SORPRESA PER LA MOGLIE Aprendo la porta, Marisa ha buttato sulla credenza il mazzo di fiori portato dal lavoro, si è tolta finalmente le scarpe col tacco e ha infilato le pantofole. Anche se forse sarebbero stati più indicati gli stivali. C’era più acqua in casa che sulle scale. Dal fondo dell’appartamento arrivavano il miagolio soffocato del gatto e altri strani rumori: colpi, brontolii e persino del fumo. — Alessandro, che è successo?! Il marito è apparso dopo qualche secondo. In mutande, scalzo, coperto di fuliggine, il viso graffiato e un bel livido sotto l’occhio. Un asciugamano annodato in testa, tipo turbante. — Marisina, sei già qui? Non ti aspettavo così presto. Credevo che con il party aziendale, visto che sei la direttrice, saresti rimasta fino all’ultimo ospite… Sbuffando, Marisa si è lasciata cadere su un pouf e ha ordinato: — Racconta, disgraziato. Che hai combinato stavolta? — E-e-ecco, amore mio, — ha balbettato Alessandro, impaurito, — tu però non agitarti… — Mi agitavo, — l’ha interrotto Marisa, — quando negli anni ‘90 la malavita mi minacciava. Mi preoccupavo col default, con la crisi. Dopo tutto ciò, niente mi tocca più. Adesso parla, che succede in casa? — Allora… — Stringi! — Va bene! Volevo farti una sorpresa per festeggiare. Ho deciso di sistemare casa, fare il bucato e preparare una cena speciale. Ho preso un giorno di permesso, caricato la lavatrice, sono andato al mercato… cioè prima al mercato, ho comprato il vitello e quello ha cominciato a… — Il vitello? — ha precisato Marisa. — No, la lavatrice. Ma non subito. Ho messo il vitello al forno, sono andato a fare pulizie, e lì il gatto… — È vivo? — Certo, — si è offeso Alessandro. — Solo un po’ bagnato. Guarda, quando ho avviato la lavatrice, dentro non c’era. Giuro! Poi si è infilato, non capisco come. — Come può un gatto entrare in una lavatrice chiusa?! — Non so, si sarà infiltrato. Perplessa, Marisa chiude gli occhi e fa: — Avanti, la cosa si fa interessante. Prima però fammi vedere il gatto. Voglio esserne certa. — Cuore, non posso. Bisogna andare da lui. — Spero almeno abbia ancora tutte le zampe? Asciugandosi il viso graffiato, Alessandro conferma cupo: — E come! Solo che per sicurezza le ho momentaneamente “bloccate”. — Va bene, dopo. E poi? — Insomma, mentre il gatto faceva il bagnetto, ho sentito puzza di bruciato. Vado in cucina, apro il forno, mi brucio le dita, la carne stava andando a fuoco, ci butto sopra dell’olio… Non sapevo però che sarebbe esploso! — I capelli presi, fumo ovunque, ho iniziato a spegnere tutto. E intanto il gatto urlava. Corro alla lavatrice, vedo i suoi occhi dallo sportellino: stava davvero male. L’ho spenta, provo ad aprirla ma non si apre. Il gatto continua a urlare. E il piano cottura brucia. Prendo un piede di porco. Beh… la lavatrice ha subito ceduto, ma il gatto è libero. — Nel frattempo, mentre spengevo i fornelli, quell’anima in pena si è precipitata in tutta la casa, ha fatto cadere due vasi, ha sporcato il tappeto, strappato le tende, graffiato le pareti, rovesciato lo spumante dal tavolo, i vicini sotto battevano sulla batteria del calorifero e credo abbiano minacciato di sterilizzare… Ma sterilizzare chi? Noi lo abbiamo già sistemato due anni fa! O parlavano di me? Insomma, tutto bene, tu non ti preoccupare… Tra le lacrime dal ridere, Marisa si alza, scansa il marito e passa in salotto. Il disastro è come descritto da Alessandro. Più almeno una decina di dettagli che avrebbero fatto svenire chiunque non fosse stata Marisa. Ma dopo vent’anni al timone di una grossa società, ne aveva viste di peggio: purché i nipoti non fossero a casa e marito e gatto vivi, il resto non contava. Il gatto, in effetti, era legato alla batteria, tutte e quattro le zampe bloccate, e la testa avvolta da una vecchia sciarpa. Ma vivo, niente ustioni: tanto basta. Alessandro si affretta a spiegare: — Capisci, amore, non voleva stare sul termosifone. Temevo non asciugasse. Non sono riuscito a strizzarlo, si agitava. Quindi l’ho legato. E la sciarpa, per non farlo urlare. I vicini avranno suonato dieci volte e minacciato pompieri e polizia. Persino una strega volevano chiamare, per una maledizione. Sciolto il gatto, Marisa lo consola, poi lo asciuga con l’asciugamano (ormai spelacchiato della testa di Alessandro) e lo libera. — Sei uno str… Alessandro. Poteva soffocare! Ma dopo il lavaggio niente lo spaventa più, nemmeno me! Seduta sul divano, Marisa abbraccia il gatto e guarda il marito. — Allora? — Cosa? — balbetta Alessandro deluso. — Mi vado a impiccare subito o ti lascio godere della soddisfazione? — Ah, — sospira Marisa. — Oggi è l’8 marzo. Sorridendo largo, Alessandro corre in camera, torna tutto impettito e misterioso con le mani dietro la schiena. Si inginocchia davanti a lei e solennemente recita: — Marisina, luce dei miei occhi. Siamo insieme da trent’anni e mi sorprendi sempre. Sei la donna, mamma e nonna più bella, misteriosa, elegante, paziente, sensibile e affettuosa. Ti auguro una splendida Festa della Donna, resta sempre come sei. Ecco. Allunga le braccia e porge una scatolina con un anello d’oro e un mazzo di rose, ormai stravolto e spelacchiato. Si giustifica: — Era un bellissimo mazzo, davvero. Solo che non ha retto l’incontro col gatto impazzito. Non arrabbiarti né con me, né con lui. Non è tutta colpa sua. Volevo solo farti felice. Accarezzando la testa del marito, Marisa annusa i fiori e sorride. — Hanno ancora profumo, pensa! E neanche di bruciato. Però, basta esperimenti, Alessandro, ok? Solo i fiori la prossima volta. Un altro “festone” così la casa non lo regge. E nemmeno i vicini. — Sai, al lavoro ti regalano cose belle, fiori costosi, volevo stupirti con qualcosa di diverso. Con un tocco speciale. Una sorpresa con il fuoco, per lasciarti a bocca aperta… — E ci sei riuscito, sciagura mia, — sorride Marisa. — E pure con il fuoco. Non importa cosa ricevo al lavoro. Tu ci metti il cuore, l’amore, e basta. Adesso però, andiamo: sistemiamo sto disastro e chiediamo scusa ai vicini. O davvero chiamano la strega. Che magari ha anche lei il marito a casa, e lui avrà pensato di farle una sorpresa… dopo tutto, chissà che le passa per la testa adesso!

SORPRESA PER LA MOGLIE

Appena varcata la porta, Maristella ha gettato una montagna di fiori del meeting aziendale sul mobiletto allingresso, si è sfilata le scarpe ormai insopportabili dopo una lunga giornata e si è infilata le ciabatte. Anche se, in realtà, sarebbero stati più adatti gli stivali.

Dacqua ce nè più che sulle scale del condominio. Da qualche parte nel profondo dellappartamento, il gatto emette un miagolio sommesso e disperato. E poi si sente qualcosaltro: un trambusto, dei borbottii, addirittura un po di fumo che aleggia in aria.

Sandro, che cosa è successo?!

Il marito fa capolino dopo pochi secondi. Solo in boxer, scalzo, la faccia sporca di fuliggine, insolitamente graffiata e con un vistoso occhio nero. Un asciugamano arrotolato intorno alla testa, quasi fosse un turbante.

Maristè, già sei arrivata? Non ti aspettavo così presto. Pensavo al meeting, sei pur sempre la direttrice, immaginavo saresti rimasta fino allultimo brindisi!

Con un profondo sospiro, Maristella si lascia cadere sul pouf e ordina:

Racconta, furfante. Che hai combinato stavolta?
Eh Tesoro mio, balbetta un Sandro visibilmente spaventato, solo non agitarti
Mi sono agitata, lo interrompe lei, quando negli anni Novanta la mala mi veniva a cercare. Mi sono preoccupata ai tempi della crisi, ai tempi della lira, ai tempi delleuro. Dopo tutto quel passato, ormai non mi scompone più niente. Spiega che succede in casa?

Vedi
Taglia corto!

Daccordo! Volevo farti una sorpresa. Festeggiarti in modo speciale. Ho pensato di mettere in ordine, fare il bucato e preparare una cena di festa. Ho preso permesso dal lavoro, ho caricato la lavatrice, sono andato al mercato… cioè, prima sono andato al mercato, ho preso del vitello, e quello si è messo a perdere.

Il vitello? chiede Maristella scrutandolo.

No, la lavatrice! Ma non subito. Ho messo il vitello in forno, mi sono messo a pulire, e poi il gatto

È vivo?
Certo che sì! si offende Sandro. Solo un po bagnato. Giuro, quando ho avviato la lavatrice lui non cera dentro! Te lo giuro! Ma poi, chissà come, ci è finito.

Come avrebbe fatto a entrare a sportello chiuso?!
Boh forse si è intrufolato magicamente.

Maristella chiude gli occhi e prosegue:
Continua. La cosa si fa sempre più interessante. Però fammi vedere prima il gatto. Voglio assicurarmi che sia tutto ok.

Gioia, non posso. Bisogna andarci.
Spero almeno che abbia ancora tutte le zampe?

Si pulisce la faccia graffiata, Sandro annuisce cupo:
Certo! Solo, ehm temporaneamente immobilizzate, per sicurezza.

Ok, dopo lo vedo. Che altro?
Insomma, mentre il gatto faceva il bagnetto, ho sentito puzza di bruciato. Sono corso in cucina, apro il forno, mi brucio le dita la carne andava a fuoco. Ho buttato sopra dellolio ma mica sapevo che avrebbe preso fuoco!

Capelli bruciati, fumo che invade la casa, provo a spegnere. In quel momento urla il gatto. Corro alla lavatrice, vedo i suoi occhi spaventati attraverso il vetro. Spengo la lavatrice, voglio aprire, non si apre più! E il gatto miagola, la cucina è in fiamme. prendo il piede di porco. Beh, diciamo che la lavatrice ha iniziato a perdere acqua, ma il gatto lho salvato.

Mentre spegnevo il fuoco, il disgraziato si è messo a correre come un matto per casa urlando, ha rotto due vasi, sporcato il tappeto, staccato le tende, graffiato la tappezzeria, ha fatto cadere lo spumante dal tavolo, i vicini di sotto hanno iniziato a bussare sul termosifone, mi sa che minacciavano di farmi la pelle. Ma perché? Due anni fa labbiamo già sterilizzato o forse ce lavevano con me? Comunque, tutto risolto, tu non agitarti!

Dopo essersi asciugata le lacrime dal troppo ridere, Maristella si alza, sposta il marito malconcio e si fa largo nellappartamento. Il disastro è esattamente come Sandro aveva raccontato. Anzi, ci sono almeno dieci dettagli aggiuntivi che avrebbero fatto infartare una qualunque altra donna.

Ma non Maristella. Dopo ventanni a gestire una grossa società, ormai ha gli anticorpi contro lo stress e la disperazione. Limportante è che i nipotini non siano passati a trovarli, e che sia il marito sia il gatto siano ancora vivi, nonostante le imprese di Sandro.

Tuttavia, il gatto è legato al termosifone, immobilizzato con tutte e quattro le zampe e la testa fasciata con una vecchia sciarpa. Ma per fortuna vivo, non bruciato, e già questo basta. Sandro si affretta a spiegare:

Capisci, amore, lui proprio non ne voleva sapere di starsene sul termosifone. E avevo paura che non si asciugasse per bene. Non sono riuscito a strizzarlo, si dibatteva. Allora ho dovuto legarlo. E la sciarpa per non farlo urlare. I vicini hanno già suonato dieci volte, minacciando di chiamare i pompieri e i carabinieri. Qualcuno credo abbia detto che mi avrebbe fatto maledire da una strega.

Maristella, scioglie il gatto, lo calma, lo asciuga con lo stesso asciugamano che aveva tolto ormai calvo dalla testa di Sandro, e libera la testolina del micio.

Sei proprio un disgraziato, Sandro. Poteva soffocare, poveretto. Ma dopo un lavaggio così, ormai niente lo spaventa, come me.

Si siede sul divano, abbraccia il gatto e guarda il marito con aria eloquente:
Allora?

Cioè vuoi che vada a impiccarmi subito? O preferisci farlo tu personalmente? Sandro fa loffeso.
Ohhhh sospira Maristella oggi è lotto marzo.

Sandro si illumina, corre nella stanza accanto e rientra con aria solenne, nascondendo le mani dietro la schiena. Si inginocchia davanti a Maristella e dichiara solennemente:

Maristella mia, sole della mia vita. Sono trentanni che stiamo insieme, e continuo a sorprendermi di te. Sei la donna più bella, elegante, raffinata, paziente, sensibile e amorevole che ci sia. Ti faccio i miei auguri per la Festa della Donna e desidero che tu resti sempre così come sei.

Ecco tutto.

Tirando fuori da dietro la schiena una scatolina con un anello doro e un mazzo di rose, ormai maltrattato e spelacchiato, Sandro si giustifica imbarazzato:

Erano proprio belli, sai, i fiori. Solo che lincontro ravvicinato con il gatto su di giri non gli ha fatto bene Non arrabbiarti con me. E nemmeno con lui. Non ha colpa, davvero. Ho fatto del mio meglio per farti una sorpresa.

Maristella annusa le rose e sorride, mentre tiene il marito inginocchiato sulle ginocchia.

Eppure profumano ancora. E nemmeno di fumo. Però, cerca di non improvvisare più, Sandro. Va bene anche solo un mazzo di fiori. Un altro festeggiamento così e la casa non regge. Tanto meno i vicini.

Ecco, vedevo che al lavoro ti regalano cose costose, mazzi straordinari, e volevo fare qualcosa di diverso. Con un pizzico di brio, di originalità, per sorprenderti
E ci sei riuscito alla grande, sciagurato mio sorride Maristella. Pure col fuoco! Non importa davvero quel che succede in ufficio. Quello che conta è il cuore e lamore con cui lo fai.

Dai, ora venite qua, miei disastri, prendiamo la scopa e andiamo a fare la pace con i vicini. Che magari la strega la chiamano sul serio. E chissà, forse anche lei ha un marito che voleva farle una sorpresa. Dopo questa giornata, nemmeno si può immaginare cosa le sia venuto in menteRidono tutti e tre, il gatto compreso che finalmente si stiracchia libero e, dopo uno sguardo perplesso, si rifugia tra le braccia di Maristella.

Mentre attraversano il disastro casalingo, Sandro abbraccia la moglie da dietro, inciampa in una pozza dacqua e quasi rischia di far cadere entrambi, ma stavolta Maristella lo tiene saldo. Li segue il gatto, ancora spettinato e con laria di chi pensa di meritare almeno una scatolette doppia per la giornata infernale.

Sul pianerottolo, trovano un manipolo di vicini con facce corrucciate e braccia conserte. Silenzio teso. Poi, con il garbo che solo le grandi donne sanno trovare, Maristella porge uno degli ultimi steli superstiti di rosa a una signora. Sandro annuisce imbarazzato, e il gatto si struscia tra le gambe del vicino che temeva il peggio.

Un attimo di sorpresa: le rughe sui volti si sciolgono, scappano via le recriminazioni, e scoppia un sorriso collettivo. Si scambiano battute, qualcuno si offre per dare una mano a ripulire il corridoio, la signora del terzo ride ricordando un antico incendio domestico, il vicino del secondo chiede di vedere Sandro per assicurarsi che sia sopravvissuto.

Alla fine, ognuno ritorna nella propria casa: una scia dacqua, una traccia di fumo e il profumo dolciastro delle rose rimaste. Sandro e Maristella, mano nella mano, tornano nel salotto devastato con il loro micio ormai asciutto, stanchi ma felici.

Maristella si lascia cadere di nuovo sul divano, tirando a sé Sandro e il gatto. Chiude gli occhi, sorridendogli:

La vita è davvero una sorpresa, Sandro mio. Ma con te, anche i disastri sanno di festa.

E mentre il sole del tramonto filtra tra le tende macchiate e il gatto fa le fusa, il caos sembra solo la cornice imperfetta del loro perfetto, inimitabile amore.

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SORPRESA PER LA MOGLIE Aprendo la porta, Marisa ha buttato sulla credenza il mazzo di fiori portato dal lavoro, si è tolta finalmente le scarpe col tacco e ha infilato le pantofole. Anche se forse sarebbero stati più indicati gli stivali. C’era più acqua in casa che sulle scale. Dal fondo dell’appartamento arrivavano il miagolio soffocato del gatto e altri strani rumori: colpi, brontolii e persino del fumo. — Alessandro, che è successo?! Il marito è apparso dopo qualche secondo. In mutande, scalzo, coperto di fuliggine, il viso graffiato e un bel livido sotto l’occhio. Un asciugamano annodato in testa, tipo turbante. — Marisina, sei già qui? Non ti aspettavo così presto. Credevo che con il party aziendale, visto che sei la direttrice, saresti rimasta fino all’ultimo ospite… Sbuffando, Marisa si è lasciata cadere su un pouf e ha ordinato: — Racconta, disgraziato. Che hai combinato stavolta? — E-e-ecco, amore mio, — ha balbettato Alessandro, impaurito, — tu però non agitarti… — Mi agitavo, — l’ha interrotto Marisa, — quando negli anni ‘90 la malavita mi minacciava. Mi preoccupavo col default, con la crisi. Dopo tutto ciò, niente mi tocca più. Adesso parla, che succede in casa? — Allora… — Stringi! — Va bene! Volevo farti una sorpresa per festeggiare. Ho deciso di sistemare casa, fare il bucato e preparare una cena speciale. Ho preso un giorno di permesso, caricato la lavatrice, sono andato al mercato… cioè prima al mercato, ho comprato il vitello e quello ha cominciato a… — Il vitello? — ha precisato Marisa. — No, la lavatrice. Ma non subito. Ho messo il vitello al forno, sono andato a fare pulizie, e lì il gatto… — È vivo? — Certo, — si è offeso Alessandro. — Solo un po’ bagnato. Guarda, quando ho avviato la lavatrice, dentro non c’era. Giuro! Poi si è infilato, non capisco come. — Come può un gatto entrare in una lavatrice chiusa?! — Non so, si sarà infiltrato. Perplessa, Marisa chiude gli occhi e fa: — Avanti, la cosa si fa interessante. Prima però fammi vedere il gatto. Voglio esserne certa. — Cuore, non posso. Bisogna andare da lui. — Spero almeno abbia ancora tutte le zampe? Asciugandosi il viso graffiato, Alessandro conferma cupo: — E come! Solo che per sicurezza le ho momentaneamente “bloccate”. — Va bene, dopo. E poi? — Insomma, mentre il gatto faceva il bagnetto, ho sentito puzza di bruciato. Vado in cucina, apro il forno, mi brucio le dita, la carne stava andando a fuoco, ci butto sopra dell’olio… Non sapevo però che sarebbe esploso! — I capelli presi, fumo ovunque, ho iniziato a spegnere tutto. E intanto il gatto urlava. Corro alla lavatrice, vedo i suoi occhi dallo sportellino: stava davvero male. L’ho spenta, provo ad aprirla ma non si apre. Il gatto continua a urlare. E il piano cottura brucia. Prendo un piede di porco. Beh… la lavatrice ha subito ceduto, ma il gatto è libero. — Nel frattempo, mentre spengevo i fornelli, quell’anima in pena si è precipitata in tutta la casa, ha fatto cadere due vasi, ha sporcato il tappeto, strappato le tende, graffiato le pareti, rovesciato lo spumante dal tavolo, i vicini sotto battevano sulla batteria del calorifero e credo abbiano minacciato di sterilizzare… Ma sterilizzare chi? Noi lo abbiamo già sistemato due anni fa! O parlavano di me? Insomma, tutto bene, tu non ti preoccupare… Tra le lacrime dal ridere, Marisa si alza, scansa il marito e passa in salotto. Il disastro è come descritto da Alessandro. Più almeno una decina di dettagli che avrebbero fatto svenire chiunque non fosse stata Marisa. Ma dopo vent’anni al timone di una grossa società, ne aveva viste di peggio: purché i nipoti non fossero a casa e marito e gatto vivi, il resto non contava. Il gatto, in effetti, era legato alla batteria, tutte e quattro le zampe bloccate, e la testa avvolta da una vecchia sciarpa. Ma vivo, niente ustioni: tanto basta. Alessandro si affretta a spiegare: — Capisci, amore, non voleva stare sul termosifone. Temevo non asciugasse. Non sono riuscito a strizzarlo, si agitava. Quindi l’ho legato. E la sciarpa, per non farlo urlare. I vicini avranno suonato dieci volte e minacciato pompieri e polizia. Persino una strega volevano chiamare, per una maledizione. Sciolto il gatto, Marisa lo consola, poi lo asciuga con l’asciugamano (ormai spelacchiato della testa di Alessandro) e lo libera. — Sei uno str… Alessandro. Poteva soffocare! Ma dopo il lavaggio niente lo spaventa più, nemmeno me! Seduta sul divano, Marisa abbraccia il gatto e guarda il marito. — Allora? — Cosa? — balbetta Alessandro deluso. — Mi vado a impiccare subito o ti lascio godere della soddisfazione? — Ah, — sospira Marisa. — Oggi è l’8 marzo. Sorridendo largo, Alessandro corre in camera, torna tutto impettito e misterioso con le mani dietro la schiena. Si inginocchia davanti a lei e solennemente recita: — Marisina, luce dei miei occhi. Siamo insieme da trent’anni e mi sorprendi sempre. Sei la donna, mamma e nonna più bella, misteriosa, elegante, paziente, sensibile e affettuosa. Ti auguro una splendida Festa della Donna, resta sempre come sei. Ecco. Allunga le braccia e porge una scatolina con un anello d’oro e un mazzo di rose, ormai stravolto e spelacchiato. Si giustifica: — Era un bellissimo mazzo, davvero. Solo che non ha retto l’incontro col gatto impazzito. Non arrabbiarti né con me, né con lui. Non è tutta colpa sua. Volevo solo farti felice. Accarezzando la testa del marito, Marisa annusa i fiori e sorride. — Hanno ancora profumo, pensa! E neanche di bruciato. Però, basta esperimenti, Alessandro, ok? Solo i fiori la prossima volta. Un altro “festone” così la casa non lo regge. E nemmeno i vicini. — Sai, al lavoro ti regalano cose belle, fiori costosi, volevo stupirti con qualcosa di diverso. Con un tocco speciale. Una sorpresa con il fuoco, per lasciarti a bocca aperta… — E ci sei riuscito, sciagura mia, — sorride Marisa. — E pure con il fuoco. Non importa cosa ricevo al lavoro. Tu ci metti il cuore, l’amore, e basta. Adesso però, andiamo: sistemiamo sto disastro e chiediamo scusa ai vicini. O davvero chiamano la strega. Che magari ha anche lei il marito a casa, e lui avrà pensato di farle una sorpresa… dopo tutto, chissà che le passa per la testa adesso!
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