Dacci le chiavi della casa di campagna, ci trasferiamo lì: quando amici generosi ospitano amici per le vacanze senza pensare alle conseguenze

Diario, Gennaio.

La mamma di Ivano si è ammalata improvvisamente, così io e la mia compagna, Elena, abbiamo deciso di restare a casa per Capodanno. Lo abbiamo festeggiato silenziosamente, solo noi e la mamma malata. I nostri amici, Chiara e Matteo, sono rimasti male: avevamo promesso di andare insieme nella casa di campagna vicino a Orvieto, ma come potevamo prevedere che la signora Rosanna si sarebbe sentita così male proprio durante le feste?

Elena si sentiva in colpa. Il 2 gennaio ha ricevuto una chiamata da Chiara, che si lamentava per il loro Capodanno spento nella piccola casa milanese, costretti a convivere con la madre di Matteo. “È insopportabile! È arrivata qui il 31, dicendo che i termosifoni del suo alloggio non funzionano. Ora vuole stare da noi finché il condominio non ripara tutto! Giuro che lascio mio marito se sua madre non se ne va!”

Elena ha cercato di consolarla: “Mi dispiace, anche la signora Rosanna soffre parecchio, ma se potessi aiutarti lo farei volentieri”.

“Puoi aiutarmi davvero. Dammi le chiavi della casa di Orvieto. Andremo io e Matteo qualche giorno, lasciamo mia suocera qui. Così almeno respiriamo.”

Elena ha esitato: non sapeva come lavrei presa. Nonostante la casa fosse in comproprietà, legalmente risultava intestata a me.

“Non so, Chiara… devo parlarne con Ivano.”

“Capisco perfettamente, ma ti prometto che saremo rispettosi e cauti.”

“Ma lì la strada sarà ricoperta di neve… e il trattore non labbiamo chiamato”, ha ribattuto Elena.

“Abbiamo il fuoristrada! E Matteo sa usare i riscaldamenti, li ha sistemati per anni. Fidati, non rompiamo niente, anzi, se serve aggiustiamo noi.”

Elena si è lasciata convincere e mi ha esposto la questione.

“Sei sicura che sia una buona idea?” le ho chiesto.

“Non so, IVano… però Chiara è disperata. E se riusciamo ad aiutare la loro coppia…”

Alla fine, abbiamo deciso. “Beh, diamogli le chiavi. Ma se cè qualche guaio, che se la sbrighino da soli”, ho detto.

Chiara ci ha ringraziato mille volte ed è partita. Ci hanno messo oltre tre ore per arrivare nella nostra tenuta nellUmbria rurale. La neve li ha bloccati al cancello, così sono stati costretti a chiamarci.

“E adesso che facciamo?”

“Tornate indietro, oggi nessuno pulisce la strada, siamo in piena festa”, ho risposto.

“Niente affatto! Abbiamo già perso tutto il pomeriggio! Tu una volta hai detto che conoscevi un trattorista in paese lì vicino?” ha insistito Chiara.

“Sì, sì… ti mando il numero di Sandro, è gentile e vive in paese.”

Mezzora dopo, Chiara: “Non risponde al cellulare! Dì a Ivano che lo chiami lui, magari non risponde ai numeri che non conosce!”

Ho sbuffato, ma alla fine ho chiamato Sandro, che mi ha promesso di arrivare entro unora.

Il resto del pomeriggio sono stato sotto pressione: Chiara chiamava di continuo, rincarando con ogni minuto di ritardo. Alla fine Sandro ha sgomberato la strada e sono riusciti, palata dopo palata, a entrare in casa.

Ovviamente, il riscaldamento non funzionava al massimo; bisognava sistemare il boiler. Matteo, che si vantava di sapere tutto, si è messo a chiamarmi ogni cinque minuti. Gli ho spiegato il funzionamento del vecchio impianto per due ore.

“Non ne ho mai visti di simili… magari il tuo è antico.”

“Forse, ma limportante è che vada”, ho risposto, sempre più infastidito.

Poi sono iniziate le chiamate per ogni cosa: “Dove tenete la padella?”, “Si muore dal freddo!” cose che nemmeno io sapevo. Alla fine abbiamo spento i cellulari e ci siamo concessi un po’ di tranquillità.

Al mattino decine di chiamate perse. Elena, nervosa, richiama subito. Alla fine Chiara risponde.

“Dove siete spariti?! Qui cè stato un casino: nella sauna si sentiva odore di fumo, stavamo mandando tutto a fuoco!”

“Oddio…”

“Eh, chi ha mai visto una stufa così? Non lo sapevo che cera la valvola!”

“Scusa, davvero, non pensavo che appena arrivavate vi metteste a scaldarvi in sauna…”

“Siamo ospiti, no? Usiamo ciò che cè! E poi la neve era ovunque, anche per la sauna!”

“Fate pure, basta che non ci bruciate la casa…”

“E il barbecue dovè?”

“Quello vecchio è rotto.”

“Va bene, ma potevate avvisare? Dove grigliamo la carne adesso?!” Chiara era indispettita.

“Ragazzi, pensateci voi. Vi prego solo di non far danni.”

A quel punto Elena mi ha confidato il tutto.

“Matteo conosce la sauna, nessun problema. E il barbecue non fa parte dei nostri compiti. Se vogliono davvero la grigliata, vanno pure in paese a comprarne uno usa e getta.”

Glielo abbiamo detto chiaramente, e da quel momento Chiara ha smesso di tempestarci. Forse ha capito che ci stavamo stancando.

Il giorno dopo, Ivano: “Non chiamano più… come staranno?”

Chiara ha mandato solo un messaggio: Tutto a posto. Da quel momento ho deciso di lasciarli in pace e pensare solo a noi.

Verso la fine delle vacanze, la mamma si è ripresa. Elena mi ha suggerito di passare dalla casa per riprendere le chiavi e dare unocchiata.

Ho avvertito Chiara che sarei passato e sono andato. Quando sono rientrato, ero di pessimo umore. Elena ha capito subito che qualcosa non andava.

Al giorno dopo, Chiara ha chiamato Elena e le ha chiesto di passare da lei, che abita a due isolati da noi.

“Ti sei liberata dalla suocera?” le ha chiesto Elena.

“Sì, è tornata a casa sua. Dimmi pure, sono pronta.”

Chiara subito: “Ecco il foglio! Ho fatto il conto delle spese della casa a Orvieto: trattorista, pala elettrica, barbecue, carbonella, accenditore, griglia, tre lampadine, e addirittura oli essenziali per la sauna.”

Elena ha fatto scorrere lo sguardo sulla lista.

“E perché me lo dai?”

“Abbiamo lasciato tutto lì, quindi ci sembra giusto dividere i costi.”

Elena è scoppiata a ridere. “Sul serio? Non è mica un albergo, non siamo tenuti a fornirvi shampoo e cuffiette! Pala e barbecue li avete comprati per conto vostro. Non ci interessano, portateli via. Idem per gli oli, la carbonella e la griglia. Quanto al trattorista, siete venuti spontaneamente, ve ne potevate anche tornare indietro. Le lampadine, quelle sì: sono utili e grazie per averle cambiate. Ecco qua, vi giro venti euro via bonifico.”

Dopo, Elena si è alzata ed è andata via senza più rispondere a chiamate o messaggi. Abbiamo raccattato le cose degli amici rimaste nella casa di Orvieto e le abbiamo fatte spedire loro con il corriere.

La mamma di Ivano stava meglio, così abbiamo potuto tornare nella nostra amata casa di campagna. Ma Chiara e Matteo persero il privilegio di esservi ospiti: da quel momento la nostra amicizia si raffreddò. Non avremmo mai più lasciato in mano loro il nostro rifugio e loro, invece di capire, si offendettero.

Ho imparato che la generosità è bella, ma va sempre dosata con chi davvero la merita. In Italia si dice: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.” Non permetterò più che la fiducia sia presa per scontata, neanche dagli amici più cari.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

six − 3 =

Dacci le chiavi della casa di campagna, ci trasferiamo lì: quando amici generosi ospitano amici per le vacanze senza pensare alle conseguenze
– Ti presento: è la mia ex moglie, – disse tranquillamente il marito. Ma non si aspettava una reazione simile da parte di Giulia