Celebrazione di Compleanno Speciale: La Cena Memorabile di Coppia a Roma

Ti racconto comè andata quella serata speciale: la festa di compleanno di coppia che non dimenticherò mai.
Allora, Caterina era appena uscita col marito Giovanni dal ristorante dove avevano festeggiato il suo compleanno. È stata una serata davvero bella, con un sacco di persone: parenti, amici e colleghi di lavoro. Praticamente era la prima volta che Caterina incontrava molti di loro, ma se Giovanni aveva deciso di invitarli, ci doveva essere una buona ragione. Ti immagini i cesti regalo e i chiacchiericci a tavola, proprio come si usa da noi.
Caterina non era il tipo da mettere in discussione le decisioni del marito; non sopportava drammi, né litigi. Per lei era più semplice concordare con Giovanni che stare lì a dimostrare di avere ragione, proprio alla maniera italiana.
Caterina, hai le chiavi di casa a portata di mano? Me le passi?
Si mette a cercare nella borsa, e a un certo punto sente una fitta al dito; tira fuori la mano di scatto e lascia cadere la borsa per terra.
Perché hai urlato?
Sono stata punta da qualcosa.
Nella tua borsa cè di tutto, non mi sorprende
Lei non replica, raccoglie la borsa e trova le chiavi con attenzione. Entrano a casa, e Caterina si dimentica completamente dellincidente. Aveva le gambe a pezzi dalla stanchezza e non vedeva lora di farsi una doccia e buttarsi sul letto.
La mattina dopo, però, si sveglia con un dolore intenso alla mano: il dito rosso e gonfio come una melanzana. Ricorda la puntura della sera prima, così prende la borsa e controlla cosa cè dentro. Tocca tutto, e sul fondo trova un ago grosso e arrugginito.
Ma cosè questa roba?
Davvero non riusciva a capire come fosse finito lì quellago. Lo prende, lo butta via nel cestino, poi va a cercare il kit di pronto soccorso e si sistema il dito ferito. Infascia la mano e si prepara ad andare in ufficio, come tutte le mattine. Però allora di pranzo si accorge di avere la febbre.
Chiama Giovanni:
Giovanni, non so che fare! Mi sa che ieri mi sono beccata uninfezione. Ho la febbre, il mal di testa, mi fa male tutto. Immagina: ho trovato un ago arrugginito nella borsa, mi sono punta proprio con quello!
Amore, forse dovresti andare dal dottore. Non rischiamo il tetano o roba più grave
Non esagerare, Giovanni. Ho pulito la ferita, va tutto bene.
Comunque il tempo passa e Caterina sta sempre peggio. Resta a lavoro solo fino alla fine del turno, poi chiama un taxi piuttosto che affrontare il treno regionale. Appena arriva a casa, crolla sul divano e si addormenta.
Le sogna la nonna Lucia, che laveva lasciata quando era ancora piccola. Non saprebbe dire il perché, ma era certa fosse proprio lei. Anche se laspetto della nonna avrebbe intimorito chiunque, Caterina sentiva che era lì per aiutarla.
Nel sogno la nonna la guida in un campo, le mostra delle erbe da raccogliere e le spiega che dovrà farsi una tisana per purificarsi. Le dice che qualcuno le vuole male, ma per reagire deve prima sopravvivere: il tempo stringe.
Caterina si sveglia sudata fradicia, convinta di aver dormito ore, e invece sono passati solo pochi minuti. Sente la porta aprirsi: Giovanni è rientrato. Lei si trascina nel corridoio; appena la vede, Giovanni sgrana gli occhi:
Che ti è successo? Guardati nello specchio!
Caterina si specchia. Giorno prima era una ragazza fresca e sorridente; adesso sembrava unaltra persona: capelli arruffati, occhiaie profonde, viso pallido, occhi spenti.
Che succede?
Ricorda allora il sogno e dice:
Ho sognato la nonna. Mi ha detto cosa fare
Dai, Caterina, vestiti che ti porto in ospedale.
Non ci vado. La nonna mi ha detto che i medici non serviranno.
Si scatena un vero litigio. Giovanni la prende per pazza, magari delira per la febbre parlando di una vecchia mai vista. Per la prima volta si accapigliano sul serio. Giovanni arriva perfino a volerla trascinare fuori di forza.
Se non vieni in ospedale con le buone, ti ci porto io.
Ma Caterina resiste, perde lequilibrio, cade e si fa male. Giovanni, esasperato, prende la borsa, sbatte la porta ed esce. Caterina riesce solo a scrivere al capo che si deve assentare qualche giorno per un virus.
Giovanni torna quasi a mezzanotte, si scusa. Lei:
Portami al paesino dove viveva la nonna.
La mattina dopo, sembra un fantasma più che una ragazza in forma; Giovanni le supplica:
Caterina, non fare la scema, dobbiamo andare in ospedale. Io non voglio perderti.
Ma partono per il paese. Lei ricordava soltanto il nome; non ci metteva piede da quando i suoi avevano venduto la casa della nonna. Caterina dorme tutto il viaggio. Quando si avvicinano al paese si sveglia e indica a Giovanni dove fermarsi:
Andiamo di là.
Scende dallauto a fatica e cade sullerba esausta. Ma sente che è nel punto giusto, dove la nonna Lucia laveva portata nel sogno. Trova le erbe che aveva visto e torna a casa. Giovanni prepara la tisana secondo le istruzioni di Caterina. Lei la beve a piccoli sorsi, sentendo ogni volta qualcosa che migliora.
Arriva appena in bagno, e tanto per dirla tutta: la pipì esce nera. Ma invece di spaventarsi, Caterina ripete la frase della nonna:
Il male sta uscendo
Quella notte la nonna le appare di nuovo, ma stavolta sorride. Poi le parla:
Ti hanno fatto una fattura con lago arrugginito. La tisana ti restituirà la forza, ma non durerà a lungo. Dobbiamo scoprire chi ha fatto questo e restituirgli il male. Non so chi sia, non riesco a vederlo. Ma centra Giovanni. Se non avessi buttato via lago, forse avrei potuto dirti di più. Però Facciamo così: vai in merceria, compra un set di aghi, e sulla più grande pronunci questa formula: Spiriti della notte, prima vivi! Ascoltatemi, fantasmi, svelatemi la verità. Circondatemi! Mostratemi, aiutatemi, trovate il mio nemico. Poi metti quellago nella borsa di Giovanni. Chi ti ha maledetta si pungerà e capiremo chi è.
Detto questo, la nonna si dissolve come nebbia. Caterina si sveglia ancora stanca, però sicura che starà meglio. La nonna veglia su di lei, ne era certa.
Giovanni resta a casa quel giorno per prendersi cura di Caterina, ma si stupisce quando lei gli dice che deve andare in merceria da sola:
Dai, Caterina, non fare la matta, non ti reggi in piedi. Vengo io con te.
Giovanni, va a prepararmi una zuppa; dopo questo virus mi è venuta una fame da lupi!
Lei esegue tutto come le ha detto la nonna. La sera, lago magico finisce nella borsa di Giovanni. Prima di dormire lui chiede:
Sei sicura di farcela da sola? Magari resterei ancora con te
Va tranquillo.
Caterina migliorava, ma sentiva ancora qualcosa di oscuro che le girava in corpo, come se la stesse avvelenando. Eppure la tisana era come un antidoto, fastidioso per quel male che la consumava.
Aspetta Giovanni rientrare dal lavoro, lo accoglie sulla porta. E la prima domanda è:
Comè andata oggi al lavoro?
Tutto bene, ma perché me lo chiedi?
Lei pensa che non sia successo niente, finché Giovanni dice:
Non ci crederai, oggi la Sandra del reparto accanto stava aiutandomi a prendere le chiavi dalla mia borsa; avevo le mani piene di documenti. Mentre infilava la mano, si è punta con un ago. Ma come è finito lì? Mi ha guardato come se volesse uccidermi con gli occhi!
Hai una storia con Sandra?
Caterina, piantala. Amo solo te. Non cè Sandra né nessunaltra.
Sandra era alla festa di compleanno al ristorante?
Sì, è una collega, niente di più.
A questo punto per Caterina tutto si chiarisce. Capisce finalmente come lago arrugginito sia finito nella sua borsa.
Giovanni va in cucina dove la cena lo aspetta; Caterina si addormenta e sogna di nuovo la nonna. Lucia le spiega come restituire a Sandra tutto il male che aveva pensato di farle. Ormai la nonna ha capito: Sandra, servendosi della magia, voleva liberarsi di Caterina e prendersi Giovanni. Se non riusciva con la seduzione, provava con le fatture. Non si sarebbe fermata davanti a nulla.
Caterina segue tutte le istruzioni che le dà la nonna. Presto Giovanni le dice che Sandra ha preso la malattia, sta davvero male e i medici non ci capiscono nulla.
Caterina chiede al marito di portarla, nel weekend, al paese dovera vissuta la nonna, al cimitero che non visitava dai tempi del funerale. Compra un mazzo di fiori, prende dei guanti per pulire la tomba dalle erbacce. Con fatica trova la lapide di Lucia. Quando si avvicina, vede la foto sulla lapide: la sua salvatrice dei sogni. Sistema la tomba, mette i fiori in una bottiglia dacqua, si siede sulla panca e dice:
Nonna, scusa se non sono venuta prima. Credevo che le visite annuali dei miei genitori bastassero, ma mi sbagliavo. Ora verrò anchio. Se non fosse stato per te, forse non sarei qui.
In quel momento, Caterina sente come se la nonna le poggiasse le mani sulle spalle. Si volta, ma non cè nessuno. Solo una brezza leggeraCaterina si lascia cullare dalla calma del cimitero, mentre il vento muove leggere le foglie sopra di lei. Un raggio di sole trapassa le nuvole e illumina la foto della nonna, come un segno. Si sente al sicuro, protetta: la paura, il dolore, persino il rancore verso Sandra sembrano svanire in un soffio.
Adesso ho capito, nonna. Il vero antidoto sei tu, sussurra.
Quelle antiche magie che la nonna le aveva insegnato nei sogni non erano solo per spezzare fatture, ma per risvegliare la forza che Caterina non sapeva di avere. Si alza, si asciuga le lacrime e promette che tornerà spesso, a parlare, a ringraziare.
Uscendo dal cimitero, Giovanni le tiene la porta dellauto. Si scambiano uno sguardo nuovo, profondo, pieno di storie da vivere. Lui le prende la mano, e il calore che sente le fa dimenticare ogni male.
Prendiamo una pizza prima di tornare a casa?
Caterina sorride: la vita riprende il suo corso, stavolta più forte. E mentre lauto si allontana tra le strade del paese, Caterina gira lo specchietto per guardare ancora una volta quella collinetta dove riposa la nonna. Sa che, dora in poi, nulla potrà più farle davvero del male.
Perché adesso Caterina ha imparato a riconoscersi, a fidarsi dellistinto, e a custodire con coraggio le sue radici: e questo sarà il suo vero talismano, ovunque la porterà la vita.

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