Le tue cose sono accanto allascensore. Prendile e vattene
Donatella, perché ti sei chiusa dentro? sorrideva, ma nei suoi occhi balenava unombra dinquietudine.
Ho cambiato la serratura, Romano.
Perché? il sorriso gli svanì dal viso.
Perché sono diventata più furba. Le tue cose sono accanto allascensore. Prendile e vattene.
Donatella aveva quarantasei anni, il suo Romeo, Romano, cinquantuno. Una differenza perfetta, si direbbe: entrambi adulti, segnati dalla vita, niente illusioni.
Donatella aveva alle spalle un divorzio superato da tempo, Romano due disgrazie… Sembravano la coppia ideale.
Romano lodava spesso la sua compagna:
Hai un profumo buonissimo, diceva, assaggiando una fetta di torta di mele. Sei una maga, Dona.
È solo una torta semplice, diceva lei, arrossendo. Mangia finché è calda.
Lunica cosa che infastidiva Donatella del suo compagno era la sua abitudine a rievocare il passato.
Sai, anche a Lella preparavo la colazione. Nei weekend. Facevo i pancake. Ma lei diceva che sprecavo solo la farina.
Immagina! «Romano, diceva, sprechi solo gli ingredienti.»
E poi, quando abbiamo divorziato, si è portata via anche le padelle.
«Sono un regalo di mia madre, non toccarle», mi ha detto.
Che taccagneria, scosse la testa Donatella. Litigare per delle padelle…
Fossero solo quelle! Romano fece una risata amara. Ha portato via tutto.
Si è intestata casa mentre ero fuori per lavoro e portavo i soldi a casa.
Ha dato la macchina a nostro figlio, anche se aveva appena compiuto diciotto anni, senza nemmeno la patente.
Sono uscito di casa con una borsa da palestra. Letteralmente. Mutande, calzini e lo spazzolino.
A Donatella in quei momenti si stringeva il cuore per lui. Come si fa? Stare con qualcuno per anni e poi cacciarlo per strada come un cane randagio.
E la seconda? chiese piano, anche se già conosceva la storia a memoria.
Con la seconda abbiamo capito subito che non era destino. Quattro anni dinferno. Anche lì… La suocera immischiata.
Abbiamo diviso quello che non cera solo debiti e una figlia. Sono andato via, ho lasciato tutto. Non mi metto a fare guerre in tribunale. Io sono un uomo. Troverò il modo di rifarmi.
«Un vero uomo», pensava Donatella con rispetto. Un altro avrebbe lottato anche per le forchette, lui se nè andato a testa alta!
Ho un appartamento grande, cè spazio, aveva detto allinizio della loro storia, circa tre mesi prima. E anche una casetta in campagna. Mani di uomo fanno comodo.
Dona, mi sento a disagio, Romano aveva abbassato lo sguardo. Non sono uno scroccone. Sto cercando un lavoro vero, mi rimetterò in piedi…
Non dire sciocchezze. In due si sta meglio.
Non subito, ma alla fine lui si era trasferito. Aveva davvero poche cose: una valigia malridotta, un paio di abiti ormai consumati e il portatile.
Donatella lo aveva circondato di attenzioni. Voleva scaldargli il cuore, fargli capire che non tutte le donne sono avvoltoi.
Con lex marito, Valerio, erano rimasti in buoni rapporti semplicemente lamore era finito. Avevano venduto la casa, ne avevano comprate due più piccole.
Valerio aveva sempre pagato il mantenimento per la figlia, la salutava a Capodanno. Freddo, ma puntuale.
Romano era diverso.
***
Il primo campanello dallarme suonò dopo un mese di convivenza.
Una sciocchezza, forse, ma…
Romano aveva detto che sarebbe andato in ferramenta a prendere delle cerniere per larmadio allingresso, che aveva la porta che pendeva.
Faccio in fretta, gridò dallingresso. Torno subito.
Tornò dopo quattro ore. Senza cerniere.
Ma ti rendi conto, era chiuso! raccontò, togliendosi le scarpe, indispettito. Inventano delle scuse, fanno linventario. Ho girato tutta Milano, niente della misura che serviva.
Donatella si stupì:
Ma da Ferramenta Rossi linventario di sabato? Sono sempre aperti, ventiquattro ore su ventiquattro.
Proprio così! Un casino. Sul portone cera un foglio.
Che strano, Donatella scrollò le spalle. Vabbè, li prenderemo unaltra volta.
La sera, mentre buttava la spazzatura, incontrò la vicina, la signora Paola, con un enorme sacco di materiali proprio dalla Ferramenta Rossi.
Pesante, eh? domandò Donatella, tenendole la porta.
Mamma mia, lasciamo stare! Per fortuna oggi cerano gli sconti, era strapieno! Sono riuscita a passare in cassa a fatica.
Donatella rimase di sasso.
Come sarebbe strapieno? Ma non era chiuso per inventario?
La signora Paola la guardò divertita:
Ma che inventario, dai! Io unora fa ero lì, tutto aperto.
Donatella rientrò col cuore che batteva forte.
Perché aveva mentito Romano? Se era stato da un amico o a prendersi un caffè, bastava dirlo! Perché inventarsi una storia sul negozio chiuso?
Romano era seduto davanti alla televisione, cambiando canale col telecomando.
Romano, cercò di mantenere la calma. Ho appena visto la signora Paola. Viene dalla ferramenta e dice che era tutto aperto.
Lui non si voltò nemmeno. Restò impassibile.
Ah sì? Allora avranno riaperto. Quando sono stato io cera scritto Pausa tecnica 15 minuti.
Ho aspettato mezzora, nessuno apriva. Allora sono andato al mercato, ma lì non ho trovato nulla.
Ma hai detto che era per inventario. E che avevi girato tutta la città.
Finalmente si voltò. Nei suoi occhi solo finta sorpresa.
Dona, dai, ora ti attacchi alle parole? Pausa, inventario, che importa? Non lho preso, domani ci torno. Perché farne un dramma?
Donatella si sentì in colpa. Davvero, forse ci stava troppo attenta. Magari aveva confuso lei. Gli uomini non guardano i dettagli…
La settimana dopo successe la stessa cosa. Romano disse che laveva chiamato un ex capo, lo volevano a un colloquio.
Unazienda seria, Dona. Stipendio alto fece un gesto con il pollice. Se mi prendono, ti compro una pelliccia.
Alla sera tornò nero in volto.
Allora? gli corse incontro Donatella.
Macché, alzò le spalle. Una truffa. Promettevano bene, ma poi paghe basse e orari da schiavi. Gli ho detto di cercarsi qualcun altro.
Peccato, sospirò Donatella. Tenterai ancora. Chi ti ha chiamato? Il signor Bianchi?
Che Bianchi…? Romano si rabbuiò come se non capisse.
Beh, mi avevi detto che ti aveva chiamato lex capo.
Ah, no, era Sergio, il vice. Con lui ero in ottimi rapporti.
E poi il signor Bianchi è in pensione, distolse lo sguardo e andò a lavarsi le mani.
Donatella ricordava benissimo: pochi giorni prima aveva raccontato di Bianchi che, salutandolo, gli aveva stretto la mano e promesso di richiamarlo appena possibile.
«O magari sono io che ricordo male», pensò.
Quella sera, mentre Romano dormiva, il cellulare vibrò sul comodino.
Donatella non aveva mai spiato nei telefoni degli altri una questione donore. Ma lo schermo illuminato mostrava ben chiaro il messaggio:
«Romà, quando mi ridai i soldi? È passato un mese. Fare finta di niente non è bello».
Numero sconosciuto.
***
A colazione Donatella chiese:
Romà, stanotte ti è arrivato un sms. Qualcuno ti chiede di restituire dei soldi.
Romano si strozzò col panino. Era tutto rosso.
Avranno sbagliato. Sono truffatori, pieni in giro ormai…
Ma ti chiamavano Romà.
Lui rise, ma il sorriso era forzato.
Figurati, truffatori! Sanno come abbindolare la gente. Lascia stare, Dona.
Prese il cellulare e fece qualcosa di frettoloso, nervoso.
Senti, cambiò subito argomento. Cè un problema con mia figlia Martina, la prima. Ha chiamato piangendo, il bimbo è malato, servono medicine costose. Non posso dirle di no, è sangue mio.
Certo, Donatella si irrigidì. E quanto serve?
Trecento euro. Non so a chi chiedere. Mi dai una mano fino alla paga?
Appena ho lavoro, ti restituisco tutto, giuro.
Donatella lo fissò.
Trecento euro, disse incerta. Che malattia ha il piccolo?
Eh… Una brutta allergia. Ha fatto lo shock anafilattico, ora terapia di recupero.
Capisco.
Andò al comò, prese i soldi e glieli porse.
Prendi.
Grazie, sei unica! balzò in piedi, labbracciò, le baciò la guancia. Martina ti ringrazierà a vita.
Ma tutto il giorno Donatella si sentì a disagio. Non per i soldi: quelli si recuperano.
Sentiva nella pelle che Romano la stava imbrogliando.
Si ricordò che lui aveva lasciato il vecchio tablet a caricare in salotto. Quasi non lo usava, sempre incollato al cellulare.
Donatella conosceva il codice: quattro uno. Lui stesso glielo aveva detto una volta per cercare un film.
Aprì i social, guardò rapidamente i messaggi. Trovò la conversazione con Martina Romano, la figlia.
Era breve.
«Papà, ciao. Quando paghi gli arretrati degli alimenti? La mamma minaccia di chiamare lavvocato di nuovo. Non abbiamo più niente e tu inventi solo storie!»
La data: ieri.
Risposta di Romano:
«Martina, abbi pazienza. Sto spillando un po di soldi a unallocca, tra poco sono a posto. Non stressarmi.»
Donatella si sedette sul divano, le gambe molli. Unallocca… Era lei.
Scorse ancora. Conversazione con una certa Giulietta.
«Amore, dove sei? Ti sto aspettando. Avevi promesso che passavi.»
Risposta di Romano:
«Arrivo, piccola. Ho appena fregato i soldi a quella mummia, dicendo che erano per mio nipote. Aspettami, unora e sono lì.»
Donatella posò il tablet con calma glaciale.
I pezzi combaciavano. Le ex cattive, i matrimoni infelici… Non cerano streghe.
Solo donne normali, stanche di menzogne. Lui non era una vittima: era un parassita.
Andò in cucina, prese dei sacchi neri, poi in camera a vuotargli larmadio.
Vestiti, abiti, camicie, calzini, tutto dentro. Prese i suoi rasoi, lo spazzolino, i caricabatterie e allineò tre sacchi colmi vicino alla porta.
Cambiò il cilindro della serratura le mani esperte, e un ricambio era ancora nel cassetto degli attrezzi. Dodici anni di indipendenza insegnano molte cose.
***
Romano tornò dopo tre ore, provò a infilare la chiave. Nulla. Tentò ancora, poi suonò nervosamente il campanello.
Donatella aprì a catena agganciata.
Dona, che succede? Il cilindro è bloccato… sorrideva incerto, ma era già inquieto.
Ho cambiato la serratura, Romano.
Perché? il sorriso svanì.
Perché lallocca ha imparato la lezione.
Romano rimase di sasso.
Ma che dici? Quale allocca?
Quella a cui spillavi i soldi. Le tue cose sono accanto allascensore. Prendile e vattene.
Dona, ma sei impazzita? Chi ti ha raccontato queste cose? Sono stato da Martina, ho portato le medicine!
Ho letto i messaggi, Romano. Con Martina. E con Giulietta.
Si fermò. Per un istante nello sguardo di Romano passò la paura. Poi, rabbia pura.
Ma tu… ti sei messa nel mio tablet? Ma che diritto hai?! È la mia privacy! urlò.
La mia privacy sono la mia casa e il mio portafogli. Tu sei solo un bugiardo e un ladro.
Ma va al diavolo! sbraitò. Chi ti vuole, vecchia strega! Vivevo con te per pena. Solo per come cucinavi, ma anche il tuo minestrone fa schifo!
Prendi le tue cose, Romano. E quei trecento euro considerali il cachet per la commedia. Ti è andata pure bene.
Cercò di ribattere, ma Donatella gli sbatté la porta in faccia.
Da fuori si sentì un calcio e una sequela dinsulti.
Andò in cucina. Sul tavolo la sua tazza con il tè rimasto, ormai freddo e torbido.
Donatella svuotò la tazza nel lavandino. Poi la gettò nel secchio. E subito dietro il piatto preferito di lui.
Il cellulare squillò: era Valerio, lex.
«Ciao. La nostra figlia ha detto che hai un guasto al rubinetto della casa in campagna. Sabato sono dalle parti del Lago, posso passare a controllare. Che dici?»
Donatella sorrise.
«Ciao. Passa pure. Ti faccio la torta di mele. Sto bene. Anzi, meglio di quanto pensassi».
***
Limbroglione continuò a disturbare Donatella a lungo.
Tornava quasi ogni sera: prima piangeva e supplicava in ginocchio davanti al portone, poi minacciava e urlava che lavrebbe cacciata di casa sua.
Una denuncia ai carabinieri risolse la questione Romano smise di tormentarla.
E a Donatella ormai non serviva altro. Solo silenzio, pace e… la sua solitudine.







