Non era ancora tornato. Ultimamente, aveva così tanto lavoro che restava sempre più a lungo fuori casa.

Non era ancora arrivato. Ultimamente il lavoro gli assorbiva ogni energia e rincasava sempre più tardi.
Giulia mise a letto i bambini e si diresse in cucina per prepararsi una tazza di tè. Marco ancora non si vedeva. Ormai si tratteneva in ufficio spesso fino a sera inoltrata, lagenda piena di impegni.
Giulia soffriva nel vederlo così stanco e si sforzava di risparmiargli ogni pensiero domestico, perché Marco era il solo a mantenere la famiglia. Dopo il matrimonio avevano concordato che Giulia avrebbe curato la casa e i figli, mentre lui avrebbe pensato a provvedere al loro benessere. Di figli ne erano arrivati tre, uno dopo laltro. Marco ne era entusiasta e diceva sempre che non si sarebbe fermato lì.
Invece Giulia era completamente esausta dallaccudire i piccoli tutto il giorno. Aveva deciso che era ora di prendersi una pausa dalla maternità.
Marco fece ritorno oltre la mezzanotte, allegro di qualche bicchiere. Alla domanda su dove fosse stato rispose:
Giuli, siamo rimasti in ufficio fino a tardi coi colleghi… poi ci siamo presi uno spritz al bar.
Povero caro! sorrise Giulia Dai, ti preparo qualcosa da mangiare.
Non serve, abbiamo sgranocchiato qualcosa. Vado diretto a dormire, sono stremato.
Si avvicinava la Festa della Mamma e Giulia, chiedendo a sua mamma di occuparsi dei bambini, andò al centro di Milano. Voleva qualcosa di speciale: una cena romantica solo per loro. Sua madre accettò volentieri di portare i nipotini a casa sua.
Oltre a provviste e regali, Giulia decise di concedersi un acquisto: era tanto che non comprava nulla per sé, e le pesava dover chiedere soldi a Marco per abiti nuovi sapendo che tanto non avrebbe avuto occasione di sfoggiarli. Lultimo pigiama comprato era ormai liso, inadatto ad una serata elegante.
Entrò in un negozio e raccolse alcuni vestiti da provare. Indossando il secondo abito sentì la voce, inconfondibile, di Marco dal camerino accanto:
Mhmm, non vedo lora di togliertelo!
Risate femminili risposero:
Dai, abbi pazienza, monello! Piuttosto prendine uno a tua moglie!
E che se ne fa Lei è sommersa dai bimbi e a loro basta che sia presente, mica le importa come si vesta. Le regalo unimpastatrice o una caffettiera, vedrai che si accontenta.
A Giulia calò il gelo dentro. Senza rumore si limitò a continuare a provare vestiti, ascoltando ogni parola attraverso il sottile divisorio.
E se ti domanda come hai speso tanto? continuò la donna ridendo.
E perché dovrei spiegare in che modo spendo I MIEI soldi? Io sgobbo e lei sta a casa a fare la comoda! Ogni mese le lascio qualcosa per la casa, dovrebbe essermi grata!
Il chiacchiericcio si affievolì. Giulia si sporse appena oltre la tenda. Cera Marco, in cassa, con una bionda. Pagando, la baciò sulle labbra, incurante della commessa.
Sta bene signora? domandò la commessa, notandola immobile.
Tutto bene disse rapidamente Giulia, consegnandole i vestiti Li compro tutti, grazie.
A casa, con i bambini addormentati e la madre appena uscita, Giulia restò incerta su cosa fare. Non si sarebbe mai aspettata un tradimento simile. A ferirla più della scappatella, era stato il disprezzo verso tutto il suo impegno in casa.
Avrebbe voluto scappare subito, divorziare, ma si impose di riflettere con calma.
Chiedo la separazione e lui si rifà una vita con la bionda, lasciando tre figli con me, senza un soldo Il mantenimento? Spiccioli E di cosa vivremo?
Quella notte Marco rincasò ad unora tarda ma non per lavoro. Si sarà già divertito abbastanza, pensò Giulia con amarezza. Non nutriva più nulla per lui; era diventato un estraneo. Temeva solo che le si avvicinasse: non avrebbe mai potuto ricambiarlo. La sola idea la disgustava.
Per fortuna, Marco rimase sulle sue.
Il giorno seguente, Giulia preparò il suo curriculum e lo inviò a diverse aziende di Milano. Restava solo da attendere. Giornate piene dansia, ogni mattina controllo spasmodico alle-mail. Quando finalmente arrivò una risposta. Era un invito a un colloquio in una società del centro. Stranamente, proprio dove lavorava anche Marco. Dopo mille ripensamenti, decise di andare lo stesso.
Chiese di nuovo aiuto alla madre e partì per il colloquio. Dopo quasi due ore di domande con i datori di lavoro, le offrirono una buona posizione con orario flessibile. Allinizio non sarebbe stato uno stipendio enorme, ma più che sufficiente per lei e i bambini.
Giulia rincasò raggiante. Sua madre, vedendola così felice, volle sapere il motivo.
Mamma, Marco mi tradisce! disse Giulia, tra un misto di sollievo e entusiasmo. Sua madre, incredula, la fece sedere e cercò di calmarla.
Giulia, dici cose tremende Marco? Ma lavora sempre!
E invece no, va dallamante! spiegò tutto ciò che aveva sentito nel negozio. La madre, dopo aver ascoltato tutta la storia, chiese:
E adesso cosa pensi di fare?
Divorzierò! Ho pure trovato lavoro, con orario gestibile. Presto iscriverò i bimbi allasilo e poi potrò lavorare a tempo pieno.
Allora vai avanti! Non si può perdonare una ferita simile. Non ti rispetta più. Io ti aiuterò.
Grazie mamma… disse Giulia abbracciandola.
Il sette marzo Marco tornò ancora una volta tardi. Giulia non protestò e lui, colto di sorpresa, tentò di giustificarsi:
Giuli, ci siamo trattenuti in ufficio ma Giulia lo zittì tranquilla, invitandolo a dormire.
Il giorno dopo, mentre dava la colazione ai figli, Marco si presentò con un regalo: una planetaria.
Ecco amore, così ti sarà più facile cucinare. Provò a baciarla, ma lei evitò il gesto e si alzò.
Anche io ho un regalo per te.
Marco, incuriosito, la seguì. Giulia lo condusse allingresso, dove lo attendevano due valigie.
Sto chiedendo il divorzio. Ora basta scuse. Vai pure!
Ma come hai scoperto tutto? balbettò Marco.
In camerino, mentre sceglievi il regalo per la tua bionda. Quella planetaria falla usare a lei!
Offeso, Marco reagì:
Sei invidiosa perché ho trovato una donna bella, curata, a differenza tua! Hai smesso persino di truccarti, vivi solo per i bambini sulle mie spalle! Cosa importa con cosa spendo i miei soldi? Sei solo egoista!
No, non è invidia rispose calma Giulia Ora vattene.
Il giorno dopo chiese il divorzio e la somma per il mantenimento. Una settimana dopo, il campanello suonò. Era la suocera, furibonda:
Approfittatrice! Hai cacciato Marco e ora gli vuoi portare via i soldi! Rinuncia al mantenimento! Non è obbligato!
Non sono soldi per me replicò Giulia , sono per i nipotini che lui stesso voleva. Se non ha più soldi per la bionda, si arrangi! Questi sono i suoi figli.
E senza i suoi soldi che fai? Ti sei illusa di campare sempre alle sue spalle! Ma non funzionerà. Chiederà di abbassarsi lo stipendio e ti daranno le briciole! Vedrai che verrai a supplicarlo!
Non credo proprio sbottò Giulia, indicando la porta . Fuori da casa mia, o chiamo i carabinieri!
La suocera, sempre brontolando, se ne andò.
Passarono alcuni mesi e piano piano tutti i bambini cominciarono ad andare allasilo. Un mese dopo che anche il più piccolo ci mise piede, Giulia poté finalmente accettare il lavoro a tempo pieno.
Ciao sentì una voce che conosceva dallufficio , possiamo parlare?
Mi dispiace Marco, ho molto da fare rispose senza guardarlo.
Magari pranziamo insieme insistette lui. Giulia allora sollevò lo sguardo: lex marito, stanco e sconfitto. Sapeva che la bionda, scoperto che metà stipendio andava ai figli, laveva mollato. Ma non le importava più nulla.
No, Marco. Non parleremo né pranzeremo mai più insieme.
Quella storia mi ha insegnato che non bisogna mai dimenticare il proprio valore, neanche quando sembra che il mondo ti crolli addosso. E che, anche da soli, si può sempre ricominciare.

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Non era ancora tornato. Ultimamente, aveva così tanto lavoro che restava sempre più a lungo fuori casa.
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