Mi amica, la signora Giuliana Rossi, una donna ormai avanti con gli anni, mi confidò un ricordo che ancora la tormenta. Ricordo che mi chiese una volta:
Da quanto tempo non parli più con tuo figlio? domandai, sedendo accanto a lei sul terrazzo soleggiato del nostro palazzo di Bologna. Nel momento in cui mi rispose, mi si spezzò il cuore.
Sono ormai sei anni che non lo vedo sospirò, asciugandosi gli occhi con un fazzoletto di lino. Dopo essersi sposato, ogni tanto nei primi mesi mi chiamava per sapere come stessi ma poi è svanito, quasi fosse sparito nel vento. Una volta, persino gli portai una torta per il suo compleanno. Andai a trovarlo e l’emozione la sovrastò e abbassò lo sguardo, lasciando scendere qualche lacrima.
E poi, cosa è successo? domandai sottovoce.
Mia nuora, Francesca, aprì la porta e mi disse senza tanti giri di parole che non ero la benvenuta. Mio figlio, Matteo, stava dietro di lei. Non disse nulla, abbassò lo sguardo e si voltò, come se avessi commesso un torto terribile. Quella fu lultima volta che lho visto.
Non riuscivo a credere a quello che ascoltavo. E dopo non ha più chiamato, nemmeno una volta?
Una sola volta lho cercato io sospirò Giuliana quando decisi di vendere il trilocale dove ero rimasta da sola. Mi sono trasferita in un bilocale più piccolo qua vicino, e ovviamente ho voluto dargli un po di soldi, pensavo potessero aiutarlo. E venuto solo per firmare i documenti, ha preso i euro che gli spettavano… e poi, di nuovo, il silenzio.
Sei molto sola, o ormai ti sei fatta una ragione di questa solitudine? chiesi, tenendole la mano.
Ormai ci ho fatto labitudine, mia cara. Quando ero giovane, rimasi sola a crescere mio figlio: mio marito mi lasciò per unaltra donna. Ho cresciuto Matteo da sola, con amore e dedizione. Poi è arrivato il giorno in cui mi disse che voleva cercare una casa tutta sua. Allinizio fui felice, pensai che fosse diventato un uomo, pronto a costruirsi la propria strada. Ma la realtà era diversa. Era Francesca che desiderava vivere senza nessuno intorno, così da poter fare la vita che desiderava.
Più tardi rimase incinta e tutto cambiò definitivamente.
La osservai, meravigliata, e dissi: Ma racconti tutto questo come se fosse normale. Non sei amareggiata che tuo figlio ti abbia lasciata sola proprio adesso che hai più bisogno?
Lei fece un sorriso amaro. Cosa vuoi che ti dica? Sono abituata a camminare per conto mio. Almeno vivo in una casa nuova e dignitosa, non mi manca nulla: pensione, qualche risparmio in banca, tutta roba onesta, fatta col sudore della fronte… Ogni mattina mi alzo, metto su il caffè, esco sul balcone e guardo la città che si sveglia. Sai, quando ero giovane sognavo solo di riposare un po, perché lavoravo sempre, pure nei turni di notte. Sognavo magari di invecchiare in mezzo alle voci di figli e nipoti. Invece… credo proprio che la mia strada fosse questa: imparare a stare sola.
Ma perché non prendi un animale, una gatta o magari un cagnolino? Si dice che in due la vita sia più bella.
Si asciugò le lacrime. Amore mio, anche i gatti fuggono dai padroni a volte. E non potrei mai prendere un cane, non posso prendersi cura di un essere che magari domani non potrò più a custodire… Ho già fatto un errore nella vita, uno solo, e basta così
A questo punto la signora Giuliana abbassò la testa, segnata dal tempo e dalla vita, e scoppiò in un pianto silenzioso, mentre il sole del tramonto accarezzava la vecchia ringhiera del balcone.






