi, sarà tutta sulle mie spalle. Eppure sono fatta così, un po burbera, brontolona, ma mica di cattiveria; se cè qualcuno nei guai, io non giro la testa dallaltra parte.

Ma Nasti, tu dimmi, cosa avrei dovuto fare io? Sono lo zio, quello vero, è sangue nostro. E lei…?

Antonio ha guardato la piccola, che era rimasta lì sulla soglia senza muoversi, come pietrificata.

Lei che colpa ha?

Eh certo che non ne ha E i funerali, quando li fanno?

Domani. Vado io di mattina.

Mi sono girata verso la ragazzina. Allora, bella, che fai con quegli occhioni spalancati? Vieni qui, presentiamoci.

Ha fatto un passetto incerto, poi un altro. Mi si stringe il cuore. Non ho resistito: mi sono alzata e le sono andata incontro.

Dai, vediamo di toglierti questimpermeabile Che sei tutta infreddolita.

Le ho sciolto i bottoni, tolto il cappotto e poi la maglia enorme, sicuramente prestata da qualcuno più grande e mi sono lasciata scappare un sospiro.

Madonna mia Ma come ti reggi in piedi? Pelle e ossa E questo?

Lho girata verso la luce della cucina e sono rimasta gelata. Ho guardato Antonio. Lui ha fatto un cenno, quasi come a rimproverare se stesso per non aver bastonato di più Paolo da ragazzo. Sofia era rimasta solo col suo vestitino smanicato Le braccia erano piene di lividi, e quando ho tirato appena il colletto sul collo ho dovuto coprirmi la bocca con la mano.

Mi sono ripresa.

Antonio, prepara subito lacqua calda per il bagno! Michele, vieni qua!

Michele, il medio dei nostri figli, è saltato fuori dalla sua stanza:

Che cè, mamma?

Non cè niente! Quante volte te lo devo dire? Corri dalla signora Giulietta, chiedile se ha dei vestiti da bambina, qualcosa anche di usato

Ho capito, mamma, ho già sentito tutto.

E allora che stai qui impalato?

Michele si è fiondato fuori casa infilandosi la giacca al volo. Lui e i fratelli avevano già spiato, capito figurati, se nella nostra famiglia spuntava una bambina una sorellina! Quando poi hanno visto che le controllavo i lividi, si sono giurati di costruirle una paratia in camera loro per difenderla, altro che le solite marachelle: per Sofia ci sarà sempre unalleanza. Michele poi è tornato con una sacca di vestiti e, soprattutto, con la signora Giulietta, sempre pronta a impicciarsi, sia nel bene che nel male.

Giulietta ha borbottato a lungo su quanto Paolo fosse stato sfortunato, poi mi ha detto:

Dagli almeno una controllatina in testa. Con la vita che ha fatto, chissà che non abbia pidocchi

Sofia intanto era rimasta immobile, e io, quando le ho diviso i capelli per controllare, ho dovuto imprecare come una contadina, ma silenziosamente. Capelli belli, così fini, così rovinati però che peccato.

Sofia

Lei mi ha guardato con due occhi spaventati.

Li dobbiamo tagliare tutti i capelli, lo so che ti dispiace ma ricresceranno, credimi. Guarda che bel fazzoletto ti regalo per la testa

Le lacrime le scivolavano sulle guance sporche. Ho tagliato le sue trecce, piangevo pure io, e poi ho bruciato tutto nel camino. Antonio è entrato, ha capito subito latmosfera, e ha solo sospirato.

Appena io e Sofia siamo andate in bagno, Andrea, il maggiore, con i fratelli, era già al lavoro in camera: smontavano larmadio per darle un angolo tutto suo.

Papà, ci dai una mano? Vogliamo girare il mobile per farle un po di privacy, è una femmina, non può stare buttata lì come noi.

Antonio, col suo tono da burbero buono:

Siete tre e non riuscite a spostare un armadio? Dai, forza! E il letto? Su cosa dorme?

Andrea: Mettiamo la mia brandina, io preferisco dormire sul letto piccolo, per lei è perfetto.

Quando io e Sofia siamo tornate, avevano già fatto tutto. Mancava solo mettere il copriletto e un tappetino carino, ma a quello ci avrei pensato io.

Benvenuta, col profumo di pulito, Sofia, le ho detto dopo il bagno.

Quando mi sono seduta stanca, ho guardato Antonio: Sofia sembrava una che lacqua non lha mai vista Ci avrà paura pure del sapone. Ora riposo un attimino, poi vi preparo da mangiare.

Sofia era già unaltra persona. Magrolina, ma quei grandi occhi scuri, con le ciglia lunghe così fragile. Lho presa e le ho fatto vedere: Guarda, questo è il tuo letto ora.

Lho sorvegliata mentre mangiava. Ingurgitava il cibo come se avesse digiunato anni. Basta Sofia, se mangi troppo poi ti fa male lo stomaco. Riposa ora, ce nè sempre di cibo in questa casa.

Quando lho vista addormentarsi appena toccato il cuscino, sono tornata in cucina e ho detto ad Antonio:

Passami la grappa.

Mi ha guardata sospettoso: io che tocco la grappa, solo quando passa il Papa in parrocchia! Ma non ha commentato, me ne ha versato un bicchierino, uno anche per sé.

Ho bevuto tutto dun fiato e gli ho detto:

Se Paolo fosse vivo, lo strozzerei io con queste mani.

Antonio ha abbassato lo sguardo. Sapeva che aveva ragione.

La storia di Paolo è antica Antonio lo ricorda da bambino, la nonna Manuela che diceva che era nato per sbaglio: Non dovevate nemmeno farlo, questo bambino. E la mamma che la cacciava via. Paolo era difficile, sempre nei guai, aveva imparato solo a rubacchiare e a dare la colpa agli altri, nonostante tutte le bastonate ricevute dal padre e dallo stesso Antonio. Lha portato pure in caserma, ha fatto lesercito, è tornato con una ragazza, hanno avuto Sofia ma di essere genitori non gliene fregava niente, vivevano solo per divertirsi. I nonni hanno resistito finché hanno potuto, poi se ne sono andati, e Paolo nemmeno li ha pianti davvero. Dopo anni ti chiamano dal Comune: Antonio, tuo fratello e sua moglie sono morti assiderati. Cè solo la bambina Se non la prendi tu, finisce in orfanotrofio.

Eccoci qui.

Sofia in una settimana ha smesso di mangiare come una lupa, ha imparato a usare forchetta e cucchiaio, è rinata nei colori. Parla pochissimo, però. Se i ragazzi le chiedono qualcosa, lei si nasconde sotto il cuscino e tace. Le regalano libri, giochi, scrive solo sì e no.

Un giorno non ce lho più fatta: Sofia, cosa guardi tutti con questi occhioni, come se ti volessimo male? Perché non sorridi mai? Non ti piace stare qui?

Muta, due lacrimoni fermi sugli occhi.

Io sono scappata fuori a piantare fiori nellorto, e quasi mi sono messa a piangere anchio. Mi sono promessa che non avrei mai più alzato la voce con lei.

Quella sera è venuta la signora Giulietta:

Nasti, ma che hai? Non sei la solita…

Eh, non ce la faccio più, io do tutto a questa bambina e lei niente.

Ma tu adori i gattini, no?

Sì, ma è una cosa diversa, quelli sono animali

E invece no. Siamo cambiati, siamo diventati più freddi. Una volta ci si voleva più bene tra cristiani.

La primavera è arrivata in fretta. Ho smesso di pretendere troppo da Sofia: va bene così, limportante che stia bene, venga nutrita e al calduccio. I ragazzi le portano libri e ogni tanto finalmente parla anche con loro, più di due parole.

Hanno perfino deciso di farle un regalo: compleanno tra un mese, stanno costruendo uno specchietto da toletta per lei nel capanno. Io dovevo arrabbiarmi per tutto il casino che fanno, ma poi ho lasciato correre: meglio imparare a far lavorare le mani.

Sofia non capiva, ma le ho regalato un fazzoletto colorato tutto pizzi, e un vestitino nuovo: mai vista una roba del genere, sembrava dovesse scoppiare a urlare dalla gioia.

Quando le hanno portato la toilette, lha accarezzata come se fosse oro. Li ha abbracciati tutti.

Da quel giorno, i miei ragazzi e Sofia sono diventati veri fratelli. Insieme, ridevano e facevano comunella e, appena entravo io, lei spariva nella sua stanza. Mi dava un fastidio tutta vestita, nutrita, eppure Ma lasciamo perdere.

Questanno, orto a parte, dovevamo prendere pure un altro maialino, cera una bocca in più da sfamare. La pensione per lorfana la tengo da parte, va in banca. Meglio non toccarla un giorno servirà, chissà magari le servirà per il vestito da sposa, ho detto ad Antonio, che, come sempre, mi ha dato ragione.

Eppure tra me e Sofia, niente. Tutto bene con i ragazzi, anche con Antonio, ma a me niente.

Un giorno, mentre piantavo le begonie davanti casa, è arrivato Mario, il figlio dei vicini:

Zia Nasti, stanno picchiando i tuoi!

Mi sono raddrizzata subito:

Come, tutti i miei?

Sì, tutti, giù al fiume!

Ho tirato su la gonna e sono corsa come una disperata. Li ho visti da lontano: i miei tre ragazzi di spalle, a difesa, mentre dietro di loro cera Sofia che piangeva Intorno, una folla di ragazzini Poi sono arrivati gli uomini adulti, urlando coi cinturi in mano: tutti a correre via.

Ho controllato i ragazzi: Michele aveva la sopracciglia spaccata, Andrea un occhio pesto, Sergio la spalla tutta scorticata… e Sofia che singhiozzava.

Allora, spiegate!?

Siamo andati a fare il bagno, ha spiegato Michele, Sofia ha tolto il fazzoletto e hanno iniziato tutti a prenderla in giro. Allora

E voi lavete difesa.

Sergio mi ha guardata dritto: Mamma, è nostra sorella.

Andrea, il maggiore, ha detto deciso: Nessuno la deve toccare.

Li ho mandati a casa. Camminando piano, pensavo: ma perché è capitata proprio a noi? Forse sarebbe stato meglio che Sofia avesse trovato unaltra famiglia

A casa, la signora Giulietta mi aspettava sulluscio:

Nasti, dicono in paese che i tuoi ragazzi se le sono prese per colpa della straniera.

Di chi?

Della straniera così le chiami pure tu.

E allora? Quello che dico a casa mia sono fatti miei! Tu non permetterti! E le ho quasi puntato il dito sul naso, tanto che è indietreggiata che le è mancato poco cadesse.

Non permetterti tu o chiunque altro di chiamarla straniera. Chi lo fa, gli strappo i capelli uno a uno!

Ho sbattuto il cancello dietro di me e mi sono messa a piangere. Ma perché tutta sta sfiga?

Mà, che hai?

I ragazzi e Sofia erano ancora fuori. Io di solito non piango mai davanti a loro.

Niente, è la cipolla che non cresce più nellorto!

La sera, a letto, ho chiesto ad Antonio:

Antò, che si fa? Sofia la prenderanno di mira, i ragazzi la difenderanno e finiranno male.

Antonio deciso:

Va bene così. Difendono la loro sorella, fanno bene.

Erano bambini, certo, ma io non ero per niente tranquilla.

Quella notte, mi ha svegliata un bisbiglio. Sono uscita dalla camera e ho sentito Sofia inginocchiata davanti a una piccola madonnina messa dietro il vaso di fiori:

Gesù, lo so che ci sei Ti prego, fammi lultimo favore. Fai che alla zia Nasti le crescano forti forti i fiori. Così sarà contenta e allora magari può volermi bene. Io prometto che sarò buona, laiuterò in tutto, non farò mai capricci solo se lei mi può voler bene come una mamma.

Sono tornata a letto di corsa, col cuscino in bocca per non piangere.

Al mattino, in piazza le donne mi hanno fermata:

Nastia, che facciamo? Così va a finire che i nostri figli litigano tutti per la forestiera!

Stavo per tacere, ma una ha detto:

Mandatela via, quella lì ha solo bisogno dellorfanotrofio.

Ho poggiato la borsa e mi sono girata:

E la tua? Ma non è stata tua figlia lanno scorso a rubare i soldi di Steppino per comprarsi le caramelle?

E a tutte:

Sentite, adesso basta! Da oggi Sofia è mia figlia, chi la chiama ancora straniera beh, meglio che si nasconda

Sono tornata a casa e sono andata direttamente dal salumiere:

Daniela, per caso hai dei bei fiocchi per capelli? Dei rosa, magari?

Oh Nasti’, questi costano quattro euro

Prendo questi! Grazie.

A casa, Sofia era sola.

E i ragazzi?

Sono andati al fiume, io non volevo perché poi litigano per me.

Vieni, ti faccio vedere cosa ti ho comprato

Quando ha visto i fiocchi, con quegli occhi grandi non ci credeva. Abbiamo provato mille volte a legarli, i capelli ancora troppo corti Finalmente ci siamo riuscite.

Guarda nello specchio, amore!

È bellissimo grazie.

Mi sono seduta vicino, lho presa per mano.

Sofia posso chiederti una cosa?

Certo.

Se un giorno vorrai chiamarmi mamma, a me farà solo piacere. E i ragazzi lasciali pure difenderti.

Si è buttata tra le mie braccia, piangendo con tutta lanima:

Mamma, posso chiamarti mamma già ora?

Ho pianto anche io con lei.

Certo che puoi e adesso impariamo insieme a fare il pane e la crostata. Vuoi?

Sì anche per i ragazzi e per papà.

Quella notte mi sono svegliata di nuovo e lho sentita dire sottovoce davanti alla madonnina:

Gesù, grazie. Ora ho la mamma. Aiuta pure gli altri bambini che ne hanno bisogno

Sono tornata sotto il piumone vicino ad Antonio e per la prima volta dopo tanto tempo ho sorriso. Avevo sempre desiderato una principezza, e ora lavevo davvero, più mia di qualsiasi altra cosa. E certi miracoli, forse, succedono anche oggi, nelle case normali come la nostra.

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