Non volevo accontentarmi di vivere stipata in un bilocale con la suocera… ma poi me ne sono pentita

Ma figurati! sbottò trionfante Silvia, guardando Chiara dritto negli occhi. La mamma di Giulio in realtà non aspettava altro che il figlio si sposasse e le facesse conoscere dei nipoti, te lo giuro. E si era già organizzata alla grande per questo.

Insomma, Chiara si era sposata con Giulio a ventun anni, follemente innamorata, e fregandosene delle raccomandazioni della mamma.

Ma lui ha ventidue anni più di te! Ti rendi conto che quando ne avrai trentuno sarai una donna giovane e bella, mentre lui sarà già un uomo in età, con magari qualche acciacco? le rimproverava la madre sconsolata.

Mamma, dove la prendi sta roba? sbuffava Chiara, infastidita. Sei davvero pesante.

Con Giulio mi sento al sicuro, come se fossi dietro un muro di pietra! E noi ci amiamo, mamma. Non riesci a capirlo?

Non cambiò idea e il matrimonio ci fu eccome.

Chiara si trasferì subito, dopo le nozze, nella casa del marito un funzionario comunale e per dieci lunghi anni non fece che confermare a sé stessa di aver fatto la scelta giusta.

Lui la coccolava, le concedeva ogni capriccio (che poi, a dirla tutta, non erano mica tanti). Fu grazie a lui se riuscì a laurearsi senza doversi rompere la schiena tra lavori part time, e grazie a lui si sistemò in un ufficio amico dove il lavoro non era poi così pesante.

Tra loro andava tutto a meraviglia: sereni, affiatati e pieni di complicità, tanto che anche i più maliziosi finirono col dover ammettere che erano una bella famiglia.

Anche la mamma di Chiara prese a stimare molto Giulio. Le sue due figlie, invece, smussarono la diffidenza verso la nuova moglie del padre, iniziando a parlare volentieri con Chiara, anche se non troppo spesso.

Tra laltro, Giulio durante il divorzio dalla prima moglie aveva lasciato praticamente tutto alla sua ex famiglia, pure se era stata lei a lasciarlo.

Non era una vita agiata, ma neppure si potevano lamentare: vivevano decorosamente.

Finché un giorno, allimprovviso, Giulio ebbe un infarto.

Mamma mia, sai che paura! Chiara praticamente viveva in ospedale e poi a casa non si staccava mai dal marito, curandolo con ogni attenzione.

Per fortuna, poi la cosa si risolse.

Ma dopo la riabilitazione alle terme, Giulio lasciò il lavoro fisso e si mise a fare un po di consulenze qua e là. Usciva di casa solo per una passeggiatina nel parco sotto casa.

E soprattutto la loro vita intima si spense quasi del tutto.

Chiaretta, dai, lo capisci che non posso più fare sforzi? chiedeva, quasi supplicando, Giulio. Non te la prendere, vero?

Ma che dici, Giulio! ribatteva lei, e nemmeno fingeva. Limportante è che tu stia bene, il resto conta poco.

Diceva così, ma il cuore, si sa, non lo si comanda. Già prima non è che andassero proprio damore e daccordo a letto, e ora era un mortorio.

Ma invece di disperarsi, Chiara si lasciò tentare, anche piuttosto presto, da un nuovo corteggiatore. Questo ragazzo Matteo era più giovane, più o meno coetaneo di Chiara, ed era arrivato in ufficio da circa sei mesi.

Matteo era timido, gentile, sempre educato, e subito attirò lattenzione delle colleghe pure loro single. Ma Chiara avvertì da subito gli sguardi insistenti su di lei.

Te lo dico subito, Giulio non lo lascio. E nessuno deve sapere niente della nostra storia. gli disse Chiara, quando Matteo la invitò finalmente fuori a bere una cosa.

Come vuoi, acconsentì lui senza battere ciglio.

Si incontravano negli alberghi, perché Matteo viveva con la mamma pensionata in un bilocale e lidea di incontrarsi lì era impensabile, mentre Chiara nemmeno morta lavrebbe portato in casa.

Erano ben attenti a non farsi scoprire, ma dopo otto mesi di questa storia li beccò Sara, una collega.

Oh, guarda chi si vede! li punzecchiò Sara, indagando con gli occhi la hall dellalbergo da cui stavano uscendo pieni di sorrisi.

Ci siamo incontrati per caso balbettò Chiara.

Sì, una coincidenza, fece eco Matteo.

Fate poco i furbi! Dai, su, siete amanti o no? li stuzzicò Sara, ridacchiando.

Dai, Sara, abbi pietà la pregò Chiara con aria supplice. Non dirlo a nessuno

Tranquilla, con me sei al sicuro la rassicurò Sara, sinceramente.

Ed era vero: Sara non spifferò niente. Anzi, le due finirono per diventare amiche, pranzavano insieme e si confidavano spesso.

Perciò, Sara sapeva bene che anche tra Matteo e Chiara iniziavano a esserci degli screzi.

Matteo insiste che devo lasciare mio marito e sposare lui, si lamentava Chiara. Dice che gli pesa questa doppia vita, ma io con Giulio non sto più insieme da tempo, non mi può dividere con nessuno!

E lui?

Fa scenate, si lamenta, ripete Tu sai di cosa parlo.

Ma perché, Chiara non ci pensi davvero a stare con lui?

Sara, per favore! Io voglio bene a Giulio, è una brava persona. Se lo lasciassi, non se la caverebbe mai. Mi vuoi vedere con la suocera in un bilocale su via Tiburtina? No, grazie!

Chiara ormai era più che sicura di avere Matteo in pugno: lui era proprio cotto perso e, col tempo, si sarebbe rassegnato.

Ma invece le cose andarono diversamente.

Ma tu Matteo tremava dalla rabbia. Come hai potuto?!

Chiara, appena arrivata al solito appuntamento, si trovò davanti un Matteo furioso, che non aveva mai visto così agitato.

Cosa succede?

Non lo sai, vero?

Matteo, non abbiamo tempo da perdere, puoi dirmi direttamente cosè successo

Non hai mai tempo per me, ma per abortire il tempo lo hai trovato! gli occhi di Matteo si riempirono di lacrime e rabbia.

Non capisco provò a negare Chiara, poi decise di parlare chiaro. Sì. Lho fatto. Era una mia scelta. Cosa avrei dovuto fare?

Era anche mio figlio! Dovevi parlarmene, almeno chiedere il mio parere

Ma davvero? E che avresti detto? Di lasciarmi mio marito e tenere il bambino? O farlo passare per figlio di Giulio? ormai urlava.

Potevamo sposarci e crescerlo insieme

Ne abbiamo già parlato. Non posso sposarti, rispose stanca Chiara. Stai veramente ricominciando da capo?

Ma allora il bambino non cera!

Non cè nemmeno adesso, Matteo. Facciamoci coraggio e torniamo alla normalità.

Ma sei seria? lui la fissava incredulo. Va bene, basta, Chiara. Ci lasciamo qui. Adesso.

E va bene, vai pure. rispose di scatto, dirigendosi verso casa.

Vabbe, si disse, tanto poi gli passa e torna tutto come prima.

Invece ci mise parecchio a calmarsi: passò un mese senza rivolgerle nemmeno una parola, poi partì per lavoro un altro mese e sparì proprio, zero messaggi.

Anche Chiara stette sulle sue, per orgoglio, ma alla fine non resse.

Appena Matteo tornò in ufficio, non perse tempo: gli scrisse subito proponendo di vedersi nel solito bar.

Era pronta ad abbracciarlo e baciarlo appena lo vide, ma Matteo aveva unaria strana, distante, quasi gelida.

Chiara ci provò a chiedere della trasferta…

Chiara, andiamo al sodo che ho poco tempo, la interruppe lui bruscamente.

Mi sei mancato, mormorò lei, un po impacciata. Facciamo pace? Ti prometto che non ti nasconderò più

Non importa più, la troncò Matteo. Risparmiamoci parole. Non ci vedremo più, Chiara.

Tra poco mi sposo e diventerò papà. Farò il marito che si deve, scusa.

Ma sei stato davvero rapido! ironizzò lei, senza crederci. E con chi, scusa?

Con Sara rispose serio. Aspetta un bambino da me, e stiamo già organizzando il matrimonio.

Ah, a proposito, io mi licenzio: ho trovato un posto che mi pagano di più, visto che ora ho una famiglia da mantenere. Scusami, devo andare.

E se ne andò davvero, lasciando Chiara senza parole e con il cuore a pezzi.

Le parole, invece, le vennero tutte quando incontrò Sara.

Quindi ti sei presa il mio Matteo? la accusò Chiara. Io ti consideravo unamica!

E questi sono affari tuoi. Io non ce la facevo più a vederti distruggere un uomo con la doppia vita, poveretto! Né tu né lui eravate contenti.

Non sono fatti tuoi!

Invece sì. A Matteo piaceva da sempre, ma mi ero fatta da parte per rispetto. Fino a quando tu non hai iniziato a confessarmi quanto lo facevi soffrire. Così lho aiutato a scegliere: gli ho raccontato del bambino. E ho fatto bene, lui è troppo buono per sopportare tutto questo.

Forse troppo…

Comunque, dopo che vi siete lasciati, è venuto lui da me. Sai come va una cosa tira laltra, ci siamo ubriacati e indovina un po? Sono rimasta incinta subito! E appena lo ha saputo, mi ha chiesto di sposarlo.

Che fortuna! scattò Chiara, vivere in quattro in un bilocale stipate con la suocera.

Ma no! rise Sara trionfante. La mamma di Matteo non vedeva lora di conoscere una nuora e un nipotino. È stata una gioia! E soprattutto ci sta preparando tutto: presto ci trasferiamo in un nuovo trilocale alla Garbatella.

E Anna, la madre di Matteo, non vuole che io lavori dice che devo badare a me stessa, che ai soldi ci pensa lei

Chiara se ne rimase il silenzio a rimuginare tutto.

Va bene, scusami ma devo scappare. Andiamo da un ginecologo privato con Matteo oggi. E non farti venire il magone, eh.

Matteo stesso ha scoperto da poco che la mamma ha da parte un capitale da mini miliardaria, Sara si allontanò con passo allegro nel parco dove si erano incontrate.

Alla fine, Chiara si separò da Giulio, per scelta sua, dopo altri due anni.

Giulio alla fine scoprì tutto dei suoi tradimenti e chiese il divorzio.

Il nuovo fidanzato, però, non arrivò mai a chiederle di sposarlo, e alla fine Chiara dovette tornare a vivere da sua madre. Direi che qualche pensiero le è rimastoAllinizio le costò caro, rientrare nella sua vecchia stanza con i poster stinti e la voce costante della madre sempre uguale, ma la fatica di ricominciare la rese presto più leggera e sottilmente allegra. Nessuno la aspettava, nessuno la cercava, e nessuno pretendeva più nulla da lei, tranne pranzo e cena come una volta. Le giornate si rincorrevano tra curriculum mandati distrattamente e telefonate a vuoto, ma Chiara cominciò a sentirsi diversa: cerano mattine in cui respirava a fondo il profumo del caffè caldo e pensava che, sì, aveva sbagliato tanto ma non era finita.

Fu in quei pomeriggi, mentre aiutava una vicina con le compere o prendeva un gelato da sola davanti alla piazza, che il silenzio divenne finalmente suo amico. Ogni tanto le mancava qualcuno da aspettare la sera, a volte si sentiva vuota, ma si accorse anche che le piaceva scegliersi il vestito senza aspettarsi sguardi, prendere autobus diversi, camminare fino a stancarsi nella città che non era mai stata solo sua. E fu proprio in quella solitudine ordinaria che, in un giorno di pioggia banale, Chiara si sorprese a ridere da sola sotto lombrello, mentre le scarpe si bagnavano e il destino, finalmente, smetteva di pesare.

Non aveva vinto nulla, ma finalmente sentiva che, forse, poteva essere ancora tutto da scrivere.

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