Solo con il test del DNA. Non vogliamo figli di altri, – ha dichiarato la suocera – Solo centomila euro! – sogghignò Elisabetta. – Valuti così poco la libertà del tuo figliolo? Magari riesci a raccattare persino duecentomila? – Se serve, li trovo, – borbottò Maria. – Quindi, accetti? Se è solo questione di soldi… – Dimmi la verità, Maria, ci hai pensato molto prima di propormi questa cosa? – chiese Elisabetta. – Mettiamo da parte i soldi per ora! Parlamene da donna a donna! – Su, non facciamo la morale, – fece una smorfia Maria, – nessuno è senza peccato! Tu, da mamma con tanti figli, dovresti capire che per il proprio bambino… – Vuoi forse comprarmi? – incalzò Elisabetta. – O vuoi comprare mia Daria? Pensi che siamo tanto disperate che bastano due soldi per sistemare tutto e renderci felici? E che tuo Ivan abbia prima riempito la testa di mia Daria di promesse, poi l’abbia messa incinta e ora… Non so neanche come dirlo. Se la stia svignando o se si sia rifugiato sotto le gonne di mammà! Perché, insomma, si occupino gli altri dei suoi guai! – Elisabetta, guardiamoci in faccia, – disse Maria. – Ivan ha solo diciott’anni! Non è pronto per famiglia e figli! Deve studiare, trovarsi un lavoro! Dove credi che andrà, se deve già portarsi dietro il peso di una famiglia con bambino? – E prima non ci pensava Ivan, quando si è avvicinato a mia Daria? – ridacchiò Elisabetta. – Sta iniziando ora la vita da adulto responsabile! Ha fatto un figlio, che se ne assuma la responsabilità! Altrimenti ci sono un sacco di possibilità! Tribunali, alimenti… Maria rimase sbalordita. – Ti entrerà una cornacchia in bocca, resta così! – sbottò Elisabetta. – Non pensare che siccome sto via da mattina a sera non sappia nulla! – Non voglio litigare, sono venuta a risolvere tutto in pace! – riuscì a dire Maria. – Sono pronta a pagare, per così dire, il disturbo! – E perché dovresti pagare? – domandò Elisabetta. – Perché tuo Ivan ha messo incinta mia Daria? O perché la sta evitando da due mesi? O perché credi che mia Daria dovrebbe abortire? O vuoi già darmi la prima rata dei futuri alimenti, quando nascerà il bambino? Maria vacillò davanti a quella valanga. Ma la prospettiva che quest’ultima ipotesi potesse diventare realtà, la turbava di più di tutte. Perché in tal caso, suo figlio sarebbe sempre a rischio, tirato dentro quella faccenda! – Non cambiarmi le carte in tavola! – disse Maria puntando il dito. – Ti sto offrendo soldi veri per chiudere la questione per sempre! Come lo farai, a me non importa! Volete abortire? Abortite! Volete tenerlo? Crescetelo voi! Oppure lasciatelo alla casa-famiglia! Basta che Ivan non abbia mai più nulla a che fare con questa storia! Se non basta, dimmi quanto vuoi! Al massimo chiedo un prestito a mio marito! – Maria, ma perché non te ne vai da un’altra parte! – replicò Elisabetta. – Io, come donna perbene, non posso dirti dove. Ma visto che hai avuto il coraggio di venire con questa proposta, certo la parola “perbene” non la conosci! Quindi sai bene dove andare e quanto in fondo puoi infilare i tuoi soldi! – Elisabetta, troviamo una soluzione pacifica! – disse Maria furibonda. – Vai in pace! – rispose Elisabetta. – O slego il cane! Non era chiaro se Maria fosse riuscita a salvare suo figlio, ma finché Elisabetta era furiosa, di certo Daria non si sarebbe avvicinata a Ivan. Così lui avrebbe avuto tempo di riprendersi e continuare gli studi con calma. E se Elisabetta avesse cambiato idea, Ivan avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Lo avrebbero mandato a studiare in città. E la città è grande! È facile sparire e nessuno ti trova più! Maria a stento resistette dall’afferrare Elisabetta per le trecce: – Guarda un po’, che principesca! Schifa pure i soldi! E sono pure venuta con le migliori intenzioni! Quella, invece, slega il cane! Ma con gente come lei neanche un passo insieme, ti rivolta come un calzino! Ma allora Maria non sapeva che quella storia era solo l’inizio, e non la fine. Anche se, in realtà, era iniziata un po’ prima. I genitori raramente scoprono in tempo i problemi dei figli. Spesso, succede quando ormai è tardi, o quasi. E non resta che sperare che non sia troppo tardi per rimediare. Quando Maria seppe dalla “cornacchia” del paese che Ivan aveva messo incinta la figlia di Elisabetta, il cuore le si fermò. – Impossibile che il mio Ivan si sia interessato a Daria! Lei… – per non farsi scappare qualcosa di brutto, cambiò subito tono, – viene da una famiglia numerosa! Non ha nulla di speciale! Ivan non l’avrebbe mai guardata! – Ti racconto solo quello che so, – disse la signora Ignazia. – Se non mi credi, chiedi in giro! Lo sanno tutti! Solo tu no! Tra le risate rauche di Ignazia, Maria rientrò in casa. Né marito né figlio c’erano, erano andati nel bosco all’alba. Tornavano solo la sera. Maria avrebbe dovuto sbrigare le faccende, ma tutto le cadeva di mano. Non riusciva a togliersi la notizia dalla testa. – Ma dove stavano guardando? Perché? E proprio a chi? Cosa ce ne facciamo di questi impicci? Consumata dai nervi, Maria quasi impazziva fino a sera. Appena Ivan arrivò, cominciò l’interrogatorio: – Ma che ti è saltato in mente? Non c’erano altre ragazze in paese? Ivan dovette confessare. E pensava di restare nascosto fino a fine vacanze, o scappare nel paese vicino, dove studiava all’istituto. Lì sì che non l’avrebbero trovato! Magari gli sarebbe anche andata liscia! Ma non scampò alla furia materna. Ivan si mise a piangere e a raccontare, cercando di impietosirla. Ivan non era un adone. Né troppo sveglio. Né particolarmente prestante. Insomma, non era il tipo che faceva strage di cuori. Però l’età e gli ormoni spingevano! E gli amici lo prendevano in giro che sarebbe rimasto zitello a vita. – E Daria ha detto di sì! – Daria direbbe di sì anche al diavolo! – sbottò Maria. – Ha già diciannove anni, e i ragazzi la evitano! Ma chi vuoi che voglia prendersi una ragazza con quella famiglia! Sono poverissimi! Un sacco di bambini, il marito malato! Se ti prendi una Daria così, poi ti tocca mantenere tutti quanti! – Mamma, è brava! È dolce e gentile! – singhiozzava Ivan. – E il fatto che sia bruttina non ti ha dato fastidio? – urlò Maria. – Come ti è venuto in mente… Ivan arrossì e abbassò la testa. – Ma chi te l’ha fatto fare! – Maria si prese la testa fra le mani. – È successo solo un paio di volte, – mormorò Ivan. – Ecco, basta poco! – esclamò Maria. – E ora il risultato si vede subito! E tra un anno devi andare all’università! Come pensi di farcela con un bambino? Ti metteranno pure a pagare gli alimenti! – Magari il bambino non è mio? – chiese Ivan con speranza. – Piacerebbe crederlo, ma chi vuoi che se la prenda una così, – sospirò Maria. – In ogni caso, se non si riesce a trovare un accordo, solo con il test del DNA: non vogliamo figli di altri! – Però diceva di essermi fedele, – sussurrò Ivan. – Meglio sperare che abbia mentito, – borbottò Maria, aprendo la scatola dei risparmi. – Grisha! Questo era per il padre di Ivan, così Ivan andò via in punta di piedi. – Grisha, qua non c’è molto! – urlò Maria. – Il grosso è sul conto, – rispose calmo Grisha. – Manca una settimana alla scadenza. Dimenticato? – Eh già! Qua ti prendono pure il cervello! – Maria si lasciò cadere sulla poltrona stringendo la scatola. – Hai sentito che roba ha combinato Ivan? – È diventato uomo! – sorrise Grisha. – Dobbiamo già pensare al matrimonio? – Sei matto? Quale matrimonio? Con chi? – Maria quasi si strozzò. – Mai nella vita! Piuttosto li paghiamo per andarsene! Secondo te, bastano centomila? – E come faccio a saperlo? – si strinse nelle spalle Grisha. – Anche se, con la situazione che ha Elisabetta, forse accetterebbe anche pochi euro! – No, qua pochi spicci non bastano, – scosse la testa Maria. Contò il contante, poi pensò a quello che c’era sul conto. – Abbiamo centomila euro, – dichiarò infine. – Inizio con quelli. Se tratta, do duecentomila! Al massimo, tra una settimana saranno cinquecentomila. Maria annuì, convinta. – Vengo con te? – chiese Grisha. – Meglio se stavi più attento a tuo figlio, così ora non bisognava pagare! – brontolò Maria. – Faccio da sola! *** La risposta di Elisabetta non fu granché chiara, e Daria non serviva neanche consultarla. Tanto non decideva niente. Ma Ivan finì l’estate tranquillo e partì per il paese vicino a studiare. Gli era stato tassativamente vietato di tornare prima dell’estate successiva. E con Ivan ormai fuori dal paese, non se ne parlò più. Le chiacchiere si spostarono su Daria, che ormai si vedeva la pancia crescere e poi partorì. E anche su Elisabetta. – Non sei riuscita nemmeno a farti dare gli alimenti da Ivan! Ora mangiate solo pane e lacrime! Elisabetta, sentendo le voci, rispose a tono: – Non andremo certo a chiedere l’elemosina! Ce la caveremo! A fine giugno, Ivan tornò al paese. Ma i genitori, previdenti, non lo lasciavano uscire. Tanto doveva dare gli esami, poi sarebbe andato in città. Meglio non farsi vedere in giro! L’università lo aspettava. Ma Ivan fallì gli esami così male che non fu accettato nemmeno a pagamento. – Grisha, vai dal comandante delle reclute e arrangiati! – ordinò Maria. – Se lo prendono per il servizio militare, si dimenticherà tutto! Magari l’anno dopo entrerà all’università! Ma non si riuscì a sistemare. E per aver insistito, Grisha finì alle mani e dopo in cella per quindici giorni. Quando Grisha tornò, spiegò come Ivan poteva evitare la chiamata: – Deve sposare Daria e riconoscere il figlio! Finché il bambino non ha tre anni, Ivan ha diritto al rinvio! E poi ne fa un altro a Daria! E ancora rinvio! E poi, magari, arriva anche alla fine del limite d’età! – Ti hanno spaccato pure il cervello? – esclamò Maria. – Non augurerei parenti così nemmeno al mio peggior nemico! – Sennò parte militare! – rispose Grisha. Maria non voleva lasciar partire il figlio più di quanto volesse vederlo sposato con Daria. Ma, come si dice, non c’erano alternative. – Andiamo a pregarla, – si arrese Maria. – Grisha, prendi la scatola dei risparmi! Magari accetta… – Dopo che ti ha mandato a quel paese? – rise amaro Grisha. – E dopo tutto quello che ha sentito quest’anno qui in paese? Forse è meglio lasciarlo fare il militare! Non ci manca solo che Elisabetta ci prenda pure a bastonate! – Mi butterò ai suoi piedi! E anche tu! – aggiunse Maria. – La pregheremo! Le chiederemo scusa! – Non ci credo, Maria, che accetterà. Nemmeno se la paghi! – scosse la testa Grisha. – Dopo tutto questo, non ci scommetto! Meglio portare Ivan nel bosco a vivere, finché non compie ventisette anni! – Prendi la scatola e andiamo! – comandò Maria.

Solo con il test del DNA. Non ci servono figli di altri, aveva sentenziato la suocera.

Solo centomila euro! rise sotto i baffi Elisabetta. Ma guarda che hai dato proprio poco valore alla libertà di tuo figlio! E magari, se ti impegni, ne puoi trovare anche duecentomila?

Se serve, li trovo, borbottò Maria. Allora, accetti? Insomma, se tutto si risolve per una questione di soldi.

Ma dimmi, Maria, chai pensato tanto prima di venire qui a propormi questa storia? chiese Elisabetta. Mettiamo da parte il discorso dei soldi. Dimmi da donna a donna!

Dai, adesso non facciamo le pie prediche, fece una smorfia Maria, nessuna è senza peccato! E tu, che di figli ne hai diversi, dovresti capire che per il proprio bambino…

Cioè, vuoi semplicemente comprarmi? domandò Elisabetta. O vuoi comprare mia Rosalia? Ci ritieni talmente disperate, che basta qualche soldo ed è tutto sistemato, come nei romanzi rosa?

E poi, tuo Antonio, prima ha raccontato frottole a mia Rosalia, lha messa incinta, e ora…

Nemmeno so come dire O scappi nei campi o vai a rifugiarti sotto le gonne di mamma! Così che diciamo noi di sistemare i suoi casini

Elisabetta, parliamoci chiaro, sospirò Maria. Antonio ha solo diciottanni! Cosa vuoi che ne possa di famiglia e figli?

Ha bisogno di finire gli studi! Di trovarsi un lavoro! E dove pensi che vada a lavorare con una famiglia e un figlio sulle spalle?

Però prima il problema non se lè posto, quando ha messo incinta Rosalia, eh? ironizzò Elisabetta. Ora è ora che impari che la vita adulta ha delle conseguenze!

Hai fatto un figlio? Ora ti prendi le tue responsabilità! Altrimenti ci sono sempre i tribunali, lassegno di mantenimento…

Maria sgranò gli occhi.

Arriveranno i corvi! sbottò Elisabetta. Che io lavori da mattina a sera, non vuol dire che non sappia come gira il mondo!

Io non voglio litigare, sono venuta per risolverla con le buone! disse Maria una volta ripresasi. Sono anche pronta a risarcire, se necessario!

E di cosa pagheresti, di grazia? domandò Elisabetta. Per il fatto che Antonio ha messo incinta mia Rosalia? O perché la sta evitando da due mesi?

O perché dovrei portare mia figlia ad abortire? O questo è solo lanticipo dellassegno di mantenimento, quando nascerà il bambino?

Maria rimase interdetta dalla lista. Ma quella dellassegno proprio non le andava giù.

Che a pensarci bene, in un attimo potrebbero incastrare suo figlio e obbligarlo a pagare!

Non mi confondere! alzò il dito Maria. Ti sto offrendo soldi veri per chiudere la questione una volta per tutte!

Come vuoi sistemare la faccenda, poi sono affari tuoi! Vuoi abortire, tieni il bambino o mettilo in orfanotrofio, guarda, non mi importa!

Basta che mio Antonio non centri mai più niente! Se ti sembrano pochi soldi, basta che mi dici quanto vuoi!

Se serve, chiedo il prestito a mio marito!

Maria, ma vai al diavolo! disse Elisabetta. Io, da donna onesta, non posso proprio dirti dove andare, ma ci siamo capite!

Chi si presenta con proposte del genere non ha idea di cosa sia la decenza!

Quindi saprai benissimo dove andare e che puoi infilare i tuoi soldi dove ti pare!

Elisabetta, parliamone con calma! ribatté infastidita Maria.

Per carità, vai con Dio! rispose Elisabetta. O faccio uscire il cane!

Non si sapeva se Maria fosse davvero riuscita a salvaguardare suo figlio, ma Elisabetta, finché era arrabbiata, certo non avrebbe lasciato che Rosalia si avvicinasse ad Antonio.

Quindi, almeno, avrebbe avuto il tempo di riprendersi e continuare a studiare in pace.

E se a Elisabetta fosse cambiata idea, ormai Antonio sarebbe sparito: lo avrebbero mandato in città, alluniversità.

E la città, si sa, è grande: puoi sparire e per centanni nessuno ti trova più!

Maria, intanto, si tratteneva a stento dal tirare una ciocca di capelli a Elisabetta:

Che presuntuosa! Sdegnosa dei soldi!

Ed ero pure venuta con le buone! E quella, il cane le fa uscire! Ma pensa un po!

Con tipi così non ci vai nemmeno a piantare patate, che ti rigira come un calzino!

Però, ancora non sapeva che la storia non finiva lì. Era solo linizio.

Anzi, a dirla tutta, era cominciata anche prima.

I genitori quasi mai scoprono in tempo i guai dei propri figli. Arrivano sempre dopo, quando a sistemare davvero le cose, se si è fortunati, sia ancora in tempo.

Quando una diceria arrivò alle orecchie di Maria, cioè che suo figlio Antonio aveva messo incinta Rosalia, a momenti le si fermò il cuore.

Mio Antonietto con Rosalia? Ma dai, lei si morse la lingua per non dir di peggio, viene da una famiglia numerosa! Non ha niente dietro! Antonio non ci avrebbe mai fatto caso!

Io dico solo quello che so, disse la signora Ignazia. Se non credi a me, chiedilo in paese, lo sanno tutti. Tranne te!

Tra le risate sgraziate di Ignazia, Maria si rifugiò in casa. Né marito né figlio erano in casa, dal mattino erano andati nei campi. Tornavano solo la sera.

Maria avrebbe dovuto sbrigare la casa, ma aveva la testa altrove. Quella notizia di Ignazia non usciva dalla mente.

Ma come? Perché? E chi ci guadagna?

Si rovinò il fegato tutta la giornata. Non appena Antonio rientrò, si gettò su di lui con mille domande:

Ma che ti è venuto in mente? Non ci sono ragazze normali in paese?

Antonio dovette confessare. Pensava di tirare dritto fino alla fine delle vacanze e poi scappare nel paese accanto, dove faceva il tecnico.

Lì, si sarebbe dileguato. Magari la sfangava.

Ma la rabbia della madre, quella no.

Antonio scappò piangendo, cercando un po di compassione.

Non era un adone. Non brillava per intelligenza. Di fascino ne aveva poco. Quindi, con le ragazze, nisba.

Ma letà, le voglie si fanno sentire! E gli amici che lo prendevano in giro: Così resterai scapolo per sempre!

Ma Rosalia era daccordo!

Rosalia direbbe di sì anche a un mostro! tuonò Maria. Ha diciannove anni e i ragazzi le stanno alla larga come fosse la peste!

Un bel guaio: famiglia povera, padre malato, una baracca di fratelli.

Se ti prendi una come Rosalia, poi lavori tutta la vita anche per la sua famiglia!

Mamma, è buona, è dolce! singhiozzava Antonio.

E la sua bruttezza non ti ha per niente fermato? gridò Maria. Come hai fatto

Antonio arrossì e abbassò il capo.

Madonna santa, che sfortuna! si mise le mani al petto Maria.

È successo solo due volte, sussurrò Antonio.

E ne basta una! replicò Maria furiosa. Il risultato lo vedremo presto!

E tra un anno dovresti entrare in università! Dove vuoi andare con un figlio? Ti troverai gli assegni di mantenimento subito!

Magari il bambino non è mio… tentennò Antonio.

Sarebbe bello crederci, ma chi vuoi che si sia preso una come quella? sospirò Maria. In ogni caso, se non si arriva a un accordo, solo test del DNA! Non ci servono figli di altri!

Lei ha giurato che sarebbe stata fedele… mugugnò Antonio.

Speriamo abbia mentito! sbuffò Maria, tirando fuori la scatola dei risparmi. Gabriele!

Chiamava il padre di Antonio, quindi lui se la diede subito a gambe in unaltra stanza.

Gabriele, non ci siamo proprio coi soldi! gridò Maria.

Sono sul libretto, rispose tranquillo Gabriele. Aspettiamo una settimana e maturano. Ti sei scordata?

A chi lo dici! Mi fanno perdere la testa! Maria si lasciò cadere sulla poltrona con la scatola in mano. Hai sentito cosa ha combinato Antonio nostro?

È cresciuto, il ragazzo! sorrise Gabriele. Facciamo la lista nozze?

Ma sei matto?! Nozze con chi?! quasi si strozzava Maria. Mai! Meglio pagare! Dici che centomila bastano?

E che ne so? si strinse nelle spalle Gabriele. Ma ora Elisabetta direbbe di sì anche ai centesimi!

No, pochi spicci non passano, scosse la testa Maria.

Contò i soldi, poi ripensò ai depositi.

Tra contanti e libretto sono ducentomila decise alla fine. Primo offro centomila; se cerca di tirare sul prezzo, glieli do tutti. Tra una settimana, se serve, possiamo arrivare a cinquecento.

Annui Maria, certa del suo piano.

Vuoi che venga anchio? chiese Gabriele.

Se mi avessi seguito meglio il figlio, non dovremmo tirar fuori i soldi! Faccio da sola!

***

La risposta di Elisabetta non sbloccava nulla, e chiedere a Rosalia era inutile. Lei proprio non decideva niente.

Antonio quindi passò sereno fino alla fine delle vacanze, poi andò in paese per lultimo anno di scuola. Gli dissero di non farsi vedere prima dellestate prossima.

E dato che aveva lasciato il paese, tanto valeva non parlarne più.

Il pettegolezzo rimaneva su Rosalia, incinta prima e poi madre. E si scagliavano anche su Elisabetta.

Non è riuscita nemmeno a farsi dare lassegno di mantenimento da Antonio! Ora dovranno mangiare pane e cipolla!

Elisabetta, sentendo i commenti, rispondeva che non erano certo affari loro!

Da voi la carità non la vogliamo! Ce la caveremo, sempre!

A fine giugno Antonio tornò in paese. Ma i genitori, previdenti, non lo lasciavano uscire di casa. Appena finiti gli esami sarebbe andato in città. Niente scene, luniversità lo aspettava.

Ma Antonio fallì gli esami, neanche a pagamento lavrebbero preso.

Gabriele, va dal comandante e vedi che si può fare! ordinava Maria. Se lo prendono a fare il militare, almeno si dimentica tutto! Così, lanno prossimo magari ci riprova!

Non ci fu verso. E per insistenza, a Gabriele prima le contarono di santa ragione e poi lo tennero dentro quindici giorni.

Tornato a casa, Gabriele spiegò lunica via duscita:

O lo sposi Rosalia e riconosce il bambino, così fino ai tre anni del piccolo ha il rinvio. Poi gliene fa un altro e si riparte! Alla fine si salva per età!

Ti hanno spaccato la testa, non il cuore! sbottò Maria. Nemmeno al peggior nemico una parentela così!

O allora va a far il militare! rispose Gabriele.

Maria era meno contenta di vedere Antonio in divisa che sposato con Rosalia! Ma, dire, alternative non ce nerano.

Andiamo con il cappello in mano si arrese Maria. Gabriele, prendi la scatola dei soldi! Magari accetta

Dopo che tha mandato a quel paese? rise Gabriele. E dopo tutto quello che ha sentito in paese questanno?

Meglio lasciar perdere! O vuoi che Elisabetta ci insegua per il paese?

Mi butterò ai suoi piedi! E tu pure! tagliò corto Maria. Chiederemo, imploreremo!

Non credo proprio che accetti, Maria. Nemmeno sotto tortura! scosse la testa Gabriele. Meglio portare Antonio in montagna, farlo vivere lì fino a ventisette anni!

Prendi la scatola e andiamo! comandò Maria.

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Solo con il test del DNA. Non vogliamo figli di altri, – ha dichiarato la suocera – Solo centomila euro! – sogghignò Elisabetta. – Valuti così poco la libertà del tuo figliolo? Magari riesci a raccattare persino duecentomila? – Se serve, li trovo, – borbottò Maria. – Quindi, accetti? Se è solo questione di soldi… – Dimmi la verità, Maria, ci hai pensato molto prima di propormi questa cosa? – chiese Elisabetta. – Mettiamo da parte i soldi per ora! Parlamene da donna a donna! – Su, non facciamo la morale, – fece una smorfia Maria, – nessuno è senza peccato! Tu, da mamma con tanti figli, dovresti capire che per il proprio bambino… – Vuoi forse comprarmi? – incalzò Elisabetta. – O vuoi comprare mia Daria? Pensi che siamo tanto disperate che bastano due soldi per sistemare tutto e renderci felici? E che tuo Ivan abbia prima riempito la testa di mia Daria di promesse, poi l’abbia messa incinta e ora… Non so neanche come dirlo. Se la stia svignando o se si sia rifugiato sotto le gonne di mammà! Perché, insomma, si occupino gli altri dei suoi guai! – Elisabetta, guardiamoci in faccia, – disse Maria. – Ivan ha solo diciott’anni! Non è pronto per famiglia e figli! Deve studiare, trovarsi un lavoro! Dove credi che andrà, se deve già portarsi dietro il peso di una famiglia con bambino? – E prima non ci pensava Ivan, quando si è avvicinato a mia Daria? – ridacchiò Elisabetta. – Sta iniziando ora la vita da adulto responsabile! Ha fatto un figlio, che se ne assuma la responsabilità! Altrimenti ci sono un sacco di possibilità! Tribunali, alimenti… Maria rimase sbalordita. – Ti entrerà una cornacchia in bocca, resta così! – sbottò Elisabetta. – Non pensare che siccome sto via da mattina a sera non sappia nulla! – Non voglio litigare, sono venuta a risolvere tutto in pace! – riuscì a dire Maria. – Sono pronta a pagare, per così dire, il disturbo! – E perché dovresti pagare? – domandò Elisabetta. – Perché tuo Ivan ha messo incinta mia Daria? O perché la sta evitando da due mesi? O perché credi che mia Daria dovrebbe abortire? O vuoi già darmi la prima rata dei futuri alimenti, quando nascerà il bambino? Maria vacillò davanti a quella valanga. Ma la prospettiva che quest’ultima ipotesi potesse diventare realtà, la turbava di più di tutte. Perché in tal caso, suo figlio sarebbe sempre a rischio, tirato dentro quella faccenda! – Non cambiarmi le carte in tavola! – disse Maria puntando il dito. – Ti sto offrendo soldi veri per chiudere la questione per sempre! Come lo farai, a me non importa! Volete abortire? Abortite! Volete tenerlo? Crescetelo voi! Oppure lasciatelo alla casa-famiglia! Basta che Ivan non abbia mai più nulla a che fare con questa storia! Se non basta, dimmi quanto vuoi! Al massimo chiedo un prestito a mio marito! – Maria, ma perché non te ne vai da un’altra parte! – replicò Elisabetta. – Io, come donna perbene, non posso dirti dove. Ma visto che hai avuto il coraggio di venire con questa proposta, certo la parola “perbene” non la conosci! Quindi sai bene dove andare e quanto in fondo puoi infilare i tuoi soldi! – Elisabetta, troviamo una soluzione pacifica! – disse Maria furibonda. – Vai in pace! – rispose Elisabetta. – O slego il cane! Non era chiaro se Maria fosse riuscita a salvare suo figlio, ma finché Elisabetta era furiosa, di certo Daria non si sarebbe avvicinata a Ivan. Così lui avrebbe avuto tempo di riprendersi e continuare gli studi con calma. E se Elisabetta avesse cambiato idea, Ivan avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Lo avrebbero mandato a studiare in città. E la città è grande! È facile sparire e nessuno ti trova più! Maria a stento resistette dall’afferrare Elisabetta per le trecce: – Guarda un po’, che principesca! Schifa pure i soldi! E sono pure venuta con le migliori intenzioni! Quella, invece, slega il cane! Ma con gente come lei neanche un passo insieme, ti rivolta come un calzino! Ma allora Maria non sapeva che quella storia era solo l’inizio, e non la fine. Anche se, in realtà, era iniziata un po’ prima. I genitori raramente scoprono in tempo i problemi dei figli. Spesso, succede quando ormai è tardi, o quasi. E non resta che sperare che non sia troppo tardi per rimediare. Quando Maria seppe dalla “cornacchia” del paese che Ivan aveva messo incinta la figlia di Elisabetta, il cuore le si fermò. – Impossibile che il mio Ivan si sia interessato a Daria! Lei… – per non farsi scappare qualcosa di brutto, cambiò subito tono, – viene da una famiglia numerosa! Non ha nulla di speciale! Ivan non l’avrebbe mai guardata! – Ti racconto solo quello che so, – disse la signora Ignazia. – Se non mi credi, chiedi in giro! Lo sanno tutti! Solo tu no! Tra le risate rauche di Ignazia, Maria rientrò in casa. Né marito né figlio c’erano, erano andati nel bosco all’alba. Tornavano solo la sera. Maria avrebbe dovuto sbrigare le faccende, ma tutto le cadeva di mano. Non riusciva a togliersi la notizia dalla testa. – Ma dove stavano guardando? Perché? E proprio a chi? Cosa ce ne facciamo di questi impicci? Consumata dai nervi, Maria quasi impazziva fino a sera. Appena Ivan arrivò, cominciò l’interrogatorio: – Ma che ti è saltato in mente? Non c’erano altre ragazze in paese? Ivan dovette confessare. E pensava di restare nascosto fino a fine vacanze, o scappare nel paese vicino, dove studiava all’istituto. Lì sì che non l’avrebbero trovato! Magari gli sarebbe anche andata liscia! Ma non scampò alla furia materna. Ivan si mise a piangere e a raccontare, cercando di impietosirla. Ivan non era un adone. Né troppo sveglio. Né particolarmente prestante. Insomma, non era il tipo che faceva strage di cuori. Però l’età e gli ormoni spingevano! E gli amici lo prendevano in giro che sarebbe rimasto zitello a vita. – E Daria ha detto di sì! – Daria direbbe di sì anche al diavolo! – sbottò Maria. – Ha già diciannove anni, e i ragazzi la evitano! Ma chi vuoi che voglia prendersi una ragazza con quella famiglia! Sono poverissimi! Un sacco di bambini, il marito malato! Se ti prendi una Daria così, poi ti tocca mantenere tutti quanti! – Mamma, è brava! È dolce e gentile! – singhiozzava Ivan. – E il fatto che sia bruttina non ti ha dato fastidio? – urlò Maria. – Come ti è venuto in mente… Ivan arrossì e abbassò la testa. – Ma chi te l’ha fatto fare! – Maria si prese la testa fra le mani. – È successo solo un paio di volte, – mormorò Ivan. – Ecco, basta poco! – esclamò Maria. – E ora il risultato si vede subito! E tra un anno devi andare all’università! Come pensi di farcela con un bambino? Ti metteranno pure a pagare gli alimenti! – Magari il bambino non è mio? – chiese Ivan con speranza. – Piacerebbe crederlo, ma chi vuoi che se la prenda una così, – sospirò Maria. – In ogni caso, se non si riesce a trovare un accordo, solo con il test del DNA: non vogliamo figli di altri! – Però diceva di essermi fedele, – sussurrò Ivan. – Meglio sperare che abbia mentito, – borbottò Maria, aprendo la scatola dei risparmi. – Grisha! Questo era per il padre di Ivan, così Ivan andò via in punta di piedi. – Grisha, qua non c’è molto! – urlò Maria. – Il grosso è sul conto, – rispose calmo Grisha. – Manca una settimana alla scadenza. Dimenticato? – Eh già! Qua ti prendono pure il cervello! – Maria si lasciò cadere sulla poltrona stringendo la scatola. – Hai sentito che roba ha combinato Ivan? – È diventato uomo! – sorrise Grisha. – Dobbiamo già pensare al matrimonio? – Sei matto? Quale matrimonio? Con chi? – Maria quasi si strozzò. – Mai nella vita! Piuttosto li paghiamo per andarsene! Secondo te, bastano centomila? – E come faccio a saperlo? – si strinse nelle spalle Grisha. – Anche se, con la situazione che ha Elisabetta, forse accetterebbe anche pochi euro! – No, qua pochi spicci non bastano, – scosse la testa Maria. Contò il contante, poi pensò a quello che c’era sul conto. – Abbiamo centomila euro, – dichiarò infine. – Inizio con quelli. Se tratta, do duecentomila! Al massimo, tra una settimana saranno cinquecentomila. Maria annuì, convinta. – Vengo con te? – chiese Grisha. – Meglio se stavi più attento a tuo figlio, così ora non bisognava pagare! – brontolò Maria. – Faccio da sola! *** La risposta di Elisabetta non fu granché chiara, e Daria non serviva neanche consultarla. Tanto non decideva niente. Ma Ivan finì l’estate tranquillo e partì per il paese vicino a studiare. Gli era stato tassativamente vietato di tornare prima dell’estate successiva. E con Ivan ormai fuori dal paese, non se ne parlò più. Le chiacchiere si spostarono su Daria, che ormai si vedeva la pancia crescere e poi partorì. E anche su Elisabetta. – Non sei riuscita nemmeno a farti dare gli alimenti da Ivan! Ora mangiate solo pane e lacrime! Elisabetta, sentendo le voci, rispose a tono: – Non andremo certo a chiedere l’elemosina! Ce la caveremo! A fine giugno, Ivan tornò al paese. Ma i genitori, previdenti, non lo lasciavano uscire. Tanto doveva dare gli esami, poi sarebbe andato in città. Meglio non farsi vedere in giro! L’università lo aspettava. Ma Ivan fallì gli esami così male che non fu accettato nemmeno a pagamento. – Grisha, vai dal comandante delle reclute e arrangiati! – ordinò Maria. – Se lo prendono per il servizio militare, si dimenticherà tutto! Magari l’anno dopo entrerà all’università! Ma non si riuscì a sistemare. E per aver insistito, Grisha finì alle mani e dopo in cella per quindici giorni. Quando Grisha tornò, spiegò come Ivan poteva evitare la chiamata: – Deve sposare Daria e riconoscere il figlio! Finché il bambino non ha tre anni, Ivan ha diritto al rinvio! E poi ne fa un altro a Daria! E ancora rinvio! E poi, magari, arriva anche alla fine del limite d’età! – Ti hanno spaccato pure il cervello? – esclamò Maria. – Non augurerei parenti così nemmeno al mio peggior nemico! – Sennò parte militare! – rispose Grisha. Maria non voleva lasciar partire il figlio più di quanto volesse vederlo sposato con Daria. Ma, come si dice, non c’erano alternative. – Andiamo a pregarla, – si arrese Maria. – Grisha, prendi la scatola dei risparmi! Magari accetta… – Dopo che ti ha mandato a quel paese? – rise amaro Grisha. – E dopo tutto quello che ha sentito quest’anno qui in paese? Forse è meglio lasciarlo fare il militare! Non ci manca solo che Elisabetta ci prenda pure a bastonate! – Mi butterò ai suoi piedi! E anche tu! – aggiunse Maria. – La pregheremo! Le chiederemo scusa! – Non ci credo, Maria, che accetterà. Nemmeno se la paghi! – scosse la testa Grisha. – Dopo tutto questo, non ci scommetto! Meglio portare Ivan nel bosco a vivere, finché non compie ventisette anni! – Prendi la scatola e andiamo! – comandò Maria.
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