Ho sempre pensato che la prima grande infatuazione fosse destinata a svanire col tempo. Che la vita, con i suoi ritmi serrati e le sue urgenze, finisse per cancellare tutto. Macché. Ci sono amori che il cuore conserva anche dopo mezzo secolo, come una vecchia foto che non hai mai il coraggio di buttare.
Avevo diciassette anni quando conobbi Matteo. Era un ragazzo del quartiere accanto, alto, secco come un grissino, sempre con un quaderno o un libro sotto il braccio. Aveva quegli occhi caldi che facevano sembrare che tutto il resto del mondo si fosse zittito e che io fossi lunica persona rimasta sulla terra. Si poteva restare in silenzio per ore e, per me, quel silenzio valeva più di qualsiasi poesia damore.
Destate passeggiavamo lungo il Po, quando le giornate sembravano infinite e ci illudevamo che saremmo rimasti giovani per sempre. Si parlava di sogni: lui voleva diventare ingegnere e costruirsi una casa bianca col giardino di limoni. Io ridevo e gli raccontavo che un giorno avrei aperto una panetteria, così sarebbe potuto passare ogni mattina a prendere il pane appena sfornato. Ci sembrava tutto così facile: basta desiderare qualcosa con forza, ed ecco che si avvera. Ah, lingenuità!
Ma si sa, i genitori la pensano diversamente. Mia madre non voleva sentirne nemmeno parlare: È senza un soldo, non ha futuro, finisci a mangiare pasta in bianco anche la domenica! E io ero troppo giovane, troppo dipendente da lei. Poco dopo, la famiglia di Matteo si trasferì a Bologna per lavoro. Ci salutammo in lacrime alla stazione centrale di Torino. Lui mi sussurrò: Ti scriverò, aspettami. Io feci sì con la testa, senza sapere che sarebbe stato un addio definitivo.
Allinizio, le lettere arrivavano davvero. Mi raccontava delluniversità, della micro stanza che divideva con un certo Paolo e di come avrebbe tanto voluto che io gli tenessi compagnia. Io rispondevo con il cuore che batteva allimpazzata solo che le mie lettere non arrivavano mai a destinazione. Mia madre le nascondeva, o peggio, le strappava davanti ai miei occhi. Sono stupidaggini da ragazzina, pensiamo piuttosto al tuo futuro. Io piangevo di rabbia, ma non ebbi la forza di ribellarmi. Così, piano piano, il silenzio ci separò.
Passarono gli anni. Mi sposai con quello giusto, feci figli, lavorai. Una vita normale, tra piccoli piaceri e guai grandi. Ogni tanto, nel cuore della notte, mi sembrava di sentire la risata di Matteo, il suo viso giovane nei sogni. Mi svegliavo con un vuoto nello stomaco e mi ripetevo: È solo nostalgia, ormai è acqua passata.
Finché, tanti anni dopo, quando mia madre se nera andata, riordinando il suo vecchio armadio, trovai una scatola. Dentro cerano decine di buste ingiallite dalla sua grafia inconfondibile. Le mani mi tremavano mentre aprivo ogni lettera.
Amore mio, so che tua madre non mi vuole, ma non rinuncio a noi. Faccio tutto il possibile, aspettami solo ancora un po.
Oggi ho trovato lavoro, ho preso una stanza piccolissima. Ti immagino qui con me, a iniziare la nostra vita.
Non rispondi, ma continuo a sperare. Se non ci rivedremo più, ricorda che ho amato solo te.
Piangevo come una bambina, seduta per terra, circondata da quelle lettere che non mi erano mai arrivate. Sentii addosso tutto il peso di una vita sottratta.
Provai a rintracciarlo. Chiesi notizie a Bologna, tra i vecchi vicini del suo palazzo. E venni a sapere la verità: Matteo era mancato di recente. Non si era mai sposato. Non aveva fondato una famiglia. Raccontavano che spesso lo si vedeva seduto nella piazzetta del quartiere, con un libro in mano, a ripetere: Una volta ho conosciuto lamore della mia vita. Mi basta così.
Quella frase mi trafisse come una spada. Mi aveva amato fino allultimo. Io io avevo vissuto, sì, ma non lho mai davvero dimenticato.
Ora, ogni tanto, torno sul lungofiume di quando ero ragazza. Chiudo gli occhi e sento la voce di Matteo nel vento. Per un attimo mi sembra di avere di nuovo diciassette anni, quella ragazza che non ha mai avuto il coraggio di lottare per ciò che sentiva. E mi convinco che il vero amore non muore mai davvero. Rimane lì, nascosto, come una vecchia cicatrice che sembra andata ma ogni tanto brucia ancora.
E mi domando anche voi avete avuto un amore che la vita vi ha portato via, ma che non siete mai riusciti a dimenticare?


