Quando avevo quindici anni i miei genitori hanno deciso di separarsi. In realtà è stata mia madre a prendere la decisione: aveva capito che voleva una vita più leggera, con un uomo più giovane, e ha lasciato il papà. Io, Ludovica, non mi sono mai sentita parte di quel suo mondo.
Fin da piccola, mi è sembrato che la mamma, quando era incinta, avesse in testa limmagine di una bambina bionda, dal viso candido, gli occhi azzurri e i capelli lunghi. Ma alla fine è nato io, con la pelle più scura, i capelli ricci e gli occhi verdi, proprio come la nonna.
«Non fare quel sorriso a tranci», mi diceva, «con quei denti, sembri una bambina di carnevale».
«Che ci fai con i capelli così spettinati?», mi rimproverava, mentre mi intrecciava i ricci. «Non sapresti nemmeno pettinarti da sola».
E poi, con il naso arricciato, mi guardava come se avessi comprato una patata sbagliata al mercato: «Che naso da patata, sembra che ti sia incastrato nella faccia!».
Era chiaro: tutte quelle insicurezze non erano nascite dal nulla, ma erano il risultato dei suoi continui commenti. Più di tutto, capivo che a lei non importavo.
Quando la mamma ha annunciato che si trasferiva con il suo nuovo compagno e che, per educazione, voleva portarmi con lei, ho deciso di restare con il papà. Anche lui ne è stato sorpreso, ma ha accettato. Ho provato a sostenerlo, a dargli una mano a rimettere in ordine la sua vita. Ogni tanto mi chiedeva di passare la notte da amici suoi; ero grande, capivo la situazione, e non gli facevo alcun problema. Però sapevo che lui desiderava la sua libertà e, a volte, mi chiedeva se potessi spostarmi presto, così da non intralciare i suoi piani.
Una delle ricordi più vividi è il suo compleanno. Con i pochi soldi che avevo risparmiato, ho comprato dei palloncini colorati e una torta. Tornata a casa, immaginavo la sua faccia quando apriva la porta e vedeva la sorpresa. Ma la porta era chiusa dallinterno. Ho bussato, lui lha aperta di soppiatto e, senza guardare il regalo, mi ha detto:
«Ludovica, dormi da qualche altra parte stanotte. Non rovinarmi la festa, e chiudi bene quella porta!»
Fu subito fuori, lautunno era già freddo, i palloncini si alzavano nel vento. Ho pensato: «Chiederò ai miei amici di ospitarmi di nuovo». Mi sentivo disgustata, ma se fosse stato estate avrei dormito fuori senza problemi. Ho preso la torta e sono corsa a casa del mio amico: «Almeno non torno a mani vuote». Ho sospirato.
Col tempo il papà si è risposato, e non cera più posto per me né nella sua casa né nel suo cuore. È stato difficile, ma ho imparato a cavarmela da sola. Forse avrei potuto andare più lontano se la mamma non mi avesse instillato tutti quei dubbi. Per anni mi sono sentita brutta e inutile.
Poi ho incontrato Marco, un uomo che mi ha dato amore e mi ha ridato fiducia in me stessa e negli altri. Sono passati più di ventanni; ho una famiglia felice: un marito, due bambini, una vita tranquilla a Firenze. Non ho più parlato con i miei genitori da tempo.
Di recente, una donna anziana mi ha chiamato per strada. Allinizio non lho riconosciuta, ma la voce mi ha colpito per le parole cariche di vecchia ostilità:
«Ciao, non sei cambiata per nulla. Sei sempre la stessa ragazza semplice, non sai nemmeno vestirti. Hai tradito il papà, sei rimasta con lui, e non ti perdono».
Il suo tono era pungente, ma ho risposto cercando di spiegare: «Eri tu a scappare quella volta, comera la tua vita con il nuovo uomo?».
Mi ha detto che la sua vita non è andata bene, che vive da sola e la pensione non basta. Vuole incontrare la mia famiglia, è pronta ad accettare il mio aiuto per compensare quel tradimento. Ho promesso al marito di parlarne, di conoscere la suocera.
Così ho dedicato un anno a ricordare i parenti dimenticati. Un mese dopo quellincontro, quasi inciampavo nel papà per strada. Anche il suo matrimonio non era stabile; mi rimproverava di non avergli scritto, di essere scappata e di non averlo aiutato. Alla fine, ha espresso il desiderio di conoscere i suoi nipotini e il genero.
Ecco dove siamo arrivati, tra ricordi amari e nuovi legami, sempre a cercare un po di pace.






