Mi è toccata una brutta copia

**Diario Personale**
Una scintilla Un forte scoppio Buio Solo buio
Poi, lentamente, la luce ricominciò a filtrare. Una voce lontana mi raggiunse:
Dottoressa Elena, sono i soccorritori, cè stato unesplosione.
Sentii una mano sfiorarmi il collo, mentre cercavo di aprire gli occhi con fatica. Davanti a me, un ciondolo rettangolare con incisi i segni zodiacali E gli occhi di una donna in camice bianco.
In sala operatoria! gridò qualcuno vicino.
I miei genitori rientrarono dal lavoro. Mia madre corse subito in cucina, ma mio padre, entrando nella mia stanza, capì subito che qualcosa non andava.
Marco, cosa cè che non va? mi chiese, accarezzandomi i capelli.
Niente borbottai, un ragazzino di quarta elementare.
Su, dimmi!
È quasi l8 marzo. La maestra ci ha detto che dobbiamo fare un regalo alle ragazze.
E qual è il problema? sorrise mio padre.
Siamo in tanti, e ha assegnato a ciascuno di noi una compagna sospirai. A me è toccata quella brutta, Laura Rossi.
Tutte le ragazze meritano un regalo, Marco, anche quelle che non ti piacciono disse serio, trattandomi da adulto. Come ha fatto la distribuzione? In ordine alfabetico?
No, secondo i segni zodiacali.
Come? non trattenne una risata.
Per compatibilità. Laura è Vergine, e la Vergine va daccordo col Toro. E io sono Toro.
Beh, allora siete fatti luno per laltra! Magari un giorno ti innamorerai di lei.
Mio padre scoppiò a ridere, e mia madre irruppe nella stanza:
Che succede qui?
Lucia, torna in cucina disse mio padre con tono severo. Sto parlando con mio figlio.
Quando se ne fu andata, abbassai la voce:
Papà, e adesso cosa faccio?
Prepariamo un regalo!
Ma quale?
Domani al lavoro farò qualcosa di speciale per la tua fidanzata.
Ma tu lavori in fabbrica
Sì! Ma sono nel reparto galvanico. Lavoriamo con i metalli.
Non capisco
Domani lo vedrai!
***
Il giorno dopo, mio padre tornò con un ciondolo dorato a forma di rettangolo. Su un lato erano incisi i segni del Toro e della Vergine, sullaltro, in caratteri piccoli ma eleganti:
*”Alla mia compagna Laura, per l8 marzo! Marco.”*
Era bellissimo. E quando mia madre lo avvolse in un sacchetto di cellophane, sembrò ancora più prezioso.
***
Il 7 marzo arrivò. La maestra non fece lezione: prima accettò i regali degli alunni, poi annunciò che toccava ai maschi fare gli auguri alle femmine.
Che caos! Tutti i ragazzi corsero dalle loro fortunate. Io mi avvicinai a Laura e dissi, come mi aveva insegnato papà:
Laura, buon 8 marzo! Forse un giorno il destino unirà il Toro e la Vergine.
Pronunciata la frase, tornai al mio posto senza notare il battito accelerato di quella che, secondo me, era la ragazza più brutta della classe.
Poco dopo, la famiglia di Laura si trasferì in un altro quartiere, e lei cambiò scuola.
***
Aprii gli occhi. Soffitto bianco, odore di disinfettante. Provai a muovermi: solo il braccio sinistro rispondeva.
Dove sono? mormorai.
Un rumore di stampelle, e un paziente si avvicinò al letto:
Ti sei svegliato? Sei al pronto soccorso.
Ho ancora tutte le braccia e le gambe?
Sembra di sì rispose, quasi felice. Ma sei tutto bendato.
Meglio così.
Una infermiera si avvicinò:
Come ti senti?
Cosa mi è successo?
Niente di grave. Braccia e gambe funzionano, ma avrai molte cicatrici. Mi porse il telefono. Tua madre vuole che la chiami.
Marco la sua voce era rotta dal pianto.
Mamma, sto bene dissi, forzando un tono allegro. Mi hanno detto che avrò solo qualche segno.
Non mi hanno lasciato restare stanotte. Vengo subito.
Non preoccuparti!
Posai il telefono e sorrisi allinfermiera:
Grazie.
Non ti dimetteranno presto rispose lei. Almeno tre settimane qui.
Quando se ne andò, il mio vicino chiese:
Comè successo?
Sono un soccorritore. Alla fabbrica sono esplosi dei serbatoi dossigeno Siamo arrivati prima dei pompieri. Dentro cerano tre feriti. Li abbiamo portati fuori Io ero lultimo Poi un altro serbatoio è esploso. Non ricordo altro.
Hai avuto una bella botta.
Linfermiera rientrò:
Marco Bianchi, hai una visita.
Ciao, Marco! Come stai?
Tutto a posto! risposi, ottimista. Per ora riesco a stringere solo la mano sinistra.
Dai, su!
Cosè successo dopo?
Ti abbiamo tirato fuori Eri coperto di sangue. I medici erano già lì
Grazie.
Ma che grazie! sorrise. Pare che ci daranno una medaglia.
Spero di esserci anchio.
Devo andare. Arriva il medico.
Poco dopo, entrò un uomo sulla quarantina:
Allora, eroe, come va?
Bene.
Se parli, vuol dire che vivrai. Facciamo un controllo.
Lei mi ha operato?
No, è stata la dottoressa Elena. Tornerà dopodomani.
***
Passarono due giorni. Provai ad alzarmi: il dolore alle gambe era forte, il braccio destro ferito, e una decina di cicatrici su tutto il corpo. Due sul viso, dove avevo sbattuto contro un cancello. Mi guardai allo specchio: ancora gonfio.
Quel giorno sarebbe venuta la dottoressa che mi aveva ricucito. Ero nervoso.
Ed eccola. Giovane, elegante, con gli occhiali che non la sfiguravano affatto, anzi. Il camice bianco le stava benissimo. Io, a ventisette anni, ero già stato sposato, ma dopo sei mesi ci lasciammo: “incompatibilità di carattere”, scrissero nei documenti. In realtà, a lei non piaceva lo stipendio da soccorritore.
Buongiorno! disse, avvicinandosi.
Buongiorno! È lei che mi ha operato?
Sì sorrise. Qualcosa non va?
Mi visiti pure.
Si chinò su di me e vidi il ciondolo zodiacale pendere dal suo collo.
Laura Rossi!!! esclamai.
Lei mi fissò, senza riconoscermi.
Scusi
Sono il Toro indicai il ciondolo.
Marco Bianchi? le sue labbra tremarono. Ti ricordi ancora di me?
Come potrei dimenticarti? Le posai una mano sulla sua quando vidi le lacrime.
Scusa asciugò gli occhi col fazzoletto. Non avrei mai immaginato di rivederti così.
Quel giorno non tornò più nella mia stanza. Ma capii che il suo turno era uguale al mio: giorno, notte, due giorni liberi.
Non volevo che mi ved

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