Su, che fai? Apri il cancello che siamo già qui! la voce di mia suocera, tanto squillante quanto decisa, sovrastava persino il ronzio furioso del tagliaerba del vicino. Abbiamo portato un po di cosette buone e un gran bel umore, e voi tenete tutto sprangato come fosse un bunker!
Giulia si fermò in mezzo alla fila delle fragole, asciugando il sudore dalla fronte con il dorso della mano. I guanti, tutti impiastricciati di terra, le avevano lasciato una riga scura sul viso, ma francamente adesso la bellezza era lultimo dei suoi pensieri. Si raddrizzò lentamente, sentendo la schiena lamentarsi dopo una mattinata chinata, e guardò verso il cancello alto in ferro.
Questa visita non era proprio in programma. Zero, proprio.
Lanciò uno sguardo a Matteo, suo marito. Lui era davanti al casotto degli attrezzi, col martello in mano, e sembrava spaesato quanto lei. Le fece unalzata di spalle colpevole, sussurrando a labbra mosse: «Io non li ho mica chiamati».
Matteuccio! di nuovo la madre, stavolta pure stizzita Ma ti sei addormentato? Cè qui la mamma, cè qui tua sorella e voi due che fate, vi nascondete?
Giulia sospirò a fondo, si sfilò i guanti e li buttò nel secchio. L’idea del bel weekend di lavoro nellorto che sera fatta allinizio della settimana addio! Fece cenno a Matteo: vai ad aprire, ormai è andata.
Il cancello si spalancò, e un SUV argento lucidissimo entrò rumorosamente nel cortile. Eccoli: la parentela di Matteo, in tiro da vacanza, calava come uno sbarco in territorio nemico. Prima di tutti, ovviamente, arrivò la signora Adele una donna robusta, chiassosa, con un vestito a fiori vistosi e un cappello di paglia stile Capri. Dietro di lei, la cognata Claudia, in shorts bianchi e top, sfoggiando lultimo smalto semipermanente. Chiudeva la fila il marito di Claudia, Davide, che stiracchiandosi si copriva gli occhi dal sole.
Spalancarono il bagagliaio: sacchi di carbonella, cassette di birra, e vaschette di carne marinata, tutto in bella mostra.
Mamma che caldo! Adele si sventolò col cappello Giulia, ma sei tutta sporca! Volevamo farvi una sorpresa. Ho chiamato Matteo, non rispondeva allora ho pensato: vabbè, andiamo a trovarli, col sole che cè! Così facciamo una bella grigliata e ci abbronziamo un po. Cè quella riva lì vicino, no?
Giulia guardava in silenzio lo spettacolo. Dentro, la rabbia le ribolliva sottopelle. Quellorto laveva ereditato dalla nonna: il suo piccolo regno, terra sua, conosciuta centimetro per centimetro. Da quando si era sposata, tre anni di lavoro dalle mani sue e di Matteo (che, ok, aiutava ma sempre un po di malavoglia). Quelli lì li vedeva solo a stagione avanzata, tipo quando cera da mangiare frutti e farsi una pennica sullamaca.
Salve Adele cercò di essere educata Giulia Sì, la sorpresa è stata proprio una sorpresa. Noi stavamo lavorando, come vedi.
Ma il lavoro mica scappa! rise Davide, sfilando la cassa di birra dal bagagliaio Il weekend è fatto per rilassarsi, ragazzi! Dai, tira fuori la griglia, che qui si brinda!
Claudia già si guardava intorno, professionale.
Giuli, dove sono le sdraio? Voglio prendere il sole. E sentimi, ma le tue more sono già mature? Me ne passi un po’?
Eh, sono ancora verdi le more rispose Giulia gelida Le sdraio stanno in casotto. Saranno tutte impolverate.
Eh, ma allora Matteo le tira fuori e le pulisce! entrò decisa Adele, dirigendosi verso la veranda E tu Giulia, sciacquati la faccia, va Mica si può stare così, sei la padrona di casa, sembri una contadina! Su, prepara la tavola che dopo il viaggio siamo affamati. Taglia uninsalata, i tuoi cetrioli, le erbette la carne ci pensano i maschietti.
Adele si piazzò da regina nella poltroncina di vimini della veranda, la stessa che Giulia usava la sera per leggere. Diede unocchiata intorno.
Guarda che erba alta là in fondo. Quello sì che non va bene. Vabbè, dopo lo falciate ordinò, senza nemmeno guardarla.
Giulia scoccò uno sguardo a Matteo. Lui ormai si era arenato, in piedi davanti alla suocera, incapace di dire mezza parola. Avevano i minuti contati tutto il fine settimana: dovevano dissodare il fondo dellappezzamento, pitturare la recinzione, smontare la serra vecchia. Un carico di letame ordinato per la sera. Niente: ora da lei si pretendeva di abbandonare ogni cosa per mettersi a cucinare e fare la cameriera ai cari ospiti decisi a fare il resort a casa sua.
Qualcosa dentro fece click. Lei divenne fredda e risoluta.
Matteo, vieni un attimo lo chiamò, e lui trasalì. Parliamo.
Si appartarono al pozzo.
Tu lo sapevi che arrivavano? bisbigliò Giulia.
No! Te lo giuro le fece Matteo, occhi sgranati verso la madre Stamattina mi ha chiamato, le ho detto che stavamo qui. Ma non mi ha detto che veniva. Dai, ormai ci sono Che vogliamo fare? Stringiamo i denti, facciamo la grigliata
Stringiamo i denti?! Giulia abbozzò un mezzo sorriso amaro La settimana scorsa abbiamo saltato il weekend perché tua mamma voleva andare alloutlet. Quella prima era il compleanno di Claudia. Siamo in piena stagione, Matteo! Se oggi non sistemiamo lorto, perdo tutte le piantine. E la recinzione cadrà a pezzi per lautunno.
Vabbè, Giuli
Niente Giuli. Questa è casa mia. Le regole le faccio io. Vogliono mangiare, vogliono rilassarsi? Benissimo. Lavora anche laria fresca.
Si girò decisa verso il casotto. Estrasse con un baccano attrezzi da paura: tre pale, rastrello, zappa, barattolo di vernice.
Arrivò in veranda e sbatté larsenale davanti alle truppe sbarcate.
Allora, cari ospiti la voce di Giulia vibrava di tensione, ma era ferma come una lastra di marmo Se siete arrivati senza essere invitati, almeno combiniamo lutile al dilettevole. Oggi si lavora tutti.
Come, lavorare? fece Claudia tirandosi indietro dalla pala Ma stai scherzando? Siamo venuti a rilassarci!
Io non sono né cuoca né animatrice tagliò corto Giulia Avevo altri progetti. Chi resta aiuta. Chi non lavora, non mangia. Non a caso è un vecchio detto popolare.
Adele, con una mela rubacchiata dalla tavola già a metà boccone, rimase a bocca aperta.
Giulia! Ma cosa ti salta in mente? Siamo ospiti! Siamo venuti a trovare nostro figlio! Matteo, ma non dici niente? Sta povera ragazza ci fa zappare la schiena!
Matteo si mise di fianco a Giulia, serio.
Adele, te lo dico chiaro intervenne lei subito Casa mia, regole mie. Lorto me lha lasciato mia nonna molto prima del matrimonio. E tu lo sai. Qui comando io. Matteo aiuta perché siamo famiglia. Voi invece venite solo quando cè tutto pronto. Volete griglia? Ecco, avete la vostra parte da fare.
Giulia iniziò a distribuire pale e rastrelli ignorando i sospiri di indignazione.
Davide passandogli una pala il tuo lavoro è quello più importante: scavare quella fascia lì vicino al confine, terra durissima. È roba da uomini veri. Fino a che non hai finito la griglia non si tocca.
Davide quasi si strozzò con la birra.
Ma Giulia, sono in ferie, ho la schiena rotta!
La schiena si sistema con un po di movimento. La pala è Nuova Generazione, tranquillo! Claudia! la cognata si stringeva nella poltrona Rastrello per te: raccogli tutta lerba tagliata dietro la casa e butta tutto nella compostiera. Poi viene anche da togliere erbacce alle carote, così ti abbronzi senza segni delle bretelle.
Scordatelo! strillò Claudia Mi sono appena fatta le unghie, ho speso ottanta euro! Mamma, dille qualcosa!
Adele si alzò, enorme, si piazzò davanti a Giulia come una nuvola di tempesta.
Finitela con questa buffonata! Matteo, porta via tutto sto ferro vecchio. Adesso prepariamo il pranzo. E tu puntò un dito contro Giulia se non vuoi averci fra i piedi, dillo! Ma non accetto che ci metti a spalare! Abbiamo una certa età!
Proprio la settimana scorsa vantavi tre ore di danza latina allArci, Adele ribatté Giulia Quindi la forza non ti manca. A te affido il compito più delicato: riverniciare il recinto dei fiori. Vernice atossica, pennello nuovo. Avanti.
Noi ce ne andiamo! urlò Adele Davide, raccogli la roba! Non metto più piede qui! Matteo, guarda la moglie che hai preso! Roba da strega! Fa lavorare la suocera!
Giulia incrociò le braccia fredda.
Nessuno vi caccia. Vi propongo uno scambio equo: aiuto contro ospitalità. Non volete darci una mano, non ostacolate. Di cucinare mentre vi stendete allombra non esiste! Ho il MIO programma.
Matteo! Adele vagiva come una sirena. Di qualcosa! Sei un uomo o un burattino?
Matteo guardò la madre rossa in volto, la sorella che fa la bimba viziata, Davide che già studiava dove piazzare la cassa di birra. Poi guardò Giulia: spettinata, maglietta impiastricciata, stanca ma risoluta. Si ricordò le sue serate a progettare nuovi orti, la felicità per ogni piantina cresciuta, il sogno di una serra moderna.
Mamma disse piano Giulia ha ragione.
Cosa?! urlarono tutti in coro.
Ha ragione lei ripeté Matteo, stavolta sicuro È casa sua. Siamo qui per lavorare. Le ho promesso di aiutarla. Siete arrivati allimprovviso. Se volete rilassarvi andate in agriturismo qui vicino, fanno pure la cucina tipica e ci sono le sdraio. Da noi cè da fare.
Crollò il silenzio. Si sentiva solo il calabrone che ronzava sulle peonie. Adele cercava aria, annaspando. Per lei, il tradimento del figlio era stato come una coltellata.
Vabbè sibilò finalmente Grazie Matteo. Mi volevi bene eh. Dai, Davide, metti via tutto, ce ne andiamo! Non stiamo qui a lavorare per questi contadini.
La partenza fu un fuggi fuggi di sbattimenti e sbuffi. Davide, seccato, caricò la birra in macchina. Claudia saliva arrabbiata sbattendo i piedi. Adele, prima di chiudere la portiera, scagliò a Giulia uno sguardo da anatema.
Ve ne pentirete! gridò Quando avrete bisogno di una mano, non telefonate!
Il SUV sgommò via lasciando una nuvola di polvere allingresso.
Giulia e Matteo rimasero fermi in cortile. Il silenzio che tornava aveva un sapore dolcissimo. Giulia si lasciò cadere sulle scale della veranda, gambe tremanti per tutta la tensione.
Matteo si accovacciò vicino a lei e le prese la mano, calda e un po sudata.
Tutto ok? chiese a bassa voce.
Meglio di quanto pensavo sospirò Giulia. Pensavo mi avrebbero uccisa o lanciato una maledizione.
Magari la maledizione te lhanno anche fatta ridacchiò Matteo Ma passerà. Mamma si calma in fretta, soprattutto se le serve qualcosa. Claudia invece ci metterà di più.
La supererò Giulia appoggiò la testa sulla sua spalla. Grazie di avermi appoggiata. Pensavo che insomma, che abbozzassi.
Abbozzare sempre? fece lui sospirando. Ne ho abbastanza. Mi sono sentito in imbarazzo: neanche un come state, subito a ordinare e a pretendere. Non è più casa mia, è la TUA. E tu conosci ogni filo derba.
Giulia gli sorrise.
È casa nostra, però. Se ci metti del tuo, non solo per i giorni del barbecue.
Promesso disse Matteo serio Ah, visto che Davide ha lasciato la pala? Vado a vangare la striscia di argilla, che dicevi era importante.
Matteo si alzò, prese risoluto la pala e andò verso la recinzione. Giulia lo guardava andare via con un calore nuovo dentro. Per la prima volta, sentiva davvero di essere una squadra. Due partner, non solo coinquilini. Pronti a difendere le proprie mura.
Si tirò su, si spolverò i pantaloni. Cera ancora tanto da fare e il sole era alto, ma ora quei lavori non sembravano più un peso.
Unora dopo, Matteo era sudato ma felice, aveva quasi finito il pezzo più duro. Giulia arrivò con una caraffa sudata di limonata fatta in casa.
Pausa! comandò lei allegra.
Si misero seduti proprio sulla veranda dove poco prima cera stata la battaglia.
Sai disse Matteo, pensieroso, bevendo tutto dun fiato Non hanno proprio capito
Cosa?
Che non era una questione di lavoro. Se avessero chiesto: Ragazzi, serve una mano?, magari dopo mezzora li avremmo mandati a rilassarsi noi stessi. Ma così, allarrembaggio
È questione di rispetto, Matteo. Non puoi entrare a casa daltri con le tue regole. E dare per scontato che il lavoro degli altri non abbia valore.
Squillò il telefono di Matteo. Messaggio.
Mamma sollevò gli occhi al cielo leggendo “Siamo in una struttura. Camere care, si mangia male. Poca umanità da voi.”
Giulia si mise a ridere di gusto.
Dai, almeno si riposano. E senza pale né rastrelli.
E senza nostra grigliata aggiunse lui A proposito, carne ne è rimasta?
Se la sono portata via. Ma abbiamo patate novelle, prezzemolo e acciughe. E tanta, beata, pace.
La sera calò dolce sullorto. I grilli frinivano, un cane lontano abbaiava in paese. Giulia e Matteo finirono di pitturare la recinzione al crepuscolo, stanchi e sporchi ma felici, divorando le patate bollite che parevano il piatto più buono del mondo.
Penso sia stata una lezione importante disse a un tratto Giulia, intingendo il pane nellolio doliva.
Per loro?
E anche per noi. Abbiamo imparato a dire di no. Non è così terribile come sembra.
Fa paura, sì. Ma ne vale la pena. Giuli week-end prossimo niente ospiti? Solo io e te. E niente pale. Solo relax.
Fatto! rise lei Ma la serra vecchia va tolta lo stesso.
Proprio in quel momento sentirono il rumore di unauto. Giulia si irrigidì, la forchetta sospesa. «Oddio, sono tornati?». Matteo si affacciò, sudato, e diede unocchiata.
Tranquilla, è da Piero il vicino.
Giulia scoppiò a ridere, tutta la tensione sciolta via. Capì davvero che quel piccolo orto era la loro fortezza e che insieme potevano resistere anche a parenti invadenti.
Ma non era finita qui. Qualche giorno dopo, mercoledì sera, Giulia e Matteo erano nel loro appartamento in città quando sentirono il campanello.
Davanti alla porta, Adele. Niente cappello, niente Claudia. Un sacchetto di carta in mano. Stavolta aveva lo sguardo timido.
Si può? chiese, ferma sulla soglia.
Giulia, sorpresa, si fece da parte.
Certamente, venga dentro.
Adele entrò in cucina, si sedette composta su una sedia e poggiò la borsa.
Ho fatto i panzerotti. Al cavolo e ricotta. Fatti in casa.
Matteo, sentendo la voce, entrò dal corridoio.
Ciao, mamma. Tutto bene?
Eh sospirò Adele Cho ripensato. Mi sono vergognata. Ho passato la settimana a rimuginare. La mia vicina, Carmela, ha raccontato che sua nuora lha cacciata di casa perché comandava troppo. Ho riflettuto Forse sono stata uguale. Vi sono piombata tra capo e collo, mettendomi a comandare. Voi vi state facendo il mazzo e la casa di Giulia è diventata bellissima, non come ai tempi di mia suocera.
Abbassò lo sguardo, nervosa.
Insomma, scusatemi tanto. Sono una testa dura, abituata a un Matteo sempre ubbidiente, piccolo. È cresciuto adesso. E la moglie ha carattere! Meglio così, coi tempi che corrono ci vuole un po di grinta.
Giulia scambiò uno sguardo con Matteo. Di tutto si aspettava, ma non le scuse.
Su, Adele rispose accendendo il bollitore Passata è passata. Noi non ci teniamo il broncio. Solo, capite che anche noi abbiamo una vita, i nostri progetti.
Ho capito, giuro annuì Adele Mai più senza avvisare. E niente consigli non richiesti Beh, magari qualche torta la porto. Claudia è ancora risentita dice che ha salvato il manicure solo per miracolo. Ma vabbè, la crescerà anche lei.
Quella sera restarono a lungo a chiacchierare mangiando i piccoli panzerotti caldi. Il discorso a fatica partiva, con lunghe pause, ma il ghiaccio era rotto. I confini che Giulia aveva imposto quel sabato di fuoco non avevano distrutto la famiglia anzi, lavevano resa più sana. Il rispetto, guadagnato a forza di pala in mano, valeva mille cerimonie ipocrite.
Da allora, le pale restarono sempre in bella vista allorto: promemoria che, quando serve, ogni confine va difeso. E quando un mese dopo la suocera e cognata chiesero di venire lo fecero chiamando con una settimana danticipo: «Cosa serve che portiamo e che facciamo?».
Non ci fu mai una grigliata più rilassante di quella, te lo assicuro.



