Prima Impressione
Mamma, questa è Ginevra, annunciai, sentendo le guance infiammarsi mentre la conducevo in casa, ormai tardi la sera.
Buonasera, rispose mia madre, Lucia, lanciando uno sguardo severo allospite inattesa. Che bel momento per le presentazioni! Mancano trenta minuti a mezzanotte…
Lavevo detto ad Andrea che era tardi, ribatté subito Ginevra. Ma lui ascolta? È una testarda!
Bella mossa, pensò mia madre. Si è giustificata e ha pure dato la colpa a lui. Poco simpatica, questa ragazza.
Su, entrate, disse poi, senza aggiungere altro, e sparì giù per il corridoio verso la sua stanza.
Che altro poteva fare? Non avrebbe certo cacciato di casa lunico figlio nel cuore della notte, specialmente per una ragazza sconosciuta! Se volevamo vivere assieme, ben venga. Una madre esiste per proteggere e aprire gli occhi al figlio. E lei, Lucia, lavrebbe fatto in fretta. Ero certo che, prima o poi, avrei mandato via quella Ginevra senza troppi rimpianti. Forse avrei addirittura tirato un sospiro di sollievo!
Passò tutta la notte in bianco, a congegnare un piano per cacciare la intrusa.
Non era contraria al matrimonio, ci mancherebbe. Avevo ormai trenta anni, più che maturo per la vita di coppia.
Ma non con lei!
Per cominciare, era visibilmente troppo giovane. Segno di leggerezza e instabilità.
Che tipo di moglie, madre o padrona di casa sarebbe mai stata?
Poi, il suo carattere parlava chiaro: si presentava in casa daltri a notte fonda, senza neanche chiedere scusa! Anzi, dava pure la colpa a me per nulla…
E come se non bastasse, rimase anche a dormire!
Sarà stata la prima volta o unabitudine?
Terzo punto. A pelle, proprio non la sopportava.
Dunque, pensava Lucia, anchio presto lavrei lasciata andare.
A che pro perdere altro tempo?
Alla fine, il suo piano si rivelò inutile.
Fu Ginevra stessa a darle motivi a sufficienza per mettere ordine in casa.
Il primo avvertimento arrivò di mattina.
Ginevra si infilò in doccia e non ne uscì prima di unora.
Giravo per la casa, nervoso, mentre lacqua correva senza sosta.
Tutto bene, figliolo? mi chiese mamma Lucia con una dolcezza che sapeva di finto. Si sta preparando. Vuole piacerti…
Ma io devo andare a lavoro!
Bussa alla porta. Spiegale che non è sola in appartamento, suggerì mamma.
Non posso, bofonchiai. Parliamo dopo. E tu, mamma, non fai tardi?
Io? No. Ho già fatto tutto. Ho preparato i cannoli. Vieni a fare colazione.
Neanche mi sono lavato!
Fa niente, laverai dopo. Ora goditi la colazione e fai scorta di energie che la giornata sarà lunga.
Mi sedetti a tavola.
Fu allora che Ginevra uscì dal bagno, i capelli avvolti nellasciugamano. Un incanto.
Finalmente! esclamai, lanciandomi verso lo specchio appannato. Mi lavai in fretta, mi rasai di corsa, ingollai il cannolo più piccolo e, già mentre chiudevo la porta, urlai:
Ci vediamo stasera! Spero che andiate daccordo.
Andrea! chiamò Ginevra. Oggi dovevamo prendere le mie cose, ricordi?
Più tardi, dopo. Non ci rimanere male! la mia voce riecheggiò già dal portone.
Mamma Lucia si alzò, andò verso lingresso, richiuse la porta, si voltò verso Ginevra e, senza tanti giri di parole, chiese:
Non ti vergogni?
No, sorrise lei. Dovrei?
Andrea farà tardi per colpa tua!
Non farà tardi. Magari prende un taxi. Non si preoccupi, andrà tutto bene.
Comunque, ricordati: qui non sei sola. Se vuoi stare unora in bagno la mattina, alzati prima. Oggi per fortuna non lavoro io.
Non succederà più, rispose Ginevra pacata. Mi scusi.
Mia madre ci rimase un po male. Si aspettava una lite. Invece…
Va bene, brontolò avviandosi in bagno.
La prima cosa che notò fu il tubetto di dentifricio. Nuovo, già aperto, anche se quello vecchio era a metà.
Ginevra, perché hai aperto un nuovo dentifricio?
Mi piace di più questo…
Spero porterai il tuo e lo shampoo anche!
Certo, signora Lucia…
E gli asciugamani!
Porto tutto…
Per quanto cercasse di attaccar briga, Ginevra non dava mai adito. Acconsentiva a tutto, replicava gentile, prendeva nota dei suoi doveri futuri.
Stanca di trovate, mamma andò al sodo.
Ma tu che sei venuta a fare qui?
Andrea ed io ci amiamo…
Per forza che ami un ragazzo così! Solo una cosa non mi torna: ma lui, che ci trova in te?
Non gli ho mai chiesto…
E i tuoi genitori chi sono?
Mia madre lavora come sarta in un laboratorio.
E tuo padre?
Non lho mai conosciuto.
Capisco. Cresciuta senza padre. E come pensi di essere una buona moglie per mio figlio?
Ci proverò…
Provare non basta, ragazza mia. Mio figlio non ti ama. Crede di amarti! Io lo conosco meglio. Non ti sposerà mai! Perché dovrebbe? Ormai ha già quello che vuole.
Mi ama, la voce di Ginevra tremava. Ne sono sicura.
Ti sbagli. Pensi dessere la prima?
No… Ma non importa…
Non importa? Fra una settimana si sarà già stancato di te! Non siete nemmeno dello stesso livello! Hai mai sentito la parola intelligenza?
Sì. Ma in questo caso non centra.
E perché?
Ho una laurea.
E allora? Ascolta, faresti meglio a tornare a casa. Qui non è posto per te. Te lo spiego da stamattina, ma tu non capisci.
Va bene, me ne vado. Ma cosa dirà Andrea? Non gli piacerà.
Non affari tuoi! Vai e non tornare più. Non sei la benvenuta.
Mamma Lucia parlava e si sorprendeva da sé: cosa le stava succedendo? Non aveva mai detto neppure un decimo di quelle cose a nessuno. Le parole amare, una dietro laltra, come veleno.
E Ginevra?
Lei guardava mia madre e aveva capito tutto.
Mamma era gelosa del figlio! Si conoscevano da neanche ventiquattro ore eppure…
Eppure, quando il sole calò su Torino, mia madre sentì, per la prima volta, il peso di un silenzio nuovo in casa, dove la risata di un nipote forse non avrebbe mai riecheggiato.
Ho scritto tutto questo per ricordarmi che le prime impressioni sono ingannevoli, e la paura di perdere ciò che amiamo può renderci peggiori di quel che pensiamo di essere. E nessun piano, per quanto astuto, potrà mai fermare lamore autentico. Da allora cerco sempre di guardare oltre, soprattutto quando si tratta di chi ci sta a cuore.






