Accidenti, papà, che accoglienza ti fanno. E a cosa ti serviva quel centro benessere, se a casa hai già il tuo all inclusive?
Quando Riccardo mi ha dato le chiavi del suo appartamento, ho capito: la Bastiglia è caduta. Nessun DiCaprio ha mai atteso lOscar come ho atteso io Riccardo, con in più il mio fortino personale.
Sfiduciata, a trentacinque anni, mi ritrovavo ad osservare con compassione i gatti randagi della piazza e la vetrina di Tutto per il cucito.
E poi è arrivato lui: solo, con la giovinezza persa dietro la carriera, il cibo sano, la palestra e le altre sciocchezze alla moda come ritrovarsi, senza nemmeno un figlio.
Io quel regalo lavevo espresso fin dai ventanni, e forse lassù se ne sono accorti che non stavo scherzando.
Ho lultimo viaggio di lavoro dellanno, poi sono tutto tuo, disse Riccardo porgendomi le preziose chiavi. Non lasciarti spaventare dalla mia tana. Ci passo solo per dormire, disse, e volò in un altro fuso orario per tutto il fine settimana.
Ho preso lo spazzolino, la crema, e sono andata a vedere questa tana. I primi problemi sono iniziati subito. Riccardo aveva avvisato che la serratura ogni tanto si incastrava, ma non pensavo così tanto.
Quaranta minuti ho provato ad aprire quella porta: bussavo, tiravo, inserivo la chiave fino alla fine, cercavo di infilarmi gentilmente, ma la porta proprio non voleva cedere di fronte a una nuova padrona.
Ho tentato la pressione psicologica, come mi avevano insegnato anni fa i compagni di scuola dietro i garage. Il rumore ha fatto aprire la porta accanto.
Perché stai cercando di entrare in casa altrui? ha chiesto preoccupata una voce femminile.
Non sto cercando di entrare, ho le chiavi, ho risposto, esasperata, asciugandomi il sudore dalla fronte.
E tu chi saresti? Qui non ti ho mai visto, ha continuato la vicina, impicciona di professione.
Sono la sua ragazza! ho dichiarato con sfida, mettendomi le mani sui fianchi, ma la vicina si mostrava solo in una fessura della porta.
Tu? ha chiesto davvero sorpresa.
Sì, io. Ci sono problemi?
No, nessuno. Solo che lui qui non ha mai portato nessuno (in quel momento ho amato ancora di più Riccardo), e invece tu
Che io? non ho capito.
Vabbè, non sono affari miei. Scusa, e ha chiuso la porta.
Capendo che era una questione di o dentro io, o niente, ho premuto più forte e, con tutta la voglia di varcare quella soglia, quasi ho ruotato la cornice. La porta finalmente si è aperta.
Tutto luniverso di Riccardo si è mostrato ai miei occhi, e il mio cuore si è coperto di brina. Certo, un uomo solo si concede una certa austerità, ma questa era una vera cella.
Poverino, il tuo cuore si è dimenticato, o forse non ha mai conosciuto, il senso di casa, mi è scappato mentre guardavo il suo modesto rifugio, dove dora in poi avrei vissuto spesso.
Da un lato, ero contenta. La vicina aveva ragione: la mano femminile qui non aveva mai toccato nulla. Ero la prima.
Non ho resistito: mi sono infilata le scarpe e sono corsa al negozio più vicino per tende graziose e un tappetino da bagno, e già che cero presi presine e asciugamani per la cucina.
Ovviamente, al negozio si è scatenata la tentazione Al tappetino e alla tenda si sono aggiunti profumatori, sapone artigianale, contenitori comodi per trucchi.
«Aggiungere questi dettagli non è invadenza», mi rassicuravo mentre agganciavo il secondo carrello al primo.
La serratura non mi faceva più opposizione. Anzi, ormai non svolgeva neanche il suo dovere, come un portiere di hockey senza maschera.
Capendo di aver esagerato, ho smontato la vecchia serratura con i coltelli fino a mezzanotte, e la mattina dopo sono corsa a prenderne una nuova. Ovviamente, anche i coltelli andavano cambiati. E pure le forchette, i cucchiai, la tovaglia, i taglieri e i sottopentola. Da lì alle tende, il passo è breve.
Domenica a pranzo Riccardo ha chiamato, mi avvertiva che doveva trattenersi ancora un paio di giorni.
Mi fa piacere se porti un po di calore in casa mia, sorrideva al telefono, quando gli raccontavo delle licenze sullarredo.
A dire il vero, di calore ne stavo portando a camionate, secondo un vero piano e annessa burocrazia. Tutto quello che si era accumulato dentro di me negli anni ora si riversava senza freni.
Al ritorno di Riccardo, dellappartamento vecchio rimaneva solo un ragno vicino alla ventola. Ho pensato di scacciarlo, poi ho visto i suoi otto occhi terrorizzati dal cambiamento e ho capito che era giusto lasciarlo lì, come simbolo di rispetto per la proprietà altrui.
Da quel giorno, casa Riccardo sembrava che lui ci vivesse da otto anni con moglie felice, poi delusa, e poi nuovamente contenta contro ogni aspettativa.
Non solo lappartamento, ma anche la scala ormai sapeva che cera una nuova padrona. Anche se ancora non portavo lanello, era solo questione di tempo.
I vicini, dapprima sospettosi, dopo si sono arresi: «Come vuole lei, per noi va bene, affari suoi».
Il giorno del ritorno di Riccardo, ho preparato una vera cena italiana, ho impacchettato le mie grazie in un abito tanto elegante quanto spregiudicato, sparso profumi per angoli, abbassato le luci, e ho cominciato lattesa.
Riccardo tardava. Quando il vestito cominciava a farmi male proprio dove aveva lavorato tanto in palestra, la chiave ha ruotato nella serratura.
È nuova, basta spingere, non è chiusa! ho risposto timida, ma anche seducente. Non temevo giudizi. Avevo lavorato troppo bene sulla casa. Tutto mi perdoneranno.
Proprio quando la porta si apriva, ricevevo un messaggio improvviso: «Dove sei? Sono a casa. Vedo che lappartamento non è cambiato per nulla. Gli amici mi hanno spaventato dicendo che avresti messo cosmetici ovunque».
Il messaggio però lho letto molto dopo. Nel frattempo, sono entrate cinque persone estranee: due giovani, due ragazzini e un vecchissimo signore che, notandomi, si è subito raddrizzato e sistemato quel che restava dei capelli.
Accidenti papà, che ricevimento ti han fatto. E a cosa ti serviva il centro benessere se qui hai tutto compreso? ha detto il giovane, subito ripreso dalla moglie per gli sguardi troppo curiosi.
Sono rimasta sulla soglia con due calici pieni, incapace di muovermi. Volevo gridare, ma ero paralizzata.
Da un angolo, il ragno rideva.
Mi scusi, lei chi è? ho cinguettato.
Il proprietario di casa. E lei, signorina, viene dalla ASL per una medicazione? Avevo detto che potevo fare da solo, ha ribattuto il vecchietto, guardando labito da infermiera che indossavo.
Eh sì, signor Adamo Martini, qui cè calore e pace, ha sbirciato alle mie spalle la moglie del giovane. Altro che mausoleo. E tu come ti chiami, ragazza? Non è troppo vecchio per te il nostro Adamo Martini? Anche se, certo, ha casa sua
M-m-maria
Vedi che sa scegliere, Adamo! Complimenti!
Adamo, a giudicare dagli occhi brillanti, era contento del giochetto.
Ma Riccardo dovè? ho sussurrato. Ho scolato i calici in un sorso.
Io sono Riccardo! ha rivendicato il bambino di otto anni.
Aspetta, sei troppo piccolo per essere Riccardo, mamma lo ha fermato e ha portato i ragazzi e il marito verso la macchina.
Scusate, mi sa che ho sbagliato appartamento, sono finalmente rinsavita, ricordando la storia della serratura. Questa è via Magenta diciotto, interno ventisei?
No, è via Lombardia diciotto, ha risposto il nonno, pronto a scartare il suo regalo a sorpresa.
Ecco, ho sospirato, tragica, ho confuso. Accomodatevi, io ho bisogno di fare una chiamata.
Mi sono chiusa in bagno, con il telefono e mi sono avvolta in un asciugamano. Solo allora ho letto il messaggio.
«Riccardo, arrivo subito, mi sono attardata al negozio», ho scritto in risposta.
«Va bene, ti aspetto. Se puoi, prendi una bottiglia di rosso», ha risposto Riccardo con un vocale.
Il rosso lo avrei portato dentro di me. Mi son presa il tappetino sotto braccio, staccato la tenda, e appena gli ospiti sono passati verso la cucina, mi sono svincolata dal bagno.
Impacchettando in fretta le cose, sono scappata giù in strada.
«Ti racconterò tutto ma dopo», ho avvertito Riccardo, appena mi ha aperto la porta.
Camminando come in trance, sono passata davanti senza guardarlo, sono entrata in bagno, ho rimesso la tenda e il tappetino, poi mi sono buttata sul divano e ho dormito fino a mattina, finché lo stress e il rosso sono evaporati.
Al risveglio, davanti a me Riccardo aspettava spiegazioni.
Dimmi… qual è lindirizzo?
Via Torino, diciotto
E fra risate e imbarazzo, ho capito che nella vita a volte sbagli porta, ma solo chi entra nelle case e nei cuori degli altri può davvero trovare la propria.




