Ho avuto tre storie importanti nella mia vita. In ognuna di esse ho creduto, a un certo punto, che sarei diventato padre. Eppure, ogni volta ho scelto di andarmene proprio quando la questione dei figli diventava concreta.
La prima donna con cui sono stato, Giulia, aveva già un bambino piccolo. Io avevo ventisette anni. Allinizio non mi pesava affatto: mi ero abituato alle sue abitudini, agli orari fremetici del bimbo, alle nuove responsabilità. Quando però abbiamo iniziato a parlare di avere insieme un figlio nostro, sono trascorsi mesi e mesi senza risultati. Fu lei la prima ad andare da un medico. Tutto sembrava a posto. Iniziò a domandarmi se avevo fatto controlli anchio. Rispondevo sempre che non era il caso, che tutto sarebbe andato per il verso giusto. Ma pian piano mi sentivo a disagio… irritabile… nervoso. Litigavamo spesso per cose da poco. E una mattina, senza quasi salutare, sono uscito dalla sua vita.
La seconda relazione fu diversa. Valeria non aveva figli. Sin dallinizio eravamo entrambi sicuri di volere una famiglia. Passarono anni, provammo tante volte. Ogni test di gravidanza negativo mi chiudeva sempre più in me stesso. Lei, invece, piangeva di più, e io cominciai a evitare qualsiasi discorso sullargomento. Quando propose di andare insieme da un medico specialista, le dissi che stava esagerando. Cominciai a rincasare tardi, a distrarmi, a sentirmi intrappolato. Dopo quattro anni ci separammo in silenzio.
Con la terza donna, Francesca, la storia era ancora differente. Lei aveva già due figli adolescenti. Già dal primo giorno mi aveva detto che non avrebbe voluto altri bambini, e io avevo accettato, almeno allinizio. Eppure, dopo qualche tempo, fui io a riaprire largomento. Sentivo il bisogno di dimostrarmi che potevo riuscirci. Ma anche stavolta niente. Mi sentivo un ospite in casa loro, come chi occupa un posto che non gli spetta.
Riflettendoci col senno di poi, in tutte e tre le storie succedeva qualcosa di simile. Non era soltanto la delusione. Era la paura. Paura di sedermi davanti a un medico in camice bianco e sentirmi dire che forse il problema ero io.
Non ho mai fatto delle analisi. Non ho mai voluto una risposta definitiva. Era più semplice voltare le spalle e andarmene, piuttosto che affrontare una verità di cui forse non avrei sopportato il peso.
Oggi ho superato i quarantanni. Guardo le mie ex compagne, ormai madri di altri bambini che non sono miei. E, qualche volta, mi chiedo sinceramente se davvero me ne andavo perché ero stanco o semplicemente perché non ho mai avuto il coraggio di restare e guardare in faccia ciò che forse mi riguardava davvero.






