Ho rifiutato di lavare la montagna di piatti dopo la visita della famiglia di mio marito e ho lasciato tutto così comera fino al suo risveglio.
Mariella, dai, è mia mamma… Non ci vediamo da una vita, sono di passaggio con Chiara, solo per una sera. Stiamo insieme, chiacchieriamo, io compro dellarrosto, lo metto a marinare… Edoardo mi guardava con gli occhi di un cucciolo di bracco, sapendo perfettamente dove sta il prosciutto ma incapace di prenderlo da solo.
Mariella sospira profondamente e poggia sul pavimento le borse della spesa. È venerdì sera. La settimana lavorativa è stata pesante: scadenze, il nervosismo della responsabile, verifica dei bilanci a non finire. Davanti, sognava il weekend immersa nella pace del suo libro preferito. Ma Edoardo, come sempre, ha piani diversi per il suo tempo libero.
Edo, “solo per una sera” con la tua famiglia significa banchetto vero e proprio, tre portate, vino, caffè, e danze attorno alladorata attenzione della mamma, risponde lei stanca, togliendosi il cappotto. Sono sfinita. Voglio solo stendermi e fissare il soffitto.
Ma dai che ti aiuto! dice lui con entusiasmo prendendo le borse e portandole in cucina. Passo laspirapolvere. Apparecchio il tavolo. Vado io al supermercato se manca qualcosa. Devi solo tagliare due verdure e mettere larrosto in forno. Mariella, non posso dir loro di no, sono già in viaggio.
Mariella si blocca sulla soglia della cucina.
Come, in viaggio? Li hai già invitati?
Edoardo si gratta la testa, imbarazzato.
Sai, mia mamma ha chiamato stamattina… con Chiara e i bambini in città a far shopping… erano stanche e hanno chiesto se potevano passare. Non posso di certo chiudere la porta in faccia a mia madre.
Ovviamente non ti è venuto in mente di chiedere a me.
Ma io sapevo che sei accogliente e generosa. Dai, ti prego… Ti aiuto, giuro! Facciamo tutto insieme, poi pulisco io, parola!
Mariella lo osserva. A trentacinque anni, in lui vive ancora quel ragazzino convinto che basta sorridere e i problemi si risolvono da soli. Sa che discutere è inutile: ormai sono in arrivo.
Va bene, dice, alzando le mani. Prendi la carne. Però occhio, Edoardo: stavolta le pulizie toccano a te. Io cucino, servo, intrattengo, ma i piatti non li lavo.
Affare fatto! esclama lui tra i rumori delle pentole. Nessun problema! Sei un tesoro!
Dopo due ore, la casa profuma di cipolle soffritte, arrosto e vaniglia. Mariella corre tra i fornelli e il tavolo come un giocoliere. Edoardo, fedele alla promessa, ha passato laspirapolvere (solo al centro del soggiorno), apparecchiato il tavolo pieghevole, poi si è accomodato davanti alla tv ad aspettare.
Il campanello suona alle sette precise. Sulla porta cè la signora Angela, madre di Edoardo: donna robusta, voce alta e tono categorico. Con lei Chiara, la sorella di lui, eternamente scontenta, e i suoi due gemelli, Davide e Giulio, che entrano a razzo senza togliersi le scarpe.
Finalmente! esclama Angela, sfilando in ingresso e porgendo la guancia a Mariella, che non fa in tempo a chinarsi, ché la suocera ha già cambiato posizione per osservarla con aria critica. Mariella, ma ti sei riposata poco? Hai delle occhiaie che potresti piantare delle patate. Devi lavorare meno e pensare più alla famiglia.
Buonasera, Angela, accomodatevi, risponde trattenendo il nervosismo. Chiara, ciao.
Chiara annuisce, sfilandosi gli stivaletti di ultima moda.
Ciao. Oddio, che afa, sembra una serra qua. Il condizionatore è rotto? Mi sono sciolta salendo le scale. Edo! Dove sei? Vieni a salutare!
Edoardo si precipita in corridoio, splendente come un samovar appena lucido. Si scambiano abbracci, strette di mano e chiacchiere ad alta voce. Mariella intanto torna in cucina: deve controllare la carne, affettare il pane, prendere i sottaceti. Nessuno dei presenti si propone di aiutare.
La cena comincia in grande stile. Angela si piazza capotavola (“Così vedo tutti!”), Chiara si avvicina alla ciotola di insalata, i bambini finiscono sul divano ma tornano al tavolo ogni tre minuti per rubare cibo, sgommando in giro come trottole.
La carne è stoppacciosa, sentenzia la suocera. Mariella, forse hai lasciato troppo in forno. Non hai marinato nel latticello? Edoardo la vuole solo così.
Lho marinata in erbe aromatiche e olio extravergine, risponde Mariella, servendosi insalata russa.
Ecco, vedi? Fa sempre di testa sua. Le tradizioni vanno rispettate, solleva la forchetta Angela. Edoardo, versami un bicchiere di vino che oggi sono a pezzi, ci siamo girate tutta Napoli per le scarpe di Chiara. La qualità è sempre peggio, tutto roba cinese.
Qui è carino, commenta Chiara, osservando la sala. Però io cambierei le tende. Questo colore non è più di moda. Ora va il rosa antico, il tuo è una specie di… palude.
È color oliva, Chiara.
Sì, ma a me non convince. Mamma, passami i funghi. E Mariella, mi hai di nuovo fatto insalata russa? Te lho detto che sono a dieta. Bastava una greca, ci vuole cinque minuti.
Mariella sente salire la rabbia. Ha impiegato tre ore per preparare tutto. Ha comprato prodotti costosi. Ha fatto del suo meglio.
Chiara, cè anche la crudités: pomodori, cetrioli, peperoni. Fresco, senza maionese.
Sì, ma sgranocchiare solo verdure è una noia, mugugna lei, poi si serve unenorme porzione di aringa sotto il pelo, Pazienza, oggi faccio uno strappo, come si dice.
Edoardo è il ritratto della serenità: versa vino, ride alle battute della mamma, racconta storielle dellufficio.
Mariella, porta dei tovaglioli, le mani di Davide sono unte! urla da tavola.
Mariella si alza, porta i tovaglioli.
Mariella, finito il pane: tagliane altro! questa è Angela.
Lei di nuovo in piedi, taglia il pane.
Zia Mariella, ho rovesciato il succo! annuncia Giulio trionfante.
La tovaglia pulita si macchia di rosso. Mariella va a prendere lo straccio: Edoardo discute di piante da orto con la mamma, completamente ignaro.
Non importa, esclama paciosa Angela. Sono bambini. lavi dopo. Basta avere lo smacchiatore giusto. Io uso quello appena comprato, te lo devo dire, tu prendi sempre prodotti scadenti, le camicie di Edoardo sono grigie.
La serata si trascina. La montagna di piatti sporchi cresce esponenzialmente: piatti degli antipasti, zuppiera (un po di brodo per il fegato!), portate principali, insalatiere, teglie unte.
Verso le undici gli ospiti iniziano a prepararsi.
Che bella serata! Angela si solleva dal tavolo. Edoardo, ci accompagni fino al taxi? È buio e abbiamo le borse della spesa.
Certo mamma! Mi vesto subito.
Grazie, Mariella, la cena era ottima, dice Chiara rimettendosi le scarpe. Ma il dolce era comprato, vero? Si sente che è industriale. Prossima volta cucina qualcosa di tuo, è tutta unaltra cosa.
Arrivederci, riesce a dire Mariella.
Quando la porta si chiude, cala il silenzio. Mariella va in cucina e si ferma. Sembra un campo di battaglia. Avanzi ovunque, croste di pane, tovaglioli spiegazzati. Su pavimento macchie di succo e briciole. Il peggio però è nella vaschetta e sul piano lavoro.
Montagne di piatti incrostati di maionese e grasso, pentole con resti secchi di patate, padella colta da uno strato di unto, bicchieri col segno del vino, tazze col tè semiprofumato, in alcune un mucchio di noccioli di olive (Angela li lasciava nelle tazze). Niente mozziconi: quelli li accumulava il fratello di Chiara, ma almeno oggi non cera.
Mariella guarda lorologio: mezza notte. La schiena fa male, i piedi pulsano come quelli di Angela. Vorrebbe piangere.
Dalla porta dingresso rientra Edoardo, allegro e un po brillo.
Uff, li ho accompagnati! Bella serata, eh Mariella? La mamma contenta, Chiara pure, anche se si lamenta sempre. Ma sai comè fatta Chiara. E i bambini! Quanta energia!
Si avvicina per abbracciarla, lei fa un passo indietro.
Edoardo, guarda intorno.
Eh? si gira, si ferma sulla montagna di piatti, la sua espressione si spegne. Ah, già, si è accumulato… Mariella, sono sfinito, ho bevuto troppo, mi sento stanco. Dai, domani? Domattina ci pensiamo insieme.
Avevi promesso, dice Mariella piano. Hai detto pulirò tutto io.
Ma certo! Non lo nego! È solo che ora non ci riesco. Ho sonno. Che differenza fa, ora o domani? I piatti non scappano. Vado a dormire, non fare la coraggiosa, lascia stare.
Le dà un bacio sulla testa, sbadiglia, e va in bagno. Dopo dieci minuti, dal letto arriva un russare potente.
Mariella resta sola, circondata dal caos.
Istintivamente prende la spugna. Bisogna pulire subito, se no arrivano le blatte e al mattino è uno schifo. Apre il rubinetto: acqua calda sulla padella sporca.
Poi si ferma.
Le risuonano nella testa le parole della suocera sulla carne “troppo cotta”. Il tono acido di Chiara sulle verdure noiose. E il volto rilassato di Edoardo: Domani.
Domani per lui vuol dire che lei non reggerà il disordine e pulirà tutto, così lui si sveglierà e ringrazierà. Sempre così.
Ma stavolta qualcosa si rompe. Forse per stanchezza, forse per come si è fatto servire tutta sera.
Mariella spegne lacqua. Rimette la spugna al suo posto.
No, dice alla cucina vuota. Stavolta no.
Prende solo la caraffa e un bicchiere pulito (lunico rimasto). Spegne la luce, lascia dietro di sé il disastro e va in camera.
Edoardo dorme disteso come una stella. Mariella si stende sul bordo, si copre, e si addormenta subito. Nessun rimorso.
Al mattino cè sole. I raggi tra le tende disegnano strisce luminose per terra. Mariella apre gli occhi alle otto. Edoardo dorme, col viso schiacciato sul cuscino e respira piano.
Di solito il sabato si alza alle nove, prepara colazione frittelle o ricotta quelle che suo marito adora. Poi si dedica alle pulizie.
Stavolta si stiracchia con calma. Indossa la sua vestaglia di seta preferita, quella delle grandi occasioni, e va in bagno. Si concede una lunga doccia profumata, mette la maschera in volto, asciuga con cura i capelli e li acconcia. Si trucca leggermente.
Alle nove e mezza va in cucina.
Alla luce del giorno il disastro è ancora peggio. Il maionese si è seccato, il sugo sulle stoviglie forma croste dure, nei bicchieri svolazzano moscerini. Odore di vino, cipolla e un qualcosa di acido.
Mariella fa una smorfia ma non si lascia intimidire. Sposta con il piede la teglia sporca dal pavimento, si dirige verso la macchinetta del caffè, unico angolo miracolosamente pulito.
Si prepara un espresso profumato. Prende dal cassetto segreto una tavoletta di cioccolato fondente che si era regalata la settimana prima. Poi porta lo sgabello sul balcone, richiude la porta, taglia fuori il fetore e si siede nella poltrona di vimini.
Fuori cantano gli uccelli, la città si sveglia. Il caffè è buono e caldo. Mariella si sente una regina in esilio che contempla i suoi sudditi da lontano.
Verso le dieci si sente movimento in cucina. La porta del balcone si apre e appare la faccia stralunata di Edoardo, in boxer, capelli arruffati.
Mariella, sei qui? si copre gli occhi dal sole. Perché non mi hai svegliato? Sto morendo di fame. Sono rimaste delle frittelle? O almeno fai unomelette? Ho la testa che scoppia, sarà il vino…
Mariella si gira lentamente, sorseggia caffè e sorride.
Buongiorno caro. Niente frittelle. Non cè nemmeno più uova: ieri le ho usate tutte per le insalate. Ma se cerchi trovi qualcosa.
Edoardo stralunato si gira verso la cucina. Dal balcone Mariella vede che si è fermato, gli occhi vagano dal tavolo sopraffatto ai fornelli unti.
E… Mariella… balbetta Ma perché… perché è tutto così? Non hai pulito ieri sera?
No, risponde lei tranquilla. Te lho detto: i piatti non li lavo. Avevi promesso tu. Ieri eri stanco, ho rispettato il tuo relax.
Ma pensavo… che tu… insomma, mentre dormivo… si blocca, ormai sapendo che la frase non suona bene. Mariella ma che fai? Qui cè da lavorare per ore! Ho fame! Come preparo qualcosa in questo porcile? Non cè nemmeno un bicchiere pulito!
Vero, annuisce Mariella. Situazione difficile. Vuoi mangiare? Prima devi trovare qualcosa di pulito. E per trovarlo, devi pulire. Semplice.
Mi stai prendendo in giro? nella voce di Edoardo unombra di offesa. Io sto malissimo, e tu mi fai il dispetto? Tutto per via di mia mamma? Lo so, a volte esagera, ma non si può lasciare la casa sporca!
Mariella mette la tazza sul tavolino.
Edoardo, io non ho fatto il disastro. Non sono stata io a invitare la tribù. E non ho promesso di pulire tutto. Sei adulto, Edoardo. Hai dato la tua parola. Ieri ho speso quattro ore ai fornelli dopo lufficio. Ho servito i tuoi ospiti. Ho sopportato i capricci di Chiara e le critiche di tua madre. Il mio turno è finito alle undici. Ora tocca a te.
Ma non so come togliere il grasso! si lamenta lui. La teglia è incrostata!
Google ti aiuterà. O chiama tua mamma, vantava il suo detersivo ieri.
Mariella! Non scherzare!
Non scherzo. E ieri non ridevo.
Si volta verso il panorama, ferma e decisa.
Edoardo rimane lì, sospirando. Ha lo sguardo tra la schiena di Mariella e la pila di piatti. Sperava che lei cedesse, dicesse va bene, che disastro e iniziasse a rigovernare. Ma Mariella resta immobile, godendosi la vista.
Si sente sbattere lanta del mobile. Rumore di vetro: Edoardo cerca qualcosa di pulito. Parte il rubinetto.
Accidenti! Non cè acqua calda! urla.
Ah sì, risponde Mariella, senza voltarsi. Avevano affisso il cartello: manutenzione. Il boiler è spento. Accendilo tu, ma servirà almeno unora.
È una follia… borbotta Edoardo.
Si sente il bollitore. Edoardo scalda acqua, lava i piatti come nelle case della nonna in un catino. Mariella sente il frastuono, piatti che sbattono, imprecazioni.
Ci mette tre ore.
In tutto questo tempo, Mariella si dedica alle sue cose annaffia le piante, legge un libro, ordina sushi a domicilio che mangia sul balcone, offre solo un maki al marito (sei impegnato e hai le mani sporche).
Verso luna la cucina ha un aspetto quasi normale. Edoardo, fradicio e nervoso, si siede su uno sgabello, guardando il piano pulito come nemico.
Allora? dice quando Mariella entra. Contenta? Ho lavato tutto. Ogni forchetta. Ogni cucchiaio. Ora sei soddisfatta?
Mariella si avvicina al tavolo. Passa il dito sulla superficie. Pulito.
Bravo, risponde seria. Veramente bravo. Lo sapevo che ce la facevi.
Ho rischiato la vita, confessa lui. Ma come hanno fatto a sporcare così tanto? Eravamo solo cinque adulti e due bambini!
Così è, Edoardo. Si chiama ospitare in casa. E io ogni volta che la tua famiglia si ferma a cena. Solo che tu non lo vedi, perché chiacchieri e poi vai a dormire.
Edoardo guarda le sue mani sciupate dallacqua e detersivo.
Sai… solleva lo sguardo su Mariella. Ora negli occhi ha solo stanchezza e un nuovo rispetto. Ma davvero sporcano così tanto? Non lavevo mai notato…
Chiara puliva le mani sulla tovaglia sperando che non vedessi. Tua mamma metteva i noccioli doliva nella tazza del tè. E i bambini lanciavano il pane sotto il tavolo.
Edoardo fa una smorfia.
Che figura.
Esatto, annuisce Mariella. Sai qual è la cosa più importante?
Quale?
Che la prossima volta, quando tua mamma chiama dicendo che sono nei paraggi, ti ricorderai queste tre ore. E la teglia incrostata. E lacqua tiepida. E dirai: Mamma, scusa, oggi non siamo a casa. O li porti in trattoria.
Edoardo ride nervosamente.
Al ristorante? Con quanto mangiano? Divento povero.
Ma almeno i miei nervi e le tue mani saranno salvi. Scegli tu.
Edoardo si alza, si appoggia sulla spalla di Mariella. Profuma di limone quello per i piatti.
Perdonami, Mariella. Sono stato sciocco. Pensavo fosse una passeggiata. Due minuti e via.
Semplice, quando lo fa qualcun altro, gli accarezza i capelli. Hai fame?
Come un leone. Mi mangerei una vacca intera.
La vacca non cè. Ma posso cuocere dei tortellini. Quelli confezionati.
Vai, accetta lui. I tortellini sono una garanzia. E sai che ti dico?
Sì?
Li mangio dalla pentola, così evitiamo di sporcare piatti.
Mariella scoppia a ridere. Finalmente la tensione si scioglie.
No, si mangia come persone civili: dai piatti. Ma li lavi tu. Così consolidiamo la lezione.
Edoardo sospira, rassegnato, ma non protesta. Riempie la pentola. La lezione è stata imparata. Almeno per qualche mese, Angela e Chiara non riceveranno inviti per una serata in famiglia. E se arriveranno, Mariella ha già inserito nel carrello della spesa piatti usa e getta.
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