L’amica mi ha chiesto ospitalità “per un paio di notti” e ha vissuto da me un mese intero… finché non ho cambiato la serratura

Unamica mi chiese ospitalità per qualche giorno e finì per restare un mese intero, fino a quando non cambiai la serratura.

Non vorrai mica lasciarmi fuori con questo temporale, vero? Guardati attorno, sembra Venezia durante lacqua alta, e io qui con la mia valigia e il cuore a pezzi! piagnucolò Laura, spargendo il trucco sul viso già sciolto dalla pioggia.

Martina stava sulla soglia del suo appartamento a Milano, tenendosi stretta la vestaglia. Osservava con cupa rassegnazione la scala condominiale. Lì, circondata da tre grosse borse e una valigia con le ruote, cera la sua amica dinfanzia. Laura davvero sembrava uno straccio: i capelli bagnati appiccicati sulla faccia, il cappotto costoso zuppo, lo sguardo perso nel vuoto della sofferenza.

Laura, sono le undici di sera disse pian piano Martina, già consapevole daver perso la partita prima ancora di cominciarla. Che è successo? Pensavo dovessi partire per la Sicilia con Giuseppe settimana prossima

Giuseppe non esiste più! strillò Laura, tanto che il suo lamento si sparse in tutto il condominio e il cane dei vicini abbaió amaramente. Quellinfame Mi ha tradita! Capisci? Sono tornata prima dallestetista e Non riesco nemmeno a parlarne, mi serve camomilla e calore umano. Marti, ti scongiuro, ospitami uno o due giorni. Mi riprendo, trovo subito una stanza in affitto e via. Giurin giurello!

Martina sospirò e lasciò entrare lamica. Non si può essere crudeli pensò , dopotutto la conosceva da anni, anche se si erano perse un po di vista. Inoltre, lappartamento era grande, un bellissimo trilocale, viveva sola e lavorava da remoto. «Che sarà mai?» si disse.

Entra fece cenno con la mano. Ma cerca di non fare rumore, i vicini dormono già.

Così iniziò la saga che costò a Martina chilometri di nervi e diverse centinaia di euro.

I primi due giorni scorsero relativamente tranquilli. Laura, come aveva promesso, «si riprendeva». Consisteva nel rimanere avvolta nel plaid sul divano, piangere guardando fiction strappalacrime e reclamare tè al limone. Martina, sentendosi responsabile per la fragile salute mentale dellospite, le preparava tè, le ascoltava gli sfoghi e sgattaiolava per casa silenziosamente.

Sei proprio unamica vera, Marti diceva Laura addentando la torta al cioccolato che Martina aveva preso per festeggiare il suo compleanno, senza aver neanche potuto assaggiarla. Giuseppe diceva che lamicizia tra donne non esiste, invece ora gli dimostro il contrario! Appena trovo una bella casa ti invito a inaugurare!

Il terzo giorno Martina, con tatto, ricordò la scadenza concordata.

Laura, avevi detto un paio di giorni. Oggi è mercoledì. Hai guardato gli annunci? Di solito si trova qualcosa facilmente.

Laura spalancò gli occhi e ci scappò la lacrimuccia.

Ma come faccio ora? Ho il cuore distrutto, sono in crisi, mi tremano le mani. Ho provato a chiamare un agente immobiliare, ma è stato maleducato, sono scoppiata a piangere. Mi serve un altro giorno. Non ti sto disturbando, sono silenziosa come un topolino

Il topolino aveva già occupato il bagno con creme, flaconi e maschere, allineati ordinatamente, relegando i prodotti di Martina su un angolino. Il cappotto di Laura copriva la giacca di Martina nellingresso, e le tante scarpe di Laura trasformavano latrio in una pista a ostacoli.

Martina non disse nulla. Le avevano insegnato che non si lascia una persona per strada in crisi, anche se dentro le saliva il disagio.

Alla fine della prima settimana, Laura aveva ormai preso possesso della casa. Martina, contabile freelance, aveva bisogno di concentrazione e silenzio per lavorare. Ma adesso il suo studio, che era anche la camera da letto, non era più il suo rifugio.

Marti, cè qualcosa di buono da mangiare? chiedeva Laura puntualmente mentre Martina faceva quadrare i conti. Ho guardato in frigo ma ci sono solo yogurt e verdure. Quanto mi mancano le tue polpette al formaggio!

Martina staccava gli occhi dal PC, cercando di non arrabbiarsi.

Laura, sto lavorando. È periodo di chiusura. Se vuoi polpette, cè il macinato nel freezer e la cipolla in dispensa. Fai tu.

Ma dai, mi sono appena fatta la manicure! E poi lodore della carne cruda mi fa svenire. Dai, ti serve una pausa anche a te

E Martina, sempre troppo accomodante, andava in cucina. Meglio cucinare le polpette piuttosto che sopportare i sospiri e le lamentele.

A proposito di spesa: in una settimana, Laura non propose mai di fare la spesa o di ordinare cibo. Il suo appetito era quello di un giovane lavoratore in cantiere, ma il portafoglio rimaneva intonso.

Oh, Marti, le carte di credito me le ha bloccate Giuseppe spiegava quando Martina accennava alla spesa condivisa. Sono al verde. Appena mi sistema con lui, tra alimenti e divisione dei beni, ti restituisco ogni centesimo! Tu sai che non sono una scroccona.

Martina sapeva bene che Laura e Giuseppe non erano mai stati sposati. Nessuna divisione, niente alimenti. Ma dirlo significava scatenare unaltra crisi.

La seconda settimana si distinse perché Laura iniziò a «organizzare» la casa a modo suo.

Rientrando da una riunione, Martina si trovò il soggiorno stravolto: la sua poltrona per leggere spinta in un angolo, il divano girato verso la finestra. Sul tavolino una sigaretta nel posacenere (Martina non fumava e aveva vietato di farlo in casa), e il profumo di incenso economico aleggiava ovunque.

Ho sistemato un po il Feng Shui annunciò Laura, indossando la vestaglia di Martina e un turbante di asciugamano. Lenergia era bloccata, ora si respira meglio. Ti sentirai più leggera!

Laura gli spasmi allocchio di Martina cominciavano a essere insopportabili. Perché hai spostato i mobili? E cosè questodore di fumo?

Una sigaretta, solo alla finestra, ti giuro! I nervi E i mobili li ho spostati per fare la luce migliore, devo aprire un blog su come rinascere dopo un tradimento, mi serve un bel background!

Una nuova vita si comincia in una casa propria sbottò Martina. Laura, sono passate due settimane. Avevi detto «qualche giorno». Io non ce la faccio più. Devo lavorare e riposare. Quando pensi di andare via?

Laura si accasciò sul divano, coprendosi la faccia. Le spalle tremavano.

Mi stai cacciando lo sapevo. Giuseppe mi ha messo fuori, ora tu. E io dove vado? Nemmeno per un ostello ho i soldi! Mia madre vive in campagna, andarci è come seppellirmi viva. Pensavo fossimo amiche

Martina si sentì crudele, ma era ormai esausta.

Daccordo disse a denti stretti. Unaltra settimana. Sette giorni esatti. In questo tempo, trova lavoro, chiedi soldi ai parenti, fai come vuoi. Ma tra una settimana te ne vai.

Grazie! e Laura smise subito di piangere, sorridendo come niente fosse. Sei una grande! Ah, il tuo shampoo, quello buono, è finito, lho usato stamattina. Lo ricompri? Fa una schiuma fantastica!

In quel momento Martina capì che la odiava. Silenziosamente, educatamente, lodiava.

La terza settimana fu un inferno. Laura, sentendo la scadenza avvicinarsi, decise di godersi tutto: portava amiche sconosciute quando Martina non cera. «Abbiamo solo preso un tè», si giustificava, anche se il cestino traboccava di bottiglie di vino. Passava ore al telefono parlando male di Giuseppe e della noiosa Martina, senza preoccuparsi che la noiosa fosse di là ad ascoltare ogni parola.

Il colpo di grazia arrivò il sabato sera. Martina era stata dai genitori in campagna per chiudere la stagione e tornò tardi, sognando solo un bagno caldo. Aprì la porta: musica e risate.

Nell’ingresso c’erano due paia di scarpe da uomo, grosse e sporche.

Martina entrò in soggiorno. Sul suo tappeto beige appena lavato, patatine e una chiazza di vino. Laura, nella pigiama di seta di Martina, con due uomini dallaria poco raccomandabile.

Ecco la padrona di casa! gridò Laura alzando il bicchiere. Marti, ti presento Marco e Sergio! Ci siamo conosciuti su unapp, mi aiutano a rilassarmi. Vieni a bere con noi!

I due uomini la squadrarono con sorrisetti.

Laura la voce di Martina era calma, ma dentro ribolliva rabbia , accompagna i tuoi ospiti fuori. Subito. E prepara le tue cose.

Ma dai, non fare la musona! sbottò Laura. È ancora presto. Sono bravi ragazzi, hanno portato il vino.

Ho detto via. Martina spense la musica. Cinque minuti e chiamo i carabinieri.

Uno dei due uomini si alzò pigro.

Oh, ma che nervi stiamo solo facendo una serata tranquilla.

Non sono la vostra mamma tagliò corto Martina. Il tempo scorre. Uno.

I due capirono lantifona e iniziarono a infilarsi le scarpe, borbottando insulti. Laura rimase sul divano, imbronciata.

Appena la porta si chiuse, Laura si alzò.

Mi hai umiliata! Davanti a uomini veri! Magari stava nascendo qualcosa di importante!

La vita si costruisce a casa propria, con la propria pigiama, e non rovinando il tappeto degli altri rispose gelida Martina. Prepara le valigie. È finita.

Non me ne vado di notte! urlò Laura. Non hai diritto! Ormai vivo qui da un mese, questa è la mia residenza! Chiamo i carabinieri, dico che mi cacci illegalmente!

Martina la guardò sorpresa. Da dove veniva tutta quella arroganza? Come si può pensare che tutto sia dovuto?

Va bene accettò con leggerezza. Stanotte rimani. Ma domani mattina, quando mi sveglio, voglio che tu sia sparita.

Chiuse la porta della sua stanza a chiave per la prima volta. Non dormì. Sentiva muoversi Laura, parlare al telefono, armeggiare in cucina. Paura e determinazione si mescolavano. Martina capì che solo con la forza si sarebbe liberata di quellospite parassita.

Allalba di domenica, Martina si svegliò presto. Laura dormiva stesa sul divano, la bocca aperta, la stanza satura di vino e profumo.

Martina si vestì, prese la borsa e uscì di casa.

Andò diretta al Brico. Comprò una serratura nuova robusta, costosa, di quelle a doppia mappa. Chiamò il fabbro, il cui numero aveva visto in giro nel quartiere.

Buongiorno, serve un cambio urgente della serratura spiegò. Sono la proprietaria, ho tutti i documenti. Non ho perso le chiavi, ma va cambiata subito. Pago il doppio.

Poi si godette un caffè al bar, prendendo una boccata daria di libertà. Tornò dopo tre ore. Le tende del soggiorno tirate, segno che la «principessa» dormiva ancora.

Aspettò il fabbro allingresso. Luomo, con gli attrezzi, la guardò con comprensione.

Sfrattiamo coinquilini o mariti? sorrise.

Unamica sospirò Martina. Che non se ne vuole andare.

Salirono. Martina suonò il campanello. Niente. Suonò di nuovo, con più insistenza.

Dentro si udì un borbottio:

Ma chi è a questora? Marti, hai perso le chiavi? Sto dormendo!

La porta si aprì. Laura, spettinata e in pigiama di Martina, sgranò gli occhi vedendo il fabbro.

Laura, buongiorno! esordì Martina. Il signore cambierà la serratura. Hai quindici minuti per vestirti, riempire la valigia e uscire di qui. Intanto il fabbro lavorerà sulla porta.

Sei impazzita? Che fabbro?

Quello che ti chiude fuori. Le mie chiavi funzioneranno, le tue no. Io non do le chiavi a nessuno. Il tempo parte ora.

Il rumore del trapano la scosse come una doccia gelata. Era la realtà.

Seguirono venti minuti di panico puro: Laura fuggiva di stanza in stanza, buttava la roba nella valigia, urlava, offendeva Martina chiamandola «vipera», «traditrice» e «zitella invidiosa». Tentò di portarsi via il phon («Ormai è mio!»), la vestaglia e anche gli asciugamani.

Rimetti a posto il phon disse Martina, controllando il bagaglio anche gli asciugamani. Quelli sono miei. Prendi solo le tue cianfrusaglie.

Ti maledico! urlò Laura trascinando la valigia fuori. Lo dirò a tutti che sei una carogna! Verrà il giorno che mi chiederai scusa!

Non ci contare rispose Martina, osservando il fabbro che installava la nuova serratura. Sai, forse il tappeto lo laveranno in tintoria. La tua arroganza però chi la pulisce? Addio.

La porta si chiuse, il nuovo chiavistello scattò. Martina si appoggiò esausta alla porta.

Il fabbro mise via gli attrezzi.

Tutto sistemato, signora. Tre chiavi, nessun estraneo entrerà.

Grazie disse Martina, passando la banconota. Mi ha salvata.

Rimasta finalmente sola, aprì tutte le finestre per far uscire il tanfo del tabacco e dei profumi. Smontò le tende e le mise in lavatrice. Arrotolò il tappeto da portare a pulire. Il cellulare squillava: Laura, poi comuni amici che già avevano sentito la sua versione dei fatti. Martina bloccò serenamente il numero di Laura, poi uscì da tutti i gruppi condivisi.

Silenzio. Finalmente. Solo il ronzio del frigorifero e il traffico milanese fuori. Martina preparò un vero espresso, forte come piaceva a lei, non quel surrogato che preferiva Laura.

Si sedette alla finestra, guardando la città. Un po di malinconia rimaneva: ventanni di amicizia non si cancellano. Ma si sentiva finalmente libera. Capì una verità semplice: la casa non sono solo i muri, è il luogo della tua forza. Se qualcuno entra e comincia a rubarti energia, rovinare la tua serenità e creare caos, non importa quanto vi conoscete: va cacciato.

Il campanello suonò. Martina sobbalzò. Di già?

Guardò dallo spioncino. Era la vicina, la signora Maria.

Marti, tutto bene? chiamò. Ho sentito litigi, urla. Stavo per chiamare i carabinieri.

Martina sorrise, finalmente sicura.

Tutto bene, signora Maria. Solo una grande pulizia. Via la spazzatura.

Eh, la spazzatura va buttata subito, sennò puzza!

Infatti concordò Martina. Ora puzza non ce nè più.

La sera ordinò una pizza gigante con doppia mozzarella. Se la gustò da sola, seduta nella sua poltrona, tornata al suo angolo preferito. Niente richieste di porzioni, nessuno a cambiare canale, nessuno a criticare.

Fu la serata più bella dellultimo mese.

Laura ci provò ancora: una settimana dopo venne a suonare quando Martina non cera, lasciando un biglietto per riavere una vecchia spazzola. Martina la buttò senza pensarci. Poi seppe, tramite gossip, che Laura si era rimessa con Giuseppe due giorni dopo essere stata cacciata; ora raccontava a tutti che aveva «salvato lamica dalla depressione, vissuto da lei, cucinato, e che era stata buttata fuori per gelosia».

Martina sorrideva sentendo queste storie. Let them talk. Limportante è che le chiavi del suo castello ora stavano solo nelle sue tasche. Lospitalità è una gran cosa, ma bisogna saper distinguere tra un ospite che visita e uno che vuole traslocare.

A volte il gesto più gentile è proprio quello di stabilire i confini e difendere la propria serenità. Bisogna imparare che la nostra casa, la nostra vita, sono sacre. Chi non ne ha rispetto, non merita di restare.

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