La suocera ha riciclato il mio regalo dandolo a sua figlia — così la volta dopo sono andata alla festa a mani vuote

Claudia, guarda che meraviglia! Monta gli albumi in due minuti, ci ho pure cronometrato! È davvero un gioiellino della tecnologia, altro che semplice frullatore. Lo desideravo da un sacco, ma tra una cosa e laltra non lho mai comprato, costava troppo per me. E ora zac, sono diventata la regina dei dolci!

Mia cognata Claudia sorrideva luminosa, accarezzando il fianco di un impastatore planetario di un rosso amarena intenso. In cucina profumava di vaniglia e zucchero caramellato: Claudia era nel pieno della sua battaglia con la meringa. Io, Martina, me ne stavo appoggiato allo stipite della porta, e mi sentivo il sorriso congelarsi in una specie di maschera di gesso. Dentro ero ghiaccio, il cuore batteva allimpazzata.

Quel mixer lo riconoscevo. Non solo il modello o il colore: proprio quello lì.

Che bello, riesco a dire, forzando la voce a sembrare neutra. Hai ragione, costa un bel po. Da dove ti è arrivato tutta questa fortuna? È stato tuo marito?

Claudia ride e si infila una cucchiaiata di crema in bocca.

Macché Diego! Lui pensa solo alla macchina e alla pesca, hai presente. Lha portato la mamma ieri, così, senza motivo. Mi ha lasciato la scatola e ha detto: Tesoro, usalo tu che hai due bambini e fai sempre torte io che ne faccio, per scaldare la minestrina bastano le pentole, no? Eh, la mamma è così: tutto per noi figli.

Mi giro a guardare la scatola, buttata in un angolo della cucina: proprio vicino al codice a barre cè unammaccatura e un graffio a forma di mezzaluna. So come ci è finito quel graffio. Due settimane fa, io stesso avevo urtato la scatola sul cancello di ferro della casa di mia suocera, Lucia, tirandola fuori dal baule.

Quel mixer era il mio regalo. Lavevo scelto dopo un mese di recensioni e confronti, deciso a spendere metà della mia tredicesima, rimandando anche lacquisto di un paio di scarpe nuove. Lavevo portato a Lucia per il suo compleanno, appena dieci giorni fa.

Allora Lucia si era messa una mano sul cuore, tutta commossa: «Martina, ma che hai fatto! Non dovevi spendere così tanto! È prezioso, lo uso solo per le occasioni speciali!»

Ecco la sua occasione speciale: la cucina della figlia.

Eh sì, la mamma è doro, ripeto freddo anchio. Tutto per i figli.

Proprio in quel momento entra Paolo, mio marito, fratello di Claudia. Sta divorando una crostata, soddisfattissimo.

Oh, parlate di elettrodomestici? Claudia, è proprio un bel mixer. Mamma aveva detto che te lo passava

Mi volto verso di lui con uno sguardo che se potesse uccidere Forse capisce subito.

Ma quindi tu sapevi? dico piano.

Paolo quasi si strozza con la crostata, guarda il mio viso e si rabbuia subito.

Ehm diciamo che sì, in parte. Mamma ha chiamato, ha detto che con tutti quei bottoni si confondeva, ha paura di romperlo, Claudia ne avrebbe fatto miglior uso Io ho risposto: Fai tu, mamma.

Sì, certo Troppa tecnologia: cè solo una manopola, Paolo! On e Off! Eppure tua madre con lo smartphone va meglio di me su Facebook ci passa la giornata. E il mixer la spaventa?

Claudia si blocca, scrutandomi con diffidenza.

Martina, ma che te ne importa? Tanto sarebbe rimasto chiuso nellarmadio. Così almeno io lo uso. Siamo una famiglia, no?

Già, famiglia Solo che in questa famiglia le cose mie finiscono sempre nelle tue mani, Claudia.

Me ne vado dalla cucina di scatto, agguanto la borsa e sono già fuori prima che Paolo riesca a bloccarmi.

Martina, aspetta! Dove vai?

Io ho solo bisogno daria. Un groppo di rabbia mi soffoca in gola. Non è nemmeno la prima volta.

Lanno prima avevo regalato a Lucia un set di pentole dacciaio, costose. Un mese dopo, stava tutto sui fornelli di Claudia: Troppo pesanti, con le mie mani dolenti non riesco a sollevarle. Quel Natale, da Milano avevo portato un plaid di lana pregiata. Cinque mesi dopo, lo ritrovo nella cuccia del cane di Claudia, Gino, perché lui ha freddo e il plaid punge, a mamma fa venire il prurito.

Ma il mixer da più di seicento euro era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

In auto, Paolo mi raggiunge nervoso. Non trova le parole, tamburella le dita sul volante.

Dai, non prendertela. È stata una brutta figura, ma mamma non lo fa cattiveria. Lei pensa a Claudia che si lagna sempre dei soldi Voleva solo aiutare.

Ma lo fa usando quello che pago io! Non ti sembra ironico? Questo era un regalo pensato per lei, per farla felice. Invece sembra che io sia solo una tessera bancomat, giusto per sfamare vostra figlia.

Esageri.

Davvero? Fra poco cè il suo compleanno importante, e abbiamo promesso il televisore nuovo per la cucina. Ricordi quanto costa?

Boh, almeno ottocento euro Volevamo prenderlo con la tua tredicesima.

La mia, appunto! Perché il mutuo della macchina lo paghi tu, e io con quello che resta porto avanti la famiglia. Quindi, di nuovo, sarò io a pagare per tutti.

Ma siamo una famiglia

Sì, certo, una famiglia. E questa volta il regalo lo scelgo io. Vediamo se va a finire anche questo da Claudia.

Due settimane dopo vivo in stato di tregua armata. Nessuna chiamata, se Lucia mi cerca trovo sempre una scusa. Lei sembra non accorgersene, presa solo dai preparativi. Il compleanno sarà una festa enorme, con sala prenotata, parenti dal Piemonte e amiche di vecchia data.

Tre giorni prima mi chiama:

Martina, ti ricordi che la festa è alle cinque? Ho già liberato la mensola per il televisore nuovo, eh!

Guardo il mio riflesso nello specchio.

Continui pure ad aspettare, Lucia sussurro.

Il giorno della festa, scelgo il mio vestito migliore, semplice ma elegante. I capelli in ordine, il trucco perfetto. Faccio un figurone.

Il televisore dove sta? Paolo, mentre si infila i calzini, sembra agitato. Lhai ordinato per farlo arrivare in sala?

No, Paolo, tranquillo. Il regalo è pronto, non preoccuparti.

Lui si rilassa: sono sempre organizzata, penserà che abbia fatto una sorpresa con la consegna a domicilio. In sala cè già un casino di parenti e amici. Lucia, sorridente e truccatissima, accoglie regali e baci. Claudia riprende la scena con il cellulare.

Entriamo, Paolo consegna il bouquet di rose. Saluto la suocera con educazione.

Buon compleanno, Lucia. Cento di questi giorni.

Lei mi scruta alle spalle, cercando la scatola fatidica.

Ma la scatola non arriva.

Tocca ai discorsi. Lo zio Gianni impiega venti minuti per augurarle la salute di un alpino e la felicità di una regina. Poi tocca alle amiche. Poi è il momento di Claudia.

Mamma cara! La voce dolce, con la confezione elegante in mano. Io e Diego, insieme ai bambini, abbiamo pensato a questo set di lenzuola di pregio e a un buono per la spa! Così ti rilassi come meriti!

Applausi. Lucia commossa.

Io sto zitto e guardo: conosco quelle lenzuola, sono quelle sintetiche in offerta allipermercato: apparenza buona, qualità poca.

Tocca a noi.

Adesso Martina e Paolo! annuncia lanimatore.

Paolo mi guarda: dove sta il televisore?

Mi alzo. Tutti mi fissano. Lucia sporge la testa, ansiosa e speranzosa.

Sollevo il bicchiere:

Lucia, oggi compi sessantanni, un traguardo importante. Da parte nostra avevamo pensato a qualcosa che ti semplificasse la vita, come abbiamo sempre fatto: vuoi le pentole, vuoi la coperta, vuoi il mixer che ti ho regalato neanche due settimane fa

Alla parola mixer, il viso di Claudia si tende, Lucia rigida.

Su questi regali ho messo soldi, tempo e anche tanto affetto. Ma negli anni ho capito una cosa: a te, Lucia, i miei regali non servono. Vanno a finire sempre da qualcun altro. O li usi tu di passaggio, o li lasci prendere a Claudia o perfino al suo cane.

Parte un brusio. Claudia arrossisce più del solito. Lucia ammutolisce.

Forse sbaglio i regali, o forse tu sei una così buona madre che tutto dividi con tua figlia. Onestamente, ho deciso di toglierti dallimpaccio: questa volta non hai niente da girare, niente da ri-impacchettare, niente da trasportare. Se a Claudia serve il televisore, se lo comprerà sola. E a te, Lucia, regalo oggi il mio rispetto e una bella dose di sincerità.

Alzo le mani, vuote.

Sono venuta senza regalo. Perché tutti gli altri tuoi regali già bastano a Claudia per molti anni. Missione compiuta.

Brindo:

A te, Lucia! Che ognuno riceva quello che si merita davvero!

Bevo tutto dun fiato e mi siedo.

In sala cala il silenzio. Si sente solo il ronzio dei condizionatori. Qualcuno trattiene una risatina, altri sono imbarazzati: cè chi conosce anche troppo bene le abitudini di Lucia.

Lei diventa color peperone.

Che che coraggio! In pubblico! Vergogna! Umiliarmi così!

Mamma, non agitarti! Claudia salta in piedi, furiosa.

Sai solo parlare! grida Lucia. E Paolo zitto! Tua moglie mi manca di rispetto davanti a tutti!

Paolo strizza la bocca. Non sa che dire. Sa che ho ragione, ma il siparietto pubblico è un incubo per lui.

Martina, era proprio necessario? Non si poteva parlarne a casa?

A casa non serve a niente, Paolo. Lì mi dicono solo tanto Claudia ne ha più bisogno. Adesso lo sanno tutti.

Lucia comincia a recitare, mani al petto, Mi manca laria! Portatemi lacqua! e così via.

Via di qui! Non voglio più vedervi! Anche tu, Paolo!

Con piacere. Vieni, Paolo. O vuoi restare qui a fare la colletta del televisore? Tanto la carta ce lho io, col nuovo PIN.

Non era vero, nessun PIN cambiato, ma avevo ottenuto il risultato. Paolo si alza, saluta tutti imbarazzato e, seguendomi, usciamo nel fresco della sera.

Silenzio fino alla macchina. Paolo poggia la testa sul volante.

Brava, adesso sarà guerra. Mamma ti farà la guerra e proverà a girare tutti contro di noi.

Se lo farà, peggio per lei, rispondo guardando fuori. Ma oggi mi sento leggero come non capitava da anni. Basta farmi usare, basta farmi calpestare solo perché voglio essere gentile. Sono tua moglie, non sono il distributore di elettrodomestici. Almeno farò finalmente rispettare la mia dignità.

Ti rispetto davvero, mormora Paolo.

Allora andiamo a casa. E, dora in poi, a casa di tua madre si va solo con dei fiori e una tortina. Una tortina qualsiasi. Il televisore lo compriamo per noi, in camera, finalmente.

Paolo riflette. Poi accende il motore.

Lo sai che in camera è anche più utile? E magari un mixer te lo prendo nuovo, verde smeraldo stavolta, ok?

Sorrido. Finalmente di cuore.

Smeraldo. E lo uso solo io, nella mia cucina.

Guidiamo verso casa: la città ci sembra luminosa come non mai. Il cellulare di Paolo vibra per chiamate di Claudia e Lucia, ma lui lo gira a faccia in giù e alza la radio.

Litigare in famiglia non è piacevole, ma niente costa tanto quanto la propria dignità. Sapevo che Lucia, prima o poi, avrebbe richiamato chi altri le avrebbe soddisfatto le richieste? Ma ormai le regole erano cambiate. E questa volta le avevo scritte io.

Il sabato dopo abbiamo comprato il maxi televisore e il mixer smeraldo. Un mese dopo Lucia richiamò, lamentandosi che Claudia aveva rotto il mixer montando limpasto per la pizza. Io ascoltai, risposi cortesemente e chiusi la chiamata senza nessun rimorso.

Quella sera ho imparato che un regalo non vale mai quanto il rispetto che si deve a sé stessi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

sixteen + 12 =

La suocera ha riciclato il mio regalo dandolo a sua figlia — così la volta dopo sono andata alla festa a mani vuote
Mi è toccata una brutta copia