Quando sono scesa dal pullman alla stazione vicino a Piazza Garibaldi, lho vista: mia madre, seduta sul marciapiede, con le mani aperte, chiedeva lelemosina alla gente che passava. Mi si è stretto il cuore e il mio viso è diventato di pietra. Io e mio marito Luca siamo rimasti immobili, sconvolti da quella scena inaspettata. Nessuno della nostra famiglia arava mai saputo niente.
Ho 43 anni, mia madre, Maria Grazia, ne ha 67. Viviamo nella stessa città, Napoli, ma ognuna in un quartiere lontano dallaltra. Come tante signore anziane, anche lei avrebbe bisogno di essere seguita e aiutata ogni giorno, ma non vuole trasferirsi a casa mia nemmeno per un minuto la ragione è semplice: nel suo appartamento ci sono quattro gatte e tre cani randagi che da anni accudisce come figli. Forse anche troppe bestiole del vicinato passano regolarmente per un boccone, perché lei dà da mangiare a tutti. Ogni euro che le do e gliene porto spesso, anche per le medicine finisce immancabilmente in cibo per animali e farmaci veterinari.
Io stessa porto a casa sua tutto ciò che le occorre: pasta, verdura, pane fresco, medicine. So bene che non spenderebbe mai nemmeno un centesimo in più per sé stessa, piuttosto starebbe giorni senza mangiare, pur di comprare croccantini e vaccini per quegli animali.
Qualche sera fa siamo stati a cena da amici. Dopo tante risate, io e Luca abbiamo deciso di lasciare la macchina sotto casa loro e prendere lautobus per tornare a casa, una scelta insolita per noi. Mai avrei immaginato che, scendendo alla fermata sotto i portici di via Toledo, avrei trovato mia madre lì, in mezzo alla folla, con il cappotto vecchio, la schiena curva e il viso rassegnato. Non sapevo se gridare, scappare o abbracciarla. Anche Luca era sconvolto. Lui sa che da anni risparmio anche sulle mie piccole spese per aiutare mia madre. Inevitabilmente si è chiesto: Allora per cosa manda via tutto quel denaro?
La verità è uscita in fretta, amara: mia madre raccoglie quei pochi spiccioli per sfamare e curare i suoi animali. Non un euro va sprecato, tutto per i suoi amici a quattro zampe.
Tutta questa situazione sembra una tragedia napoletana; e mi chiedo: come reagireste se vedeste vostra madre in questo stato? Cosa penserebbero zii, cugini, vicini, gli amici della parrocchia? Subito darebbero la colpa a me Che figlia snaturata! Lha abbandonata a se stessa, povera donna
Adesso passo il tempo a cercare mia madre per le strade del centro storico, tra la folla, tra i vicoletti, sperando di convincerla a tornare a casa. Ma lei, testarda come una vera napoletana, ora si nasconde meglio di prima, forse sentendosi in colpa per non avermi ascoltato, ma incapace di rinunciare ai suoi animali. E così resto qui, combattuta tra rabbia e dolore, come in una scena struggente di un film italiano daltri tempi.







