«Ma almeno ti sistemi il letto, principino? — La nuora architetta un piano geniale per far sloggiare i parenti del marito»

Non è che potresti almeno sistemarti il letto, principe? sussurrò la nuora, che aveva escogitato uno stratagemma geniale per liberarsi dei parenti del marito.

Domani parto per le terme, ma Stefano resta con voi annunciò la suocera, quando era tempo di prenotare il biglietto di ritorno. Lei e il figlio stavano da loro già da due settimane e, in questo tempo, era riuscita a rompere la lavatrice e provocare un piccolo allagamento.

Eugenia Alessandrina, forse non conviene affrettare certe decisioni? Sia io che mio marito abbiamo moltissimo lavoro e non possiamo davvero seguire tuo figlio come si deve rispose Antonella, scrutando la suocera con la stessa attenzione con cui si esamina la superficie del Duomo per trovare le crepe. Se pure Stefano era un ragazzo educato, a quindici anni in testa si può avere di tutto. Serviva controllo, almeno quanto un buon cappuccino serve la mattina: lasciare a lui da solo la casa metteva paura.

Amore, evitiamo discussioni oggi. È il mio compleanno e vorrei passarlo in pace, senza litigi né rancori sospirò Gennaro. Antonella si arrese. Neanche a lei andava di rovinare la serata.

Avevano prenotato un tavolo in un ristorantino alle 20:00. Antonella correva a casa dal lavoro, tutta presa dal desiderio di lavarsi e indossare qualcosa di bello. Ma appena arrivò, ecco lassurdo: si ritrovò davanti alla porta chiusa.

Cerano solo due copie delle chiavi, e una era nelle mani della suocera da quando erano arrivati, per poter passeggiare in città liberamente.

Eugenia Alessandrina, tenga le mie chiavi e, per favore, faccia una copia appena può aveva detto Antonella il primo giorno, ma quellappello era evaporato nellaria come una carbonara mal fatta.

La sera rientriamo sempre insieme, poi tu e Gennaro tornate quasi nello stesso momento, che te ne fai del duplicato? In zona non ci sono ferramenta, e per le chiavi mica si gira tutta Roma, figurati! commentò la suocera, con la certezza di chi non ha mai provato a prendere la metro affollata.

Vabbè Antonella pensava solo di resistere fino alla partenza degli ospiti, ignara della beffa che lattendeva. Rimasta fuori, telefonò a Eugenia Alessandrina, che rispose dopo un quarto dora, con la voce infastidita.

Ho altro da fare ora

E io che faccio? Sto sul pianerottolo con le buste… Dove siete?!

Sei già a casa? sembrava stupita.

Certo! Oggi è il compleanno di tuo figlio! Dobbiamo essere al ristorante tra due ore e io sono ancora spettinata!

Chi pensava tornassi così presto

Te lavevo detto.

Sarà, ma non ho sentito Arriviamo fra venti minuti, siamo al supermercato, non posso parlare chiuse la telefonata lasciando Antonella a sedersi sulla panchina sotto casa, a osservare le nuvole che parevano fettucce di cotone zuccherato.

Gennaro arrivò prima della madre.

Ma che ci fai qua seduta? Non è mica maggio

Chiedilo a tua madre grugnì Antonella.

Dai, non arrabbiarti, può capitare cercò di calmarla lui.

Dovè la mamma? chiese dopo un po, ansioso.

Ha detto venti minuti fa, unora ormai Telefona.

Proprio allora la porta si spalancò con un fracasso e la suocera irruppe trascinando un grappolo di palloncini elio, pochi sopravvissuti alla guerra col portone.

Ma chi fa i pianerottoli così stretti?! bofonchiò la donna, scavalcando palloni scoppiati. Un momento surreale, con le ombre che scivolavano sulle pareti del corridoio come in un sogno di Chagall.

Mamma? Gennaro sembrava smarrito.

Buon compleanno figlio mio! lei gli porse i palloncini con un sorriso largo.

Grazie

Non li porteremo al ristorante però, vero? Antonella sussurrò tra sé.

E perché no? Fanno atmosfera di festa, li abbiamo portati io e Stefano con tanta fatica!

Credo che qui resisteranno di più. Già ne sono scoppiati tanti notò dolcemente Antonella.

Mah, fate voi Avete chiamato il taxi? Stefano, cambia subito abito! ordinò la suocera, e la casa precipitò nel solito fermento.

Arrivarono tardi, ovviamente. Ma, per fortuna, fu lunica disavventura. Il compleanno fu allegro, a parte quando Eugenia ebbe un’insalata servita con forchetta non proprio scintillante. Pareva che rivedesse la purezza solo tra le pareti di casa Antonella; la forchetta, invece, la pulì con religiosa attenzione e uno spruzzo di disinfettante, sorridendo serena, dando limpressione della suocera perfetta.

Il giorno dopo, a colazione, Eugenia annunciò che doveva partire da sola.

Dal lavoro mi pagano solo una settimana alle terme e solo per me, mica per Stefano. Lui no.

E allora magari non ci vai nemmeno tu? Antonella si irrigidì.

Non posso saltare la cura annuale. Questanno ci resto solo sette giorni, non ventuno.

Mamma, ma non pensi che Stefano si annoierà qui con noi? provò Gennaro a intercedere.

Gli do una lista di cose da fare ogni giorno, controllate voi che le segua. L’importante è parlare col direttore delle terme: deve darmi il secondo voucher. Ma queste sono questioni da risolvere di persona.

Allora parta, chi la trattiene? esclamò Antonella.

Sentite, facciamo così: ora parta lei, parli col capo e appena trova il voucher per Stefano glielo spediamo. Due giorni da noi non saranno un dramma propose Gennaro con la logica di chi tenta di accontentare tutti. Non poteva negare nulla alla madre, sapeva che non aveva abbastanza euro da spendere.

Perfetto. Stefano, comportati bene, aiuta e ascolta Antonella comandò la suocera, infilandogli in tasca la lista di mansioni. Alle 15:00 inglese da remoto, dopo vai al parco, alle 19:00 in biblioteca per la conferenza sui poeti novecenteschi

Stefano però pensava solo una cosa: Che parta la mamma il prima possibile.

Antonella aveva il presentimento che la situazione sarebbe degenerata, ma ormai era deciso.

Fratelli portarono la madre alla stazione e tornarono. Stefano domandò a Gennaro il suo portatile per lezione, ma si mise a giocare. Antonella guardò il marito con sguardo fermo e dichiarò:

Dato che tuo fratello resta, prendi ferie e stai a casa a sorvegliarlo.

Ma perché?

Perché è minorenne, ne siamo responsabili.

Ma si chiude in camera, non si vede e non si sente. Mangiare sa come si fa. Che gli serve una balia?

Non lo so, ma tua madre insiste.

Mia madre è troppo apprensiva. Lascia stare, dai. Dormiamo, ci aspetta una giornata difficile domani

Pure io ho la scadenza del bilancio.

E quella lavatrice, poi

Già, chi la ritira?

Stefano.

Sei sicuro che sia capace?

Aprire la porta e dire dove scaricarla? Lo fa anche un bambino.

Va bene, tanto ha il telefono acconsentì Antonella, incerta.

Il giorno dopo trovò la porta ancora chiusa. Per fortuna, ora aveva un duplicato.

Stefano? Ci sei? Antonella notò subito che la lavatrice non era arrivata.

In cucina, una montagna di piatti sporchi e la minestra acida sul fornello, dimenticata.

Chissà cosa direbbe Eugenia vedendo tutto questo caos pensò Antonella entrando in camera di Stefano, che, con le cuffie e lo sguardo immerso nel computer, non la notò nemmeno.

Ehi! schioccò le dita davanti a lui.

Che vuoi? brontolò lui, infastidito.

La lavatrice?

Aspettato tutto il giorno, non è mai arrivata.

E questa confusione?

Ho solo pranzato di solito pulisce mamma

Non vuoi sistemare almeno il letto, principe? O a Firenze sta cosa non si usa? chiese, vedendo il divano disfatto.

Ma perché sei sempre così pesante? Sembri proprio mia madre la guardò stranito.

Antonella si morse la lingua.

Il giorno dopo la consegna fu rimandata e la casa sempre più sporca.

Che cè per cena? chiese Gennaro al rientro.

Wurstel.

Perché?

Perché tuo fratello ha mandato a male la minestra.

Gennaro tacque. I wurstel li odiava li reputava quasi maledizione.

Di nuovo andarono al lavoro, lasciando Stefano a casa, fiduciosi. Ma dopo poco Antonella ricevette la chiamata di un corriere.

Buongiorno, siamo fuori da mezzora. Aveva detto che cera suo cognato

Sì, lui è in casa.

Non apre, può essere successo qualcosa?

Antonella si agitò. Stefano non rispose né al corriere né al telefono. Restituirono la lavatrice al magazzino e Gennaro dovette scappare da lavoro per controllare. Una volta a casa, perse la pazienza.

Ma non dovevi aspettare il corriere?!

Pensavo chiamassero al cellulare.

E dovè il telefono?

Sul divano.

Gennaro trovò, tra i cuscini, il telefono scarico.

Questa è irresponsabilità allo stato puro!

Vabbè, domani se la portano di nuovo, la prendo allora.

Dopo mille discussioni, Antonella rimase a casa il giorno seguente.

Stef, aiuta il facchino con la lavatrice. Tua madre non ha pagato il trasporto al terzo piano, è arrivato solo uno.

Ehm non posso

Perché?!

Mal di schiena. E i piedi piatti. E come si chiama lartrosi. La mamma mi proibisce sollevare pesi.

Dunque dovrei trascinarmela da sola?

Boh, non sono affari miei e si rimise le cuffie.

Per tre giorni ignorò la lista della madre.

Nel frattempo Eugenia decise di verificare come Antonella gestiva il figlio. Chiamò e pretese il resoconto.

Eugenia Alessandrina, può parlare con Stefano, ormai si gestisce da solo.

Ma lho lasciato a lei! Mi fidavo della sua coscienza!

Ha risolto coi voucher?

No, ci sto lavorando proprio ora

Allora viene a prenderselo?

No, sono malata qualcosa preso in treno. Per ora resto qui in cura, così Stefano sta ancora un po con voi. Non vi disturba, no?

Antonella era furibonda. Parlando col marito si sfogò:

Dovevamo far andare Stefano con tua madre!

Ma dai, è come se non ci fosse: chiuso in camera

Appunto! Non aiuta, non stacca mai gli occhi da computer, non alza nemmeno la tavoletta. Una vergogna! Ho dovuto chiamare il vicino e pagare per portare su la lavatrice!

Gennaro non rispose, ma capiva che il fratello si comportava peggio da quando la madre era partita.

Antonella perse la pazienza un giorno, ascoltando il cuore che le diceva sta allerta. Passando per casa, notò un odore di bruciato. Corse in cucina: la pentola coi maccheroni carbonizzati, il fumo che serpeggiava come un incantesimo storto. Spense il gas, spalancò la finestra quasi soffocando, gettò la pentola sul balcone.

Hai quasi dato fuoco a casa! gridò a Stefano, seduto serafico, ignaro del disastro.

Non sapevo quanto devono cuocere bofonchiò, vago.

Antonella non replicò, ma Gennaro si fece sentire. Deciso: avrebbe spedito Stefano dalla madre lo stesso giorno. Ma la suocera, al telefono, promise una severa lezione e che sarebbe stata lei a prendere il biglietto.

Tua madre ci prende in giro! Quando glielho detto, si sentiva la musica in sottofondo. Ha detto che era la TV, che aveva la febbre ma secondo me si gode la vacanza, va ai concerti, si fa i fanghi, e ci ride sopra!

Anche io sono rimasto perplesso: la voce era sanissima

Una cosa è certa: lasciar solo Stefano è pericoloso. Ha quasi bruciato la casa.

Capirono che la suocera non aveva intenzione di riprenderselo. Così Antonella ideò un piano.

Eugenia Alessandrina decise di saltare il massaggio, preferendo passeggiare mano nella mano con Ivan Antonucci, con quella leggerezza che solo a Ischia si sente. Pioggia improvvisa, vento di scirocco tra i pini. Antonella, senza ombrello, correva tra le pozzanghere la fermò il lampo giallo del cappotto della suocera. Accanto a lei, un uomo, ed Eugenia non pareva malata, ma raggiante come a una sagra destate.

Scusi, per caso sapete dove si fanno gli accrediti per i villeggianti? chiese Antonella ad alta voce. Eugenia sbiancò, occhi sgranati.

Antonella!?

Ecco la regina delle terme! Che aria tira qui?

Ma che ci fai qui?! sussurrò la suocera.

Sono venuta a rilassarmi, come te.

Ma

Che centro termale meraviglioso. Qui guariscono i malati in ventiquattrore, vero Eugenia? Antonella strizzò gli occhi.

Eh sì, proprio vero

Ma chi è malato? domandò Ivan.

Nessuno, scusate, devo assentarmi un momento arrossì Eugenia, mai così giovane e imbarazzata.

E così, storia di amore qui alle terme?

Non è come sembra

Eugenia, non mi interessa, siete adulti; però, sapresti dirmi dove si prendono i voucher?

Non capisco vuoi restare con me?

Con te? No, con mio marito. Gennaro arriva stasera.

E Stefano?!

È rimasto a casa a sorvegliare tutto.

Non può! Non ce la fa! È da solo!

Pazienza, tanto ho assicurato la casa. Se succede qualcosa, vi ho avvisati. Arrivederci, ci vediamo a cena! Antonella si avviò verso la reception. In cuor suo era già felice: avrebbe passato tre giorni di libertà.

Gennaro, sei partito? chiese Eugenia appena sola.

Sto uscendo, perché?

Porta Stefano, non può stare da solo!

E il voucher?

Fa niente! Le vacanze sono finite, lo sistemo io!

Ok, arriviamo in quattro ore.

Va bene Eugenia sospirò. La storia romantica con Ivan rimandata. Sistemò meglio il cappotto e seguì Antonella.

Antonella volevo

Bocca chiusa le fece segno Antonella sorridendo, capendo che da quel momento nulla sarebbe più stato come prima. Ora erano quasi vicine di stanza, e finalmente anche lei poteva andare a farsi un massaggio. Da quanto non si riposava così?

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