Zia

ZIA

La zia Pasqua è arrivata dalla campagna. Ormai era difficile per lei occuparsi di tutto da sola, così la mia moglie Lidia lha portata a Milano, a casa nostra.
Non mi sono opposto. Sono un uomo tranquillo, magro, porto gli occhiali, e in tutto ascolto senza discussioni la mia decisa e vivace Lidia.
È di famiglia, dopotutto. Non è uno sconosciuto. La zia Pasqua non ha mai avuto figli. E io non ho più la mia mamma. Lei era trentanni più giovane della zia, nata da una seconda unione di mio padre. E pensa tu, la mamma se ne è andata così presto Che dispiacere. Prendiamo la zia Pasqua! decretò Lidia.
I nostri figli, Costantino e Ninetta, non conoscevano la zia Pasqua.
A dire il vero, neppure Lidia laveva vista spesso. Con lei si sentiva solo per lettera. Pare che la zia Pasqua non avesse nulla di tecnologico: niente telefono, niente computer.
Ed eccola qui, piccolina, come un folletto (Costantino, che ha tredici anni, è ormai più alto di lei). Capelli soffici, biancastri, a mo di fiocco di neve. In testa, la classica coppolina che portava le signore anziane. Gli occhi, incredibilmente giovani, dun blu intenso.
In mano, un sacchetto e una rete della spesa, tipo quelli che usavano i nostri nonni. Due vecchie valigie.
Tra le braccia, un gatto rosso, soffice. Ci osservò pigro, poi saltò sul pavimento e iniziò a esplorare la casa.
Si chiama Arancio. Lho portato con me. È unanima viva, non me ne vogliate disse la zia Pasqua.
E aggiunse:
Guardate che belli siete! I miei cari!
Abbiamo fatto una cena di benvenuto. La zia aveva portato conserve, marmellate che aveva preparato. Lidia si stupiva di quanto i nostri figli, di solito schizzinosi, facessero sparire ogni delizia: confettura, cetriolini, peperonate e altro ancora.
Lidia, avete una casa di campagna? Potrei piantare tutto ciò che serve! La salute non è più quella, ma serve farlo! Non si vive bene senza un po di terra nostra! dichiarò la zia Pasqua.
Lidia rispose che la casa di campagna non ce labbiamo. Non abbiamo tempo, lavoriamo troppo. Io e lei ci incrociamo appena, abbiamo comprato casa con il mutuo, ancora da pagare per anni.
La campagna serve, Lidia. Non guardarmi così. Luomo non può stare senza terra. La compreremo, troveremo un pezzetto e la zia Pasqua si ritirò nella sua stanza.
Troveremo, sì. A stento ci gestiamo, non ci permettiamo quasi nulla. La zia pensa che siamo ricchi? borbottava Lidia, mentre lavava i piatti.
Il giorno dopo era domenica. Io mi godetti il letto, il giornale. Lidia, dopo aver gridato ai figli di scaldare i piatti pronti, si rimise a dormire.
Costantino e lottenne Ninetta si immersero nei cellulari come sempre.
Il gatto Arancio li osservava, muovendo la testa.
Entrò la zia Pasqua.
Cosa fate? chiese.
I ragazzi provarono a spiegare, con entusiasmo. La zia ascoltava, scuotendo la testa. Poi disse:
Ne ho visti di simili anche in campagna. Non proprio questi. Io non ne ho mai sentito il bisogno. Scrivevo lettere a vostra mamma, mi era più comodo così. Ma sono utili, in effetti: puoi trovare chiunque ovunque. Una bella invenzione. Va bene, metteteli via e venite con me!
Perché? Stiamo giocando! protestò Costantino.
Ma dove giocate? State lì con il cellulare, e non chiamate nessuno la zia si stupì.
Giochiamo dentro! Nel telefono! squittì Ninetta.
La zia Pasqua iniziò a raccontare i giochi cui si giocava in campagna. Poi li portò in cucina.
Quando Lidia arrivò, rimase senza parole. Sul tavolo cera un piatto di frittelle. Costantino sorseggiava felice il tè. Ninetta, accanto alla zia, stava arrotolando gli gnocchi.
Guarda, mamma! Sarai fortunata, qualcuno sarà speciale! sorrise Ninetta.
Anche io arrivai, attratto dal profumo.
Ora, la domenica, faremo tutti insieme gnocchi e frittelle! Bisogna mangiare cose fatte da noi! dichiarò la zia Pasqua.
Non vedo il senso. Si può comprare tutto ribatté Lidia, che odiava cucinare.
Per lo più compravamo surgelato. Nessuno aveva mai protestato. Fino a quel giorno.
No, mamma. Facciamoli noi! Non ho mai mangiato gnocchi così buoni! dichiarò Costantino.
Poi la zia Pasqua prese un filo elastico,
lo legò tra due sedie e mostrò a Ninetta come si giocava allelastico.
Non conoscete questo gioco? chiedeva.
Macché! Se escono, stanno ancora sui cellulari! Generazione moderna! sbuffò io.
Non va bene! Bisogna parlarsi dal vivo! I telefoni servono, certo, ma vanno usati per chiamare, per messaggi. Finita lì! sentenziò la zia Pasqua.
La sera si metteva a lavorare a maglia, e il gatto Arancio si stendeva sontuosamente sulla poltrona.
Mamma, vieni! mi chiamò Ninetta una volta.
La seguii in corridoio, poi in bagno.
La zia Pasqua carezzava la lavatrice, dicendo:
Buon compleanno, lavatrice! Servici per tanti anni, cara!
Zia Pasqua, che fai? sussurrò Lidia, credendo che la zia fosse impazzita.
E cosa dovrei fare? È l8 marzo. La lavatrice è una signora, quindi va festeggiata! rise la zia.
Ma è una macchina, zia. Che sciocchezza! sbuffò Lidia.
Anche le macchine capiscono, non dire così. Una volta il trattore di Vanni si era quasi bloccato. Lui lha incoraggiato, e ce lha fatta. E il signor Ermete chiama la sua macchina Brunella. Non avete idea di quanto siete fortunati! Prima si lavava a mano, al fiume. Ora le comodità sono tante, e voi però siete sempre tristi! I telefoni sono utili, se usati bene. Si sa dove sono i figli. La lavatrice fa tutto, il microonde scalda la zia Pasqua era entusiasta, guardando tutto come una bambina.
Iniziò anche ad andare a prendere i ragazzi a scuola.
Un giorno Costantino ebbe problemi in classe. Non raccontò nulla a noi. Stava piangendo in un angolo quando la zia Pasqua entrò decisa. Le raccontò tutto, senza capire nemmeno come.
Il giorno dopo saltò i primi due periodi. In casa non si sentiva nulla, nemmeno la zia.
Sarà andata a fare una passeggiata pensò.
Si preparò, andò a scuola. Allingresso del suo classe, sentì un voce nota! Guardò: la maestra era seduta, ascoltava, e davanti alla lavagna parlava la zia Pasqua. Raccontava con passione.
Oddio! Perché è venuta! Mi prenderanno in giro! pensava Costantino, contro la porta.
Ma nessuno rise. Finito il periodo, i compagni circondarono la zia. Costantino, un po impacciato, entrò. Gli venne incontro Pietro, il bullo, quello che sempre lo tormentava.
Ciao, oggi sei rimasto fuori! Sai, che nonna spettacolare hai? Ci ha raccontato un sacco di cose. Bei ricordi, mi manca mia nonna Domani ha promesso di portarci al parco, sa tutto sulle piante, sugli animali. Parla in modo affascinante! La maestra le ha dato parola sorrideva Pietro.
Già è speciale! rise Costantino, e corse ad abbracciare la zia.
La sera, Lidia scoppiò a piangere. Era stanca, esausta. E la zia Pasqua era lì.
Non piangere, tesoro. Che cè? Hai tutto! Perché piangi?
Non ce la faccio più. Lavoro tanto, non vivo. E tu, Ale, sei un po moscio. Gli altri uomini sono più decisi! Io sono diventata una mollacciona. Non sono più alla moda piangeva Lidia sulla spalla della zia.
La zia la lasciò sfogare, poi le versò del tè.
E parlò. Le raccontò di come aveva perso, uno dopo laltro, tre figli piccoli. Di come aveva visto morire suo marito, forte e bello, troppo presto. Di come aveva combattuto una malattia terribile, perdendo peso, ma resistendo. Tra dolori quasi insopportabili e giorni senza cibo.
Che moda è questa sulle persone? Dio ci ha fatti tutti diversi. Alcuni sottili come fili derba, altri più robusti. I gusti sono diversi! Una volta le donne formose erano apprezzate! Tu invece sei bellissima! Hai capelli ricci naturali, occhi blu grandi, e una bella figura. Devi apprezzarti! Ce ne sono tanti che hanno meno di te. Quanti sono soli! E Ale è doro. Guarda con amore, tutto per la famiglia. I tuoi figli sono una felicità! Quanto al resto tutto si sistemerà. Ho dimenticato una cosa va bene, è ora di andare a dormire! e la zia lasciò Lidia in cucina.
Lidia non aveva più voglia di piangere. Aveva ragione la zia. Lei aveva tutto, e si era lasciata andare.
Quel giorno Lidia aspettava Ale (finalmente era in ferie). Non arrivava.
Ragazzi! Papà ha chiamato? Dove siete? chiese.
Costantino mescolava qualcosa in una tazza, appassionato alla cucina, ora esperto a girare le frittelle a mezzaria.
Ninetta costruiva una casa con le sedie, col lenzuolo sopra e le bambole sistemate.
I cellulari dei figli stavano in un angolo. Lidia aveva notato che li usavano solo per rispondere alle chiamate.
Lidia provò e riprovò il numero di Ale. Voce: Il numero non è raggiungibile.
Le venne un brivido. La zia Pasqua! Non si sentiva in giro il solito passo, la voce calma.
Corse nella stanza della zia. Sul letto, il gatto Arancio si stiracchiava.
Costa! Ninetta! Dovè la zia Pasqua! urlò Lidia.
I ragazzi arrivarono subito.
Siamo tornati da scuola con lei. Poi è uscita, sussurrò Ninetta.
Da quanto, Ninetta? urlò Lidia. La figlia annuì e scoppiò a piangere.
Santo cielo! Le abbiamo comprato il cellulare, ma non lo porta mai! È anziana! Lidia si lasciò cadere sulla sedia.
Costantino si fiondò a vestirsi.
Dove vai? chiese Lidia, rincorrendolo.
A cercarla! Mamma, non possiamo stare senza di lei! e il figlio corse giù per le scale.
Ninetta infilò le scarpe e lo seguì.
Lidia, mentre si vestiva, li rincorse.
Erano già giù sotto il portone. Felici.
Che fate? chiese Lidia.
Indicarono a sinistra.
Da lì, tenendo Ale sottobraccio, arrivava la zia Pasqua con il suo cappello decorato di papaveri.
Zia! Ci hai fatto spaventare! Non si fa così, sparire per ore! E tu, dove eri? appoggiò la testa sulla spalla di Ale, Lidia.
Siamo andati a sistemare quella perdita! disse la zia Pasqua.
Come? Ma balbettò Lidia.
Volevamo farti una sorpresa. La zia Pasqua ci ha davvero salvati! rise Ale.
Zia Da dove hai preso i soldi? Non dovevi iniziò Lidia.
Come dove? Ho risparmiato. Ho una buona pensione. Ho venduto la casa in campagna. Non ho quasi speso nulla. Uova, latte, pane fatto da me. Dove li metto i soldi? Nella tomba non ci sono tasche! Volevo lasciarveli, ma è meglio darli subito spiegò sinceramente la zia.
Lidia tacque. Ora non avrebbe più dovuto fare turni doppi. Più tempo per la famiglia. Che felicità!
Domani andremo fuori città. La casa labbiamo già trovata, io e Ale! aggiunse la zia Pasqua.
Una casa tutta nostra! Evviva! Campagna! Hai promesso di insegnarci a vedere le lucciole, a intrecciare cesti, a fare i segreti con i vetri colorati e i fiori, da scavare dopo! i bambini corsero ad abbracciare la zia.
Tutti insieme, abbracciandoci, siamo tornati a casa.
Lidia si fermò un attimo sotto il portone,
e guardando verso le nuvole, sussurrò:
Grazie. Grazie per la zia Pasqua.

Quel giorno, ho capito ancora di più il valore degli affetti: la famiglia, le radici, il senso di stare insieme. E che le cose belle davvero non si comprano, ma si costruiscono giorno per giorno, con il cuore e la pazienza.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

eleven + 15 =