Nemmeno trent’anni di matrimonio sono una giustificazione per sopportare un tradimento Elena teneva tra le mani una piccola scatolina: il velluto era consumato, le lettere dorate quasi cancellate. Dentro brillavano tre pietre minuscole. Bisogna ammettere: molto belle. – Cinquemila euro, – disse Oleg mentre sfogliava le notizie sul tablet. – Le ho prese da “Gioielli d’Italia”, con la carta fedeltà. – Grazie, caro. Sentì una stretta al petto. Non per la cifra, ormai non aveva pretese a quell’età. Ma per come lui aveva parlato. Distrattamente. Come se le avesse detto quanto aveva speso per il latte. Trent’anni di vita insieme. Nozze di perla – una rarità oggi. Elena si era svegliata presto, aveva tirato fuori dal mobile la tovaglia elegante con merletto: regalo di nozze della suocera. Aveva iniziato a preparare la “Torta Paradiso” – il dolce che Oleg chiamava “un angolo di cielo”. Ora lui sedeva immerso nello schermo e rispondeva a malapena alle domande. – Oleg, te lo ricordi che avevi promesso di portarmi in Italia per il nostro trentesimo anniversario? – Mh, – senza alzare lo sguardo. – Pensavo, magari andiamo almeno in Costiera Amalfitana? È tanto che non facciamo una vacanza insieme. – Elena, ho un progetto che scotta. Non posso ora. Progetto. C’è sempre un progetto. Specialmente nell’ultimo anno e mezzo, da quando Oleg ha “preso la febbre della giovinezza”. Si è iscritto in palestra, comprato scarpe costose, rinnovato il guardaroba. Anche la pettinatura è cambiata: frangia di lato, tempie rasate. – Crisi di mezz’età, – diceva l’amica Silvia. – Capitano a tutti gli uomini. Passa. Non è passato. Si è solo rafforzato. Elena provò l’anello – la misura era perfetta. Dopo tanti anni, almeno questo lo ricordava. Le pietre scintillavano con un bagliore gelido. – Bello, – ripeté guardando il regalo. – Sì, è una montatura di tendenza. Design giovane. La sera, seduti al tavolo festivo, mangiarono quasi in silenzio. La torta era venuta come sempre – soffice, delicata. Oleg ne mangiò una fetta, la lodò distrattamente. Elena lo osservò e pensò: quando era diventato un estraneo? – E chi è questa ragazza? – domandò all’improvviso. – Quale ragazza? – Oleg sollevò gli occhi dal piatto. – Quella che ha scelto l’anello “giovane”. – Cosa c’entra? – Oleg, – la voce calma, – non sono stupida. L’anello l’ha scelto una donna. Un uomo non dice mai “design giovane”. Pausa. Lunga. Pesante. – Elena, che assurdità. – Si chiama Alessia? Oleg impallidì. Neanche chiese come lo sapesse. Quindi aveva indovinato. – C’ho dato un’occhiata per caso. Un mese fa, quando mi hai chiesto di cercare il numero dell’assicurazione sul tuo telefono. “Amore, a presto!” – ricordi quel messaggio? Taceva. – Ventotto anni, lavora nel vostro ufficio. Ieri ha pubblicato sui social una foto da un ristorante – quel tavolo vicino alla finestra dove vi siete seduti. Ho riconosciuto la tovaglia. – Come lo sai del ristorante? – L’ha visto Silvia. Per caso. Credi che in città non si nota? Oleg sospirò gravemente: – Va bene. Sì, c’è Alessia. Ma non è come pensi. – E com’è? – Mi capisce. Con lei è facile, interessante. Parliamo di libri, film. – E con me non hai nulla da dire? – Elena, guardati! Parli solo di figli, salute, dei prezzi che aumentano. Con Alessia mi sento vivo. – Vivo, – ripeté Elena. – Capisco. – Non volevo farti soffrire. Oleg abbassò la testa. – Lei sa che sei sposato? – Sa. – E non le importa? Sta bene con un uomo sposato? – Elena, è una ragazza moderna. Non si fa illusioni. – Moderna, – sorrise amara Elena. – E trent’anni con te sono illusioni? Si alzò dal tavolo e iniziò a sparecchiare. Le mani tremavano, ma non lasciò trasparire nulla. – Elena, parliamone con calma. – Non c’è più nulla da dire. Hai fatto una scelta. – Non ho scelto nessuno! – Sì che hai scelto. Ogni giorno. Quando torni tardi. Quando menti sulle trasferte. Quando le compri regali con i miei soldi. – Con i nostri soldi! – Sono anche miei. Lavoro anch’io, ti sei scordato? Elena lavò i piatti, li mise ad asciugare. Togliendo la tovaglia elegante, la ripose nell’armadio. Tutto come sempre. Solo le mani continuavano a tremare. – Elena, cosa vuoi? – chiese Oleg fermo sulla soglia della cucina. – Voglio restare sola. Stanotte. Per riflettere. – E domani? – Non so. Per due giorni rimase muta. Oleg provava a parlare, ma riceveva solo risposte monotone, cortesi. Il terzo giorno cedette: – Quanto durerà? – Cosa non ti va bene? – chiese Elena stirando la sua camicia. – Faccio tutto: cucino, pulisco, lavo. Come sempre. – Ma non parli con me! – Perché dovrei? Hai Alessia per parlare. – Elena! – Cosa Elena? Tu stesso hai detto – con me è noia, nessun discorso. Perché forzarsi? La sera uscì. Disse – dagli amici. Elena sapeva che sarebbe andato da lei. Si mise al computer: aprì la pagina social di Alessia. Carina. Giovane. Foto da resort di lusso, abiti alla moda, flute di champagne. Un post di ieri: “La vita è bella quando accanto c’è chi ti apprezza”. E i tag – amore, felicità, uomo maturo. Uomo maturo. Elena sorrise. Un tag come un’etichetta. Nei commenti, le amiche: “Ale, quando la giornata?”, “Che fortuna, che uomo!”, “E la moglie che dice?” Al commento sull’ex-moglie Alessia rispose: “Il loro è solo un matrimonio di facciata. Vivono come coinquilini da tempo”. Trent’anni – da coinquilini. La mattina dopo, Elena chiamò un avvocato. Un ragazzo giovane ascoltò la sua storia con attenzione. – Chiaro. Tutto quello che avete accumulato si divide a metà: casa, casa vacanze, auto. Se proviamo l’infedeltà, può chiedere una quota maggiore. – Non voglio di più, – disse Elena. – Mi basta la giusta metà. A casa fece la lista: Casa – vendere e dividere a metà. Casa vacanze – a lui. Io non ci torno più. Auto – a me. Si compri la sua. Conti bancari – dividere. Oleg rientrò tardi, vide la lista sul tavolo. – Cos’è questa? – Divorzio. – Sei impazzita? – No. Finalmente mi sono ritrovata. – Elena, ti ho spiegato! È solo un capriccio. Passa! – E se non passa? Dovrei aspettare altri trent’anni che ti calmi? Oleg si buttò sul divano, il viso tra le mani: – Non volevo farti del male. – Ma l’hai fatto. – Cosa devo fare? – Scegliere, – disse Elena. – O la famiglia, o Alessia. Terze strade non esistono. Per tre mesi vissero come coinquilini per davvero. Oleg dormiva in camera degli ospiti. Parlavano solo per cose pratiche. Elena iniziò corsi d’inglese, piscina, finalmente leggeva i libri che aveva messo da parte. Alessia chiamava ogni tanto, piangeva al telefono. Oleg usciva in balcone e spiegava tutto sottovoce. Una sera tornò presto. Si sedette di fronte a Elena. – Ho chiuso con lei. – Perché dovrei saperlo? – Elena, ho capito. Sono stato uno stupido. Ho fatto un errore terribile. – Concordo. – Possiamo riprovare? Sono cambiato. Elena posò il libro: – Oleg, l’hai lasciata non perché hai capito il mio valore. Ma perché ti sei stancato. E un’altra “Alessia” arriverà fra un anno, due. – Non succederà! – Invece sì, perché non hai perso me – hai perso la gioventù. E io non posso aiutarti a ritrovarla. – Elena. – I documenti per il divorzio sono pronti. Firma. Lui firmò. Senza litigi, né discussioni sui beni. Elena prese solo ciò che aveva deciso. Sei mesi dopo, conobbe Romano – coetaneo, vedovo, insegnante d’inglese. Si erano trovati ai corsi. Lui la invitò a teatro. – Sa, Elena, – disse lui dopo lo spettacolo davanti a un caffè, – mi piace parlare con lei. È una persona interessante. – Davvero? Mio ex marito mi trovava noiosa. – Allora non sapeva ascoltare. Romano sapeva. Apprezzava i pensieri di Elena, rideva alle sue battute, si raccontava – senza voler sembrare più giovane. – Cos’è che l’attrae in una donna? – chiese Elena un giorno. – L’intelligenza. La gentilezza. La sincerità. E lei negli uomini? – La sincerità. E che non abbia paura della sua età. Risero. Oleg chiamava, a volte. Augurava buona festa, chiedeva come stava. Come vecchi conoscenti. – Sei felice? – domandò una volta. – Sì, – rispose Elena senza esitazione. – E tu? – Non lo so. Forse no. – Beh, ognuno sceglie la propria strada. L’anello da cinquemila euro lo tiene ancora. Non lo indossa – resta nella scatola. Un ricordo di come si possono sminuire trent’anni di vita. Romano, per il compleanno, le regalò una vecchia spilla trovata al mercatino – niente di costoso, ma scelta con amore. “La bellezza non è nel prezzo, – disse. – È nel modo in cui viene donato.” Elena capì che, dopo i cinquant’anni, la vita non finisce. Ricomincia. E voi cosa ne pensate? Si può ricominciare da capo in età matura? Scrivetelo nei commenti.

Nemmeno trentanni di matrimonio sono motivo per sopportare un tradimento

Caterina rigirava tra le mani una piccola scatolina il velluto era consumato, le lettere dorate quasi invisibili. Dentro brillavano tre minuscole pietre. Belle, bisogna ammetterlo.

Cinquemila euro, disse Paolo, sfogliando le notizie sul tablet. Lho presa da Gioielli dItalia, con la carta fedeltà.

Grazie, caro.

Qualcosa si strinse nel petto. Non per la cifra che pretese poteva avere, alla loro età? Era il modo in cui laveva detto. Senza calore. Come se stesse parlando di comprare del latte.

Trentanni insieme. Le nozze di perla un evento raro, di questi tempi. Caterina si era alzata presto, aveva tirato fuori dal mobile la tovaglia elegante con i merletti dono di nozze della suocera. Aveva iniziato a preparare la Torta Paradiso quella che Paolo un tempo definiva un pezzo di cielo.

Ora lui era lì, immerso nel tablet, rispondendo a monosillabi alle sue domande.

Paolo, ti ricordi che mi avevi promesso di portarmi a Venezia per il trentesimo anniversario?

Mmmh, senza nemmeno guardarla.

Pensavo Magari almeno in Liguria, insieme. Da tanto non facciamo una vacanza.

Caterina, ho un progetto urgente al lavoro. Non ho tempo ora.

Progetto. Ce nera sempre uno. Specialmente nellultimo anno e mezzo, da quando Paolo sembrava contagiato dalla giovinezza. Si era iscritto in palestra, aveva comprato scarpe di marca, rinnovato il guardaroba. Persino il taglio di capelli era diventato alla moda frangia di lato, le tempie rasate.

Crisi di mezza età, diceva lamica Silvia. Succede a tutti gli uomini. Passa.

Ma non passava. Anzi, peggiorava.

Caterina provò lanello perfetto. Almeno dopo tanti anni ricordava la misura giusta. Le pietre scintillavano di una luce fredda.

È carino, ripeté osservando il regalo.

Sì. Il design è moderno, giovanile.

La sera, davanti al tavolo della festa, quasi non parlarono. La torta era riuscita come sempre morbida, leggera. Paolo mangiò una fetta, la elogiò distrattamente. Caterina lo osservava e si chiedeva: quando è diventato uno sconosciuto?

Chi è quella ragazza? chiese allimprovviso.

Quale ragazza? Paolo sollevò lo sguardo dal piatto.

Quella che ha scelto il design giovanile per lanello.

Che centra lei?

Paolo, disse serena, non sono stupida. Lha scelto una donna. Un uomo non direbbe mai design moderno.

Pausa. Lunga. Scomoda.

Dai, Caterina, cosa ti inventi?

Si chiama Alessia?

Paolo impallidì. Nemmeno domandò come facesse a saperlo. Colpito nel segno.

Ho visto per caso la vostra chat. Un mese fa, mentre cercavi il numero dellassicurazione al telefono. Tesoro, ci vediamo presto ti ricordi quel messaggio?

Silenzio.

Ventotto anni, lavora nel vostro ufficio. Ieri ha pubblicato sui social la foto dal ristorante lo stesso tavolo vicino alla finestra dove voi stavate. Ho riconosciuto la tovaglia.

Come lo sai del ristorante?

Silvia ha visto. Per caso. Pensi che in città nessuno noti nulla?

Paolo sospirò, pesante:

Va bene. Sì, cè Alessia. Ma non è come pensi.

In che senso?

Lei mi capisce. Con lei è più semplice, interessante. Parliamo di libri, di cinema.

E con me non cè mai niente di cui parlare?

Caterina, guardati! Parli solo dei figli, della salute, di quanto costano le cose al supermercato. Con Alessia mi sento vivo.

Vivo, ripeté Caterina. Ho capito.

Non volevo farti soffrire.

Paolo abbassò lo sguardo.

Sa che sei sposato?

Sì.

E non le importa? Sta bene con un uomo sposato?

È una ragazza moderna. Non si fa illusioni.

Moderna Caterina sorrise amaramente. E i miei trentanni con te, sono illusioni?

Si alzò da tavola, iniziò a riordinare. Le mani tremavano, ma cercò di non mostrarlo.

Caterina, parliamone con calma.

Non cè più nulla da dire. Tu hai fatto la tua scelta.

Non ho scelto nessuno!

Sì che hai scelto. Ogni giorno lo fai. Quando torni tardi, quando menti sulle trasferte, quando compri regali per lei con i miei soldi.

Con i nostri soldi!

Anche miei. Lavoro anchio, lo sai?

Caterina finì di lavare i piatti, li mise con cura nello scolapiatti. Ripose la tovaglia di gala nellarmadio. Tutto come al solito, solo le mani continuavano a tremare.

Caterina, cosa vuoi? domandò Paolo, fermo sulla porta della cucina.

Rimanere sola. Stasera. Voglio pensare.

E domani?

Non lo so.

Per due giorni rimase in silenzio. Paolo tentava di avviare una conversazione, ma riceveva solo risposte brevi e cortesi. Il terzo giorno non resistette:

Quanto durerà questa situazione?

Cosa non ti piace? domandò Caterina, stirando la sua camicia. Faccio tutto. Cucino, pulisco, lavo. Come sempre.

Ma non mi parli!

Perché dovrei? Hai Alessia per parlare.

Caterina!

Cosa? Sei stato tu a dire che sono noiosa, che con me non cè nulla di cui parlare. Perché dovrei forzarmi?

La sera uscì. Disse che andava dagli amici. Caterina sapeva che andava da lei.

Si sedette al computer, aprì il profilo di Alessia sui social. Bella ragazza, giovane. Foto da spiagge costose, vestiti allultima moda, calice di prosecco in mano.

Un post di ieri: La vita è bella, quando hai vicino chi ti apprezza davvero. E i tag: amore, felicità, uomo maturo.

Uomo maturo. Caterina sorrise. Un tag come una caratteristica commerciale.

Nei commenti le amiche scrivevano: Alessia, quando le nozze?, Che fortuna con lui!, E la moglie che dice?

Allultimo commento, Alessia rispose: La loro è solo una convivenza, ormai. Vivono da estranei.

Trentanni da estranei.

La mattina dopo Caterina telefonò a un avvocato. Un ragazzo dallo sguardo attento ascoltò la sua storia.

Capisco. I beni comuni si dividono a metà. Casa, casa al mare, auto. Se proviamo linfedeltà, può chiedere una quota maggiore.

Non voglio più del giusto, rispose Caterina. Mi basta la mia parte.

A casa, scrisse una lista:

Casa vendere e dividere.

Casa a Ponza a lui. Io non ci torno più.

Auto a me. Lui si comprerà la sua.

Conti in banca da dividere.

Paolo arrivò tardi, vide la lista sul tavolo.

Cosè?

Il divorzio.

Sei impazzita?

No, finalmente sono lucida.

Caterina, ti ho già spiegato! È solo una sbandata. Passa!

E se non passa? Devo aspettare altri trentanni che ti calmi?

Paolo si sedette sul divano, la testa tra le mani:

Non volevo ferirti.

Ma lo hai fatto.

Cosa devo fare adesso?

Devi scegliere, disse Caterina. O la famiglia, o Alessia. Non esiste altra opzione.

Per tre mesi vissero da veri conviventi. Paolo si trasferì nella camera degli ospiti. Parlavano soltanto per necessità. Caterina si iscrisse a un corso dinglese, iniziò a frequentare la piscina e leggeva libri che non aveva mai avuto tempo di sfogliare.

Alessia chiamava di tanto in tanto, piangeva al telefono. Paolo usciva sul balcone, cercando di rassicurarla a bassa voce.

Una sera tornò prima del solito. Si sedette di fronte a Caterina:

Ho chiuso con lei.

Perché dovrei saperlo?

Caterina, ho capito. Sono stato uno stupido. Ho commesso un errore enorme.

Vero.

Possiamo riprovarci? Sono cambiato.

Caterina mise via il libro:

Paolo, ti sei lasciato con lei non perché hai capito quanto valgo io. Ma perché ti era passata la voglia. Una prossima Alessia si presenterà tra uno o due anni.

Non succederà!

Oh, certo che succederà. Perché non hai perso me hai perso la gioventù. E io non posso farci nulla.

Caterina.

I documenti per il divorzio sono pronti. Firmali.

Li firmò. Niente liti, niente guerra per i beni. Caterina prese solo ciò che aveva stabilito.

Dopo sei mesi incontrò Romano suo coetaneo, vedovo, insegnante dinglese. Si erano conosciuti proprio al corso. Lui la invitò a teatro.

Sa, Caterina, disse dopo lo spettacolo seduti al bar, mi piace parlare con lei. È una persona interessante.

Davvero? Il mio ex marito mi trovava noiosa.

Allora non sapeva ascoltare.

Romano sì. Sapeva valorizzarla, rideva alle sue battute e raccontava di sé senza atteggiarsi da ragazzino.

Cosa le piace in una donna? chiese Caterina un giorno.

Intelligenza. Gentilezza. Onestà. E lei, negli uomini?

Sincerità. E che non abbia paura della sua età.

Risero insieme.

Paolo chiamava ogni tanto. Augurava buone feste, chiedeva come stava. Come due lontani conoscenti.

Sei felice? domandò una volta.

Sì, rispose Caterina senza tentennare. E tu?

Non lo so. Forse no.

Ognuno fa le sue scelte.

Lanello da cinquemila euro lo conserva ancora. Non lo indossa è in una scatolina. Un promemoria di quanto si possa svalutare trentanni di vita.

Romano, per il suo compleanno, le ha regalato una vecchia spilla trovata al mercatino poco costosa, scelta con il cuore.

La vera bellezza non sta nel valore, ha detto. Ma nel sentimento con cui si dona.

Caterina allora capì che la vita, dopo i cinquanta, non finisce. Basta avere il coraggio di ricominciare.

Voi che ne pensate? Si può ripartire da zero nelletà matura? Scrivetemi nei commenti.

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nineteen + fourteen =

Nemmeno trent’anni di matrimonio sono una giustificazione per sopportare un tradimento Elena teneva tra le mani una piccola scatolina: il velluto era consumato, le lettere dorate quasi cancellate. Dentro brillavano tre pietre minuscole. Bisogna ammettere: molto belle. – Cinquemila euro, – disse Oleg mentre sfogliava le notizie sul tablet. – Le ho prese da “Gioielli d’Italia”, con la carta fedeltà. – Grazie, caro. Sentì una stretta al petto. Non per la cifra, ormai non aveva pretese a quell’età. Ma per come lui aveva parlato. Distrattamente. Come se le avesse detto quanto aveva speso per il latte. Trent’anni di vita insieme. Nozze di perla – una rarità oggi. Elena si era svegliata presto, aveva tirato fuori dal mobile la tovaglia elegante con merletto: regalo di nozze della suocera. Aveva iniziato a preparare la “Torta Paradiso” – il dolce che Oleg chiamava “un angolo di cielo”. Ora lui sedeva immerso nello schermo e rispondeva a malapena alle domande. – Oleg, te lo ricordi che avevi promesso di portarmi in Italia per il nostro trentesimo anniversario? – Mh, – senza alzare lo sguardo. – Pensavo, magari andiamo almeno in Costiera Amalfitana? È tanto che non facciamo una vacanza insieme. – Elena, ho un progetto che scotta. Non posso ora. Progetto. C’è sempre un progetto. Specialmente nell’ultimo anno e mezzo, da quando Oleg ha “preso la febbre della giovinezza”. Si è iscritto in palestra, comprato scarpe costose, rinnovato il guardaroba. Anche la pettinatura è cambiata: frangia di lato, tempie rasate. – Crisi di mezz’età, – diceva l’amica Silvia. – Capitano a tutti gli uomini. Passa. Non è passato. Si è solo rafforzato. Elena provò l’anello – la misura era perfetta. Dopo tanti anni, almeno questo lo ricordava. Le pietre scintillavano con un bagliore gelido. – Bello, – ripeté guardando il regalo. – Sì, è una montatura di tendenza. Design giovane. La sera, seduti al tavolo festivo, mangiarono quasi in silenzio. La torta era venuta come sempre – soffice, delicata. Oleg ne mangiò una fetta, la lodò distrattamente. Elena lo osservò e pensò: quando era diventato un estraneo? – E chi è questa ragazza? – domandò all’improvviso. – Quale ragazza? – Oleg sollevò gli occhi dal piatto. – Quella che ha scelto l’anello “giovane”. – Cosa c’entra? – Oleg, – la voce calma, – non sono stupida. L’anello l’ha scelto una donna. Un uomo non dice mai “design giovane”. Pausa. Lunga. Pesante. – Elena, che assurdità. – Si chiama Alessia? Oleg impallidì. Neanche chiese come lo sapesse. Quindi aveva indovinato. – C’ho dato un’occhiata per caso. Un mese fa, quando mi hai chiesto di cercare il numero dell’assicurazione sul tuo telefono. “Amore, a presto!” – ricordi quel messaggio? Taceva. – Ventotto anni, lavora nel vostro ufficio. Ieri ha pubblicato sui social una foto da un ristorante – quel tavolo vicino alla finestra dove vi siete seduti. Ho riconosciuto la tovaglia. – Come lo sai del ristorante? – L’ha visto Silvia. Per caso. Credi che in città non si nota? Oleg sospirò gravemente: – Va bene. Sì, c’è Alessia. Ma non è come pensi. – E com’è? – Mi capisce. Con lei è facile, interessante. Parliamo di libri, film. – E con me non hai nulla da dire? – Elena, guardati! Parli solo di figli, salute, dei prezzi che aumentano. Con Alessia mi sento vivo. – Vivo, – ripeté Elena. – Capisco. – Non volevo farti soffrire. Oleg abbassò la testa. – Lei sa che sei sposato? – Sa. – E non le importa? Sta bene con un uomo sposato? – Elena, è una ragazza moderna. Non si fa illusioni. – Moderna, – sorrise amara Elena. – E trent’anni con te sono illusioni? Si alzò dal tavolo e iniziò a sparecchiare. Le mani tremavano, ma non lasciò trasparire nulla. – Elena, parliamone con calma. – Non c’è più nulla da dire. Hai fatto una scelta. – Non ho scelto nessuno! – Sì che hai scelto. Ogni giorno. Quando torni tardi. Quando menti sulle trasferte. Quando le compri regali con i miei soldi. – Con i nostri soldi! – Sono anche miei. Lavoro anch’io, ti sei scordato? Elena lavò i piatti, li mise ad asciugare. Togliendo la tovaglia elegante, la ripose nell’armadio. Tutto come sempre. Solo le mani continuavano a tremare. – Elena, cosa vuoi? – chiese Oleg fermo sulla soglia della cucina. – Voglio restare sola. Stanotte. Per riflettere. – E domani? – Non so. Per due giorni rimase muta. Oleg provava a parlare, ma riceveva solo risposte monotone, cortesi. Il terzo giorno cedette: – Quanto durerà? – Cosa non ti va bene? – chiese Elena stirando la sua camicia. – Faccio tutto: cucino, pulisco, lavo. Come sempre. – Ma non parli con me! – Perché dovrei? Hai Alessia per parlare. – Elena! – Cosa Elena? Tu stesso hai detto – con me è noia, nessun discorso. Perché forzarsi? La sera uscì. Disse – dagli amici. Elena sapeva che sarebbe andato da lei. Si mise al computer: aprì la pagina social di Alessia. Carina. Giovane. Foto da resort di lusso, abiti alla moda, flute di champagne. Un post di ieri: “La vita è bella quando accanto c’è chi ti apprezza”. E i tag – amore, felicità, uomo maturo. Uomo maturo. Elena sorrise. Un tag come un’etichetta. Nei commenti, le amiche: “Ale, quando la giornata?”, “Che fortuna, che uomo!”, “E la moglie che dice?” Al commento sull’ex-moglie Alessia rispose: “Il loro è solo un matrimonio di facciata. Vivono come coinquilini da tempo”. Trent’anni – da coinquilini. La mattina dopo, Elena chiamò un avvocato. Un ragazzo giovane ascoltò la sua storia con attenzione. – Chiaro. Tutto quello che avete accumulato si divide a metà: casa, casa vacanze, auto. Se proviamo l’infedeltà, può chiedere una quota maggiore. – Non voglio di più, – disse Elena. – Mi basta la giusta metà. A casa fece la lista: Casa – vendere e dividere a metà. Casa vacanze – a lui. Io non ci torno più. Auto – a me. Si compri la sua. Conti bancari – dividere. Oleg rientrò tardi, vide la lista sul tavolo. – Cos’è questa? – Divorzio. – Sei impazzita? – No. Finalmente mi sono ritrovata. – Elena, ti ho spiegato! È solo un capriccio. Passa! – E se non passa? Dovrei aspettare altri trent’anni che ti calmi? Oleg si buttò sul divano, il viso tra le mani: – Non volevo farti del male. – Ma l’hai fatto. – Cosa devo fare? – Scegliere, – disse Elena. – O la famiglia, o Alessia. Terze strade non esistono. Per tre mesi vissero come coinquilini per davvero. Oleg dormiva in camera degli ospiti. Parlavano solo per cose pratiche. Elena iniziò corsi d’inglese, piscina, finalmente leggeva i libri che aveva messo da parte. Alessia chiamava ogni tanto, piangeva al telefono. Oleg usciva in balcone e spiegava tutto sottovoce. Una sera tornò presto. Si sedette di fronte a Elena. – Ho chiuso con lei. – Perché dovrei saperlo? – Elena, ho capito. Sono stato uno stupido. Ho fatto un errore terribile. – Concordo. – Possiamo riprovare? Sono cambiato. Elena posò il libro: – Oleg, l’hai lasciata non perché hai capito il mio valore. Ma perché ti sei stancato. E un’altra “Alessia” arriverà fra un anno, due. – Non succederà! – Invece sì, perché non hai perso me – hai perso la gioventù. E io non posso aiutarti a ritrovarla. – Elena. – I documenti per il divorzio sono pronti. Firma. Lui firmò. Senza litigi, né discussioni sui beni. Elena prese solo ciò che aveva deciso. Sei mesi dopo, conobbe Romano – coetaneo, vedovo, insegnante d’inglese. Si erano trovati ai corsi. Lui la invitò a teatro. – Sa, Elena, – disse lui dopo lo spettacolo davanti a un caffè, – mi piace parlare con lei. È una persona interessante. – Davvero? Mio ex marito mi trovava noiosa. – Allora non sapeva ascoltare. Romano sapeva. Apprezzava i pensieri di Elena, rideva alle sue battute, si raccontava – senza voler sembrare più giovane. – Cos’è che l’attrae in una donna? – chiese Elena un giorno. – L’intelligenza. La gentilezza. La sincerità. E lei negli uomini? – La sincerità. E che non abbia paura della sua età. Risero. Oleg chiamava, a volte. Augurava buona festa, chiedeva come stava. Come vecchi conoscenti. – Sei felice? – domandò una volta. – Sì, – rispose Elena senza esitazione. – E tu? – Non lo so. Forse no. – Beh, ognuno sceglie la propria strada. L’anello da cinquemila euro lo tiene ancora. Non lo indossa – resta nella scatola. Un ricordo di come si possono sminuire trent’anni di vita. Romano, per il compleanno, le regalò una vecchia spilla trovata al mercatino – niente di costoso, ma scelta con amore. “La bellezza non è nel prezzo, – disse. – È nel modo in cui viene donato.” Elena capì che, dopo i cinquant’anni, la vita non finisce. Ricomincia. E voi cosa ne pensate? Si può ricominciare da capo in età matura? Scrivetelo nei commenti.
Ho custodito la bontà nel cuore